Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Omaggio a Houellebecq

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Quando esco presto per camminare mi surclassano vecchi allenatissimi.
M’incrociano di corsa proprio davanti al ristorante dove ne ho visti tanti a cena con l’escort.
Li immagino muovere il pube sopra quelle perfezioni anatomiche d’oltrecortina,
Immagino tricipiti, dorsali e lombari in missionaria tensione, come quelli di un dogo sul punto di attaccare:
Con le loro ripetute sul lungomare e i loro fitness program restano sempre dei vecchi.
Andare a camminare presto non mi renderà più giovane, non sanerà le morti, le dismetrie, gli errori.

L’edicolante fa già il conto alla rovescia: quattordici anni alla pensione.
Beato lui che almeno ne avrà una, penso, ed ecco che di colpo la vecchiaia
Si reidrata e diventa una nuvola rosa che inghiotte il passo sciancato, l’apnea, il nulla dell’oggi.
Ammalarsi e morire, svanire come un peto, diventa una nuvola rosa, un miraggio, un’odalisca.

Dentro il giornale, un tassista ivoriano odia la letteratura perché premiano solo uomini bianchi.
Fuori dal giornale, la povertà preme alle porte e affila i coltelli.
I comunisti di ieri rinforzano i muri di cinta, che con sollievo del mio pomeriggio sportivo sembrano per ora tenere.
Tutto il nostro eros, ore di lettura al tramonto come gambe lisce da carezzare,
Tutta la nostra poesia è fondata sul privilegio.

(inedito, 17.09.17)

Houellebecq

By Fronteiras do Pensamento [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)%5D, via Wikimedia Commons

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Written by Roberto R. Corsi

19 settembre, 2017 at 23:08

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Babuk IV (hello, goodbye)

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caricatura proustiana di Lisa Merletti; © l’A. e LaRecherche.it

Segnalazione breve ma importante: come ogni 15 settembre da un quadriennio a questa parte, oggi prende il via il concorso-premio letterario Il giardino di Babuk – Proust en Italie, con le sezioni poesia inedita e narrativa breve inedita.
Sono lieto del fatto che la formula dell’evento sia rimasta assolutamente virtuosa: concorso a partecipazione gratuita e premio in denaro. Il montepremi-base del concorso potrà essere rimpolpato dalla parallela campagna di raccolta fondi.

Tutti i particolari partendo dalla pagina del premio, da cui si accede a bando e informativa sul crowdfunding.

Diversamente dalle due passate edizioni, quest’anno non sarò in giuria. Ho declinato l’onore per motivi personali e perché mi sembra giusto permettere al nutrito board di rinnovarsi un po’, salve le stelle fisse dei presidenti e dei membri più autorevoli. Auguro a tutti buon vento di scrittura e non è affatto  escluso che io partecipi al concorso né che sostenga concretamente l’iniziativa. Invito tutti a fare altrettanto!

Written by Roberto R. Corsi

15 settembre, 2017 at 06:27

“È la voce di Carlo!” (Bordini)

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bordini-costruttori

I costruttori di vulcani, ossia l’opera poetica di CB sino al 2010 (Luca Sossella Editore)

[il 19 aprile scorso uno dei maggiori poeti italiani contemporanei,  Carlo Bordini – alcune poesie del quale trovate facilmente in rete (esempio), mentre io mi sono occupato dell’iperconsigliato, bello e terribile racconto-romanzo Gustavo. Una malattia mentale – mi ha scritto parole davvero motivanti e gratificanti sulle 56c. Che così si avviano più felici alla data di scadenza (13/05/2018, salvo imprevisti).
Avuta la sua autorizzazione a divulgare, e dopo qualche mese passato a girare in senso antiorario attorno al tavolo di cucina per l’emozione, vi propongo il parere dell’altissimo interlocutore. E lo faccio – com’è giusto – senza celare la parte critica, relativa soprattutto al titolo. La riserva di “volgarità” delle cozze rispetto alla presunta nobiltà psico-poetica della raccolta mi era stata rivolta in privato anche da altri poeti (es. Giovanni Peli). Dunque ha qualche fondamento. Convengo che il titolo sia contraddittorio e che probabilmente non sia stato il massimo del book branding. Mi ha pure trasformato, temo, in Rubè u cuzzaru o giù di lì, smile. Ma in fondo la contraddizione, la volgarità inscindibile con la speculazione, e soprattutto la concezione stessa dell’inscindibilità (sempre che si voglia essere sinceri) del legame, unita a una certa insofferenza verso i cliché della poesia attuale… Beh, sono tutte componenti autentiche del mio io.
Grazie di cuore, Carlo; lieto dell’aura di serenità e amore che tangibilmente ti spira intorno da qualche tempo].

