Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

critica te ipsum: la trasparenza secondo Davide Castiglione

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Castiglione

Davide Castiglione (dal sito criticaletteraria.org)

mi piace molto il contributo che Davide Castiglione ha pubblicato a suo tempo sul suo blog e che ora appare su poesia 2.0. Esso fornisce (s)punti e contrappunti importanti ad alcune inquietudini connaturate a quella che forse Zygmunt Bauman chiamerebbe critica liquida, cioè alla moltiplicazione e al frammentarsi degli spazi a disposizione di chi voglia esprimere un’opinione su un’opera letteraria. Non solo il cartaceo, non solo siti e blog (gli strumenti da me preferiti), non solo social network generalisti oppure dedicati alla letteratura, ma anche, ad esempio, lo spazio commenti dei siti di vendita libri online, che suppongo possa spiegare qualche concreta influenza all’atto di mettere un oggetto nel carrello. Ho osservato perfino operazioni ben al di là della soglia della correttezza ermeneutica, in cui si intrecciano giudizio critico logica commerciale e appetito bibliofilo, di questo tipo: leggi il primo capitolo del libro in vendita – fai una recensione sul nostro sito – potrai vincerne una copia.

In ogni caso il confine tra giudizio e critica sta sfumando (del resto, etimologicamente parlando, criticare vuole dire semplicemente giudicare), il composto è sempre più instabile e incontrollato, e questo provoca reazioni nervosette da parte degli autori laureati o dei redattori consacrati. D’altra parte, essendo abbastanza probabile che questa liquefazione critica non si arresti anzi al contrario viaggi sempre più spedita, una qualche esigenza di qualificare il giudizio può essere condivisibile, utile al lettore ma anche all’addetto ai lavori.
In questo senso la posizione di Castiglione è particolarmente equilibrata e interessante per due motivi: in primo luogo proprio perché è vissuta come esigenza non solo estroversa (diremmo come autocertificazione) ma endogena (di chiarezza e coerenza); secondariamente, e soprattutto, perché, nonostante il CV dell’Autore sia già ragguardevole, la qualificazione verte non sul “chi sono”, sul cursus honorum più ancora che sul cursus studiorum, bensì su “cosa promuovo e cosa no” e “qual è il canone di poesia che privilegio e mi sento di promuovere”.
Anche se poi le estremità si toccano, perché è ovvio che quanto più avrai letto e studiato tanto più il tuo canone sarà raffinato e argomentato, si tratta di una posizione diametrale a ciò che avviene di solito. Per usare due frasi tratte dal recente pamphlet di Adriano Sofri su Piazza Fontana: di solito l’autorità critica è basata sul curriculare “sostegno di una vanità impermeabile all’autoironia”; Castiglione invece sposa il principio che le indagini sostanzialmente ben condotte “valgono indipendentemente dalla qualificazione sindacale dei loro Autori”.

Proprio la pratica di recitare il proprio “background culturale”, che è il secondo punto dell’operazione di trasparenza critica di Castiglione, è una ginnastica che trovo molto salutare. Con tutte le difficoltà del caso, date principalmente da révirements anche profondi che possono interessare le varie fasi della propria esistenza e attività. Ricordo che in un’intervista non troppo risalente a Pierre Boulez si evidenziava come in uno dei suoi cavalli di battaglia interpretativi, Le sacre di Stravinskij, il Maestro avesse costantemente privilegiato la complessità ritmica per poi improvvisamente, negli ultimi anni, venir folgorato da “il canto… il canto…”
Per quanto mi riguarda ho attraversato una fase (potremmo chiamarla “di contaminazione archetipica”) ben definita, in concomitanza con le mie prime uscite; una fase che col tempo si è erosa in favore di un certo sentimento del tempo che viviamo, e che richiederebbe minore autocompiacimento e autoreferenzialità e maggior focus sulla realtà. C’è poi, d’incrocio, tutta la tematica del linguaggio poetico, nell’an e nel quomodo. Insomma, prometto di fare gli esercizi e spero anch’io di giungere a una carta d’identità in pochi punti.

Ugualmente interessanti sono le altre due prove che il critico trasparente dovrebbe affrontare: declinare “motivi, scopi e modi” dell’intervento critico e poi elencare i “libri rifiutati o di cui si ha opinione negativa”. Il primo punto è trattato forse con troppa acribia, ma valida è la distinzione tra saggio (o articolo accademico), che dovrebbe interessare l’intera produzione di un Autore, e recensione o nota di lettura alla singola opera. Per quanto concerne i miei scritti, probabilmente ho assunto dignità di saggista solo in rapporto all’opera di Liliana Ugolini, mentre per quasi tutto il resto sono scettico sulla capacità di un Autore di conservare sufficiente freschezza per interessarmi lungo tutta la sua parabola creativa, perciò preferisco esaltarne le singole opere in nota. Vero è che, annota Castiglione, durante il saggio dovrebbe essere osservata un’astensione di giudizio, ma credo che la tematica dell’an sottenda sempre un giudizio: il fatto che il contributo esista mi dice ex se che l’autore merita, ha una precisa significanza storico-letteraria.

