Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

ToMbin tax (un post su cui avrete da ridire)

with 8 comments

Tobin

L'economista James Tobin quando ancora non aveva la emme nel cognome (dal sito nobelprize.org)

Ho deciso di autotassarmi.
Lo faccio perché ultimamente provo una sensazione di sovraccarico.
Ogni giorno apro il mio lettore di news e, pur essendo abbonato sì e no a una dozzina di portali, non ci trovo mai, nell’arco della giornata, meno di quattro-cinque raccolte inedite di versi e un numero imprecisato di note di lettura, recensioni, interviste a poeti.
4 moltiplicato 365 (anzi 366, per questo anno bisesto) fa millequattrocentosessantaquattro prove l’anno. “Lo puoi dire lettera per lettera?” direbbe un personaggio di Bukowski “No?” “E allora lascia stare…”
Ovviamente, infatti, non farò mai in tempo a leggerle tutte con la dovuta attenzione, e il fantasma di ciò che ho pretermesso mi perseguiterà nei giorni a venire.
Spesso colloco le “stelline” accanto al post, a mo’ di promemoria di lettura, e il risultato è che sono dinanzi a un firmamento. Altre volte mi do da fare con criteri draconiani di selezione (regole tipo: IF RELIGIONE=1 AND VERSO<5 THEN END), ma il filtro, pur fondato, potrebbe trattenere un po’ troppo materiale.

Prima ancora di tutto ciò avrò verosimilmente controllato la casella di posta scoprendo d’esser stato invitato da un paio di persone a proporre mie poesie “entro il giorno X” con “argomento Y”, ai fini dell’inclusione in una qualche antologia. Queste email non giungono più frequentemente come prima (cadendo in pieno nel punto 3 delle mie RDI, finisco col chiedere quanto sarò retribuito per il mio lavoro di scrittura, con relativo gelo e fine delle trasmissioni), ma giungono. E sebbene abbia volentieri partecipato anche io in passato, ora, invecchiando, la cosa mi dà un fastidioso senso di poetry-o-matic.  Tipo:

Ue, Corsi, ce la fai avere una poesia con argomento “buoi di Chianina” per il 10 ottobre?
– Un attimo che controllo sul palmare… Aggiudicato, ma per un pelo: entro il 9 devo scriverne una sul castagnaccio (per la sagra) e l’11 devo consegnare un epinicio sul centravanti dell’Udinese (per la serata friulan-leopardiana È funesto a chi nasce il Di Natale)

(e non pensate che estremizzi più di tanto)

Insomma, entro quotidianamente nel ventre del movimento poetico e ci ritrovo una marea ingestibile di materiale / tecnicamente riproducibile ad nutum.
Mi sembra che la poesia sia diventata un algoritmo e, peggio ancora, che stia esaurendo rapidamente tutte le sue declinazioni possibili. Più volte mi è capitato di ritrovare in maniera del tutto indipendente e casuale una notevole assonanza tra alcuni miei passaggi e versi di contemporanei, senza che nessuno di noi due avesse preventivamente letto l’altro.
Sta accadendo alla materia poetica quello che avviene agli indirizzi IP: stanno terminando le loro combinazioni, infatti si sta passando dall’IPv4 all’IPv6; solo che noi ricombinatori alfabetici non possiamo passare a un protocollo più complesso (o forse sì, nel senso che possiamo tornarci: il discorso si allunga troppo), dobbiamo fare i conti con gli strumenti che abbiamo.
Ed è assodato (c’era scritto anche sul Sole 24ore domenica scorsa nella sezione L’economia spiegata ai ragazzi) come il successo e il séguito di un’attività siano legati alla sua relativa irriproducibilità…

Queste le mie sensazioni del momento.
Che ovviamente valgono anche e soprattutto per la mia poesia.
Proprio ora sto ultimando una raccolta “a tema” (mi sono imposto, ratione tituli, che le poesie debbano essere un certo numero) e ho il sospetto che il desiderio quasi orgasmico di terminarla mi porti ad avallare materiale scadente.
Del resto io non vivo dei proventi [autoTROLOLOL] della mia poesia, per me è già un successo essermi sganciato da Equivoci Aspiratori di Pecunia (EAP). E avere attuato un comportamento virtuoso sia in sé sia per le mie tasche.
Essendo vero quanto sopra, ne consegue che qualcosa nella mia poesia, o tutto, non vada. E che quindi, nel momento in cui la pongo in essere, io (oltre a sottrarre forza lavoro all’agricoltura) stia succhiando via spazio parola e accostamenti a più felici modelli di espressione. In pratica, sono parte attiva e motrice del sovraccarico.
E dunque? Non smetterò certo di scrivere poesie ma, a maggior ragione avendo sottratto il portafoglio ad attacchi viziosi, mi autoimporrò una piccola “tassazione sulle transazioni poetiche” (che ho infatti battezzato ToMbin tax, sulla scia del famoso prelievo di cui tanto si discute e aggiungendo una M per sancire il suo carattere di coperchio a questo “fiume” del dire – e del dirsi – mio e altrui).

UPDATE del 6 febbraio: ho scoperto con una ricerca internet che, una settimana prima di me, il gioco di parole era stato utilizzato dall’ottimo Nico Pillinini de La Gazzetta del Mezzogiorno. Qui la sua vignetta, a tema strettamente politico-finanziario. Sua dunque la palma del più rapido nel calembour; mia resta la stralunata idea dell’applicazione “poetica”.

