Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Rondon des printemps: La sera fiesolana in una mattina d’acqua piovana

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Scortato al mio posto persino da una hostess e uno steward “come se io fossi una persona” (cit.) stamane ho avuto modo, grazie a un’adorabile amica, di assistere a uno spicchio de I Colloqui Fiorentini di quest’anno – la parte in cui Davide Rondoni leggeva e interpretava La sera fiesolana di D’Annunzio.

Rondoni POV

Rondoni POV (è quello in camicia azzurra)

Questi colloqui hanno un gran successo, infatti il Palazzo dei congressi era pieno zeppo di scolaresche e mi hanno trovato un posto distante ma degnissimo per ascoltare il famoso poeta, un punto azzurro laggiù che declamava e spiegava il Vate. Tutto attorno a me la vita, la vitalità egemone e ormai per lo scrivente lontanissima di torme di studenti: chi limonava, chi videochattava, chi sgomitava col vicino e gli mostrava ragazze poppute sul telefonino; ma c’era anche chi seguiva con attenzione ed emozione, e questa per la poesia è sempre una vittoria.
A me D’Annunzio non dice molto; sarà perché lo lego al non esaltante ricordo di certi dichiarati fascistoni a mare che volendo fingere di acculturarsi leggevano solo lui; più probabilmente perché colmo di un’ampollosità che mi è, almeno adesso, distante. Le sue profonde intuizioni esistenziali sono come una barretta di cioccolato purissimo rivestita da tre quintali di mascarpone, per cui si arriva raramente ad addentarla; diversamente per esempio da Pirandello che pure usa un linguaggio ricercatissimo. Mi pronuncio addirittura sul suo Martirio di San Sebastiano, musicato da Debussy (vedi che il titolo non era a caso?), che è un bel mattone anche per un classicomane come me.
Però sin dal liceo La sera fiesolana mi è sempre piaciuta, assai più, a esempio, di Er fracicone ed Ermione… scusate: La pioggia nel pineto. Vedo in questa poesia, non priva di esaltazione panica, una maggiore capacità di mezzoforte, una riuscita immaginifica e una freschezza fonetica che lo stesso Rondoni ha sottolineato nell’ostinato di effe (un sibilo o un soffio refrigerante) dei primi due versi.
E la lectio rondoniana mi è piaciuta, perché, pur nella sua prevedibile reductio ad deum (autocit.; però si è concretata molti minuti dopo rispetto a quanto pronosticassi) attraverso il gancio francescano del triplice Laudata sii, è stata una lettura franca e onesta. Sottolineando a esempio il mascheramento esistenziale dannunziano che si spezza solo nell’amarezza di fine vita (“Ogni uomo seppellito/ è il cane del suo nulla”). Ricamando sul non detto delle colline-labbra sigillate un anelito (perpetuo, a meno che… cfr., più sotto, la parte militante) di ricerca della gioia della poesia e di chi vi si accosta – quasi hikmetiana (e quello che vorrei dirti di più bello etc.). Cogliendo, ancora, il senso della natura e lo smarrimento per cui gran parte della tablet generation non accarezzerà mai un vitello o una foglia di gelso (li richiama giustamente a farlo).
Questo è stato molto profondo sia a livello esegetico che umano.
Poi c’è, verrebbe da dire inevitabilmente, tutto un percorso formativo militante e anti-individualista per cui si parte dalla relazionalità come essenza dell’uomo (per cui o si è in relazione con qualcosa o qualcuno o non si è: obietterei che leggere un grande poeta come Gianfranco Palmery può aiutare a comprendere quanto sia bello non essere certi neppure di se stessi) per arrivare al concetto di perfetta letizia in Francesco come quell’ “io appartengo a Dio” che mai lo abbandona, e fa essere lieti massimamente nelle avversità. C’è anche quel senso di supponenza (alla faccia del motto di Brodskij) per cui “solo piccoli uomini” leggono nei reami d’amore dannunziani un senso meramente materiale. Ma è stata una bella lezione a prescindere, almeno per me che ascolto tutto e poi rimugino dodici ore dopo mentre mangio la pizza. E credo abbia lasciato un senso forte a chi, giovane, stava attento; un invito comunque si creda a riprendersi la vita, la natura, la voglia di leggere e magari fare poesia.

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Written by Roberto R. Corsi

28 febbraio, 2014 a 21:57

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