Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

innocenza tirrenica. Alle radici dell’idea di poesia

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leggo dal blog di Luigia Sorrentino che Claudio Damiani ha vinto il prestigioso Premio Camaiore 2013 colla raccolta Il fico sulla fortezza (Fazi). Complimenti all’Autore, del quale peraltro mi lascia un po’ perplesso la cifra poetica, elegante sì ma di spiazzante semplicità (il che non è sempre un male; a volte non si sa a cosa servano gli a capo però pazienza) e di sconcertante (e questo sì che è un male, a mio avviso) inoffensività. Viene da pensare che le cetre alle fronde dei salici non le appenda più nessuno perché tanto in presenza dell’orrore micro o macroscopico, a scelta, c’è sempre la possibilità di parlare di fiori, animaletti, congiunti, cose asettiche in genere, avulse o tenute studiatamente separate dal nervo infiammato della società. In entrambi i casi la funzione della poesia sembrebbe quella di allietare (qualcuno direbbe sciacquare) le coscienze, perché rispetto al drammatico o non la si fa o si parla d’altro… Copio e incollo a titolo di esempio una poesia da una puntuale nota di Alessandra Palombo su VDBD:

Fai un lavoro duro, cassiera di un discount,/ ma sei allegra, scherzi con tutti,/ velocissima conteggi i prezzi,/ nella tua mente passano mille numeri,/ e scherzi, poi prendi le cose/ e le metti nelle buste, fai cose/ che potresti anche non fare, è squallido/ dove lavori, ma tu non te ne curi,/ sei semplice, forse ignorante,/ una ragazza di campagna/ nemmeno bella, piccolina,/ ma da te imparo non sai quanto. (p. 27)

Questa osservazione poteva essere lo spunto per un richiamo al precariato e alla macelleria sociale dei nostri tempi ma in fondo perché preoccuparsi troppo di turbare il lettore? E magari la cassiera risponderebbe: “preferisco fare a cambio di posto con te, o pluripremiato, e imparare io da te!”.

Va be’. Ho chiamato quest’innocenza «tirrenica» perché, oltre all’ambientazione camaiorese della notizia, che certifica un avallo competente e critico di quest’approccio, finalmente ho rintracciato la trascrizione online della rubrica di poesie inviate i redazione dai lettori de Il Tirreno, appunto. Si tratta di qualcosa che leggo ogni tanto nella mia pizzeria a taglio preferita sui cui banchi c’è sempre una copia del quotidiano. Credetemi, non c’è sprezzo né reazione divertita quando leggo queste poesie spesso in rima e inevitabilmente semplici se non semplicistiche per oggetto e linguaggio. Le leggo come un anatomista esamina le dissezioni e cerco di figurarmi gli autori soprattutto come (forse) lettori, comunque forieri di un’idea di poesia che sia quella più radicata. Un Dichtungsvolksgeist. Ecco che dunque i lettori, testimoniandolo coi loro tentativi poetici, concepiscono e suppongo vogliono questo tipo di poesia. Ed ecco che il poeta che vuole incontrare consenso si adegua, perdendo la sua funzione di “psicagogo” (una sorta di Tadzio che indica il punto col dito) verso la buona poesia e verso ciò che realmente urta e, come tale, contraddistingue il nostro tempo. È la storia di sempre, mi rendo conto.

Questa la pagina contenente poesie, in aggiornamento settimanale

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Written by Roberto R. Corsi

18 settembre, 2013 a 11:07

6 Risposte

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  1. ma torna a fare le pizze, va

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    Claudio Damiani

    19 settembre, 2013 at 07:17

  2. L’ha ribloggato su poesiaoggi.

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    poesiaoggi

    19 settembre, 2013 at 14:10

  3. la poesia sulla cassiera è inefficace, secondo me, anche perché ha l’aria del riccone che guarda con pietà una poveretta. A parte che il riccone, se fosse veramente tale, non andrebbe al discount. Ma non ha niente di sociale, né dimostra attenzione al problema. Mi ricorda il protagonista di “The Dead” di Joyce, che tratta con spirito paternalistico tutti, mi pare, moglie inclusa… La poesia di impegno era un’altra cosa…

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    giuseppebarreca

    19 settembre, 2013 at 17:50

  4. Complimenti, Roberto, per il coraggio e l’acume. Massimo

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    massimo.seriacopi@virgilio.it

    22 settembre, 2013 at 17:25

  5. Mi accorgo, sempre più, di essere un corsiano di ferro (in divenire).
    E grazie a lui si tutela sia la buona poesia che la buona pizza.
    Nino

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    ninoiacovella

    16 marzo, 2016 at 12:57


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