Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 11 anni

Andrea Labate, La resa del margine

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Inizia la “stagione sportiva Perìgeion” 2016/2017. La mia prima cura è rivolta all’esordio di Andrea Labate, la cui raccolta La resa del margine è stata pubblicata lo scorso anno da L’Arcolaio. Una poetica, quella di Labate, marcatamente astratta (“surrealista” la definisce il prefatore Davide Castiglione”), ma che sa anche dipanarsi in registri meno ermetici, a volte perfino colloquiali. Spesso poi, e sono per me gli episodi maggiormente riusciti, intervengono le tematiche della precarietà esistenziale (prima ancora che del precariato; il “margine” in una delle sue molteplici attenzioni) a guidare il lettore e conferire coesione interna al dettato poetico.

Leggi la recensione e alcune poesie a questo link: Andrea Labate, La resa del margine

Written by Roberto R. Corsi

16 settembre, 2016 at 10:39

#Babuk2017

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stens2007

Il volume in cui è presente il saggio di Gaetano (clicca per scheda e ordini)

Sono molto grato alla Associazione LaRecherche per aver confermato il mio ruolo di giurato della sezione narrativa nella terza edizione del premio/concorso letterario Il giardino di Babuk – Proust en Italie.
Lo scorso inverno i vostri racconti mi hanno tenuto compagnia, in certi casi avvincendomi molto. Quindi sarà un piacere ripetere quest’esperienza di lettura.

La terza edizione è intitolata alla memoria di Gaetano Conti, brillante studente fiorentino appassionato di letteratura italiana e latina (suo un saggio su Seneca pubblicato postumo da Olschki), scomparso dieci anni fa, neanche un mese dopo il suo diciottesimo compleanno.

Ricordo che, come nelle edizioni precedenti, il concorso ha due sezioni (opere di poesia e narrativa che dovranno essere assolutamente inedite, anche su web) ed è doppiamente virtuoso: la partecipazione è completamente gratuita e i premi (destinati al “podio” di ogni sezione) sono cash.
Diversamente dalle edizioni precedenti, l’edizione 2017 ha però una parte “aleatoria”: l’Associazione, come tutti, ha dovuto fronteggiare la congiuntura e in particolare una drastica riduzione delle entrate destinate al montepremi e alle spese organizzative (tra le quali NON rientrano compensi ai giurati: vi leggiamo gratis).
A fronte di questa difficoltà si è lanciata una raccolta fondi che terminerà a fine marzo 2017, il giorno precedente la cerimonia di premiazione.
I premi hanno dunque una parte fissa (200, 100, 50 Euro ai primi tre classificati di ogni sezione) e una parte variabile, legata all’andamento della raccolta; raccolta alla quale preghiamo tutti di partecipare, secondo le proprie possibilità, per garantire uno standard adeguato – e, mediatamente, un futuro – a questo concorso.
Ulteriori forme di sostegno sono allo studio e, se approvate, vi verranno immediatamente comunicate.

Ho scritto tutto. Partendo da questa pagina potrete scaricare il bando (compreso un approfondimento su Gaetano Conti) e visualizzare le modalità della raccolta fondi (compreso il dettaglio delle voci in conto spese).
Prego gli amici che abbiano gli strumenti per farlo di diffondere le informazioni su bando e raccolta (o anche direttamente le risorse linkate qui sopra), in modo da dare massima visibilità alla operazione.

Aspetto i vostri manoscritti, che come al solito mi saranno sottoposti in forma completamente anonima.
[Anche quest’anno rinnovo l’invito, forse inutile visto che lo scorso anno non c’è stato alcun problema, a “giocare pulito” e non chiedermi informazioni confidenziali né malleverie in ordine al concorso; comportamenti che verranno riferiti immediatamente al Presidente della giuria].

Written by Roberto R. Corsi

15 settembre, 2016 at 10:09

Su Versante ripido! a cura di Carla Villagrossi

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Con il numero di settembre di Versante ripido, rivista online da lungo tempo votata all’indagine sulla poesia di qualità e alla sua diffusione, esce una recensione alle Cinquantaseicozze a firma di Carla Villagrossi, per giunta impreziosita dall’Artista Martina Dalla Stella. Le ringrazio entrambe, unitamente a Claudia Zironi e all’intera redazione VR.
Questo il link

Uno dei passaggi che ho gradito maggiormente è:

Roberto R. Corsi potrebbe essere, ricordando Pessoa, un poeta superiore che dice ciò che effettivamente sente, un poeta medio che ci propone quello che decide di cogliere, oppure potrebbe rappresentare il poeta inferiore che racconta ciò che ritiene suo dovere verificare. Sa attraversare i corrispondenti livelli del Super-Io, dell’Io, dell’Es e sconfina da una zona all’altra, tenendosi ancorato al mare splendente della Versilia.

