Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

sgrassando Magrelli

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prima lettura dell’anno nuovo, 15 poesie semi-inedite di Valerio Magrelli pubblicate (nell’anno vecchio) su poetarum silva. Magrelli è oggi uno dei poeti più apprezzati e, incrociando il post con una cernita dalle sue prime tre raccolte, si capisce perché: la sua è una poesia capace d’incontrare il gusto di chi cerca equilibrio formale e capacità di osservazione.
Dalle trenta poesie più risalenti alle quindici attuali, mercé anche la sua ascesa come “personaggio pubblico” (l’ho visto per esempio nel salotto di Augias, dal quale ha esposto considerazioni che mi sono piaciute; oltretutto senza minimamente accennare ad alcuna delle sue poesie, il che denota onestà rara nell’ambiente poetico), il Nostro sembra avere orientato la sua lente più sul sociale e meno sulla captatio cordis verso la sfera intima del lettore (che la non dimenticata Beverini del Santo, guardandolo dal punto di vista del suddetto lettore, chiamava “narcisismo di lettura”).
Peraltro un poeta ad ampio raggio è sempre tale, e lo dimostra l’indulgere alla koinè poetico-critica, all’attualità di circostanza, all’immancabile e immancabilmente aconfessionale cronaca familiare; ma soprattutto lo fa percepire una ricorrente sensazione di ovatta, di roseo annacquamento dell’osservazione – ciò che fa inumidire anche il sottopanno dell’osservato. Cose forse imprescindibili, oggi, per sforare il tetto del venticinquesimo lettore manzoniano e magari essere risucchiati dal cono (d’ombra?) mediatico. Meglio restare ignoti e rappresentare le storture personali e sociali con tutta la violenza che meritano? Per me sì, per un poeta laureato boh.
C’è del buono, comunque, in questa quinzaine. Convincente l’idea d’apertura dell’Italia come espressione meteorologica; stesso dicasi per il richiamo, divertito ma non troppo, alla dissoluzione siliconata dei costumi; ma più ancora mi piace la prima poesia dedicata ai giovani senza lavoro: qui la forma metrica, ac-curatissima nell’alternarsi di ottonario, settenario giambico o anapestico e due chiuse di strofa in senario giambico (ritmi incalzanti), si piega alla disperata sostanza ed è incapace di degradare la forza della denuncia, anzi se ne fa ancella, tamburo di guerra sordo alle scusanti. L’amplifica come nelle strofe di Philip Larkin.

Giovani senza lavoro
con strani portafogli
in cui infilare denaro
che non è guadagnato.

Padri nascosti allevano
quella sostanza magica
leggera e avvelenata
per le vostre birrette.

Condannati a accettare
un regalo fatato
sprofondate nel sonno
mortale dell’età,

la vostra giovinezza,
la Bella Addormentata,
langue nel sortilegio
di una vita a metà.

Magrelli stesso dev’essere cosciente della particolare riuscita di questo lavoro, poiché lo ha scelto, tra tanti, per leggerlo nel ciclo radiofonico di Lidia Riviello La vita in versi, segnatamente nella puntata andata in onda il 3 marzo 2012 su RadioTre. Ho estrapolato il passaggio qui in calce dall’intera trasmissione che dovrebbe essere liberamente fruibile sul sito dell’emittente (cui va ogni copyright).

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Written by Roberto R. Corsi

2 gennaio, 2013 a 20:59

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