Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Poesia d’amore con deriva egocentrica

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Mi aggrappo a te alle tue gonne dolciastre di Venere estuaria
agli occhi verdazzurri ai tacchi alle mezze ore di trucco
al tuo pianificato sacrale far l’amore con teoretica divinità e classe,
poi al controllare e scomparire, ai grandi abbracci di via agli squilli misteriosi
del telefono ai mille amici che t’invitano e lo so ci provano tutti
proprio nessuno escluso perché sei cólta e bellissima.

Mi aggrappo e ho paura, ho paura e mangio e bevo tanto.
Il mondo ci attaccherà come una pioggia di vespe e ci forerà come colini;
per non badarci ho disboscato il mare e prosciugato la cantina,
ho ripreso a fumare, coltivo un segreto come fosse marijuana;
tempo fa, è risaputo, son scivolato un paio di volte
pur muovendomi poco – numerale consolazione,
mera difesa preventiva in stile Bush – dunque dovrei stare zitto.

A diciott’anni quando l’amicone se le scopava papale al posto mio,
le brune Afroditi d’inesperienza, piangevo
e avrei dovuto capire già allora cosa fosse la vita,
quest’umida gara di cazzi sotto il manto stellato della sacralità umana,
quest’abrogato smistamento verso appositi monasteri caserme o padiglioni
per quelli come me che manco sentono lo sparo del via
e ci rimangono così, come statua di Giove, perché credevano e ancora un po’ credono
li avessero portati a un girotondo… ah! i simpatici schiacciamaròn.

Adesso non piango, diserbo i miei stessi sentimenti,
all’occorrenza so pensare ad altro, il pro dei quarant’anni
è poter quandoque navigare anche a tiraggio ridotto. Metodicamente, con zelo di fibrina,
ho coagulato l’azione; però quando incedi, o miracolo
femminino incontrastato, ecco io non so più fare la ruota
(dice il pavone che l’invenzione della ruota ha una certa qual importanza storica;
ribatto con quella dell’ansia che diuturna abita il petto il sonno i polpastrelli),
guidare un’auto pianificare un futuro o solamente dire può spostare
la suola dalla mia testa signor principale familiare coinquilino villeggiante pretendente
o domestici animali o eletti pargoletti di uno a scelta tra i suddetti.

Precipito. Ma ancora e sempre artiglio la nenia di te.
Le braccia sono e restano flosce, poco allenate.
Psicotropo il presente nei tuoi baci; per il domani
posso comunque contare su un ricco palinsesto televisivo. Addirittura, se la crisi
non m’imporrà di scorgervi un berico coniglio, in vecchiaia
farmi sbocconcellare, come tutti, da un gatto.

Ida-Herzfeld

Chiesa di S.Ida a Herzfeld (Renania-Westfalia) foto di Oliver Gottlob (Dl1oli) per wikipedia.

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Written by Roberto R. Corsi

18 luglio, 2013 a 09:07

Pubblicato su inediti, materiale, poesia

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2 Risposte

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  1. per caso una di quelle per cui il babbo stava per uscir di carreggiata? Nel caso, e non lo dico a gabbo, sarà grande raccolta, meglio del’impepata…

    Mi piace

    Della Tommasina Stefano

    24 luglio, 2015 at 13:07


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