Comunque, ecco la sostanza di questa tassazione.
Ogni anno farò il conto delle poesie che ho pubblicato/condiviso l’anno precedente e verserò mezzo euro per ciascuna a un ente culturale che mi soddisfi per virtute e trasparenza. Naturalmente ragguaglierovvi debitamente in questa sede.
In tal modo confido di poter continuare a dire quello che sento di dover dire, togliendo di mezzo la sensazione di alimentare un Moloch senza risponderne.

Before you ask

  • La Tombin tax è una mia risoluzione soggettiva, non mi sento di sponsorizzarla apertamente presso di voi, anche se sarebbe bello che ci pensaste, ciascuno secondo le proprie possibilità. Se la adottate o pensate a qualche correttivo fatemelo sapere, qui nei commenti o con un link o come vi pare: resterà sempre una imposizione su base volontaria, anche se mi eleggeste premier.
  • Naturalmente non vuole essere un freno totale alla produzione poetica; ma un disincentivo alla sua inflazione, cioè a sparare poesie a palle incatenate, sì. Diciamo che è una tassa ecologica, sostenibile, e finalizzata a una maggior riflessione.
  • E non sposta di una virgola il mio giudizio su temi quali l’editoria a pagamento (che da un lato è un’autoimposizione viziosa, non virtuosa, e dall’altro ha un palese effetto inflattivo della poesia in circolo; dunque è doppiamente incompatibile con la Tombin: non pensate di mettervi in regola pubblicando a pagamento!!), la sempre troppo scarsa attenzione degli editori seri alla poesia (dovuta a motivi economici a loro volta originati dal disinteresse/diseducazione del pubblico verso la poesia; anche qui l’inflazione di materiale credo c’entri qualcosa), l’agere per conventiculas costantemente alla base dei meccanismi di consenso e promozione tra addetti ai lavori (qui c’è solo da cambiare registro e mentalità).
  • Infine voglio segnalarvi il sito italianissimo Eppela che propone una ricetta di microfinaziamento in crowdsourcing onesta e convincente e, per il suo taglio, adatta all’investimento dei proventi della ToMbin. Penso che cercherò qualcosa al suo interno…

UPDATE: Grazie a Roberto Maggiani e Anna Costalonga per avere rilanciato e dedicato un post a questa rimuginazione

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Written by Roberto R. Corsi

17 gennaio, 2012 a 11:12

8 Risposte

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  1. Caro Roberto, tra il divertito e il disperante ho letto la verità nella tua proposta Tombin tax e, pur non autotassandomi ( sto in questo momento pubblicando molto in e.book pensando di essere in scadenza a termine e quindi spenderei molto) condivido in pieno la tua sensazione tanto che da tempo mi sono arresa, sovrastata dalla quantità dei libri in arrivo compresi i miei.. Quindi predico bene e razzolo male ma sono giustificata da..”.se non ora quando? ” che forse è il motivo di molti. Resta comunque valida la tua critica che condivido non promettendo però di essere così virtuosa.. Liliana

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    Liliana Ugolini

    17 gennaio, 2012 at 15:44

    • Liliana, le ripubblicazioni antologiche non valgono per il computo, avendo tu già dato alla luce quelle liriche in precedenza, quindi avresti diritto a un cospicuo sconto d’imposta… si fa per scherzare, buona scrittura, R

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      Roberto R. Corsi

      21 gennaio, 2012 at 17:21

  2. Post arguto e intelligente, Roberto. Quasi quasi mi autotasso anch’io per le recensioni semiserie. Ciao 🙂

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    amfortas

    17 gennaio, 2012 at 17:18

  3. Credo di poter essere tra i maggiori contribuenti…
    L’idea, tra il divertente e il disperante come ha detto Liliana Ugolini, è da prendere sul serio. Ma temo che il processo sia inarrestabile: quale altra arte è totalmente gratuita come la poesia (o forme ad essa assimilabili)?
    Bisogna chiedersi: di chi o di che cosa ha preso il posto la poesia?

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    Loredana Savelli

    21 gennaio, 2012 at 08:50

  4. Scusa, non c’entra niente, ma: io di solito ti leggo via reader, sono venuta qui solo per i commenti – lo sapevi che questo font che usi si legge malissimo? Non so se è solo su Google Chrome.

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    Marina

    21 gennaio, 2012 at 19:06

    • avevo sollevato il problema da qualche parte… ma non avevo ancora ricevuto feedback in proposito. Mi fai uno screen capture e me lo mandi per posta? Thx, R

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      Roberto R. Corsi

      21 gennaio, 2012 at 19:09

  5. Mi ha fatto piacere leggere questo intervento. Non mi auto tasso perché non posso permettermelo e perché nessuno mi chiede testi 🙂 , però dopo aver pubblicato tre libretti ( a costo zero) ho pensato che erano già tanti senza contare la fatica che mi costa presentarli! Quindi scrivo a costo zero, per me. Forse un giorno tornerò a voler vedere i miei testi su carta. Sono incostante per natura. Per adesso no. Sono già troppi i versi che viaggiano in rete,nelle riviste e addirittura nei quotidiani locali dove si leggono versi non versi.
    Sandra

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    Sandra

    6 febbraio, 2012 at 15:56

  6. Beh poi il “ToMbin” è un buon modo per fare sparire carta e velleità, specie se ci si mette una pietra sopra.

    Grazie ad Anna che ho seguita.

    un saluto

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    margherita ealla

    6 febbraio, 2012 at 18:17


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