Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

silenzio si traduce

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Camillo Pennati (foto dal sito anteremedizioni.it)

Questo mio (terzo) esercizio di traduzione è particolarmente rischioso in quanto promana da un poeta… italiano: si tratta di Camillo Pennati (Milano, 1931), che, per la sua assidua frequentazione della cultura e della poesia inglese, utilizza talora questa lingua come modalità espressiva primaria. È il caso del presente inedito del gennaio scorso il cui autografo si trova a p. 34 dell’ultimo numero della rivista Gradiva, preceduto da una nota di Antonello Borra (che ringrazio unitamente a Luigi Fontanella per alcune informazioni sull’Autore).
Nella lettura dell’originale, che ho trascritto d’impeto anche qui sul mio taccuino, mi ha profondamente colpito il flusso sonoro (non a caso si chiude evocando uno streaming sound) privo di punteggiatura, incurante anzi accelerato dalle ridondanze e ripetizioni, affabulatore nel formare un’onda che, muovendo dall’indagine sulla natura “anemofila” del silenzio, monta toccando nella corsa entità atmosferiche poi siderali fino a predire, oltre allo scempio del pianeta, un collasso dell’universo inscritto in un silenzio questa volta “sovrumano”.
Il rischio cui inizialmente accennavo è quello, tornando nel tradurre alla madrelingua dell’Autore, di cozzare contro i canoni del corpus italicum che Pennati ha posto in essere; ciò è quantomai evidente se si considera la raccolta di quattro anni or sono, Modulato silenzio, affine già dal titolo alle tematiche qui trattate –  raccolta di cui potete leggere alcuni estratti sia sulla scheda editoriale che qui. Della densità di questi ultimi ho provato a tener conto, pur cercando di non coagulare l’estrema velocità del flusso, nelle sfide lemmatiche e semantiche di cui il testo, oltre l’apparente semplicità, non è affatto privo.
Buona lettura.

ATTENZIONE: La traduzione e le note sono rilasciate con la Licenza Creative Commons BY-NC-ND nei termini di cui alla colonna destra del sito.
L’opera è tutelata da plagio con marcatura temporale by PATAMU.COM
Opere tutelate con www.patamu.com

SILENCE

Silence is composed of various pressures
and all the intensity of winds from breeze to gales
containing so their drifting volumes
with their resounding inflection and pitch
within the atmospheric spaciousness
that carries the naturalness of each minimal twist
becoming huge in shapes and wide in transformations
from streaks of larger blue to cloudy regions
of overcasting grey into glooming billows
holding the floods of soon downpouring rains
or still the whiter tension of their rims
there to dissolve their bodies into a transparent sea
of encompassing silence absorbed in all the resonance
of all the floating molecules
with sun and moon cleaving those sidereal waters
letting their wakes divide days from nights
and months from seasons oblivious from all aeons
over the globe below and over each generation
of dilapidating guests that for their exclusive use
heedlessly so deemed.
Earth and the globe
be theirs till it is all consumed and then all
outer space all the available orbits encapsulated
each in their own carapace as future conquerors
of black and other sidereal holes where silence
is drawn in yet another silence to encompass
breathtakingly comets and meteors and all
the streaming sound they absorb.

January 2011

IL SILENZIO

Il silenzio è composto di varietà di pressione
e venti di ogni intensità da brezza a burrasca
a contenere così i propri volumi in deriva
la loro risonante modulazione e frequenza
entro la vastità dello spazio atmosferico
portatrice della naturalezza di ogni variazione minima
che diviene imponente nelle forme ampia in trasformazioni
da strisce di blu esteso a nuvolose regioni
di grigio incontrastato che muta in scure masse
con in sé il tracimare di diluvi imminenti                    [10]
o ancora la più candida tensione dei contorni
a dissolverne i corpi in un mare trasparente
d’avvolgente silenzio assorbito nella piena oscillazione
di tutte le molecole fluttuanti
con sole e luna a fendere quelle acque siderali
le loro scie a dividere i giorni dalle notti
e i mesi dalle stagioni ignari di tutte le ere
sul sottostante pianeta su ogni generazione
d’ospiti rotti a scialo dal proprio uso esclusivo
sconsideratamente pilotati.                                      [20]
La terra il pianeta
sia loro fino a che sia tutto consumato e poi l’intero
spazio le possibili orbite racchiuse
ciascuna nel loro carapace di futuri dominatori
di buchi neri e altri abissi siderali ove il silenzio
è attratto dentro altro silenzio a inglobare
togliendo il fiato comete meteore e tutto quanto
il flusso sonoro che esse assorbono.

Gennaio 2011


NOTE
:
v. 9 – Overcast sky è il cielo completamente coperto, che non lascia spazio al sereno. Ho tradotto con “incontrastato” sottintendendo “dall’azzurro”.
v. 19 (dilapidating) – Acrobazia dettata dalla necessità di usare una locuzione che filasse meglio rispetto al brutto “dilapidanti/ dilapidatori”, con in più il problema che “dilapidatori”, “scialacquatori” nell’uso corrente si riferiscono al danaro e non alle risorse naturali. Allora mi sono aggrappato allo “scialo” che, almeno in Toscana, si usa correntemente anche per altro, ad esempio per lo spreco d’acqua (es. alla mia spiaggia ci son le docce a scialo). Poi di colpo ho avuto la reminiscenza della Semiramide dantesca (Inf. V, 55-57) la quale “a vizio di lussuria fu sì rotta/ che libito fé licito in sua legge/ per torre il biasmo in che era condotta”. Quindi “rotti a scialo” vorrebbe significare “dediti attivamente e rovinosamente al vizio della dissipazione”.
vv. 19-20 – Sono andato molto liberamente sulla struttura della frase. La traduzione letterale sarebbe: [ospiti dilapidatori] “che per proprio uso esclusivo/ sconsideratamente così ritennero [di fare]”. Brutto. Portando al passivo la frase, il fine diventa il motivo traente: furono dunque “pilotati” (mentalmente, nel senso di “determinati”) dall’uso esclusivo.

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Written by Roberto R. Corsi

11 ottobre, 2011 a 10:13

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