Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Ars vivendi: Giovanni Stefano Savino

with 2 comments

segnalo per questo giovedì 30, alle 17 presso le Giubbe Rosse, la presentazione dell’ultimo volume di Giovanni Stefano Savino, Versi col vento. Anni solari VI, per i tipi di Gazebo. Presenti l’Autore (foto) e l’Editore Mariella Bettarini, interverranno Giuseppe Panella, Maria Pia Moschini, Graziano Dei. Non potendo essere lì, offro il mio minimo contributo a un Autore che si muove con le mie stesse “stelle fisse”, musica classica e poesia, e quindi mi è particolarmente congeniale. In bocca al lupo!

G.S. SavinoL’incontro con la penna di Giovanni Stefano Savino mi ha richiamato alla mente Samuel Pepys, santo protettore e antesignano di tutti noi blogger, per l’acribia con cui ogni esperienza viene fissata, terrazzata in prosa o versi per sottrarla all’asprezza del tempo e dell’oblio: «All’ultimo respiro di me poco/ ancora esisterà, forse il più vecchio/ del vecchio, il resto di vino nell’orcio/ dimenticato, o d’olio. Non credete/ a questi versi tolti dal bisogno/ di dire, e non per musica di sillabe/ ma per lasciare traccia come il fumo// dalla fiamma dei tronchi mutilati» (G.S. Savino, Versi al vento. Anni solari VI, lirica LXXXVIII).
La scrittura e prima ancora la personalità di Savino – splendido “diciottenne in lustri” – mi sembra un’oasi salutare nel desertico scenario che stiamo attraversando, nel quale uno dei messaggi subliminali è senz’altro quello di “appiattirsi verticalmente” nella specializzazione, pesantemente disincentivando qualunque velleità di intellettualismo tout court, a dimostrare che l’ingranaggio sociale e le sue componenti routinarie non ostano – forse solo ai pochi, più probabilmente a tutti noi – alla riaffermazione di uno sguardo totalizzante.
E Savino canta per intero i colori della propria lunga vita attraverso due lenti che sono anche le mie: la musica e la poesia.
Ecco dunque da un lato il suo monumentale work in progress, sei (per ora) volumi di poesie, raggruppate in sottili gusci d’ottava o di sonetto ma con la costante dell’endecasillabo (per lo più sciolto) – irrinunciabile ormai: «un magro endecasillabo, sottile/ …lo trovai in un libro,/ l’ho fatto mio, non l’ho più lasciato» (lirica LXXV); dall’altro la riproposizione in volume cartaceo (Schegge di vita e d’arte, 2008) di una serie di trasmissioni radiofoniche del periodo 1979-2004, votate a capolavori di musica classica o di poesia, ove il volo saviniano – su Mozart Beethoven o Wagner come su Pound o Montale – veniva letto ed esemplificato o commentato musicalmente da Egle Scorpioni Panella, prima arpa del Maggio Musicale Fiorentino.
Due operazioni titaniche, portate avanti per ai tipi di Gazebo Edizioni, e non immuni da rischi. Nel primo caso quello di saturazione del lettore (perlomeno di quello non avveduto nei dosaggi) posto di fronte a un’opera così estesa e ritmicamente ostinata; nel secondo quello della promanazione della parola scritta da un contesto radiofonico di oralità – che spiega anche la pletora di incisi e una esasperata sinuosità della frase – per giunta accompagnato, in origine, dal “condimento” musicale. Ma entrambe le scommesse si rivelano vincenti.

Per gli Anni solari non potrei dir meglio di quanto criticamente espresso da Giovanna Fozzer: «pare che scriva il diario, ma sempre invece balena una scintilla, nel componimento, una scheggia di riflessa bellezza s’impiglia alla lettura, nei meandri mentali del lettore» …rifrazioni auree nella regolarità del tessuto; per esempio, nel sesto recentissimo volume Versi al vento, un incipit fulminante nella poesia LXIV: «Inforco i giorni come pasta al forno/ nel piatto. Il niente da fare diventa/ niente da vivere. Tutto finito/ cibo, sonno ed un rigo di vergogna». E, sempre sotto la trama regolare, un dire composito, governato dalle emozioni ondivaghe, dall’imprevedibilità proporzionale allo scorrere dell’età; un dialogo con se stessi in cui i moti interiori si accavallano e combattono, spesso nel «contarsi addosso… per dire io sono, per affrontare il vento» (mi si perdoni l’autocitazione tratta da All’orza), cioè nel serrare a raccolta i propri ricordi, ma talvolta anche con improvvisi scarti di cupio dissolvi, negatori di quello che appariva come incontestato piano strategico – come ad esempio nella chiusa della lirica LXXXIX: «Se mi guardo allo specchio, vecchio, dico// arrenditi, dimentica, scompari».
“Ars moriendi che si fa ars vivendi”, ebbe perentoriamente a  commentare, già nel 2002, la compianta Maria Grazia Lenisa: non solo lo scopo della vita è produrre e respirare arte, ma è l’arte stessa, creata o ricreata in una sua diversa declinazione, che diventa testimonianza guizzante e vivificante di un’intera generosa esistenza.

Roberto R. Corsi (https://robertocorsi.wordpress.com)
Riproduzione consentita a patto di non alterare il contenuto, e citarne Autore e sito come fonte.

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Written by Roberto R. Corsi

27 settembre, 2010 a 14:01

2 Risposte

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  1. Carissimo Roberto,
    grazie di cuore, anche da parte di Giovanni Stefano Savino e di Gabriella, del tuo magnifico, intenso, puntuale commento al suo “Versi col vento”, nonché alla pubblicazione della notizia relativa alla presentazione del libro che si terrà domani, giovedì 30, qua alle Giubbe Rosse.
    Un rinnovato grazie, e un augurio e un abbraccio anche da parte degli amici Giovanni e Gabriella.
    Mariella

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    Mariella Bettarini

    29 settembre, 2010 at 18:23

  2. […] https://robertocorsi.wordpress.com/2010/09/27/ars-vivendi-giovanni-stefano-savino/#more-816 * Giovanni Stefano Savino è nato a Firenze il 15 ottobre 1920; impiegato, Poste e Telegrafi dal 1938 al 1949; soldato di leva e in seguito trattenuto dal 1940 al 1945; insegnante elementare, media inferiore e media superiore di italiano e storia dal 1949 al 1979; ha lavorato per una radio privata dal 1979 al 1994. […]

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