Cinquantaseicozze/XIII


XIII.

Come nei polizieschi i neri si chiamano “negro” tra loro quando vogliono offendersi,
così certe figure appassite, sole, spaesate spossessate senza onori sociali,
appoggiate sulla claudicante tiepida carità d’un fratello o un collega,
mi suscitano disprezzo misto a paura – vedo in loro la più logica
proiezione temporale di me stesso, in una salamoia amniotica,
un ragno ineludibile che punge avvolge nella tela
ma ancora serba in vita. Odio la persistenza del perdente, mi odio.

 

[Cinquantaseicozze – raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale – redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 4/3/13 h. 9:00)

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Un commento

  1. Non mi aspettavo questo inquietante transfert caro Roberto ; che se si è fatto scrittura sarà stato in precedenza -e verosimilmente- metabolizzato a dovere . Ha la cruda bellezza di un Gregory Corso , di cui non dimentichiamo la poesia a volte eccessiva ma lacerante .
    Ciao , buona giornata
    leopoldo –

    Mi piace

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