Ho finito di leggere il tuo libro e mi è piaciuto molto. Anche se la prima poesia introduce la polemica letteraria con un tono di leggerezza (e fa bene per evitare ogni tentazione di retorica) il libro, questo libro di poesia narrativa e di presa di coscienza contiene appunto uno scavo di coscienza e un contenuto esistenziale molto serio (oltretutto estremamente sincero, il che non è comune). È una sorta di diario e di narrazione e anche se il livello poetico è alto e diverse poesie sono bellissime può anche essere letto come una sorta di romanzo, un romanzo in versi. È un libro estremamente duro, anche se qualche volta ammicca a toni tragicomici, perché mette in rilievo la fragilità, la quotidianità e il fallimento con un grande coraggio e una grande espressività. Il tono basso e quasi casuale aumenta l’espressività. È antiletterario e letterario insieme. Devo dire che a partire dalla poesia XXVIII in poi il livello della poesia raggiunge i toni più alti (senza sottovalutare le precedenti) e diviene anche più drammatico e più essenziale e con alcune poesie di rara intensità. Il libro, quindi, è un crescendo, ed è giusto che sia così. La struttura è perfetta.
Devo dire che l’unica cosa che ha suscitato in me qualche perplessità è il titolo. Troppo scherzoso e anche troppo volutamente plebeo per la serietà di questo libro. Anche perché poi di cozze nella poesia si parla pochissimo. E con un altro titolo non perderebbe niente ma anzi avrebbe secondo me guadagnato un poco. Ma questo è solo un dettaglio. Mi sono riconosciuto molto nella fragilità del personaggio che spira in queste pagine. Carlo Bordini

Written by Roberto R. Corsi

14 settembre, 2017 at 11:42

Di liquidi certamente miscibili: “Calcio e letteratura in Italia (1892-2015)” di Sergio Giuntini

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[Pasolini] pensava che il «capocannoniere di un campionato» fosse «sempre il miglior poeta dell’anno» (p. 168).

IMG_5782La mia vita è sempre stata, ed è, attraversata dal calcio, che – taglio corto per non rendere questa recensione un’autobiografia – è stato volta per volta rimpianto, passione, simulazione, materia di studio, materia di lavoro. Senza il football la mia autostima forse sarebbe migliore, però la passione, una volta scoppiata, è indelebile. Spesso e volentieri leggo opere sul calcio, possibilmente a un livello superiore a quello dell’autobiografia. In questo caso il libro del professor Sergio Giuntini, edito da Biblion, mi ha incuriosito sin dal titolo, che lo qualificava di primo acchito come iperlibro, vale a dire come risorsa a partire dalla quale, proprio come un ipertesto, accedere a pregevoli opere letterarie imperniate sul calcio.
La lettura ha confermato questo facile pronostico, ma lo ha arricchito di molte altre connotazioni positive. Prime tra tutte la capacità e la forza responsabile di esprimere giudizi qualitativi e storici, venendo a costituire così una vera opera critica oltre che manualistica.

Dal punto di vista dell’analisi letteraria la quantità di testi citati è impressionante, alluvionale, soprattutto nel terzultimo capitolo del libro; una completezza che sembra a volte fatalmente tradursi in “lista”, invece testimoniando l’escalation della letteratura di genere nei tempi a noi più vicini. Leggi il seguito di questo post »

29 agosto: Et in arcadia ego

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IMG_5744Per uno a cui dà fastidio la calca, il 29 agosto dovrebbe essere un giorno di sollievo; invece ha preso una piega terribile, kafkiana, da un lasso di tempo oggi olimpico.
Avevo preparato un post puntiglioso e lagnoso sulla damnatio memoriae, sull’ipocrisia e soprattutto sulla fine della mia poesia, ma sono argomenti “incaprettàti”: rimuginarci sopra non ha senso, non sposta la situazione o l’attenzione di una virgola, può essere smentito dalle circostanze future.
Meglio scherzare un po’ con la (per me letale, in più sensi) seriosità dei poeti in effigie e limitarsi all’essenziale.

