Emancipazione inflattiva

Li ho visti, sono arrivati alle tre e mezza del mattino. Un trio, indistinguibile nei volti, che si muoveva con circospezione e che inizialmente ho pensato facesse parte dell’entourage rockettaro-alcolico dei frequentatori del pub ormai chiuso. Poi uno di loro è andato a prendere qualcosa che aveva nascosto in precedenza tra i cassonetti dei rifiuti e, nel tempo di contare fino a quindici… splat! hanno affisso due fogli presso la centralina sottostante. Intuivo chi fossero ma la sera seguente sono andato a vedere e, oltre a immortalare il lascito sotto casa, ho notato che l’azione è stata capillare soprattutto lungo la via parallela, riempita di poesie come avevo osservato solo in altri quartieri.

mep
il MEP in azione (clicca per ingrandire)

Si tratta di tre militanti del MEP, ossia del Movimento per l’Emancipazione della Poesia, attivo a Firenze ormai da anni e che ha ingrossato notevolmente le sue fila di autori, rigorosamente indicati per sigla. Ne ho notizia da tempo e so che le opinioni in merito si dividono equamente tra “benemeriti” e “imbrattatori degli spazi pubblici”; nel frattempo mi accorgo che non ho mai espresso la mia, dunque eccovela.
A me piace tantissimo l’idea di una città tappezzata di poesie (rispettando, come il MEP fa, gli spazi di pregio); ma per il mio metro molte di queste poesie (quelle che leggo sui muri e quasi tutte quelle che leggo sul sito, anche se c’è qualche lodevole sforzo) hanno poca qualità né riescono a uscire da un ungarettismo solo formale (versi monoverbali, talvolta fatti solo di una congiunzione: che stress); da un istinto aforistico, cannibale verso ogni ricerca sulla parola o sul metro, che spesso le rende una sorta di “frasi a effetto sfilettate” in versi; nonché, quello che secondo me è più grave, da un’autoreferenzialità intimista.
Siccome questi connotati denotano, a mio avviso, una giovane o molto giovane età dei militanti, mi sento, con la mia zazzera ormai brizzolata, di dar loro un consiglio che è una sfida: parlate di più della strada, della società! A maggior ragione dato che scrivete i vostri versi perché siano affissi in quel ventre spugnoso che è il centro storico!!

JM
JM nella sua caratteristica location

Proprio accanto alle poesie che avete affisso l’altra notte passa le sue giornate JM, un uomo senza fissa dimora che vive costantemente in piedi su quella soglia o su quella accanto, dice di essersi laureato in Francia, spende in sigarette le elemosine (tante il primo anno, sempre meno col passare del tempo) e ogni tanto va al bar prospiciente per farsi fare un caffellatte e andar via confidando, finora a ragione, che i proprietari mossi a compassione non lo facciano pagare.

Ecco: per tornare ad avere un ruolo egemone nella società, finalità che vi proponete nel vostro manifesto, la poesia (quando non il poeta) deve lasciare un attimino in disparte idilli e dissidi col partner, o comunque le stanze chiuse del proprio io, e tornare a occuparsi della società, dei suoi attori, dei suoi innumerevoli disagi e paradossi. Non si esce da ciò, anche se è una prassi in disuso (perché ardua e anti-masturbatoria).

A questo v’incoraggio, cari amici del MEP. Altrimenti la vostra emancipazione non sarà che un contributo all’inflazione di poesia che viaggia nel web o nei meccanismi plutocratici dell’editoria a pagamento – perché, purtroppo, basta qualche centinaio di euro per emancipare/nobilitare qualunque tipo di scrittura, da tara bubba magna tara bubba caga (cit.) fino a voci meritevoli ma sfortunate o impazienti. Dunque, e in ultima analisi, è la capacità della poesia di rappresentare il proprio tempo che prelude alla sua vera libertà e centralità, a prescindere dagli stilemi di moda. È una lezione che mi sono autoimposto di imparare pure io: può darsi che non la impari mai (anche perché occorre essere “sul pezzo” e avere spirito di sintesi), ma cerco di essere coerente.

Bon courage.

4 commenti

  1. Caro Roberto, avrei preferito leggerti o sentirti direttamente dopo tanto tempo…Comunque l’articolo è giusto e condivido ciò che dici. Un caro saluto. Liliana

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  2. Ciao Roberto, non sapevo dell’esistenza del MEP, ma la mia ignoranza sull’argomento è nota in questo e…altri siti :-). Ti leggo piuttosto amareggiato, però. Pensa a me che non ho neanche la zazzera, ormai.
    Ciao!

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  3. Ciao Bob. Questo MEP Una Sorpresa ma…condivido le tue perplessità e i tuoi suggerimenti affinché questo tipo di azione poetica possa maturare qualche giudizio positivo anche da parte di chi si fermerà per il tempo brevissimo di una lettura andandosene senza scuotere la testa…

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