Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

TQ: i Termini della Questione

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un logo TQ "unofficial", preso da (un articolo polemico su) booksblog.it

È uscito il manifesto TQ, suddiviso in tre parti: generaleeditoriaspazi pubblici.
Si propone di aggregare i lavoratori 30+/40+ della letteratura e dell’editoria, prospettando loro un’adesione attiva.
Il manifesto fa séguito a una riunione romana del 29 aprile, che ha portato alle prime adesioni e ai primi dissidi.
A quattro giorni dalla sua uscita hanno commentato in molti, più e meno noti, prevalentemente con diffidenza: potete seguire una rassegna ben curata sul taccuino di Caterina Tonon.
Qui sotto, inevitabili e stringate, le mie personali riflessioni.

i pro del manifesto TQ
Senza maschere, si muove da una visione politica, schierandosi apertamente, ad esempio, contro neoliberismo, berlusconismo, leghismo.
Nello specifico si parte dall’idea che la mano invisibile nel settore produttivo letterario ed editoriale, così com’è, non vada bene. La disamina bifasica di trasparenza e qualità editoriale contenuta nella seconda parte del manifesto a me va benissimo e non ho proprio nulla da eccepire alla pars destruens.
Inoltre sarà egoismo, avendo lo scrivente 41 primavere, ma non è frequente che si dia una piattaforma attiva e propositiva a disposizione di una generazione di “precariato brizzolato” che ha sentito in pieno la congiuntura e i suoi fenomeni distorsivi, senza verosimilmente poter essere toccati, per motivi anagrafici, da un futuro riequilibrio economico-sociale-lavorativo.

i dubbi sul movimento TQ
(tralascio ovviamente i motivi di chi è ideologicamente in disaccordo con lo schieramento).
Odore di chiuso? Ovvio che un manifesto debba avere degli ideatori; altrettanto che più di 50 “primi firmatari” diano l’idea di un establishment con qualche tono subliminale di supremazia su chi arriverà dopo. Mi sfugge se il famoso meeting romano fosse a numero chiuso o aperto. Con quale criterio sono stati individuati i partecipanti? Ove si fosse andati “a inviti”, sulla base di qualche valutazione empirica di who’s who, naturale che questo abbia dato parecchio fastidio agli esclusi, anche se non si sarebbe potuto governare un incontro fondativo aperto alla generalità dei letterati. Forse sarebbe stato opportuno condurre più incontri inclusivi in simultanea, almeno nelle grandi città, e poi realizzare un secondo incontro di delegati, un o per città, per comporre le istanze in un unico documento finale.
Adesso comunque c’è il manifesto e c’è (almeno in astratto: un’amica ha scritto ed è in standby da diversi giorni) la possibilità per tutti di aderire, ma l’odore di chiuso può pericolosamente tradursi in un retrogusto di conventicola. Mi riferisco alla pars construens del settore editoria, ove si parla – a mio giudizio provvidamente – di “formare un nuovo pubblico, educare nel tempo una comunità di lettori forti” e parallelamente promuovere “libri di qualità” e “libri ingiustamente dimenticati”. Ci vorranno regole ben definite per esorcizzare il rischio esiziale che questo sforzo meritorio, per la sua intrinseca discrezionalità, non vada a finire in una scintillante vetrina tesa unicamente a magnificare autori e critici aderenti. 
Il razzolare impervio
. Molti dei lavoratori della letteratura fanno parte, più o meno precariamente, di qualche realtà editoriale. Riusciranno a porre in essere logiche qualitative confliggenti col loro studium honoris entro una realtà che, come acutamente nota Giulio Mozzi, si alimenta in larga parte della propensione all’autosfruttamento che ha la sua forza-lavoro? E chi invece, come il sottoscritto, ancora non ne fa parte, riuscirà del pari a resistere a eventuali sirene (es. contratto col supereditore dall’etica incompatibile col manifesto)?

conclusioni
credo che dopo qualche altra lettura delle carte darò, nel mio piccolo e sarà ritenuta interessante, la mia adesione, focalizzata soprattutto sulla poesia e sui suoi grossi problemi, ovvero l’eternit dell’editoria a pagamento che si infiltra ovunque: cervelli, premi letterari, riviste letterarie, critica letteraria; conseguentemente l’assenza di una logica della qualità.
Del resto avevo già autonomamente compreso che bisognava darsi qualche regoletta.
I punti del manifesto mi sembrano condivisibili; i difetti eventuali del movimento emergeranno spontaneamente col tempo.

Chiudo con un auspicio: spero che il movimento, tramite un’attività di ricerca sostenitori e sponsor, sia in grado prima o poi di retribuire lo sforzo di chi organizza riunioni, opera divulgazione, compie ricerche, redige documenti etc. Pur nell’importanza della spinta volontaristica e delle passioni, per un’organizzazione che si batte contro il lavoro sotto- o non retribuito sarebbe importante.

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Written by Roberto R. Corsi

31 luglio, 2011 a 18:29

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