Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

“tre versi” per disegnare il cosmo: Fabio Pasquarella

with 3 comments

al primo passo/ sperdere

si sfibra
naufraga
trapassa
morendo / a volte

al crocevia / mi confondo

orribilmente / me
tentavo di assicurarmi
mi trattiene
incerto esistere

invano i papaveri

la danza dell’insignificanza
mio deserto / mio tutto

l’inutilità di questi rami
mi dà pace

Ho voluto – e me ne scuso anticipatamente – operare un collage delle evenienze poetiche che in questa prima, notevole raccolta di Fabio Pasquarella, Haisan sotto gli alberi (libro libero per LaRecherche.it, scaricabile da questa pagina) mi hanno più colpito, come in uno scroscio.
La silloge, col riferimento lemmatico a hai-san (“[soltanto] tre versi”), si propone di mettere totalmente da parte l’aspetto formale-versistico-metrico dell’haiku, volendo focalizzarsi sull’elemento cognitivo che il genere (e la riflessione ad esso storicamente sottesa) comporta: un atteggiamento che condivido, se non altro perché sovverte quello che invece si è verificato con l’europeizzazione dell’haiku, vale a dire il suo svuotamento a griglia metrica nella quale trasfondere palpiti, calembour et alia libita.

Entro questa riconquistata polpa mi appare triplice anche il comporsi e scomporsi delle forze in gioco, in una considerazione del panta rei (primo momento) cui l’io si oppone con la propria ansia di  significanza (secondo momento) ma mollemente, brevemente, per ritrovarsi in una salvifica accettazione della panica contingenza (terzo momento). Su questa base ho radunato i frammenti, alternando corsivo e tondo per tripartire gli esempi, con l’avvertenza che questa dialettica non è un continuum ma si presenta crono-logicamente frammentata nella raccolta.
Paradigmatica del discorso dell’Autore è già l’immagine d’apertura del nuotatore (p. 7), soprattutto se la si mette in rapporto con quell’esprit-nageur immortalato da Baudelaire (Élévation, terza lirica da Les Fleurs du Mal) che «solc[a] gaiamente l’immensità profonda [della natura] con indicibile e maschia voluttà». Qui invece il gesto natatorio (altamente suscettibile di metafora dell’esperienza cognitiva) è uno «sfibra[rsi] a mare/ in una lieve smagliatura d’acqua» di un «corpo d’osso», van[itos]amente «luminoso» (i lumi della ragione?); un’incorporazione (dissoluzione, trasformazione) silenziosa, antitetica al violento e virile gioco di supremazia dipinto dal grande francese.

Vedo il cosmo poetico di Pasquarella, che pure si esprime per fotogrammi, proprio come una diligente (non metodica) spoliazione dell’individuo e delle sue incrostazioni, dei suoi appigli con qualunque idea di permanenza, utilitaristico conseguimento, lirismo in versi. Annullarsi nella natura che a sua volta non è nulla se non il suo divenire (ce lo ricorda la farfalla di p. 60 che muore proprio nel momento della sua sublimazione iconografica) e che esiste per il fatto di esistere, non certo in relazione al nostro punto di osservazione. Questa è la via, senz’alcuna individualità possibile: a p. 17, quando l’io lacera perentorio il sipario («d’un tratto orribilmente/ me»), ecco «i miei piedi/ già separati/ dalla terra», l’interruzione del circuito virtuoso.
A questa – necessaria – soffusione e dispersione dell’io corrisponde, in quanto capace di pacificare (p. 53), il raggiungimento del nirvana, o forse (secondo lo shintoismo che ha storicamente molti punti in comune col buddhismo), la contemplazione del musubi, cioè della forza mistica (immanente) che dà origine al tutto e causa l’evoluzione del tutto, attraverso l’eterno ciclo dell'[in/]esistenza (p. 32): «nella danza dell’insignificanza/ appari qua e là/ riflesso smemore/ in attesa della rinnovata onda».

Le architetture formali di quest’esperienza in versi fluiscono liberamente, rimbalzando tra soluzioni tradizionali (i tre versi in coda a pag. 9 sono haiku-compliant) e massimo disimpegno (pur su lunghezze contenute) in funzione di un dire quasi sempre lessicalmente essenziale. Come all’essenziale puntano le illustrazioni di Carmen Allocca, realizzate assecondando un’indicazione del poeta e cioè ad occhi bendati dopo la lettura, a piallar via ogni “meccanica correttiva” visuale. Il tutto corona una raccolta che a giudizio di chi scrive offre ampi squarci di elevatissima qualità.

 

[Fabio PASQUARELLA, Haisan sotto gli alberi, illustrazioni di Carmen Allocca, Roma: La Recherche.it, 2010, pp. 69, libro libero in formato pdf]

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© Roberto R. Corsi 2010. Riproduzione totale o parziale autorizzata per uso non commerciale, con divieto di alterazione e citando correttamente Autore e sito di provenienza, secondo i termini della licenza Creative Commons by-nc-nd

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Written by Roberto R. Corsi

17 ottobre, 2010 a 01:43

3 Risposte

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  1. Grazie Roberto, tratteggi con spiccata sensibilità e in maniera straordinariamente precisa il fulcro su cui si muove la mia scrittura. Un caro saluto

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    Fabio Pasquarella

    17 ottobre, 2010 at 11:05

  2. […] – reportage sul Brasile. A seguire: Presentazione dell’e-book in Creative Commons “Haisan sotto gli alberi” di Fabio Pasquarella (già presente su “Calpestare l’oblio”), a cura del portale […]

    Mi piace


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