Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

consigli di lettura: “Al di sotto della mischia. Satire e saggi” di Piergiorgio Bellocchio

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“Corsi, mi lasci in pace!” (img Dagospia)

Un intellettuale si aggira per la mia spiaggia.
E non parlo, mi spiace, di poeti (lo scrivente e almeno un altro): qui siamo a un livello superiore d’intelligenza speculativa. Né parlo, e nuovamente mi dispiace se qualcuno si sente offeso, di romanzieri in voga: qui esperiamo un livello superiore di sintassi, prima ancora che di stile.
In verità, per fotografarvelo, questo intellettuale – forse proprio in quanto intellettuale – è pure umbratile, si fa vedere molto poco: per lo più arriva all’una, pranza al piccolo ristorante con la numerosa e simpatica famiglia, poi torna via. Solo un paio di volte l’ho visto al suo ombrellone, in quei pomeriggi agostani in cui l’afa non dava tregua: l’abbronzatura “da ciclista” rivelava una certa avversione verso l’ozio brulicante di chiacchiere delle “cure elioterapiche” (come c’è scritto ora, nei cartelli d’inizio e fine della stagione balneare, quando non c’è obbligo di sorveglianza).
Difficile già dunque incrociarlo. Più difficile ancora parlargli, per una persona timida come me, se il suddetto gode dell’aura austera dei Quaderni Piacentini, fondati, diretti e portati avanti nel tempo in autorevole compagnia (compreso Alfonso Berardinelli, noto anche come memento mori della poesia contemporanea con cadenza biennale: 2013, 2015… 2017?).
Peggio che mai proporgli in lettura le mie cose: il rischio di un cazziatone era dato a 1,15 dai principali bookmaker!

Che fare? Mi sono anzitutto procurato un suo libro: Al di sotto della mischia edito da Scheiwiller.
L’ho trovato davvero ben scritto e vorrei con questo post consigliarvene la lettura, considerando oltretutto che attualmente si trova in offerta tra i remainder di IBS, con disponibilità immediata. Qui la scheda e il link all’acquisto online.
Si tratta di una raccolta di “satire e saggi” nella quale il rigore critico dei due argomenti più “gravi” (in ogni senso ermeneutico del termine: il processo a Lotta Continua e il rapporto di Pasolini con la politica, trattati in corposi capitoli separati) si alterna con una serie di acute osservazioni della realtà, filtrata attraverso preziosi consigli di lettura (uno su tutti: Joan Fuster), notizie, conversazioni, deambulazioni, rimuginazioni. Qui si sceglie il morceau di poche pagine, massimo mezza dozzina, e il tono è disincantato; passi di aspra censura dei tempi (La merda in cattedra citata in quarta; ma anche, sulla scrittura, Il dilettantismo non basta – peraltro uno dei pochi interventi sul quale, almeno parzialmente, dissento) e altri squarci, sempre vivi e talora commisti, come succede quando lo scetticismo si sposa con la brillantezza stilistica, con venature di autentico umorismo quasi a livelli flaianiani (Ristorante sul mare).
Aggiungo che pure stavolta ritrovo, in un libro che mi piace, una forte valenza anticipatoria, o meglio la capacità di desumere un’attitudine poi sublimatasi a distanza di decenni; è quello che ho provato leggendo, nel breve Che cosa si deve cambiare, le parole di un vecchio militante del Pci:

Una pausa, e poi con un sorriso che non riesce ad essere amaro: «Ormai desidero solo questo, che le stesse cose che fa la nostra giunta comunale di pentapartito le facesse una giunta rossa, e le stesse cose che fa il governo di Andreotti e Craxi le facesse un governo con Occhetto e Ingrao… Di più non posso sperare, ma mi basterebbe…»

Direi proprio che questo “desiderio” oggi si sia avverato; per giunta senza nemmeno la personalità di Ingrao, liquidato dal premier, in un’intervista di sabato scorso, con una mezza riga di circostanza simile al “mi è tanto simpatico” con cui regolarmente gli esponenti del cerchio magico (i “nativi democratici”?) liquidano dialetticamente chiunque sia così maleducato da non allinearsi e a vedere ripresa, bellezza, unicorni rosa ovunque.
Com’è arcinoto, non potendo liquidare la sinistra dall’esterno, lo si è fatto dall’interno, per mutazione desossiribonucleica; chissà – ancora con le parole e le categorie del libro – se questo possa rappresentare psicologicamente un cambiamento ([centro]sinistra al potere anziché all’opposizione) oppure una santificazione de «il fatto che non si voglia il cambiamento» (denaturamento del genoma socialista del partito).

Ne parleremo, spero, la prossima estate… (alla fine io e l’Autore ci siamo scritti). Voi intanto leggete avidamente.

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Written by Roberto R. Corsi

5 ottobre, 2015 a 18:36

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