Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

aforisma domenicale

with 10 comments

Chiedere a un editore a pagamento di curare la diffusione del tuo libro è come chiedere a una zanzara se dopo averti succhiato il sangue può rilevarti il tasso glicemico.

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Written by Roberto R. Corsi

17 aprile, 2011 a 10:35

10 Risposte

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  1. Chissà? Se fosse una zanzara diabetica, forse potrebbe rilevarne un certo interesse.

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    Luca Boccamaiello

    17 aprile, 2011 at 10:43

    • Vero, ma lo farebbe comunque per se stessa e non per te…

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      Roberto R. Corsi

      17 aprile, 2011 at 10:46

      • Non vorrei sembrare cinico né, tantomeno, fare il filosofo de noantri, ma non è così che funzionano le cose? L’alternativa sarebbe trovare un filantropo che decide di lavorare in perdita. Ho letto con interesse il tuo intervento (che scaturiva dalle riflessioni sul programma televisivo dove i poeti si affrontavano in scontri ad eliminazioe diretta, tipo tabellone finale di Champions League) sulle potenzialità commerciali della poesia. Però con la televisione sei attore passivo (scusa il termine abusato)e poi non costa nulla. Il libro devi andartelo a cercare, tirare fuori dei soldi, leggertelo e poi, magari, pensarci su. Sei sicuro che ci sia spazio per un prodotto che pur non essendo commerciale deve, comunque, essere commerciabile (in quanto, appunto, prodotto). Infine: complimenti per il bel sito. Ti seguo sempre con interesse. (Non prenderla come l’equivalente del “complimenti per la trasmissione”, lo dico sinceramente)

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        Luca Boccamaiello

        17 aprile, 2011 at 11:12

      • Grazie per i complimenti.
        L’argomento è lungo, magari ne discuteremo meglio a cena, ma:
        1) Non c’è bisogno di un editore filantropo, basterebbe un editore che sapesse diversificare tra i vari settori (come le multi-utilities)
        2) se proprio non si vuole prendere il rischio, andiamo in rete. Pubblichiamo ebook gratis e li leggiamo gratis coi lettori portatili e-ink (di cui ammortizzerai l’investimento leggendoti anche narrativa). E poi se ti piace paghi ex post. Funziona più di quanto si creda.
        3) se non si vuole fare neanche quello chiudiamo baracca anziché pagare “commissioni di intermediazione almeno del 30% sulla stampa” (editoria a pagamento), anche perché:
        4) se pubblichi a pagamento non saprai mai se ti hanno pubblicato perché hai talento o talenti (cit. Gaia Conventi), dato che più un editore pubblica e più guadagna stampa anche gli elenchi telefonici a rovescio. Ciò distrugge il settore, quando non l’abbia già fatto.

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        Roberto R. Corsi

        17 aprile, 2011 at 11:27

      • e già che ci sono
        5) il senso dell’aforisma è proprio quello per cui è inutile loro chiedere promozione e distribuzione: perché dovrebbero farla visto che hanno già guadagnato?!

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        Roberto R. Corsi

        17 aprile, 2011 at 11:39

  2. Dimenticavo, naturalmete condivido la tua amarezza, quella sulla zanzara voleva solo essere una battuta per non prenderci troppo sul serio.

