Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Colpo (apo)plectico

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Imbriani

Cesare Imbriani (img ©finanzaecomunicazione.it)

Sentir parlare di poesia in un telegiornale è cosa più rara che imbattersi in un pentafoglio (siamo oltre il quadrifoglio). Così ieri, reduce dal freddo che nelle giornate limpide cala come mannaia sul buen retiro non appena il sole tramonta, m’è quasi preso un colpo nel vedere che il tg1 delle 17 ospitava un servizio sulla presentazione di una raccolta di versi!
Si trattava del nuovo libro di Cesare Imbriani, Voci senza terra ed altro, edito da Plectica e portato all’attenzione dei lettori di Roma lunedì scorso. Probabilmente sul sito di RAIuno si può anche ritrovare il filmato, ma come ogni linuxiano che si rispetti sono allergico a silverlight e quindi dovete farlo da voi. Io intanto ve lo racconto.

La cosa prometteva piuttosto bene: sala ampia, buon pubblico, relatori altisonanti appartenenti alla koinè poetica (es. Elio Pecora) ma non solo (Marcello Veneziani). Un’attrice altrettanto famosa, Ida Di Benedetto, ha letto alcune poesie e la telecamera la immortala all’opera, dinanzi a un leggio…
Ma il servizio ci dice qualcosa di sostanziale sulle poesie di Imbriani? o ce ne fa assaggiare qualcuna dalla voce della Di Benedetto? niente affatto. I pochi minuti a disposizione sono spesi per le inquadrature degli intervenienti, per dirci che Imbriani è ordinario di economia alla Sapienza, e per una battuta dell’Autore che, qualificato in sovrimpressione come “economista e poeta”, spiega (quasi dovendosi implicitamente discolpare dal vizio poetico) che le due discipline sono entrambe imprescindibili per la sua completezza interiore e felicità. Fine. Sigla.

Morale della favola: la polpa della notizia e dell’attenzione mediatica continua a non essere il libro ex se, ma il “personaggio pubblico-E-scrittore. Tematica/problematica che chi mi segue conosce bene. E che appare ahinoi confermata non solo da questa breve di cultura, ma anche dal comunicato stampa, che non reca reperti in versi.
Pensate che ieri sera ho visto un vecchio film col grande Laurence Olivier nel ruolo di un detective che a un certo punto si sfoga così: “mio padre avrebbe preferito che facessi il poeta”. Risate a denti stretti in salotto e controbattute: 1) facciamo a scambio di babbi, Sir?! 2) oggi sarebbe più proficuo che si presentasse come “investigatore e poeta” che come poeta tout court.
Tornando al servizio del tg, qualcuno più malizioso potrebbe pensare anche a un caso di SLAP (ossia la terza testa del Cerbero) – ma ovviamente non c’è alcun elemento e qui siamo garantisti a nastro.

Aspetto di poter prendere conoscenza con la poesia di Imbriani – che tra l’altro ha all’attivo anche un precedente volume per Scheiwiller, legato a questo ultimo dal suffisso con (evitabile) eufonica “ed altro” nel titolo – nonché con la casa editrice Plectica, che non conoscevo e il cui nome magari giro agli amici di TdL per le loro indagini “diafaniche”.

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Una Risposta

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  1. (…) come volevasi dimostrare : la logica becera di questi anni di m. televisiva contempla ( privilegia ) l’apparire . L’essere viene dopo , molto dopo , o non viene per niente . Quanto ai presenzialisti li odio cordialmente. In questa italietta mediocre vengono percepiti come vincenti , loro lo hanno capito perfettamente e quindi perseverano.

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    leopoldo attolico

    7 dicembre, 2012 at 17:39


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