Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

libri ricevuti (rehab)

with 4 comments

sono amici veri, forse hanno intuito che sto male, sono gentili
mi passano (appena munti?) il loro libro appena munto e sotto sotto sperano
che ne parli sul blog: t’ha’ detto stecco! Lo farò volentieri. A onor del vero
sul recensire mi ero dato delle regole da professicchio, ma ero ancora vivo.
Ero un messere prima di das Messer. Adesso “leg(g)e Marziale”, tutto vale:
sarei per liofilizzarmi guardando il soffitto e invece al click sul collo
del taser collettivo “datti da fare”
mi smarionetto attorno all’alea pedonale – sterile pellicano,
spolpo apoplettico il petto della mia dignità, scrivo di quel che capita, pure su commissione:
robe in prevalenza democristiane, in vari sensi. Alla fine il nostro nuovo Silvietto in salsa aurora
col suo esercito della midriasi ha unito Padova a Caltanissetta;
mitridatizza, piace o piacerà a tutti.
Gocce d’acqua scavano la pietra, figurarsi le cervella. Tornando a noi, Corsi,
le languide inculanti colombelle non ti presenteranno mai
piccoli schietti falchi! E più di tanto non ti comprenderà nessuno, se non a pagamento.
Giusto così, han le loro riunioni, i loro ormoni, i loro santoni,
le loro pensioni e magioni, la loro certezza
di esistere. Poi:
io pago, verosimilmente a vita, uno o due strizzacervelli; altri pagano a volte
un editore. Che differenza fa ormai? magari
qualche pioppo abbattuto (quasi sempre invano) vale dieci flaconi di Daparox
e non ha effetti collaterali (Gaia in Italia è NIMBY). Piuttosto il problema è che i libri
al mio tocco di carta scattano in lame affilate, verginelle spagnole, bargigli,
il manidiforbice che anche quando vuole abbracciare ferisce.
Un decennio fa fui buona Cassandra a me stesso, però sempre sudato e scudato di speranze, cerumi
sia pur sottili, folate non bene individuate.
Ora prendo dentate
contro la minerale placenta di ieri, e allegramente, come se
l’usciere di Kafka, anziché chiuderla, aprisse la porta della legge all’uomo morente,
portasse fuori il giudice a ballargli sopra, stile Van Basten su Pasquale Bruno.
C’è riscontro: si schiudon liste civiche, ricerche, a insistere perfino
gambe – “ironia della sorca” disse qualcuno.
Ed è tardi, sfacciatamente tardi: regalami pure il tuo libro mentre ti bei
di giovani conquiste, tu invece – delirio papale – donamelo poi rincasa
e carezza per me i tuoi figli che sono la vera poesia.
E tu, dannata, amata, arrota, annota rubaiyàt sul pantarèi,
sferzate di vittoria che sorbirò scimmiesco da qui
ma fallo in fretta che è venerdì, poi corri
al treno al piro-tecnico amore del weekend. Signori la poesia è terminata,
se vi ha fatto schifo pazienza, questo con alcol e arti tremanti vi posso cucinare
fino al prossimo click “datti da fare”.

(4/4/14)

vanbasten

eviterei di mettere certe nefandezze sul mio sito ma mi corre l’obbligo di spiegare gli accostamenti poetici, e poi cmq il Toro ha pareggiato mi pare (img magliarossonera.com)

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Written by Roberto R. Corsi

5 aprile, 2014 a 09:54

4 Risposte

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  1. Auguri, Roberto; i tuoi scritti mi divertono sempre! Taglienti, autoironici, forbiti e con una loro particolare eleganza. Massimoi

    Liked by 1 persona

    Massimo Seriacopi

    5 aprile, 2014 at 10:44

  2. Caro Roberto, posso lasciare una nota frivola? Spero che possa alleggerire un poco il tenore malinconico che traspare dal tuo scritto. E poi a chi il sacro a chi il profano.
    Dunque, da milanista fin dalla stagione 66-67 (innamorato già da bambino di un Rivera al massimo del suo splendore), in quella partita, che ricordo bene, Pasquale Bruno (soprannominato, come ricorderai, ‘o animale) realizzò ad inizio partita un autogol stile Niccolai. Van Basten e Bruno non si sono mai presi, ‘o animale era famose per le sue entrate assassine, in particolare la rivalità con Van Basten era fortissima e le botte fra i due non si contavano. Certo l’attaccante rischia di più e poi Bruno era stato polemico nei confronti di Van Basten anche in modo verbale durante interviste precedenti. Morale dopo quell’autogol (autogollonzo direbbe la Gialappa’s) Van Basten non si trattenne e (come si intuisce da quella foto che ferma un frammento dell’episodio) cominciò a ballare una specie di macarena a cavalcioni su un Pasquale Bruno costernato e disteso a terra. Ma la cosa che per me fu la ciliegina sulla torta (che completò in maniera perfetta un episodio che solo chi ama il calcio può capire, un cerchio perfetto calcisticamente parlando e che mi fa ricordare quell’episodio come se fosse accaduto ieri) fu il volto di Capello (allora allenatore del Milan per chi non sapesse di calcio e stesse ancora leggendo non travolto dalla noia) inquadrato immediatamente dopo, totalmente atterrito dalle conseguenze (la vendetta che come una nemesi si sarebbe abbattuta ai danni di un giocatore già allora soprannominato caviglia di cristallo e cioè le randellate che di lì a poco sarebbero piovute come grandine, l’unica rivincita possibile di ‘o animale) che quel gesto avrebbe potuto scaturire ai danni di Van Basten. Lo sconcerto durò lo spazio di un attimo e Capello, da grande allenatore come già si stava dimostrando, capì cosa doveva essere fatto: subito il segno del cambio e dentro Serena. Van Basten non gradì ed uscì in modo insofferente (non si era ancora alla metà del primo tempo) non capendo che quel cambio gli avrebbe sicuramente allungato la carriera (anche se non di moltissimo) perché se fosse rimasto in campo non sarebbe uscito sulle sue gambe. Per la cronaca hai ragione il Toro (un grande Toro, a quell’epoca squadre come il Torino si potevano permettere giocatori come Scifo, Martin Vazquez, Lentini, Cravero, vado a memoria non ne ricordo altri, che differenza rispetto al livello tecnico dei giorni nostri) pareggiò ma all’andata a San Siro aveva perso 2-0 e siamo andati avanti noi (usciti in semifinale il turno dopo con la Juve, ahimè).
    Chiedo scusa se ho usurpato uno spazio che normalmente accoglie riflessioni meritevoli di ben altra considerazione (come dicevo a chi il sacro a chi il profano), nel caso spero non me ne vorrai.
    Chiudo con una considerazione seria, sei sicuro che il nostro Silvietto in salsa aurora piacerà sempre a tutti? Io credo che sia la schiarita illusoria prima di un nubifragio di dimensioni bibliche.
    Un abbraccio.
    Luca

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    Luca Boccamaiello

    5 aprile, 2014 at 14:25

    • Grazie Luca, la mia risposta sul Silvietto de quo, ossia il perché piacerà a tutti è, un po’ criptica, nella poesia stessa. 😉

      Mi piace

      Roberto R. Corsi

      5 aprile, 2014 at 15:40

  3. Quasi un monologo teatrale , una piccola pièce . La vedo bene !
    leopoldo attolico –

    Liked by 1 persona

    leopoldo2013

    5 aprile, 2014 at 21:18


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