Il 3 agosto scorso ho terminato “Grafite bianca” (o come potrà chiamarsi) con la sua terza sezione.
Ora farò decantare il tutto. Non ho fretta.
Devo riflettere bene, una volta tanto, sul se e sul come rimettermi in gioco.
Nonché sul “r/d-ispetto dei Santi”, per così dire. Perché in poesia vale oltremodo l’aforisma di Balzac per cui “ci sono più santi che nicchie”.
Le Cinquantaseicozze, del resto, erano già pensate come commiato, poi è arrivata questa nuova raccolta che ritengo più equilibrata.
A proposito, se ve li foste persi, mesi fa sono usciti due “spifferi” dalle prime due sezioni di Gb, per opera di Giacomo Cerrai e Giulio Maffii (su Carteggi)… Li ringrazio, ora come sempre.
E vado in spiaggia.
Se un editore NO-EAP volesse visionare in anteprima l’opera compiuta, mi scriva in privato e usi la parola d’ordine SARASTRO.

Written by Roberto R. Corsi

29 agosto, 2017 at 08:09

Ferragosto: una recensione in versi “Sveviana” da DDP

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Il mio “Ferragosto e dintorni” non si preannuncia dei migliori per il più classico effetto sardina (elevata densità/mq, in casa come fuori – e tutti alquanto agitati!). Per fortuna l’altro ieri ho ricevuto un prezioso dono epistolare: Daria De Pellegrini si è sobbarcata la lettura estiva delle 56c (in alcuni paesi ciò è precauzionalmente vietato dai regolamenti) e ne ha tratto alcune considerazioni in versi.
Questa sua pratica, che una sola volta ho usato anche io, mi ha divertito e perfino incuriosito per lo iato tra predilezione formale (tempo fa Daria era sul punto perfino di rivolgermi un sonetto) e la libertà metrica della sua bella raccolta, pubblicata di recente. Incasso devotamente questo cadeau che oltretutto coglie nel segno: anche per me Svevo è un faro, e gli ostinati frequentatori dello scrivente ricorderanno che una poesia di Sinfonia n. 42Lo schiaffo, è espressamente modellata sull’uscita di scena del padre di Zeno Cosini.
E buona giornata a tutt*.
(I corsivi sono passaggi contenuti nelle Cinquantaseicozze).

È parodia la cozza della verghiana ostrica?
Quel suo aprirsi al supplizio della padella
fa della cucina luogo di martirio, e “supplizio”
è parola che torna in altre cozze ancora…
ma non voglio trattare di lessico e metafore
bensì di personaggi, di un io che gioca
a fare insieme il Brentani Emilio e lo Svevo
che lo smaschera. Varcata la soglia infida
dei quaranta, capita, ai maschi soprattutto,
di fare per un po’ “Senilità”. Pare (la mia
vita non vita) avvitamento in caduta,
di goduria quel tanto che rimane è agio
della deriva, pascersi per scivolamento,
sempre sotto l’occhio giudicante di quello
che infine sbotta odio la persistenza
del perdente. E perché non si decanti il tutto
in reminiscenze montaliane, conclude
perentorio Mi odio. Ma a noi ci pare
di antivedere Zeno che, sorniona maschera
di inetto, conta i proventi della sua “Grafite
bianca” smerciata in chiesa per incenso.

Written by Roberto R. Corsi

15 agosto, 2017 at 10:12

Amici!! Sarahrahrah

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Si fa un gran parlare di Sarahah, un “social” d’invenzione araba (il nome vuol dire “verità”) che di fatto funziona come la buca delle lettere, consentendo a chiunque di postare commenti assolutamente anonimi nelle bacheche dei suoi utenti. Io ne sono venuto a conoscenza tramite alcune amiche che, aperto il loro account, hanno ricevuto apprezzamenti piuttosto pesanti e inviti che ‘l tacere è bello. Per fortuna sono donne di spirito e riescono a elaborare il tutto in modo perfettamente razionale: purtroppo tra i giovani la situazione è molto diversa, gli insulti anonimi fioccano e fanno danni in un’età cruciale per la costruzione del sé.

Mi è venuta un’idea provocatoria: ho aperto un account non personale, ma riferito direttamente al mio ultimo libro: Cinquantaseicozze.sarahah.com.
Ho rimuginato su come il quieto vivere imperi tra i poeti o comunque gli addetti ai lavori, e la stroncatura, tutto considerato, sia quasi estinta.
Mediamente, avrò inviato il libro (in cartaceo o in pdf) a un centinaio di persone. Mi hanno dato un riscontro in dieci, o giù di lì. Alcuni anche negativo, peraltro (e li ringrazio per la franchezza costruttiva). Per il resto, silenzio.
Supponendo che due terzi del silenzio siano pura indifferenza, ho pensato che una buca anonima possa servire a quel terzo (pur sempre almeno un 30% del totale!) che vorrebbe dire al Corsi di darsi all’equitazione in stile fosbury (cit. Gnocchi) anziché irritare le Muse, ma ha paura di ritorsioni (impensabili) da parte mia. Peraltro qualcuno ci ha provato anche qui, esortandomi al lavoro, ma solo spot.

