Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Exporsi senza esporsi: poeti italiani per Expo2015

with 6 comments

expoGiorni fa il poeta e critico Lorenzo Mari ha scorto un articolo de Il Messaggero nel quale si anticipavano alcuni testi di un’antologia poetica sui temi di Expo2015. Così ha incollato il link su facebook e ha proposto un gioco a pronostici agli amici: indovinate chi sono i “dodici poeti italiani” prima di aprire il collegamento. Sia io che lui ne abbiamo presi sette su dodici (ignoro se i medesimi); segno di una situazione poetica evidentemente stantia, fatta di feudi, prezzemolini e prevedibilità.
Ora l’antologia è stata presentata, e proprio negli spazi di Expo, a Casa Abruzzo. Per completezza di giudizio bisognerebbe leggerla per intero. Ma già dall’articolo de Il Messaggero contenente il florilegio spicca un dato: l’abissale lontananza della poesia – per lo meno della poesia benedetta, istituzionale, approvata – dalla realtà.
C’è uno stacco micidiale tra la cruda domanda nel cappello dell’articolista (che poi dovrebbe essere la domanda di tutta Expo: è possibile garantire “cibo e acqua” [sic, virgolettato] alla popolazione mondiale?) e la “risposta” dei poeti. Tra tema e svolgimento. In quest’ultimo, già a partire dal primo verso della prima proposta (Maria Grazia Calandrone), si declina la poesia ufficiale la quale non deve, neppure dinanzi al dramma, essere mai troppo sconfortante né disperante (contate a esempio quante volte, nelle dodici poesie, appaia la parola “luce”). La quale deve ingolfarsi in una retorica semplicità da spot green (Giuseppe Conte) o da biglietto Perugina (Claudio Damiani – ci risiamo). La quale deve percorrere il binario inflazionato di quello che chiamo il genere “Midnight in Paris” (Renato Minore), vale a dire gente che cammina per le strade e vede personaggi del passato ovunque (io vedo solo disagiati). Eccetera eccetera.
Cosa dicono tutte queste poesie dei drammi che stanno squarciando il pianeta?
Riuscireste a farvi un’idea, leggendole, di che accade?

Fin qui si può parlare anche solo di poesia scarsamente efficace o riuscita. Non tutto è omogeneo però tutto è abbastanza sciapo, tenue, lontano.
Ciò forse anche a valle dei riferimenti alla religione, che naturalmente nella Vaticaly da vetrina sono pressoché ubiqui: Così sia, Ecclesiaste, alleluia, libera nos a fame [tradotto: ci penserà Lui] , sacro, apostoli, rito che è mistero, eucarestia domestica, pane-dono da Dio, patto steso con l’uomo, estasi, viatico. Devo dire con sorpresa che, in mezzo a tanto Dieu à la carte, Davide Rondoni, con due soli riferimenti a estasi e mistero, stavolta mi passa quasi per laico!

Alcuni punti però vanno oltre la poesia brutta o inefficace: vogliono sfruttare un tema per dire, insinuare, propugnare altro.
Forse mi sbaglio ma, almeno a mio avviso, il “non si getta la vita” buttato da Plinio Perilli in mezzo alla sua poesia per rimarcare un concetto già chiaro, musicalmente ostinato, di risparmio alimentare, vuole astutamente mandare un messaggio antiabortista (e infatti “corpo carne di natura”).
Più programmatico e sconfortante ancora è Giuseppe Conte che, in un intervallo della sua giornata-Mork (ricordate? “ora che mi sei amico non stupirti se ti dico che io parlo con le piante il millepiedi e l’elefante”), prorompe con: “Non fidarti dei filosofi, non/ fidarti di scienziati e politici/ bianchi o neri che siano/ non sapranno dirti la verità”. Al di là del sentore populistico (chi ha detto grillino?) e della specifica frecciata a Mr. Obama, si tratta di un atteggiamento ottocentesco che già stona in bocca a un personaggio dostoevskiano come il protagonista del Sogno di un uomo ridicolo; giacché oggi il panorama è profondamente cambiato, rovesciato direi, ed è proprio l’approccio razionale e scientifico (compreso quello scientifico-politico, inadeguatezza formativa e morale della classe dirigente a parte) a essere la vera vittima di questi anni, attaccato da ogni parte per opera di misticismi e indirizzi “alternativi” di ogni sorta, dai quali nessuna disciplina è al riparo.

