Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Due inediti per Mimì Burzo

with one comment

dakar-aerial

vista aerea di Dakar, fonte wikipedia, foto di Jeff Attaway

 Dedico a Mimì, sempre attenta alle pieghe che la poesia prende, o non prende, questi due inediti molto recenti, tra la trentina presentata al Pagliarani 2015 con punta fortuna. E che saranno parte della mia improbabile prossima raccolta.

Retweet di classe

Ho inoltrato agli amici una vignetta
di Mauro Biani per Il Manifesto.
Mi sembrava carina.

Un messaggio privato m’ha ridesto:
“lascialo stare, il Biani: quello è mio,
non certo della gente benestante”.
Non ho risposto, ma

che diritto ho di trattare, nominare
eguaglianza, equità?
seppur squillino forte nel miocardio,
fanfara mahleriana,

io: fanfarone
farfallone, di molli privilegi,
mollusco polpa dentro il guscio tagliente
della normalità. Condannato a guardare
la storia dentro un agio,
non conta se in caduta.
Sei comunque macchiato.
Se terrà la reazione
sarai poeta, zecca sinistrorsa;
per la rivoluzione, invece, avrai pur qualche lira,
sarai padrone, zecca dello stato.

La crepa

Con tutti i miei proclami di eguaglianza sociale, oggi ho mandato in culo un senegalese
che vendeva le borse, ogni santo giorno dieci minuti a dirmi amigo cosa compri,
a far finta di non capire quando con parole soffuse mi schermivo,
puntuale ogni volta che volevo leggere Buzzati Palazzeschi o qualunque bella lettera,
sempre pronto a rendersi stanziale profittando di un centimetro scoperto sul lettino,
piazzandoci il suo armamentario in pelle rifilatogli da qualche caporale cinese o pisano,
bestemmiando la parola “amico” che ormai ovunque è calpestata,
sottesa a qualche utilità a qualche tornaconto economico
anche tra noi giudicanti, noi sanguisughe dell’oltreoceano, noi formiche
rosse d’un tempo, ora supremi incravattati benpensanti arbitri dell’altrui destino.
Inseguiva mia madre fino sulla battigia poi su all’ombrellone,
poi di nuovo, e non ci ho visto più, per un momento quando gli urlato quindici volte basta
gli ho scorto negli occhi lampi assassini di sfida e di fiero orgoglio, cui avrei risposto
non per far rissa ma perché sarebbe stata giusta la sua vendetta, arriveremo allo scontro,
l’umanità è perduta e soprattutto è perduta la cultura il silenzio la poesia,
si vuole si pretende il massacro del verso azzurro che non è che privilegio,
non vale un cazzo quando non hai da mangiare. I popoli poveri, le torme
sciamanti, non producano poeti ma assalti!
Un giorno l’elementare poesia di Senghor, fatta di aggettivi lanciati lì ad abbondanza,
stampata male da un editore italiano e venduta per le spiagge o per le vie del centro,
prenderà con forza il ruvido rugginoso machete, lo alzerà contro la gola
della scontatissima aneddotica salottiera poesia della Szymborska
che così tanto vi piace, branco di fiche lesse, quelle spicciole assoluzioni da condividi sulla tua bacheca,
e taglierà di netto l’Europa, tutti noi, me, il mio merdoso rigurgito leghista del mercoledì.
Sarà giusto così. Ora Moussa Samba o come si chiama passa lungo,
crede di tributarmi suprema offesa nel non augurarmi salute, e se non fossimo,
se non fossi così contaminato, crepato dalle radiazioni del capitalismo, della rendita,
riuscirei ancora a capire che ha perfettamente ragione.

(primavera 2015)

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Written by Roberto R. Corsi

27 luglio, 2015 a 10:21

Una Risposta

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  1. Grazie Rob. Dovro’ rileggerle. Alla sera nel silenzio come mi piace. Poi ti parlero’. In privato. Come preferisco. Adoro oltre ogni misura queste inserzioni simbiotiche che ci spostano dal virtuale verso uno scambio onestamente intellettuale. Quindi ti debbo una fettina del mio silenzio.

    Mi piace

    cronologiadassenza

    27 luglio, 2015 at 10:36


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