Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

La profezia del Brigadiere: breve e disincantato post su “Inter nos” di Baglioni (Bompiani)

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Questo post non vuole essere ironico o feroce ma solo disincantato, perché in qualche modo la percezione che per avere riscontro e considerazione critica la poesia debba ormai necessariamente passare per la strada della popolarità l’avevo avuta un quadriennio fa in questo post. Curiosamente avevo preso a emblema di questa sensazione, come scrittore dilettante che mai avrebbe avuto accesso agli onori, proprio il “padre brigadiere” di quel Claudio Baglioni il cui libro di versi (Inter nos, Bompiani) stamattina riceve una recensione a piena pagina – a cura di Giuseppe Antonelli – con tanto di lirica in evidenza, su La lettura del Corriere. Roba che voi, bravi poeti o poetastri *viventi*, “qkz” (c’o’ cazz’). Titolo: Su Facebook l’ermetismo (sic) di Baglioni.
È vero che a questo paginone (p. 23) ne viene premesso e affiancato uno altrettanto grande che si occupa di un poeta conclamato e importante come Vittorio Orelli, nonché di un emergente come Tiziano Broggiato (a firma Daniele Piccini). È vero che la pagina 23 reca in testa “Contaminazioni” e non “Poesia” tout court. È vero che nell’articolo c’è una certa timidezza nel pronunciare la parola (che fu) proibita.
Ma, nell’affabulazione critica, vengono scomodati il filologo Gianfranco Contini coi suoi “sintagmi impressionistici” e – udite udite – Pier Vittorio Mengaldo! il più fine esegeta di un certo Franco Fortini (il quale peraltro ha musicato una – una sola – canzone per Liberovici). Uno che prendeva la poesia molto seriamente.
Per dire: voi, col vostro libercolo in endecasillabi e/o parole desuete, il riferimento al (compianto) Nume Mengaldo ve lo sognate.

Beh, dice, vediamo i testi.
Testi “ermetici”, “sintagmi impressionisti”, di questa portata (19 gennaio 2011):
«E così finiamo per vivere altrove/ da qualche parte/ in un sogno forse/ in un sentimento che va lontano/ e si porta un po’ di noi (…)/ Come si può nascondere l’anima?/ Come si fa anche per un solo istante/ a smettere di amare?» .

Come farò io, invece, a criticare ancora l’innocenza “tirrenica” (o bambinismo, come l’ha chiamato un critico più feroce di me)? Ha vinto lei. E ha vinto per ricorso alla giuria popolare.
Tra l’altro nel 2013 si prospettò l’opportunità di far correre Bob Dylan, Vecchioni e Cohen per il Nobel; le reazioni furono spesso piccate ed escludenti, ma i testi di costoro, quantomeno per ambientazione e tematica… crema a confronto di questi, su!
Quanto a ermetismo, a meno che il vocabolo non sia mutato di significato a mia insaputa, ce n’è più in una porta spalancata che in questi pensierini.

Concludo ribadendo che Houellebecq, quando dice all’intervistatore “perché pubblico poesie? Forse perché sono diventato celebre…” non fa solo un motto di spirito ma enuncia seccamente un’amara verità.
Per cui, parafrasando Monkey Island 2: caro poeta (me compreso): spegni il computer/ chiudi il taccuino e vai a fare qualcosa di celebre!! 
Requiem. Buon barbecue domenicale. E forza Inter (senza nos).

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