Roberto R. Corsi

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rientro margine 128%

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“vedi figliuolo, purtroppo il mercato della poesia…” (frame via http://www.rivieraoggi.it)

evidentemente i giorni festivi m’inacidiscono e rendono insonne: domenica scorsa scrivevo aforismi e stanotte mi sono ritrovato a riconsiderare il famoso book-o-matic (da non confondersi col recensiomatic™: qui, ricordo, trattasi di editore/stampatore “in bianco” che realizza a pagamento un libro a prescindere da quello che ci scrivi dentro). E a incrociare certosinamente i suoi numeri con quelli di una ditta di servizi che, senza autoimporsi il crisma di editore, permette di crearsi un preventivo online per la stampa digitale del proprio libro.
Tramite questo servizio trasparente possiamo indirettamente farci un’idea di quali siano i costi effettivi da cui un editore a pagamento, in quanto imprenditore, deve affannosamente “rientrare”.
Bene, divertitevi (o piangete) da soli. Provate da voi a fare, per ogni voce del volantino, il relativo preventivo di stampa e a comparare il costo col “contributo” richiesto dai nostri dispensatori di liberalità editoriali. Io l’ho fatto inserendo più o meno gli stessi parametri tecnici (escluse quindi composizione e correzione perché sono menzionate come servizi extra). Anzi, in camera caritatis, ho riferito il progetto alla tiratura complessiva e non alle sole “copie che l’autore s’impegna ad acquistare”: facciamo pure che lo scrittore paga tutta la tiratura.
Oltre le spese di stampa, infine, ho compreso nel preventivo online anche le spese per codice ISBN e spedizione dei libri (come credo sarà per book-o-matic, anche se nel volantino non ce n’è menzione).

Non ne avete voglia? Allora ve lo dico io (qui la tabella completa coi risultati).
Il profitto dell’editore su una tiratura di 500 copie è più o meno sempre del 46%, mentre su 300 copie è del 56%. Più della metà.
Che tradotto in ricarico sul costo diventa per le 500 copie mediamente l’86%, per le 300 il 128%. Più del doppio e un quarto.
In termini reali ciò significa un profitto per l’editore che va da 690 Euro (ipotesi di 500 copie, 32 pagine: costo 809, contributo richiesto 1500) a 1529 Euro (300 copie, 144 pagine: costo 1171, contributo richiesto 2700).
Fino a tre milioni delle vecchie lire di guadagno per ogni titolo pubblicato.

Alla faccia del “rientro”. Questo è un entro (a casa tua) e ti spupazzo la moglie.
E spiega un bel po’ di cose. Per esempio: siete sicuri che, se per ogni libro edito alzate da uno a tre bei bigliettoni viola, farete un controllo di qualità sulla vostra collana? Qui manco si pongono il problema, ma vedendo molti cataloghi di poesia strapieni, e certi titoli pubblicati, mi viene il sospetto che non siano i soli.

Dice: ma ci sono altre spese. Quali?
Non l’editing, perché non si fa e se si fa si mette in conto separato. Inoltre sarò fuori moda ma credo che faccia parte del core business di un’attività editoriale che voglia dirsi tale.
Non la distribuzione, perché un semplice giretto in libreria vi darà conto del fatto che il vostro libro di poesia non ce lo trovate. Per me distribuzione vuol dire questo: poter trovare abbastanza agevolmente (anche molto agevolmente, direi, se vivi in un capoluogo di provincia) un libro in libreria. Avere una libreria fiduciaria in località Monculi di Sopra o un magazzino presso uno svincolo autostradale non è distribuzione. Vendere un libro su una pagina internet non è distribuzione o, se lo è, vuol dire dare non mille ma qualche decina di euro alla volta a un webmaster perché, in massimo venti minuti di lavoro, inserisca i dati del libro sul sito e il recapito email per raccogliere i dati del contrassegno. La vera distribuzione, quella che assorbe verosimilmente metà del prezzo di copertina ma che ti fa trovare il libro pressoché ovunque, se la sobbarcano in pochissimi (e, toh!, non chiedono contributi).
Non la presentazione. La presentazione costa solo, eventualmente, l’affitto del locale (altra magagna di cui dovremo parlare: alcune librerie e biblioteche del centro vogliono essere pagate per concedere spazio alla presentazione di un libro. Cioè vogliono essere pagate per fare qualcosa di fisiologico, che apparterrebbe al loro “oggetto sociale”. Ma questa è un’altra storia e non vale per tutti gli spazi). I critici, o qualcuno che dica due paroline, si trovano anche gratis, è ingiusto ma è così (ulteriore magagna, il dumping critico, cui sbatto spesso contro). Ma, poi, le avete viste le presentazioni di poesia? Se togliete amici parenti e altri poeti sembrano Le sedie di Ionesco. Comunque non c’incontrate mai nessuna faccia nuova. Mi ricordo presentazioni fatte a un pubblico di otto persone compresi gli organizzatori; presentazioni fatte iniziare mezz’ora dopo per arrivare almeno a sei uditori; oppure fanciulle in fiore che passavano di lì innescandomi sogni di rimorchio e appena realizzavano che era un libro di poesia scappavano con espressione “spicchio d’aglio in narice”. Certe notti mi sveglio di soprassalto pensando alle presentazioni del mio libro, e giuro che ho ottenuto una minima attenzione d’acquisto solo nelle persone che ho attratto tramite il social networking (mio). Quindi non datemela a bere e in ogni caso no grazie, non mi serve.