Proprio nell’opportunità di giocare su più piani – non solo della psiche, ma di tutto il registro sinestesico ed espressivo – sta una coordinata del lavoro che intendo fare, o che vorrei mi riuscisse. Una pluralità tendente all’infinito di “tavoli di lavoro” che mi porta a non rispondere ai quesiti posti al poeta all’interno della recensione… proprio per salvaguardare il dato fondante delle molteplici interpretazioni possibili.
Buona lettura

Written by Roberto R. Corsi

1 settembre, 2016 at 11:57

Vola alta, bresaola (esercizio)

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bresaola
 
VOLA ALTA, BRESAOLA
(variatio ludica ex Vate M. Luzi., liberamente ispirata da un titolo giornalistico su C. Lotito, dedicata a Bernardo Pacini)

Vola alta, bresaola, defalca calorie,
tocca l’alfa e l’omèga della tua salvazione
ponderale, giacché talvolta lo puoi – sogno che l’adipe esclami
nel buio dell’addome –
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quell’etereo affamamento
da sola, senza un rotolo di me
o almeno il mio smagliato ricordo, sii
massa, non ossuta trasparenza…

L’adipe e la sua anima? O la mia e la sua marcescenza?

(inedito – per fortuna, 12 agosto 2016)
immagine wikimedia commons – pubblico dominio

Written by Roberto R. Corsi

12 agosto, 2016 at 20:13

Istruzioni per la raccolta differenziata (sette quartine inedite)

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immagine: cocoparisienne per pixabay.com / cc0 pubblico dominio

ISTRUZIONI PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Plastica e lattine (sacchetto azzurro metallico)

Buttaci pure ogni amore che hai dato:
il caldo l’ha sgonfiato
oppure s’è piegato in code aguzze
a contatto col muro.

 

Carta, cartone e tetrapak (busta grezza)

Quei du’libri che hai scritto,
in più quelli che devi ancora scrivere;
ogni singolo verso, ogni parola,
ogni vocale nero punteruolo.

 

Frazione organica (bidoncino verde)

Ci va il tuo corpo, i corpi
che hanno portato al tuo,
il seme agglutinato, il tessuto sconnesso:
discanto di te stesso.

 

Indifferenziato (sacchetto trasparente)

Riponi qui la prodigiosa nuvola
che è l’assenza lunghissima di qualunque ambizione,
col suo pattume d’anni rabberciati
in stagnòle, minuzie.

 

Verde (sacchetto, indovina di che colore)

Hai poco da gettarci. Ciò che è verde
s’allontana da te.
Poche cime d’evonimo, morse da cocciniglie.
Si fa, ormai, prevenzione.

 

Vetro (bidone blu)

Lei è cristallo immortale:
smaltiscine le schegge
(lo so, te l’eri spinte dentro il polso
sperando nell’autentica di una cicatrice).

 

Olî esausti (mitologico contenitore da 5,5 lt.)

Qui andrebbe la paura,
ma non ho in dotazione il recipiente,
per cui arràngiati, tientela, assorbila con fiumi
di carta da cucina; ascondila in misteri, conformismi.

 

(1 Agosto 2016)
____________________

Dedico queste quartine inedite a Mario Campanino (vedi post precedente, link in calce): sono state ispirate dalla lettura dei suoi poemetti Vendesi uomo e Angelo morto, di cui spero di occuparmi presto, ma dei quali spero che si occupino soprattutto, e più presto, editori attenti alla qualità.
Magari la trovata di mixare raccolta porta a porta e dissezione del poetante era già venuta in mente a qualcun*; garantisco su buona fede e, come sempre, autenticità dell’auto-squartamento.

[immagine: cocoparisienne per pixabay.com / cc0 pubblico dominio]

Written by Roberto R. Corsi

1 agosto, 2016 at 08:08

Pubblicato su inediti, poesia

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Mitilofili di rango: Alaimo e Campanino

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alacamp

Alaimo & Campanino s.r.l.