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    Luca Boccamaiello

    17 aprile, 2011 at 11:23

    • tranquillo qui nessuno si prende sul serio né sul brembo 🙂

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      Roberto R. Corsi

      17 aprile, 2011 at 11:37

      • La battuta è carina, sembra una di Elio (non so se consideri irriverente il paragone, ma a me gli Elii piacciono e non solo quando giocano a fare i colti sul serio/faceto tipo botta e risposta con Sanguineti).
        Io la penso così:
        1.se intravedessero la possibilità di guadagnare di più probabilmente lo farebbero ma a quel punto forse l’autore sarebbe già migrato ad una casa editrice di maggior rilievo;
        2. talento o talenti. Io non mi intendo del mercato editoriale, però non accade la stessa cosa con le case editrici maggiori? Guarda Faletti (a me piace la narrativa di genere) ma c’è un limite a tutto. E’ pubblicato perché ha talento o perché porta (tanti)talenti? De Laurentis dice che con i soldi dei Cinepanettoni può produrre anche altri film nei quali ha fiducia anche se non commerciali permettendosi, nell’eventualità, di lavorare in perdita. Ma tu ci credi?
        3. Sei sicuro che un editore che sapesse diversificare potrebbe incrementare in maniera soddisfacente i ricavi della gestione tipica (scusami la terminologia ragionieristica)? Penso ti riferisca non ai colossi della nostra editoria ma a coloro che si trovano nella fascia intermedia. Ma ce lo vedi un Cairo (che non è capace nemmeno a gestire il Torino calcio) a pubblicare poesie. A quel tipo di imprenditore non glie ne frega niente.
        4. Gli ebook gratis e pagati ex post forse porebbero funzionare, tuttavia puoi scaricare gratis con Emule o Torrent e non pagare niente ugualmente. Può darsi che il pubblico che frequenta gli ambienti letterari possa essere maggiormente predisposto a riconoscere la giusta ricompensa monetaria a posteriori, però il mio mestiere (faccio il commercialista, forse non ti ricorderai ma ci siamo incontrati una sera a Colonnata, c’era anche tuo padre) mi insegna che di fronte ai soldi anche se pochi e miserabili la maggior parte delle persone sarebbe disposta a vendersi la propria madre (ma forse sono io che ho una visione troppo pessimistica del prossimo proprio a causa del lavoro che faccio). D’altra parte anche i siti dove si scarica a pagamento a prezzi ragionevoli tipo Itunes store non credo abbiano un riscontro commerciale significativo. Ti faccio un esempio. Sono un patito della musica leggera dagli anni 60 ad oggi (per dirti anni 60 Gigliola Cinquetti o Orietta Berti ma anche Tangerine Dream o Popol Vuh con tutto quello che ci può essere in mezzo e giù a seguire fino ai giorni nostri). So che segui molto la musica classica ma in qurl campo non sono ferrato perciò ritorno a bomba. Un genio, a mio parere, come Prince a metà degli anni 90 aveva deciso di fare la guerra alle Majors e di auto prodursi, affidando la distribuzione a etichette minori e vendendo sul Web. Ti garantisco che in quegli anni ha pubblicato almeno un paio di dischi notevoli. Morale: dopo 6 o 7 anni è dovuto andare a Canossa (se non erro Sony, potrei sbagliare ma non è l’etichetta che conta) se voleva riaffacciarsi ad un pubblico più vasto.
        In conclusione, e ti garantisco che questa tirata non è stata fatta perché sono il fratello di Cinzia, forse hai ragione tu che varrebbe la pena sbaraccare però non è che forse mancano poeti di valore? (non vuole essere una domanda retorica ma una domanda vera da un profano del settore ad un esperto del settore).

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        Luca Boccamaiello

        17 aprile, 2011 at 19:29

      • sei troppo pessimista. ne parliamo alla prossima cena.
        > non è che forse mancano poeti di valore?
        ci sono, ci sono (e io cerco di occuparmene ogni tanto, e Cinzia è uno di essi). Ma finché i criteri di pubblicazione giocoforza mischiano grano e loglio (cioè grana) è naturale che ci sia un certo disorientamento…
        Per il resto, semplificando molto, credo che la gente vada molto su quello che è proposto, quindi se ci fosse *solo* qualità non è che la gente smetterebbe di andare al cinema perché non ci sono più i vanzina. Andrebbe lo stesso e piano piano si riabituerebbe a un certo gusto, meglio se agevolata nell’interesse da un sistema mediatico che però, te lo concedo ed è un buona parte del problema, ci vuole tutti più ignoranti in quanto più controllabili. Quindi il movimento non deve essere piegare l’arte senza educare i gusti del pubblico (lo si fa in quanto si promuove l’arte “vendibile”) ma educare il pubblico all’arte. Al riguardo c’è una frase indicativa di Oscar Wilde: “now art should never become popular; the people should become artistic”.

        Ma ripeto Luca, il mio interesse (e quindi l’idiosincrasia verso certa editoria) sta, a prescindere da tutto, nel fatto che si pretende di fare impresa senza assumersi il rischio – si stravolge il nesso tra prestazione (lavoro intellettuale) e controprestazione (retribuzione in proporzione ai guadagni d’impresa), e anzi si mette il rischio d’impresa a carico del lavoratore, con addirittura un extraprofitto rispetto alla “pubblicazione” (che pubblicazione non è per il motivo che il libro quasi sempre non raggiunge il pubblico).
        Comodo fare impresa così. Domani chiedo al mio panettiere che è un po’ in crisi quanto mi paga se gli prendo dieci chili di pane, così a sera può dire di avere finito le scorte… cosa mi risponderà? 😉

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        Roberto R. Corsi

        17 aprile, 2011 at 20:29

  3. Ok. Mi farebbe piacere riparlarne con le gambe sotto ad un tavolo. Magari con la pancia piena divento meno pessimista. Se ti va combiniamo.

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    Luca Boccamaiello

    18 aprile, 2011 at 09:33


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