Cinquantaseicozze/XXVII


XXVII.

Alzarsi di scatto dal tavolo apparecchiato della memoria
gridando “anch’io ho amato”, trangugiando
sugo e respiro. Ma era follia, differenza, maledizione, piede d’argilla,
ansia di riempimento che perdura. Te ne accorgi
appena inizi a pensare a parole lenimento, come cellule
totipotenti, epitelio d’assoluzione o azione: al primo contatto con l’azoto dei giorni queste
si seccano, non trattengono il senso. Similmente, nuotando, scorgi a volte
un bagliore sul fondale però manchi di polmoni:
ti agiti per la scoperta ma proprio non riesci e manco provi
ad andare in apnea, star lì a macerare pinneggiando non darà disciplina
coraggio o allenamento. Devi lasciar perdere,
dirigerti più in là, sia quel che sia. Scavare una trincea. Gioiello o tappo
smaltato di bottiglia, se ne giaccia lì immemore, dentro qualche sinapsi inascoltata.

 

[Cinquantaseicozze – raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale – redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 10/6/13 h. 9:00)

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Un commento

  1. Queste parole riflettono il mio odierno stato d’animo… Non appena lette, non ho potuto fare a meno di constatare quanto siano profonde e veritiere.. Grazie Bob per la tua saggia raffinata ed infinita ricchezza verbale!

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