È un periodo di altrimenti poco usitata reattività critica alle 56c.
Oggi vi segnalo, in ordine di cavalleria, altri due contributi eccellenti (chi mi segue sui social ne avrà già avuta contezza):

la “recensione del venerdì” del 22 u.s. su LaRecherche, a cura di Franca Alaimo. Franca, attiva su più fronti letterarî sin dal 1989, concede al mio libro un’attenzione generosissima, cogliendone in pieno molte sfumature e prestandogli le sue personalissime lenti focali. Se mi perdonate il paragone – altamente blasfemo ma, giuro, non egotico -, Franca si pone davanti al mio libro come un direttore di fronte a certe pagine di Mozart (il Kyrie eleison/Quia pius es del Requiem o l’incipit della Sinfonia n. 29) in cui c’è da scegliere tra colore chiaro o scuro; e opta prevalentemente per il secondo, ne vede l’aura e la ri-dipinge con la sua analisi. La quale è confortante, direi, dopo una prémiere vague critica in cui si enfatizzava, talora fino al pollice verso, la componente comica del testo (peraltro indubbiamente presente). Insomma, nella nota doppia icona teatrale che ben si addice alle 56c, si dà dignità e contorno anche alla maschera triste, oltre a quella sorridente.
Top quoteI fallimenti privati nella sfera erotica, raccontati dall’autore con varianti e notazioni acutissime, sono metafore di un venire meno dell’adesione allo slancio vitalistico, di uno slittamento progressivo verso l’assurdità esistenziale della vita, che non può essere risolta se non con l’annientamento.
Leggi tutta la recensione sul portale LaRecherche

Quasi due settimane or sono, poi, è apparsa una nota alluvionale sul profilo Facebook di Mario Campanino. La sua tessitura è giocata sul modello stream of consciousness (I’d rather say unconsciousness, visto che a Mario il libro garba) e, con un simpatico ma solido zigzagare, non scevro di punte acuminate verso qualche feticcio d’oggidì, dà conto di un’immediata adesione ai miei versi; adesione anticipata con grande spontaneità, che mi onora, da una raffica di whatsapp entusiasti che mi hanno raggiunto in viaggio sulla “bretella” Lucca-Viareggio; al punto che, fossi stato io al posto di guida, ora vi scriverei dal N.E. oppure con qualche arto spezzato, cercando aiuto in qualche dirupo del bozzanese.
Attenzione però a non buttare tutto in folclore, ingannàti dall’andamento libero e colloquiale! Mario Campanino è poeta, direttore di coro ed eminente musicologo: ha scritto un saggio sul Pierre Boulez compositore e una raccolta, Vendesi uomo, ha ricevuto riscontri al “Lorenzo Montano”. Sul suo blog trovate tutto
Top quote: rrcorsi mi ha fatto ricordare di avere ancora in casa parole scritte da un rimbaud rilke leopardi campana chissà perché e così mi colpisce il pensiero ah quella era la poesia prima dei social, forse anche dopo allora la speranza, e mentre leggo le 56cozze quei ricordi mi rimbombano in mente come le parole d’amore di una sposa rinnegata ogni volta che ho fatto ctrl-alt-canc.
Leggi tutta la nota su Facebook (richiede il login)

Grazie a chi così amorevolmente ha speso il suo tempo per me, buona lettura a tutti.

Written by Roberto R. Corsi

25 luglio, 2016 at 08:27

Quando la cozza è in vacanza: da Vincenzo Lauria

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source: my Pinterest – copyright Vincenzo Lauria

Alcuni temerari si portano le Cinquantaseicozze in giro per le vacanze e talvolta ne scrivono. Io raccomando sempre loro di scattare una foto col libro nel luogo ove si trovano, le raccolgo tutte in un album Pinterest. Nessuno ha mai mandato foto del libro in discarica quindi per ora non ci lamentiamo.
Oggi siamo bellamente “in visita ai parenti” al mercato del pesce di Catania (‘a piscaria), grazie a Vincenzo Lauria, poeta e propulsore – con Liliana e Giovanna Ugolini – del progetto multimediale Oltre Infinito. Lo ringrazio e faccio ufficialmente il tifo per il suo
 Teatr/azioni per la finale inediti del Pagliarani.
Ieri invece Vin era in spiaggia e mi ha scritto questo:

