Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

das Augiasblick

with 2 comments

augiasa beneficio di chi, a differenza del sottoscritto, non fosse abbastanza “comunista barra interista barra extracomunitario” etc. per leggere Repubblica, segnalo che lo scorso martedì 3 luglio il buon Corrado Augias si è occupato di rispondere a una vittima dell’EAP (sottogenere: narrativa). La Signora serenamente si firma e allega email, dunque è abbastanza facile risalire, a colpi di motore di ricerca, anche all’editore accusato (curioso che un’amica di penna mi chiedesse un parere su questo editore non più in là di un mese o due fa).
Allego una miniatura non espandibile del layout di pagina. Il testo integrale della missiva e della risposta si può leggere per intero qui o cliccando sull’immagine.
Quasi due mesi fa Augias, sempre su impulso di un lettore-vittima, si era già profuso sul tema con un commento che a me non piace ma che sul piano logico reggerebbe pure, quasi assolvendo la vanity press (anzi il vanity writing) e riconoscendole le attenuanti del lifting alle memorie, dello stimolo alla lettura, della salubrità dello scrivere rispetto all’appiattirsi sul divano dinanzi alla TV; ma distinguendola nettamente dallo scrivere come cosa seria. Peccato che il discorso non regga sul piano pratico, come abbiamo detto circa un fantastiliardo di volte, perché l’apparato critico e concorsuale pratica un indefesso e impenitente ducamantovanesimo (?) e dunque è agli antipodi di questo doppio binario.

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Written by Roberto R. Corsi

6 luglio, 2012 a 13:00

Pubblicato su EAP, editori, rimuginazioni, riviste

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2 Risposte

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  1. Sì, caro Roberto, l’avevo letto anch’io su Repubblica. Si dicono molte verità a proposito e , per mala fede, si possono rigirare molti ” allocchi” ma non tutte le case editrici che chiedono un contributo nell’acquisto dei libri sono truffaldine. Qualcuna aiuta davvero l’esordiente farsi conoscere non tutti possono usufruire di raccomandazioni per farsi leggere nei posti giusti ed è lecito sperare di vedere pubblicato il lavoro. Se sarà buono troverà comunque la sua strada. Molti grandi scrittore hanno iniziato a pubblicare a pagamento… L’importante è scegliere le case Editrici guidate da persone serie che non approfittino della situazione- Certo tutti vorremmo essere “scoperti” ma il cammino è lungo e difficile e all’inizio è lecito ” sporcarsi”…almeno per far capolino in questo baillame…

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    Liliana Ugolini

    6 luglio, 2012 at 15:45

    • io sinceramente il concetto di “persona seria” che fa pagare per pubblicare non riesco proprio a capirlo. Allo stesso modo in cui nessuno capirebbe un’azienda prestigiosa che imponesse ai lavoratori di pagare per lavorare per “far carriera” o curriculum con questa “prestigiosa” esperienza. Tutta questa sindrome di Stoccolma verso l’editoria a pagamento (mi viene da pensare che avesse ragione chi ha detto, Montanelli mi pare: Gli Italiani sono sempre pronti a fare la rivoluzione se i carabinieri sono d’accordo) riesco a giustificarla solo ipotizzando che siano gli scrittori stessi a pensare che il loro non sia un lavoro ma solo un hobby, come giocare a scacchi a un circolo, quindi sia lecito pagare una quota associativa per poter magari vincere qualche torneo. E il bailamme esiste proprio perché non c’è selezione, se paghi ti pubblicano.

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      Roberto R. Corsi

      6 luglio, 2012 at 15:58


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