Detto questo, prima che provengano gli ennesimi inviti a darmi alle pizze o a trovarmi un lavoro, o ancora che si decida per un maggiore ostracismo nei miei confronti, faccio presente che bersaglio della mia critica non sono le voci poetiche ex se ma le loro risultanze poetiche, pavide scolorite e in ultima analisi conservatrici, di fronte a un’occasione ufficiale. In pratica: perché si può allegramente sfanculare il blogger RRC e non il sistema? Per un principio di autoconservazione. Del resto capisco tutto e tutti: a me mesi fa, in un articolo che ho scritto, è stato censurato pure un quesito (“riusciranno a esser reperiti i fondi per…?”) su un giornale di free-press! Capito? ‘Na roba che va nei bar! Figurarsi, su un giornale propriamente detto o per Expo, quali possano essere i paletti per chi insista con lo sforzo di esistere, di essere popolare. Quindi questa è l’aria che tira oggi e amen; o meglio per citare il testo di Milo De Angelis, così sia.

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6 Risposte

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  1. Sono totalmente d’accordo con il suo pensiero.

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    Veturio

    3 luglio, 2015 at 13:10

    • grazie Veturio. Oltretutto, con ‘sti 40mila gradi celsius, sapere che sono riuscito a esprimere un pensiero e trasmetterlo ad altri è rinfrescante! Buona giornata.

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      Roberto R. Corsi

      3 luglio, 2015 at 13:42

  2. Tutto senz’altro vero, ma cosa aspettarsi di più da una pura e semplice trovata di marketing di dubbio gusto e valore, come tutto ciò che aleggia intorno all’Expo?

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    P. Rello

    3 luglio, 2015 at 13:18

    • Ciao e grazie per lo spunto. Beh, ogni occasione, anche la più commerciale, può essere buona per esprimere un contenuto lato sensu sovversivo. Certo entro una cornice istituzionale e in tempi così irrispettosi del pensiero scomodo è quasi impossibile. Però uno potrebbe tentare, “morire provandoci” (come dice un rapper), rimbalzare e testimoniarlo in separata sede. Questo darebbe un valore trasversale alla stessa esperienza.
      Quando feci il pronostico con Lorenzo, ipotizzai che nella raccolta ci fossero voci quali quelle di Buffoni Magrelli e Zeichen che suppongo sarebbero state meno pacate e patinate. Forse sono troppo ingenuo. Buona giornata!

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      Roberto R. Corsi

      3 luglio, 2015 at 13:47

  3. Caro Corsi, sì, va bene, sono pure d’accordo. Io ragionavo, leggendo, sulla necessità di queste boiate. E’ chiaro che è un contorno fra i tanti a questa boiata che è l’expo. Due pisellini bolliti, direi, tipo quelli che mangiano gli inglesi. Il pisellino è nutriente ma anche deludente, in questa non salsa. Il pisellino è meglio tradurlo in chiave sessuale. A molti di questi poeti manca l’aspetto sessuale, almeno per questo genere di tematiche. Gli manca l’alzabandiera, la passione. Non si può scopare solo pensando a scopare, credimi, che poi gli amanti non ne escono del tutto soddisfatti. Non si può nemmeno pretendere, comunque, di obbligare uno a scopare – se proprio non ne ha voglia, o non è poi così capace di farlo.

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    Massimiliano Damaggio

    3 luglio, 2015 at 14:10

    • caro Massimiliano, per la interpretazione “organica” che proponi c’è sicuramente l’attenuante: “Anto’, fa caldo!” (cit.) 😉

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      Roberto R. Corsi

      3 luglio, 2015 at 14:13


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