Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Enigma (publishing) variations

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Giovanni Turra Zan

GTZ & micio in una bella foto ora su liquida.it

Ho conosciuto epistolarmente Giovanni Turra Zan qualche settimana fa: leggevo un paio di blog in cui veniva recensita la sua ultima raccolta e, nei versi di apertura, ho colto un’affinità casuale (amplificata dalle osservazioni critiche di Giovanni Nuscis) con l’immagine del vecchio incontinente che sta a chiusura della prima poesia del mio Sinfonia n. 42; casualità questa che mi ha incuriosito a meglio conoscere l’opera del poeta vicentino. Dopodiché l’Autore è stato così gentile da omaggiarmi di una copia del libro, che ho appena finito di leggere.
Minimi esodi ad Albion road è una raccolta di 37 liriche in bilico tra il diario (la catalogazione topografica, oggettistica, linguistica) e l’esistenziale, in cui il linguaggio conosce profonde concrezioni poetiche che richiedono tempo, lentezza e rimuginazione, per poi aprirsi a squarci riflessivi di chiaro – fino a mettere quasi in dubbio, nella bella chiusa che voglio riportare, la fisicità stessa di questo viaggio londinese:

Ecco, noi siamo il nostro andarcene,/ tra l’acusia di una sillabazione delle proroghe/ e la fuga dal divelto, dai lontani insoluti/ fattisi pensiero che non satura.// Stiamo a dirci del partire come promessa,/ come celebrazione di un contratto che/ ci provi a vita. E in fondo basterebbe/ la rinuncia al verso, una pioggia che asciughi il varco/ tra le rughe, un solo punto di misura del contorno.

Proprio il gioco a scomparire (se volete, il vivere come prendere congedo, caro a Blanchot) e talora a non essere mai stati è un leitmotiv che attraversa la silloge, ad esempio nella poesia che ho trascritto sul mio taccuino. Altra arteria è il dolore – onnipresente, medicalizzato o disperso per reazione nell’isolamento volontario a ricrearsi un “sistema sanitario intimo” (p. 17).

Fin qui la nota di lettura.
Ma questo volumetto (dalla cover gialla come “le cose che sanno del giallo/ di una giostra a cavalli” nella sopra linkata lirica di p. 22, carica d’inesistenza: indizio?) nasconde in sé una particolare connotazione “enigmatico-editoriale”, da cui il titolo del post, che cita Elgar.
Quid, infatti, dell’editore Constable il cui nome campeggia in copertina?
Nulla su internet. Nel colophon le idee mi si fanno confuse: © Constable Publications, London, 2011 ma… (stampato in Italia)?!?! e un codice ISBN che può sviare per dieci secondi al massimo: 123-45-67891-23-4
Terminata la lettura, un altro segnale ambiguo: l’indirizzo della casa editrice è Colvestone Crescent (indirizzo reale, “appendice gonfia e dolente” citata nella raccolta, quindi probabilmente luogo del vissuto autoriale); ma il numero telefonico è… un cellulare italiano!
G00glando il quale, in effetti, arriviamo all’ultimo anello della catena, che era anche il primo.

Che Constable Publications esista veramente o meno come realtà editoriale (ma il “bogus isbn” mi fa propendere per la seconda ipotesi), sta di fatto che Giovanni si è autoprodotto e autostampato. Del resto, cercando altre informazioni, ho poi scoperto che la raccolta era stata già pubblicata in pdf sul sito di quel profondo conoscitore della poesia che è Francesco Marotta (quindi potete scaricarla comodamente partendo da questa pagina); inoltre, come inedito, aveva vinto il primo premio 2011 alla Fiera dell’Editoria di poesia che si è tenuta a Novi Ligure.
Il commento dell’Autore sul sito di Marotta era già (si direbbe, appunto, in inglese) self explanatory e spiegava in modo chiaro l’operazione-Constable. Niente di surrettizio, dunque. Per chi come me c’è arrivato a ritroso, dal libro, tutto ciò è soprattutto un succoso coup de théâtre che, dando allo stesso prodotto-libro una connotazione londinese che attecchisce alle liriche, potremmo chiamare “editoria” di ambientazione. Mi fa pensare a uno spettacolo teatrale targato Mauri-Sturno (non dico il titolo per non rovinarvi il gusto di assistervi) nel quale, nella locandina e nel programma di sala, venivano coniati tanti nomi di “interpreti” che altro non erano che anagrammi di Roberto Sturno, il quale impersonava tutti quei ruoli, rivelandosi solo nel finale.