Ti scrivo dalla costa meridionale sicula di questa o/Scilla/(a)zione, resa eterna, tra Firenze e la Versilia. Fin qui ho portato le 56 cozze per goderne i versi: onde lunghe in una pro/poesia calibrata,  imbarcazione che, proprio per non aver scelto quale sia la poppa e quale la prua, mai saggia la deriva.
La dolente indolenza si fa consapevole crogiolo ma le valve si schiudono per un farsi parte, poesia, per poi guardarsi intorno.
È in questo necessario, intimo,  “scozzare”, “scozzarsi”, che si rimescolano le carte, a giocare/giocarti sarai con il TUO vento, che in rosa sceglierai.
Tra questi estremi si gioca, poetica, la prossima partita:

da XXVIII
Avevo nove anni e per un po’ / scioccamente credetti di essere davvero così bravo. Ma non provai / mai a giocare in una squadretta, già avvinto dalla paura. Eppure fu l’unico / istante nella vita in cui ebbi l’appagante credenza, che riempiva / il cuore di freschezza e pungeva i polmoni come fumo al mentolo,  / di saper far qualcosa sul serio. Si chiama autostima,  ha il colore del muschio.

e da XXIX
Il piacere della compagnia, del buon vino, del pesce, l’avvenenza delle astanti – / ma torme di migranti ci attorniano con le loro emergenze / in forma di borse o direttamente d’elemosine,  a dirci la cruenta irrealtà / del nostro privilegio.

C’è poesia
nell’appar/tenersi
nell’appartenenza.

Written by Roberto R. Corsi

20 luglio, 2016 at 14:46

Novella Torre, Qualcosa che cade (su Perìgeion)

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Il mio ultimo contributo a Perìgeion per la “stagione sportiva poetica 2015/2016” riguarda una poetessa fiorentina refrattaria ai riflettori sociomediatici ma dal cursus già significativo e soprattutto dallo stile ben formato. Propongo un suo ciclo di poesie del 2013, intitolato “Qualcosa che cade” e tale titolo non può non farci pensare a…

…Leggetelo direttamente in loco, su Perìgeion: Novella Torre, Qualcosa che cade

Written by Roberto R. Corsi

5 luglio, 2016 at 07:26

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Amore e agonismo (4 inediti, giugno 2016)

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AMORE E AGONISMO

Stavo bene con te, al mare | sotto quella tenda bianca…
Così, in ottonarî, rompi un silenzio biennale, con la scusa che ha perso
la nazionale romena. Vieni da là, forse quando fai pratica legale
non ti piace sbandierarlo, ma nella stanza tifi eccome
per Tătărușanu e Andone. Vieni da là, dunque per tutti sei una manipolatrice,
come se l’Italia fosse il regno delle Bernardette. Vuoi farti un’altra vacanza gratis,
dicono. Come puoi farti pigliare così per il culo?
mi dicevano e dicono. Ma tu sei onnipotente di bellezza e cultura,
l’unico assoluto pensabile sono le tue chiome, gli occhi verdi e azzurri,
il corpo perfetto, la pelle che illude di brevi macchie solari
e risorge gloriosa nell’ambra. La Trinità angelica dimora nel tuo sesso,
nell’abside del respiro ritmato e crescente come macchina,
squirta lo Spirito Santo del tuo orgasmo, fluisce integratore salino nella mia bocca.
Prendimi pure per il culo, come l’idea di un dio prende da millenni per il culo i poveri
del mondo, li fa esplodere come castagne non incise… Lo faresti pur sempre
dalla mistica rosa delle tue proporzioni, mentre quaggiù mi deprime sanza lodo,
m’imprigiona una giostra di tarchiati millantatori. Illudimi con sapienza che ti giovi
la vicinanza del mio fallimento mentale e fisico, il mio flaccido involucro
che al contatto, al pensiero del contatto con la tua classica fattura, si squaglia
come sterco di scimmia gettato dentro un lago vulcanico.

