Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

La brevità, gran pregio

leave a comment »

copertina aranguren Ogni livre d’haiku occidentale fa sorgere fazioni ed interrogativi. Già, perché l’estrema diffusione di questa species poetica nipponica non rende indifferenti critici ed appassionati: la si ama – e la si pratica – o più spesso la si accantona o stigmatizza, adducendo scarsa compatibilità col modo di sentire europeo. Dove risiede il fascino irresistibile dell’haiku? La miglior sintesi si deve a Roland Barthes, che nel suo magistrale L’impero dei segni crede di coglierne i tratti vincenti nella brevità e nella misteriosa proprietà «per cui ci s’immagina sempre di poterne comporre da sé con facilità». In ogni caso la disciplina, sia essa lato buono o lato oscuro della Forza, cattura quotidianamente frotte di apprendisti, con esiti qualitativi alterni, che vanno dal non rispettare nemmeno lo schema metrico ad una buona recezione delle peculiarità e dello spirito che pervade tale poetica.
Lungo le proprie peripezie di scrittura, il sottoscritto ha sempre ritenuto l’haiku un validissimo esercizio di stacco dalla troppa autoreferenzialità, carica tensiva, «escrescenza del miocardio» (A. Di Nicola) verso cui il nostro dire in versi spesso ci porta. Quest’operazione, ovviamente, ha un senso ed una validità solo se ci si dispone a seguire alcune regole “autentiche”. In accordo con lo spirito di Bashō e degli altri maestri dell’epoca classica, do dunque importanza capitale, oltre che allo scrupoloso rispetto del metro 5-7-5, alla preponderanza della contemplazione di un soggetto naturale semplice, del suo profondo mistero (yūgen).
È con questo strumentario che mi accingo alla “verifica incerta” (prendendo a prestito un titolo del poeta Luigi Fontanella) dell’ultima fatica di Annalena Aranguren, Un’altra luce: trenta haiku, edita da LietoColle a fine 2008 in una pregevole veste grafica con tre opere visive del moscovita Vladimir Kara (artista residente a Parigi ma che espone in permanente anche a Firenze, città della poetessa).
L’A. ha al proprio arco, oltre che la tavolozza poetica, una sensibilità musicale di livello e quotidianamente esercitata nel proprio lavoro. Ciò si desume non solo e non tanto dall’esergo pucciniano d’apertura (qui riproposto nel titolo) – che, argutamente così ritagliato, avalla la ricordata tesi barthesiana – quanto dal sicuro incedere metrico, pienamente rispettoso dell’architettura classica (rileverei solo, rabonianamente, qualche accentazione “atonale”, resistente al fluire del verso, ma davvero in casi sporadici).
Introdotta da un haiku dal sentore enunciativo, la prima metà del libro, di nitidezza fulminante, contiene prove anche di grande spessore nelle quali Aranguren si tuffa di testa nel creato e ci ritorna delicati affreschi schiettamente contemplativi, ascetici, ossequiosi del ciclo stagionale: «Prima dell’alba/ quando l’acqua è uno specchio/ ed è silenzio»; «La neve ascolto/ non fa rumore alcuno/ solo preghiera»; o ancora “Autunno”, che contiene il quinario eponimo: «Un’altra luce:/ era il tempo dell’uva/ nera e matura».
Il quindicesimo haiku, “Amiche”, ci dispone a un nuovo ordine di grandezze contrapposte (noi – il mondo), mutando radicalmente lo scenario e introducendoci alla seconda quindicina in cui ritrovo il clima della precedente silloge, Nei passi l’attesa. Una navigazione degli affetti che, seppur condotta con abilità formale e musicale, subordina il naturale ad un ruolo nettamente ancillare rispetto alla propria sfera sentimentale, testimoniato dall’uso frequente del comparativo: «Come il notturno/ come l’ala di uccelli/ noi due vicini»; «Così il tuo abbraccio/ come profuma il pane/ che sa di bianco». Del resto il libro si chiude con un ulteriore paradigma di sintesi, panico abbraccio che ricomprende luoghi e persona amata, a negare ogni frattura.
Un andamento che, col mio metro classico, valuto in termini assai lusinghieri per la prima parte, meno convincenti per la seconda; il giudizio finale è comunque positivo, anche a motivo dell’uniforme padronanza stilistica nonché dell’equilibrio, virtù che rendono questo libello una piacevole lettura, breve ma ricca di spunti meditativi.

[Annalena ARANGUREN, Un’altra luce: trenta haiku, con opere visive di Vladimir Kara, Faloppio, LietoColle, 2008, pagg. 39, €10,00, ISBN 9788878484580]

© Roberto R. Corsi 2008. Riproduzione consentita a patto di citare espressamente l’Autore e l’indirizzo di questo blog come fonte.

UPDATE: la recensione è ora ospitata anche sul sito di LietoColle, a questo indirizzo. Ringrazio sentitamente per l’ospitalità.

Annunci

Written by Roberto R. Corsi

25 dicembre, 2008 a 22:01

Pubblicato su autori, critica, materiale, poesia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: