Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Di che premio sei? Viareggio vs. Camaiore (contiene una proposta)

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francescobelluomini

Francesco Belluomini (foto QN)

Tra il Grand Hotel Principe di Piemonte a Viareggio e l’UNA Hotel Lido di Camaiore ci sono solamente tre chilometri e duecento metri di lungomare; essi però ospitano le serate finali di quelli che probabilmente sono i più importanti premi di poesia in Italia, paese lungo 1291 km e largo 600.

Nonostante questa vicinanza geografica che ricorda un proprium toscano, il campanilismo, i due premi sono diversissimi e scorrerne l’albo d’oro può tradursi in qualche considerazione domenicale.

Premio Viareggio-Rèpaci: si conferisce per segnalazione e decreto di una Commissione e non su impulso di editori/autori.
Albo d’oro delle ultime dieci edizioni: Mondadori 4; Einaudi 3; Aragno Crocetti e Garzanti 1.

Premio Camaiore: opera per bando pubblico a editori e autori. Il vincitore è decretato da una Giuria Popolare.
Albo d’oro delle ultime dieci edizioni: Guanda 2; Aragno, Crocetti, Einaudi, Fazi, Manni, Mondadori, Passigli e Tracce 1.

Si tratta proprio di due esperienze diverse.
Sette volte su dieci il Viareggio è stato conquistato da una raccolta di poesia pubblicata dal gruppo Mondadori.
Al di là di giudizi di rito e merito che non posso dare, vi segnalo una clausola molto forte nell’articolo 2 del Regolamento: “Per essere preso in esame il libro deve essere stato distribuito alle librerie per la vendita al pubblico”. Poiché moltissimi libri di poesia in libreria non ci mettono proprio piede, questa clausola, se interpretata stricto sensu, pesa. Suona tipo: astenersi “distribuzione mediante la sezione shopping del sito”. Forse pure: astenersi “distributore Nessuno Del Ponte S.r.l.”. E l’unico distributore che valga la pena di definire tale oggi è Messaggerie (proprietà Mondadori), che per giunta ora è in joint venture con PDE (il numero 2).
Può sembrare crudele ma questo premio, forse più freddo e dal sapore di “messaggio dell’Imperatore”, fotografa la realtà. Se andate in libreria, son questi i libri che trovate. Questa è la situazione, e credo proprio che, se nel 2018 avrò ancora voglia di pubblicare un libro cartaceo, tenterò di spedire il mio manoscritto solo alla “bianca Einaudi” e a quella che sarà la collana di poesia Mondadori, che si chiami ancora “Lo Specchio” o “Zayn Malik”(*) or whatevah. Se mi rimbalzano loro, amen e a nanna.

Torniamo un po’ indietro verso casa mia e veniamo al Camaiore.
Come ho espresso per lettera allo stesso presidente, l’amico Francesco Belluomini, apprezzo molto l’autorità e il valore testimoniale di koinè poetica che emerge dalla estrema frammentazione editoriale dell’albo d’oro.
Anche questo Premio dunque ha un sentore caratteristico, una temperatura più mite rispetto a quella del “cugino”. E un certo colore roseo per quanto riguarda le nostre scritture con tanti a capo.
Non credo di andare molto distante dal vero se affermo che la frammentazione (e il suo portato serotoninergico) è dovuta alla circostanza citata sopra, cioè alla (non designazione d’ufficio ma) all’invio delle opere da parte di editori e degli stessi autori (in pratica: al carattere sostanzialmente concorsuale del premio, che invece il Viareggio nega espressamente nel suo regolamento).
Niente da dire sulla prima ipotesi (anzi, chapeau agli editori); tutto sulla seconda.
Che rivela un peccato di alcuni “editori”: il totale disinteresse verso la promozione del proprio “cavallo”. Peccato mortale, perché l’unica cosa peggiore di un autore che invia a un concorso le sue copie del libro è un autore che pensa che tutto ciò sia normale. Invece è una vessazione, e dà adito al sospetto (dovrebbe darlo in primis allo scrittore stesso) che si sia pubblicato un autore non perché ci si credesse ma per altre e più sonanti ragioni.
Quindi la proposta all’ottimo Francesco è di eliminare questo doppio canale di accesso e fare sì che l’invio dell’opera provenga dai soli editori – che, almeno dal lato della promozione, avranno una chance di vincere per essersi mostrati virtuosi, ossia editori propriamente detti, e non “ti stampo e poi vaya con Dios”.
Ho motivo di credere che questo non restringerà troppo il novero degli editori partecipanti (ma se lo farà, ripeto, a mio avviso avremo del loglio in meno): si è appena conclusa la XXVIIesima edizione e il prestigio del Premio, mercé anche la sua ottima copertura mediatica, ha raggiunto un forte valore motivante presso le case editrici, ne sono certo.
È proprio questa raggiunta autorità che legittima uno sforzo in più. Sforzo che concorsi minori non potrebbero fare senza ridimensionarsi.  E che potrebbe, con adeguata strategia di comunicazione delle ragioni della scelta, svegliare anche qualche Bella (?) Addormentata editoriale di mia conoscenza.
Pensaci su.

Concludo coi complimenti al vincitore dell’ultimo Camaiore, decretato proprio ieri: si tratta di Fabrizio Dall’Aglio, per Passigli. Complimenti a lui e al direttore editoriale di Passigli che ha creduto nella sua bravura.
Lo leggerò.

(*) questo è un espediente da “volpi del marketing delle proprie articolesse”!

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