Amata, la mia furiosa ambizione è stata quella di goderti per mesi, di trattenere
il possesso che invece fugge come il respiro. Fare legna prima del mio inverno,
volgerti e rivolgerti con la luce della luna che ti frustava la schiena.
Dichiaro qui in carta bollata che avrei voluto morire appena dopo,
donarti ogni mia linfa erroneamente tributata altrove, ogni anno di sofferenza a venire,
per ritardare il momento in cui i tuoi ornamenti dolciastri, i tuoi muscoli di salmone
perderanno regime, e tu sarai scelleratamente matrona delle sette colline.

E avrei voluto, cadendo in cenere, arrivare sereno a ripercorrere il momento
in cui qualcosa mi ha spezzato anima e corpo, ciò che mi ha fatto incapace
di essere, sentire, pretendere, osare, riuscire, amare, mantenere. Come bravo scienziato
riesco ad afferrare alcuni istanti disposti sul legnoverde: isterica, biancovestita
come ogni morte, chi mi diede la vita
sceneggiava il pericolo della sua fine ogni giorno, a ogni impasse, sdraiata sul
pavimento perché anche lei abbandonata – non tanto dal gitano marito,
suadente calciatore poi in girovaga levantina bugiarda ansiosa onnipotenza rifluito,
ma già dal padre fumatore e presto anche dalla madre. Dammi il micoren,
chiama il dottore, mi stai facendo crepare, gridava; oppure mi farai venire
un cànchero. Rubber is over, i giochi erano fatti:
la paura dell’abbandono è il tumore silente che si replica nell’indegnità a tutto,
e quanto più ci si sente inadatti tanto più si porge il collo a un nuovo giro di catena.

È brutto e nudo scriverlo; le cose, come i tuoi processi, hanno un tempo,
la carnefice è sorda e sta affettuosamente preparandomi la pasta gratinata,
le prove sono inquinate di distanza. Però questo paghiamo,
questo mi ha reso schiavo, paralizzato. Questo non ci porterà più
sotto una tenda bianca, soli. E dentro continua a tagliare, atterrire,
come le tue foto uscente splendente dalla cappella dei Pazzi
o i panorami della costiera amalfitana, assieme a qualcun altro
che non hanno chiuso alla gogna silente della non vita.
Non vedrò mai quei posti, come Parigi, bruciano carne e tendini,
è tardi, avrei voluto tanto amare gli angoli della terra, è tardi. Non sono più in grado
di sottrarmi alle spire, non ne ho le forze. Lo dico
con la serena malinconia della luce autunnale. Tu che hai conosciuto
l’annaspo, porta via con te la certezza del mio piccolo possibile
infanti-ciso amore.

ALÌ 

E per la terza volta Cristo violò la privacy e trovò sullo smartphone di Maddalena
messaggi piuttosto espliciti di vecchie fiamme o spasimanti esotici.
La nostra storia è terminata e mi sento persino euforico, la solitudine tutt’altro che croce,
respiro aria frizzante di ozio romanzi ottocenteschi e palinsesti sportivi,
forse perché finalmente mi riconosco incapace da sempre d’amare le persone
almeno quanto io ami invece questa fragile, sottile libertà a pensione completa.
La proverbiale goccia è un certo Alì che a inizio giugno ti ha fatto pesanti avance
e due domeniche dopo tu hai ringraziato per i bei momenti. Mi avrai fatto fesso
nel volto soltanto o pure col ciuffetto? Comunque sia andata, non sai rifiutare
l’offerta di sesso, proprio come non ti neghi mai un cucchiaio in più di risotto,
prendi amore ovunque sia – Santa Giovanna o santissimo scrivente, tre anni fa.
Non mi sfugge come i messaggi inizino il giorno prima della morte del grande pugile:
col guscio attaccato alle macchine, per poche ore ancora,
forse l’anima di Cassius è trasmigrata in questo cazzo di omonimo cicisbeo
mediorientale giramondo: nell’euforia di trovarsi nuovamente dentro un corpo vigoroso
scrive senza schivate I LIKE TO MAKE LOVE TO YOU AGAIN AND AGAIN
e sferra un gancio micidiale contro il cristallo della mia fiducia. Potrei “legare”,
abbassare la testa e indebolire il Louisville Lip – con qualche cornata, a ‘sto punto.
Preferisco sputare il paradenti, gettare la spugna, pensando tremante alle nuove sfide
che mi attendono, dai marker per l’epatite al test dell’Aids,
ma soprattutto alla ricerca, in fondo al baule, d’uno scampolo di fiducia e di forza
per accettare i fallimenti, capire che una persona non si spalanca per volontariato
e va meritata. Sinistro-destro, sfruttare l’allungo della trasparenza,
non piantarsi alle corde di fronte alle punte indagatrici di sguardi nuovi.
Fluttua come una farfalla, via, a scatti; al limite torci contro di te il pungiglione,
come un’ape imprigionata nelle quattro pareti di se stessa.

