Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

paradisi artificiali, purgatorî pei giornali

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domenica scorsa sfogliando il Corriere ho fatto conoscenza a pagina 55 con un aspetto meno noto della vita di Sir Humphry Davy: la sua esperienza di poeta – compositore di oltre un centinaio di liriche ma soprattutto sperimentatore su di sé del gas esilarante (protossido di azoto), riguardo ai cui effetti scrive addirittura un’ottava alternata…

On breathing the Nitrous Oxide

Not in the ideal dreams of wild desire
Have I beheld a rapture wakening form
My bosom burns with no unhallowed fire
Yet is my cheek with rosy blushes warm
Yet are my eyes with sparkling lustre filled
Yet is my mouth implete with murmuring sound
Yet are my limbs with inward transports thrill’d
And clad with new born mightiness round.

Davy

Sir Humphry Davy

Non che il tema della creatività connessa alle sostanze psicotrope sia nuovo, né che la stanza citata qui sopra sia qualitativamente rilevante; però la breve lettura, attraente fin dal titolo per l’ironia cui esso presta il fianco (“volete diventare poeti? lasciate perdere gli editori a pagamento e investite in gas esilarante!!!”) mi ha divertito, oltre a ricordarmi alcuni aspetti dell’adolescenza (intendevo pure io operare un piccolo esperimento, e avevo preso la cosa piuttosto scientificamente, ma mi sono fermato in limine) e come sempre a farmi rimpiangere tempi andati in cui la dicotomia scienza-letteratura era sentita come contrapposizione non impermeabile tra due forze paritarie.

…tutto qui? un momento Corsi, ma da dove hai preso la poesia, visto che nell’articolo a firma Adriana Bazzi è citata solo indirettamente?
Ebbene, l’ho presa da questo post uscito già a metà febbraio sul blog Popinga (di Marco Fulvio Barozzi), post che tra l’altro cita e linka correttamente la fonte originaria, vale a dire un saggio di Sharon Ruston, professoressa di Letteratura e cultura dell’Ottocento all’Università di Salford, Manchester.
È stato per me abbastanza avvilente constatare come persino il più importante giornale italiano talvolta “si dimentichi” di menzionare le fonti (quantomeno Ruston)… E il pensiero di questo scivolamento della deontologia anche ai più alti livelli, nonché di quanti episodi di questo tipo si registrano e registreranno quotidianamente, mi si para davanti come un potente incentivo a darci su con la creatività e passare senza indugio al consumo smodato di [~].

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