Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Francesi che trombano (quasi una cozza)

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M’è capitato tempo fa all’Hotel Ramada (si chiamava già Marri0tt?)
di Cap d’Ail, sarà stato il novantotto ero a inventarmi
qualche ruolo da intermediario le mani sudaticce
il perpetuo bruciaculo per assenza bidet la gente a spasso il sole,
il collega Jean-Henri che bestemmiava sempre in italiano
e ci provava con ogni cameriera chiamandola chissà perché señorita;
lì a lato, già a Monaco, lo stadio Louis II e il palazzo
con vista porto dove qualche manager paisà d’alto
livello, mica come noi-plancton, si sa, ha preso residenza
andando in tasca al fisco. A cena con Monsieur
le president
e la sua donna, ex compagna di corso del figlio.
Tutto inutile fuorché la bouillabaisse: l’affare non si fa. Poi
squallida promenade fino a scorgere la gente formica che affonda alle slot
nel pronao del casinò, nostre colonne d’Ercole. La mattina
nella camera a fianco una coppia si fa una sveltina pre-petit déjeuner,
io di là dal muro in canottiera timpano invaso e quasi singhiozzando
la mia solitudine spessa tre metri che col caldo
incolla il respiro. Che ci faccio qui datemi casa mia, spargete pure
come petali al maestrale la mia indegnità, mettetela in prima di cronaca.
Son passati anni e storie, qualche volta pur’io
ho fatto mugolare o forse pensare che fosse
conveniente far finta, per reddito o per finir prima, ma ecco
che ieri sera mentre guardo Formigli un gemito arrotato
di ventenne va sopra l’audio: voila, l’ingegnerino lionese con stage
e affitto prepagato fa goder la sua moretta occhiverdi
nella stanza da bagno (discreto spreco d’acqua). Vanno avanti
per mezz’ora, senza esagerare, io gorgheggio forte un parbleu
che è un educato vi sento poi penso che hanno
i miei anni in due e torno di sotto a sdraiarmi sul divano, alzando un po’
l’inutilità sonora della tirata sulle larghe intese, più larghe perfino
delle cosce di lei, a mezzanotte e un quarto les jeux sont faits però
la punta di chi ai miei vénti e qualcosa non c’era l’ho sentita
anche stavolta cazzo. Se stasera o domani si replica pianto tutto,
la città è il San Tommaso delle mie voragini, arroganza francese ovunque,
voglio andare a vivere in campagna, voglio la rugiada
(di un passato o un’altra vita da rimodellare
come creta) che mi bagna.

il porto di Cap d’Ail è proprio al confine col Principato (foto © cap-dail.com)

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Written by Roberto R. Corsi

23 aprile, 2013 a 16:55

2 Risposte

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  1. Eccellente, degno di Arbasino prima maniera, folle e sfottente la tua prosa sgrana calendari d’immagini e arrivano persino gli odori, i flush degli animali caldi di fenormoni direttamente sull’organo vomeronasale, come l’aria di un film girato direttamente sulla pelle e sulla penna che si bea di allucinare i sensi e dare il senso tonto e umido dei gesti e della temperie. Bravo il nostro Roberto! Complice, Eugenio.

    ________________________________

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    Eugenio Nastasi

    23 aprile, 2013 at 18:27

  2. I mortaretti di Roberto esorcizzano sonnolenza sclerosi itterizia inappetenza esaurimenti nervosi ; con quella loro modalità linguistica che è l’unica capace di riprendersi la vita ( se dio vuole ! ) .
    Mi associo al caro Eugenio !
    leopoldo –

    Mi piace

    leopoldo attolico

    23 aprile, 2013 at 21:58


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