Del resto il capitolo “spese di promozione distribuzione etc.” è, per gli editori a pagamento, bellamente riassunto dal principio di economicità che anche noi asinacci di giurisprudenza abbiam studiato in àmbito processuale: quando si è già ottenuto lo scopo non occorre sbattersi ulteriormente. Ecco spiegato perché le zanzare non ti calcolano il tasso glicemico. Hehehù.

tutti stampano e il pioppeto ringrazia (foto mi-lorenteggio.com)

Se proprio non volete usare internet come mezzo di diffusione poetica e risparmiare a Gaia l’eccidio di alberi che il vostro libro comporterà, stampatevelo da soli con un servizio di stampa, anziché pubblicarlo a pagamento. Ovvero, stampatelo anziché stamparlo con commissioni. Con quei milioncini di lirette, risparmiati e al contempo sottratti a una rendita da intermediazione, regalatevi un bel viaggio, o regalate una speranza, o entrambi. E in generale promuovetevi da soli per arrivare a una pubblicazione propriamente detta.
Buona Liberazione a tutti.

P.S. Ho scritto cose ormai notorie, ma mai abbastanza a quanto pare. In particolare, le considerazioni calcolatrice alla mano sono note da tempo, ad opera dei valenti ragazzi di Writer’s Dream, cui vi rinvio. Stanotte non trovavo la pagina della loro inchiesta, ma comunque da tempo volevo fare due conti da solo.

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Written by Roberto R. Corsi

25 aprile, 2011 a 13:56

7 Risposte

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  1. Caro Roberto, certo tutte cose risapute ma da ricordare a chi i conteggi non se li fa. In libreria ci sono i nomi che si vendono e che hanno pubblicità costose.Ogni tanto il passa-parola fa il miracolo. Non so se ancora capiterà il ripescaggio nel tempo d’un autore passato inosservato. Speriamoci, cercando di risdparmiare. Un abbraccio. Liliana

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    Liliana Ugolini

    25 aprile, 2011 at 15:13

  2. Caro Roberto i conti a suo tempo me li ero fatti visitando qua e là gli adetti ai lavori e considerando le varie opportunità che mi si offrivano, anche in loco. A distanza di tempo collimano quasi al centesimo con quelli da te esposti in tabella.Il resto è cosa nota e risaputa e se scendiamo nel merito di una pubblicazione poetica il fenomeno è quanto mai suscettibile di ulteriore valutazione (editing praticamente inesistente, grafica e copertine a rimpolpare i costi e guai alle presentazioni titolate in pre o post fazioni) laonde per cui chi fa da se fa per tre e crea due editori disoccupati.Ti abbraccio Franco

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    Franco

    25 aprile, 2011 at 18:23

  3. Interessante… mia conclusione, mi metto a fare l’editore, cambio lavoro!

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    Roberto Maggiani

    25 aprile, 2011 at 18:54

    • caro Roberto, sei già un ottimo – e virtuoso – editore. Il digital divide ha giocoforza le ore contate, vedrai. Un abbraccio

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      Roberto R. Corsi

      25 aprile, 2011 at 19:05

  4. Caro Roberto, il mercato purtroppo funziona così, forse basterebbe smetterla di chiamarli editori, o forse noi, nostalgicamente, pensiamo ancora che la casa editrice sia quello che il nome dice, una casa appunto, in cui il guadagno è qualcosa da finalizzare per raggiungere uno scopo tutto sommato immateriale. Del resto anche le librerie sono coinvolte in questo processo, se pensi che il “banco” viene formato con criteri esclusivamente commerciali, così come lo scaffale di un supermercato. Insomma il libro oggi è un prodotto che nella catena del valore non si distingue molto da qualsiasi altro prodotto commerciabile. Il problema è, come dici tu, che questi pseudo editori in realtà non fanno neanche un “prodotto”, per il semplice motivo che non hanno nessun interesse a venderlo, perchè il loro margine se lo sono già abbondantemente preso.
    Quindi, per quanto mi riguarda, solo premi letterari con pubblicazione gratuita (almeno uno risparmia anche eventualmente sul self printing), no a pubblicazioni con contributo (a meno che non ci sia un effettivo ritorno in termini di “prestigio”, cioè se fosse Passigli, per dire, uno ci fa un pensiero, ben sapendo comunque che la platea rimane sempre la stessa più o meno), si a iniziative tipo La Recherche (a proposito, esco il 30 aprile, poi ti manderò il link).
    Un caro saluto
    Marco

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    Marco Giampieri

    28 aprile, 2011 at 10:47

  5. well. Come sai sono d’appoggio alla mozione. Io il libro me lo son fatto con un programmino mica male di impaginazione e in seguito con ricerca di preventivo tipografico. Suvvia: un libro di 50 pagine costa si e no 2/2,50 a copia. A vole (per esempio Puntoacapo editore) fanno pure i generosi e ti chiedono 5 euro a copia, che significa guadagnarci il 100% per far gran poco. Se non per realizzare un profit con un secondo lavoro carino e con poca fatica. Il programmino professional di impaginazione ci metti 4 ore ad imparare ad usarlo e 2 ore per realizzarti il libro. Altro è un editore che che sa realizzare libri belli anche come oggetti, oltre che ad avere una propria linea editoriale. E magari ad offrirti pure una buona compagnia. Un saluto, Giovanni

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    Giovanni Turra Zan

    11 aprile, 2012 at 21:25


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