Per finire, la critica negativa o il diniego di critica. Qui ci vuole un certo eugonadismo, perché il mondo letterario è basato sul quieto vivere, e quindi o si parla bene o si tace. Quieto vivere che spesso è do ut des, laudo ut laudes. Però, come scrive Erica Jong in Come salvarsi la vita, il coraggio s’impara a gustare col tempo, come il caviale. E dal canto mio, quando amici e colleghi cui donai il mio primo libro si sono dissolti nello spazio, probabilmente per evitare di dirmi che secondo loro faceva “pena al pene”, ci sono rimasto peggio che se me lo avessero detto. Poi dipende dal carattere di ciascuno, molti altri prendono letteralmente fuoco.
Al momento attuale non ho ancora scritto una recensione totalmente negativa: ci sono stati giudizi misti, oppure propendo per la nota privata via email. Uscire dalla placenta donabbondiana non mi è facile per temperamento. E Castiglione stesso mostra qualche difficoltà nel momento in cui i primi quattro strumenti critici che elenca (dall’articolo accademico fino al poem shot compreso) sono indirizzati verso opere che comunque meritano, valgono.
Parentesi: mi piace anche il senso di costruzione in fieri che promana da questo scritto di Castiglione. Chiusa parentesi.

Per quanto riguarda inviti a presentare a recensire o a prefare-postfare, il mio problema non è quello di rifiutarne ma proprio quello di non riceverne quasi più dal giorno (17 marzo 2011) in cui ho iniziato a uniformarmi alle mie regole d’ingaggio che prevedono 3) che il mio lavoro critico non è gratis; 3bis) che i libri editi a pagamento li recensisco solo se sono meritevoli artisticamente senza riserve. Soprattutto la regola 3 mette una bella pietra tombale su qualunque attrattiva io possa esercitare, e infatti è successo che due persone che volevano un mio apporto critico (una delle quali peraltro lo avrebbe inserito in un giornale a pagamento) hanno sentito dalla mia voce la parola proibita “gettone” e si sono dileguate.
Dunque la motilità della mia critica avviene quasi esclusivamente attraverso mio impulso individuale, e primariamente in questo blog. Poi può darsi che qualche mio scritto recente lo troviate anche altrove, essendo redistribuibile secondo licenza creative commons by-nc-nd.

Concludendo, mi riservo di tornare in futuro sulle tematiche offerteci dallo studioso nato ad Alessandria. Sicuramente proverò a individuare un “canone” (parola che non mi infastidisce affatto di per sé, poi però può darsi che io non riesca a trovarlo) della mia critica. Del pari metterò in agenda gli altri due punti, in particolare la critica negativa, che dovrebbe riuscirmi via via più semplice visto che la mia vena poetica (if any) è prossima all’esaurimento e dunque presto non sarò passibile di “ritorsioni”.

Bon courage (a me e a tutti).

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2 Risposte

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  1. Caro Roberto, dal momento che non ho più il piacere di incontrarti, ti leggo attraverso la rete e questi tuoi pensieri presentano una persona che continuamente si mette in discussione approfondendo quello che gira intorno. Il sistema è buono e il fatto che le domande restino senza risposta son già esse motivo di crescita.. Mi spiace solo il tuo allontamento dalla poesia, la domanda eterna per eccellenza…
    Auguri di buona vita….Liliana

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    Liliana Ugolini

    15 dicembre, 2012 at 04:16

  2. Caro Roberto,
    ho letto questa tua articolata chiosa-ripresa al mio pezzo su Poesia 2.0, già oltre una settimana fa. Mi sono riservato un po’ di tempo per rispondere, complici spostamenti vari e incombenze natalizie. Inutile dire che, accanto al piccolo piacere, privato e un po’ narciso, di essere ascoltati e continuati in una sorta di dialogo differito, il grande piacere che ne provo è di sapere che l’esigenza che ho avvertito a un certo punto di fare chiarezza (dentro me, ma esponendo pubblicamente,altrimenti è chiarezza a metà), anche in vista dei compromessi a cui quasi tutti siamo sottoposti, è un’esigenza condivisa profondamente: un senso, qui, non solo di supporto convinto (che già è tanto) ma di necessità condivisa al punto di costruire da qualcos’altro (in questo caso, il mio pezzo) che è isolato perché non ho mai avuto la fortuna di leggere auto-critiche della propria prassi.

    Sulla storia del gettone: fa parte dell’anomalia italiana per cui i poeti e i critici debbano vivere d’aria (idealismo crociano e scissione tra spiritualità e materialismo?), ma è ovviamente un grave errore. Qui in UK la gente paga per sentire un poeta, che non può essere da meno di un cantante o un uomo di teatro, o un musicista. Anche Stefano Guglielmin è stato aspramente criticato per aver deciso di farsi pagare per note critiche a gente che gliele chiedeva (rallentando, in molti casi, il reperimento del buono nell’attenzione “dovuta” a prove acerbe). La questione è complessa, perché la poesia si muove nel mercato senza gli strumenti a disposizione di tutte le altre merci, materiali o no. Tra l’altro, lessi lo stesso anche sul blog di Marco Giovenale, oberato da richieste di note di lettura e simili: un conto è la militanza, lavoro gratuito e appassionato; ma questo non può essere esteso alla totalità del tempo, ma solo ritagliato: altrimenti, come si sopravvive materialmente?

    Non conoscevo il tuo blog. Ci tornerò, comunque. Già la 56 cozza mi ha colpito, trovo che abbia una poeticità robusta e indipendente, proprio ciò che cerco in un poeta. E sarà bello leggere la parte che scriverai sulle recensioni negative.

    Alla prossima, dunque.

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    Davide Castiglione

    25 dicembre, 2012 at 11:57


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