NET WEIGHT 

Tu invece vieni a salutarmi alla prima assolata giornata di Wimbledon
e poche ore avanti Italia-Spagna. Tredici anni fa facemmo l’amore
mentre Federer incantava in finale, e quando iniziasti a profonderti
nella chanson romantica del dopo io ti ruppi con un “torno subito:
alla tv c’è questo che cola a rete come oro liquido, sentenzia come un Tèseo
di Canova e rovescia colpi di katana”. Game set and match. Oggi invece sei trenta chili
per uno e settantotto, a metà esatta tra lo zero e l’inno ch’eri allora.
Pure il lògos ti s’attorciglia in secche spire malate, travisi interrompi prorompi
fai schermo di te, poi scoppi in pianto perché ti cedo in pegno d’amicizia
le sonate di Schubert, dici di non meritarle. Porti litri d’indegnità dentro i polmoni,
dici che ogni cosa del mondo ti strappa di dosso le carni. Ti posso capire.
Impossibile sfiorarti o pensarti, scherziamo su uno sfondone letterario di tuo padre,
abbozzi uno sfogo familiare gigantesco e lacrimoso ma sùbito ti tiri indietro,
per farti ridere scrivo su Google “Ciahòski”, come me lo pronunci in fiorentino;
sì scherziamo finalmente scherziamo come ai vecchi tempi e mentre fai una ricerca
io dalla sedia mi fisso sul percorso dei tuoi muscoli esausti lungo l’omero e il dorso:
le chiome bagnano stancamente le cuciture di una martoriata tavola anatomica,
la leonardesca sanguigna di un incrocio lontano, potente, essiccato nelle reciproche
follie e paure. Due albicocche per merenda, due Winston, vai via e saluti,
mi abbracci col tuo cavo abbraccio di piccione abortito sul marciapiede;
sì lo so che mi vuoi bene ma è difficile crederlo se odii così te stessa.
Sul calcio d’avvio degli azzurri parte il coro: “Ma come è ridotta?
che fa? questa muore!”. Anche Federer è cotto, poi gioca domani,
oggi apre Nole, vincerà lui il torneo tra due domeniche, remembrance day,
tempo stasi e selci d’altrui ego ci han predato come Mohicani del serve and volley.

ATALANTA

Lungo lucenti esose serate di giugno rincasare alla morte dinamica dei miei due vecchi,
pensare tra angosce a quanto si è perduto, riporlo, scacciare i corvi di quanto incombe,
tremendamente acquietarsi persino davanti all’albero da frutta del purgatorio,
l’albero della bellezza scoperta e cruda che piove ovunque come lava.

È stato proprio allora che una flebile speranza è giunta con una tornita podista
smeraldina, passando spedita fissandomi ha due volte
ansimato, senza volerlo mi ha offerto una calda disarmonica fittizia intimità.
Come un Tadzio muscolato, in sonoro, inafferrabile indicava la vita, tanto o poco più in là.

img credits: from Wikimedia Commons. (1) Ralf Roletschek; (2) Dutch National Archives, The Hague; (3) AlexIsrael; (4) “Mike” Michael L. Baird.  Original Image 1 e 2 are available on Wikimedia voices concerning Tatarusanu and Muhammed Alì, and licensed with CC BY-ND-SA.

Written by Roberto R. Corsi

2 luglio, 2016 at 10:44

Marco Di Pasquale, tre inediti (su Perìgeion)

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Oggi su Perìgeion propongo tre inediti di Marco Di Pasquale. Ringraziandolo per avermi sottoposto le sue poesie, che fan parte di una raccolta in lavorazione, ho preso questo trittico a simbolo di una direzione nuova, rispetto al personalismo ermetico che contraddistingue la precedente raccolta di Marco.

Leggi l’articolo sul sito Perìgeion: Marco Di Pasquale, tre inediti

Written by Roberto R. Corsi

29 giugno, 2016 at 08:35

Pubblicato su autori, Perigeion, poesia

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