Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

il Prometeo secondo Maria Pia

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Maria Pia Moschini

Maria Pia Moschini durante una performance (foto Marco Zoli su literary.it)

Il Teatro è vuoto. L’Orchestra assente.
Nello spazio disabitato stormi di uccelli tentano la fuga, una migrazione precipitata attraverso la cupola di cristallo in uno spazio acustico.
L’apertura si richiude sul loro urlo impazzito ed io qui, immersa nella mia non consapevolezza, tento di convogliare ali e grida attraverso porte e tendaggi, mostrando la luce.
Così i versi di questo Prometeo, saggio poetico di Roberto R. Corsi e Liliana Ugolini, piovono dall’alto e si ribellano alle strettoie della pagina, al rigido incolonnarsi delle parole.
Il mito si adorna di luci e promesse, al di là di ogni decifrazione: l’evasione dal modulo concettuale mi conduce su una rupe altissima da cui posso contemplare l’insieme.
Colori in dissolvenza si annodano a suoni ben definiti, codificati. Afferro le immagini ridotte a pagine per una violenza necessaria, fuggite dalla fluorescenza dello schermo, e avverto il puntiglio di una suggestione /soggezione.
L’attacco di panico è in agguato… il vuoto culturale non lascia spazio a ricerche improvvisate.
Scopro una possibile attinenza fra il porpora di Rimbaud e la funzione del porpora nel Prometeo, un colore che si allinea al movimento creativo della materia. È qui forse l’incisione dinamica di un segno che ricompone una traccia leggibile? Impatto liquido con la stereofonia, contrazioni e dilatazioni dell’io nella radice arcaica delle parole: la poesia si libera dai viluppi delle congetture e sorvola l’architettura delle liriche, le accerchia, ne succhia come un colibrì il nettare e lo riversa in un’acustica differenziata, spiraliforme.
Provo, sospinta da una forza segreta, a scardinare il congegno, a liberare gli uccelli prigionieri a uno a uno, con delicatezza. Ogni verso un battito d’ali, un frullo. Nella mia ingenuità sento di compiere un gesto simbolico, salvifico, mi compiaccio per la gioia effimera che mi scalda, al di là di ogni tipo di razionalità, gioia non dell’accogliere ma dell’essere accolti.
L’Opera di Roberto R. Corsi e Liliana Ugolini si è concessa alla mia necessità di conoscenza, all’eco che risuona nelle cavità segrete della mente. È cultura tutto ciò che ci modifica e in questo lavoro l’effetto modificazione è assoluto. Un’aurora boreale? Forse è questa l’essenza di Scriabin… un fenomeno raro, non concesso a tutti. Occorre il viaggio, l’aspettativa, il sogno.
Allevo momenti sublimi in suoni stratosferici e libero gli ultimi uccelli che ora si posano leggeri sulle mie spalle, simili a suggeritori esistenziali. Scriabin, seduto compostamente in un palco, è colpito da un filo d’aria, da un reflusso di luce. Mi saluta con un gesto della mano ma più che un commiato sembra un …via…via… come si fa con le persone moleste, con i postulanti. Resto nel dubbio e lascio la cavità ora silenziosa del teatro vuoto in un vorticare di concetti resi impalpabili da un astruso vento lilla, corale, magnetico.

Difficile parlare di mere “recensioni” o “critiche” nel caso queste provengano da Maria Pia Moschini, scrittrice fiorentina che già mi ha onorato qualche anno fa occupandosi de L’indegnità a succedere – potete leggere il suo scritto cliccando qui; in calce al post avrete accesso anche a una sua raccolta preziosa, Bataclan. Amo il suo procedere nei testi, il suo viaggiare ironico e immaginifico dentro gli altrui viaggi, senza paura di strambare, di cercare col proprio cannocchiale refoli e venti, come uno skipper coraggioso. È così, credo, che ci si dovrebbe porre nei confronti della poesia, in particolare di quella di ricerca. Grazie Maria Pia, a nome mio di Liliana e di… Prometeo!

Per scaricare l’ebook Gli occhi di Prometeo segui questo link. Per un’anteprima – scelta di testi a cura di F. Marotta segui invece quest’altro collegamento.

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Written by Roberto R. Corsi

23 gennaio, 2012 a 09:51

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