Leggendo il commento apprezzo la fondatezza delle valutazioni che stanno alla base della decisione di autoprodursi, e che ben conosciamo (che differenza c’è – si chiede giustamente Turra Zan – tra un editore che non distribuisce e uno stampatore? Tanto vale allora stampare e non pagare una mera, onerosa, intermediazione sub specie editionis!); nonché quella spruzzatina d’ironia non solo verso i patiti del marchio editoriale come ente legittimante (qui se ne crea uno con tanto di blasone), ma anche verso gli integralisti del libro carne ac ossibus (quelli che… un ebook non è un libro, o meglio non è una “pubblicazione” vera e propria).

Purtroppo però nella vicenda non c’è solo brillantezza mista a ironia, ma anche la conferma di un punto dolente.
In sintesi: Giovanni Turra Zan ottiene il primo premio durante una fiera cui hanno presenziato fior di case editrici (lèggine l’elenco in fondo a questo articolo). Dunque possiamo dire che la sua opera vale: ottiene riconoscimenti, viene (o dovrebbe venire) valutata quantomeno dagli editori che afferiscono alla manifestazione.
Bene: a questo giudizio di valore non segue, a detta dell’Autore, alcuna proposta editoriale gratuita, non a pagamento.
Ecco, ciò mi sembra l’ennesima lastra tombale rispetto ai discorsi sulla “ricerca della qualità” da parte degli editori di poesia. Se non ci si attiva virtuosamente nemmeno in favore di chi emerge da una kermesse cui si prende parte, siamo messi proprio male.

A Giovanni l’augurio che possa presto e per davvero diventare editore dinnerware di poeti di qualità, eventualità che ha espresso nel già citato commento. Per spostare di un pochettino la lastra c’è bisogno di gente trasparente e con le idee chiare.

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3 Risposte

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  1. mi sento orgoglioso di essere amico di gtz – una mente fine e lucida come poche, dotata insieme di umanità e di ironia. grazie a te roberto che ti sei accorto di tutto questo. molto bello il tuo percorso conoscitivo descritto nel blog. un saluto a entrambi. roberto cogo

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    roberto cogo

    11 aprile, 2012 at 12:00

  2. faccio pendant scledense con Roberto Cogo, e vicentina, con Giovanni: vecchi amici con i quali di queste cose abbiamo a lungo discusso, senza trovarne il bandolo salvifico. Complimenti da parte mia per la nota critica.

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    gugl

    11 aprile, 2012 at 14:15

  3. Grazie a R. Corsi per la nota, tanto gradita quanto inattesa. E agli amici Roberto C e Stefano G per la compagnia di qualità. Rara nei tempi del new realism che attraversiamo, chi più chi meno, con una dose di angoscia. Non ho certo la pretesa di trovare bandoli salvifici, ma mi accontento di scartare gli organizzatori di stampa (come li chiama Gugl) che si fan avidi quanto, a volte, pure aggressivi. Magari piangono pure il morto o fan finta di esser signori, e aihmè non lo sono. Preferisco certamente le buone compagnie a questi, per quanto colti. E conto di ingrassare in vecchiaia, non di contribuire a gonfiare chi reputo non meriti. Au revoire, GTZ

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    Giovanni Turra Zan

    11 aprile, 2012 at 21:13


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