Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

ubi maior…

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Elio Pagliarani è il vincitore del prestigioso premio di poesia Carlo Betocchi, edizione 2007.
Per il grande poeta, che a maggio ha festeggiato gli 80 anni, si tratta di un ulteriore riconoscimento.
Mi associo ai complimenti: vittoria obiettivamente meritata.

La cerimonia di premiazione si terrà domani, 25 Ottobre, alle ore 17, presso il Salone de’ Dugento in Palazzo Vecchio.

Due considerazioni a margine, su cui mi farebbe piacere discutere coi miei 0,5 lettori.

La prima. Non so quanto possa essere producente, per un esordiente, partecipare – come ho fatto – a concorsi di tale levatura. È come se un giocatore di una squadra giovanile si autosegnalasse per il Pallone d’oro! Un exploit può pur sempre avvenire, ma per ambire ad un riconoscimento (o anche ad una menzione) a questi livelli forse occorrono un retroterra ed una “legittimazione” che necessitano di maturità ed ampio consenso. Scegliere allora concorsi meno illustri ma anche – fatalmente – con meno qualità in giuria?

La seconda. Nel 99% dei concorsi, l’unico giudizio motivato che si può ricevere è in caso di vittoria (o finale, o segnalazione). Non esiste un concorso che, anche in caso di insuccesso, ti restituisca una franca valutazione, sia pure cruda, del tuo materiale. Mi aspetterei che si iniziasse a farlo, soprattutto verso i giovani, qualora davvero si intendesse fare crescere un movimento e non solo limitarsi ad incensare gli happy few. Ciò anche in considerazione che molti concorsi letterari richiedono una quota (non è questo il caso del Betocchi).

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Written by Roberto R. Corsi

24 ottobre, 2007 a 13:52

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5 Risposte

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  1. Una domanda mi sorge… perché Pagliarani si è messo in lizza per il premio?
    Detto in prosa: cosa gliene viene? E’ già uno dei pochi poeti italiani conosciuti al di fuori delle ristrette cerchie di appassionati di poesia. Capirei se si presentasse in premi internazionali…
    Sono perplesso. Ciao, erri

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    erri

    26 ottobre, 2007 at 10:04

  2. Erri, pur non conoscendo troppo da vicino la dinamica del premio – mi sono limitato a concorrere e, come sai, non ho potuto assistere alla serata finale – azzardo (absit iniuria) che il “surplus” di visibilità a Pagliarani sia almeno in parte legato alla recente uscita (anno scorso) dell’Elefante Garzanti che finalmente raccoglie in un solo volume la sua opera omnia.

    Rispetto al tuo rilievo, convengo che il riconoscimento in questione abbia un meccansimo “spurio”: da un lato il concorso è aperto a tutti, dall’altro si traduce di fatto in un premio alla carriera.
    Bisognerebbe dare la prevalenza ad una delle due componenti, o anche solo farle coesistere, con varie sezioni in concorso.
    Qualora interessi solo la seconda, invece, sarebbe più coerente che la partecipazione avvenisse non su impulso dell’autore, ma su scelta dei giurati (come avviene in premi altrettanto importanti quali il Carducci o lo Stephen Dedalus).

    Queste sono le mie valutazioni “da lontano” (sia dalla voluntas degli addetti ai lavori, che ahimé dai livelli eccelsi del vincitore).

    Ciao e grazie dell’intervento, R

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    Roberto Corsi

    26 ottobre, 2007 at 10:52

  3. posso consigliarti questo: fra i criteri per scegliere se partecipare o no a un concorso, la prossima volta, insieme agli altri (serietà della giuria, partecipazione gratuita etc) aggiungi che sia un concorso per “opera prima”. Almeno finché non pubblichi un altro libro.. 🙂

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    teresa zuccaro

    26 ottobre, 2007 at 12:43

  4. Ciao Tess. Suggerimento assai sensato il tuo, non fosse che ormai ho sforato “il mezzo del cammin” spesso previsto da tali sezioni. Ah lasso! Comunque continuerò a cercare.
    Ciao e a presto (ti scrivo)

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    Roberto Corsi

    28 ottobre, 2007 at 11:02

  5. […] particolarmente interessante del suo intervento, da mettere in connessione con quanto scritto due post addietro riguardo alla penuria di lavoro (e alimento) critico sui poeti: … Sembra difficile […]

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    moi, Italo?! « Roberto Corsi

    10 novembre, 2007 at 01:45


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