Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

La poesia in rete: rinascimento o anarchia?

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Luigi Fontanella "in azione" durante l'odierna conferenza (foto mia - clicca per ingrandire).

Oggi, presso lo sQuola-CCIS di Via dell’Oriuolo (ove, se ricordate, ebbi modo di parlare un anno fa), era in corso il Convegno Internazionale Our Digital Renaissance. Ho così assistito a una dettagliata prolusione fiorentina di Luigi Fontanella, una sorta di “discorso sullo stato dell’Unione” poetico/internautica (tra l’altro con un paio d’immeritate citazioni del sottoscritto). Il “poetologo”, così come il prof. Fontanella si è definito, ha cercato nella prima parte di illustrare i pro e i contro (forse, nel suo pensiero, prevalenti) del fenomeno della pubblicazione in internet, per poi fornire una rassegna (forzatamente non esaustiva, ma) molto capillare dei luoghi della poesia in rete. Col gentile placet dell’Autore ospito il torso dell’intervento in allegato pdf: lo potete trovare cliccando qui.
Il discorso è stato seguìto da un buona cornice di pubblico attento; il dibattito conclusivo, purtroppo limitato dal poco tempo tra gli interventi, ha visto affiorare entrambi gli orientamenti, con assertori della positività come pure della negatività del fenomeno.
Come chi frequenta questo spazio sa, chi scrive dà (invece) un valore estremamente positivo alla pubblicazione in rete, se non altro perché non vede grosse differenze tra il formarsi del consenso “cartaceo” tradizionale e quello elettronico, almeno quando quest’ultimo passa per la valutazione altrui (una redazione web, un blog tenuto da altri, etc.). Il principio, che spesso assumiamo in partenza, per cui l’editoria cartacea premia sempre e solo la qualità (e non, tanto per dire, la capacità autopromozionale dell’autore o peggio la sua disponibilità di capitale) mi sembra tutto da verificare. In questo senso la poesia in rete, essendo per lo più zero budget, ha anche un certo valore prometeico, di liberazione e parità d’accesso. Certo occorre per il lettore saper distinguere il grano dal loglio – e prima ancora crearsi un proprio gusto (il mio grano può essere per te loglio, e viceversa): dunque le cautele e i pericoli evidenziati nella prolusione, nella quale si fa riferimento a uno scritto di Cesare Segre, sono forse enfatizzati ma non del tutto disinnescati. O meglio presuppongono lavoro, spesso individuale e solitario.
Ma, al di là delle fisiologiche divergenze, è molto bello poter confrontare le diverse posizioni su un tema che ci chiama tutti a ricercare faticosamente nuovi equilibri e consensi, in un mondo che cambia molto rapidamente e sovverte le nostre certezze.
[Emblematico in questo senso, nell’ambito del fashion, il bel lavoro della prof. Sara Piccolo Paci (intervenuta dopo Fontanella) che, grazie anche a un ampio e focalizzato rilevamento statistico, ha sottolineato tra l’altro (contro molti luoghi comuni) come, nelle giovani generazioni, le scelte di consumo di chi fa uso di avatar complessi e rpg nel mondo digitale rivelino una maturità e un’autostima maggiormente eutrofiche anche nel mondo reale rispetto a chi invece non ne fa uso.]

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Written by Roberto R. Corsi

12 novembre, 2011 a 22:52

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