Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

E quella a me: Nessun maggior dolore

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Lascio a voi stabilire cosa possa essere avvenuto in poco più d’un ventennio (qualche idea ti viene), ma rivedere certe immagini ti fa l’effetto di un viaggio di secoli.
Tramite una segnalazione facebook di Anna Costalonga giungo sul sito di Giorgio Weiss, scrittore e ideatore – tra l’altro – del format Poeti in gara tenutosi sulle reti televisive pubbliche tra il 1989 e il 1990. In particolare nell’89 sedici poeti tra i più celebri del panorama italiano si sfidavano a eliminazione diretta come in un torneo di tennis.
Una pagina del sito di Weiss riporta, dopo una spiegazione, i video di tutte le puntate.
Già vedere la poesia nel palinsesto RAI, oggi che siamo abituati a servizi informativi di questo tenore, fa scalpore. Ascoltare poi dalle parole del conduttore che “abbiamo dovuto anticipare di qualche minuto la puntata perché il pubblico freme“, e insieme leggere che lo share medio della trasmissione era di 500.000 spettatori, fa rabbia. Oggi la maggioranza delle raccolte di poesia ha una tiratura di 250 copie che quasi sempre fanno fatica ad andare esaurite: dunque se ogni spettatore avesse acquistato un libro, per ogni puntata si sarebbero fatti fuori duemila titoli di poesia!
Allora: corrisponde a verità che la poesia non interessa, o piuttosto questo dato è il frutto di una reiterata e continuata chiusura del rubinetto catodico, una serrata a cui la gente, scavata da reality e altra fuffa, si è assuefatta?

Il contributo video (intendo tutte le puntate, non solo questa sopra) poi è interessante perché, almeno dal mio punto di vista, svela i germi di quello che sarebbe stato il futuro – l’affacciarsi di una nuova leva di poeti piuttosto insipidi rispetto alla generazione precedente. E perché, incrociando le personalità coi gradimenti della giuria popolare, si capisce che spesso una poesia fa presa in proporzione alla sua lettura (e alla fascinazione della voce) non meno che alla sua essenza. Altrimenti (mi perdoni l’interessato, che ammiro) una poesia di Valentino Zeichen non batterebbe mai una poesia di Amelia Rosselli (men che meno il capolavoro di questa puntata, che si trova a pagina 602 dell’elefante Garzanti) – supremo e difficilmente arrivabile albatro del nostro italo dire in versi. Ed è questo il preciso motivo per cui, con eccezione il prossimo martedì 12, io non leggo mai mie cose e preferisco che lo facciano altri, o meglio ancora che lo faccia ciascun lettore coi propri occhi, in silenzio. Forse perché non ho il talento di Elio Pagliarani o Giovanna Bemporad, della quale sempre mi avvince lo stile che fa, della sua intensa poesia, gesto e musica, come un direttore d’orchestra (cfr. qui sotto). E fors’anche perché non vorrei codificare uno stile di lettura dei miei testi o un altro.

Ma questi sono gusti personali. Il punto è: che ci è successo? Ed è possibile che non riusciamo a invertire la rotta?
Mezzo milione di appassionati, assopito, ci aspetta…

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2 Risposte

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  1. Caro Roberto, ti devo dei momenti bellissimi, dovuti al visionare dei brevi stralci di partecipazioni di poeti, dei loro pareri, testi, pensieri. Un collage che mi riporta ai tempi anche dell’ Approdo, magnifica trasmissione redio che io seguivo da giovane e che credo mi abbia introdotto ad un gusto di scelte. Putroppo ben altri tempi rispetto agli attuali dove le fiction insegnano violenza e banalità dalle quali sembra non ci sia scampo. Rivedere quel ” come eravamo” è consolante e forse ci ricorda un seme che potrebbe ancora germogliare,
    chissà, nelle teste del potere.Mah!

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    Liliana Ugolini

    6 aprile, 2011 at 02:51

  2. Infatti è una cosa che mi ha lasciato con l’amaro in bocca: possibile che si sia davvero perso l’interesse? Mi convinco sempre di più che sia necessaria una guida, uno spirito educativo nella televisione. Non stiamo mica parlando di cinquant’anni fa, che diamine!

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    Ad Sidera

    1 maggio, 2011 at 13:15


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