Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Cinquantaseicozze/XXVIII

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XXVIII.

Si tornava da qualche trasferta e nelle attese al terminale, tra i voli,
gabbavo la noia facendomi un pallone con fogli di giornale. Una volta
il centrocampista Ezio Galasso, che un cronista chiamava l’oggetto misterioso
(portava la barba lunga ed era di sinistra, sai a Vicenza quanto potessero amarlo!)
e come tanti mi voleva bene, si mise a giocare con me:
volutamente si fece fare un tunnel. Avevo nove anni e per un po’
scioccamente credetti di essere davvero così bravo. Ma non provai
mai a giocare in una squadretta, già avvinto dalla paura. Eppure fu l’unico
istante nella vita in cui ebbi l’appagante credenza, che riempiva
il cuore di freschezza e pungeva i polmoni come fumo al mentolo,
di saper fare qualcosa sul serio. Si chiama autostima, ha il colore del muschio.

Galasso

Ezio Galasso (qui qualche anno dopo, con la maglia della Reggiana – img da lastoriadellareggiana.it)

[Cinquantaseicozze – raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale – redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 17/6/13 h. 9:00)

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Written by Roberto R. Corsi

10 giugno, 2013 a 08:00

2 Risposte

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  1. SU “CINQUANTASEI COZZE” DI ROBERTO R. CORSI

    Nel mezzo del cammin del suo poema (arrivato cioè alla ventottesima “cozza” delle cinquantasei promesse), ancora una volta, con ammirevole coerenza, il poeta (merita a pieni titolo questo epiteto) propone una gustosa miscellanea di attualità, tratti minimi dell’esistenza che sono poi quelli che danno sapore e consistenza alla realtà e al filtro della realtà che la sensibilità dell’intellettuale rappresenta, e, non ultime, valenze universali adombrate nelle pieghe e nei risvolti di questi tratti minimi.
    Perché la nostra vita stessa non è metaforicamente ben rappresentabile in queso sogno dell’infanzia? In questo accartocciare in una palla tutte le notizie che accatastate ci arrivano dal mondo esterno, dall’altro da noi nella sua massificazione (così lo possiamo percepire, nella nostra inquietudine e insoddisfazione, e a volte paura di chi non conosciamo, o no?)?
    Già ventotto quadri della sua percezione della nostra epoca ci ha proposto, a questo punto, l’autore, che ha scelto vie non convenzionali per comunicare, e ha scelto anche una raffinata cifra stilistica e linguistica, ammirevole per accuratezza e capacità di incidere affilata e precisa come un bisturi, creando quindi modalità comunicative che non rimunciano affatto a “sporcarsi le mani” con la quotidianità, ma che poi di questa quotidianità ricercano ironicamente (questa l’arma di analisi privilegiata) un senso troppo spesso per noi immersi nel tempo e nell’imperfezione quasi indecifrabile.
    La scrittura diventa allora una lotta titanica contro questa insensatezza, e creazione, ri-creazione, di un filo per tentare almeno di dipanarsi dal labirinto delle convinzioni (e convenzioni) rassicuranti, con una precisione chirurgica nel dissezionamento, e con gran talento nella ricostituzione del discorso, lucido e affilatissimo (nonché raffinatissimo), come si diceva.
    Massimo Seriacopi

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    Massimo Seriacopi

    11 giugno, 2013 at 09:30

    • grazie Massimo 🙂 molto belle e lusinghiere le tue parole, mi riconosco soprattutto nella necessità di sporcarsi le mani, troppo spesso la poesia assume oggi una valenza di asettico conforto, e questa nota la vorrei addomesticare (senza però contrastarne troppo gli occasionali e spontanei rigurgiti). Un abbraccio, R

      Mi piace

      Roberto R. Corsi

      15 giugno, 2013 at 16:29


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