Non so se l’esperimento funzionerà, né quanto durerà, visto che in effetti il giudizio complessivo sulla app (o meglio su come viene utilizzata dai più) resta fortemente negativo, e non sono incline a incentivarne la diffusione. Quindi agite in fretta e se volete criticare, approfittate!
Dice “ma io il tuo libro non lo conosco”. Allora, quale occasione migliore del miraggio di insultarlo per acquistarlo? smile. E comunque potete usare la bacheca per riempire di improperi anche la mia produzione precedente (inediti sul sito, antologia etc.)
Ah, non inviate proposte sessuali: il libro ringrazia e ci penserebbe su, ma non è stato dotato di apparati se non di quello critico.

Written by Roberto R. Corsi

13 agosto, 2017 at 08:53

Fresco di stampa: “Essere transitivo” di Emanuela Ceddia

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Da pochi giorni Essere transitivo di Emanuela Ceddia è un libro edito da LietoColle. Ce n’eravamo occupati poco tempo fa e piuttosto “en passant” riguardo la scelta di poesie, che avevo ridotto di buoni due terzi per esigenze editoriali.
Sono molto felice per Emanuela e per le attestazioni di valore che sicuramente, e meritatamente, otterrà.
Ecco la copertina “in ambientazione piombaggine”, pianta sempre foriera di ricompense come attestano i versi di  Anna Maria Curci 🙂

Ed ecco l’unico neo del libro, in coda (aguzzate la vista…). Neo che peraltro non manca di riempirmi di felicità.

[Emanuela CEDDIA, Essere transitivo, Faloppio (CO): LietoColle, 2017, pp. 122, €10]

Written by Roberto R. Corsi

20 luglio, 2017 at 20:04

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Daria De Pellegrini, sei poesie da “Spigoli vivi” (su Perìgeion)

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in queste giornate estive sono alle prese con alcuni non lievi acciacchi (colpevolmente trascurati) e il relativo morale a zero: dioscuri che rendono particolarmente rarefatta la mia attività di scrittura. Per fortuna ho trovato le forze almeno per rendere conto del piacere nella lettura della raccolta di Daria De Pellegrini, la sua prima in lingua (precedentemente aveva scritto narrativa e poesia dialettale). Si tratta della sesta uscita della collana di InternoPoesia, nel frattempo giunta a nove titoli; un’avventura editoriale cui avevamo già accennato, basata sul crowdfunding e alimentata da un comitato di redazione di elevata qualità. Con alcuni esiti da menzionare, sui quali magari torneremo.
Va detto anche che Spigoli vivi è in corsa per il Pagliarani 2017, e a ottobre sapremo se andrà in finale. Non giudico mai la qualità di un libro dai risultati premiali, ma ritengo significativo in punto di merito il fatto che questo volume stia facendo corsa “in trasferta”, cioè in un premio a mio avviso più sensibile alla poesia sperimentale che a quella tradizionale. Dita incrociate e si va.
Concludo citando la cura (anche “maieutica”, come si legge nel libro) e la prefazione di Franca Mancinelli, che colpevolmente mi sono dimenticato di menzionare in prima battuta…

Bando agli indugi: la mia nota di lettura, come sempre, è  su Perìgeion. Qui sotto il link:
Daria De Pellegrini, sei poesie da “Spigoli vivi”

Written by Roberto R. Corsi

11 luglio, 2017 at 15:47

Glossa empatica a Ben Lerner

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nella scorsa entry ci siamo occupati del libro Odiare la poesia da un punto di vista il più possibile oggettivo. Poi sapete bene che nel processo di lettura c’è anche una componente soggettiva, alchemica, a volte di deja vu, o forse alla Valéry (“nulla può essere completamente nuovo né completamente non-nuovo”), che ti avvicina il libro di qualche misura. A p. 82, la penultima del volumetto, leggiamo di una “esperienza poetica” che Lerner sperimentava nel cinema o a teatro (la traduzione è di Martina Testa). Occhio soprattutto alla parte tra parentesi…

Ogni volta che le luci si spegnevano e sullo schermo iniziava il primo trailer, mi sentivo pervadere da una capacità astratta che associo alla Poesia. Non c’entra il film in sé – anche quando è di altissima qualità – ma il piccolo spazio sgombro creato dalla sala buia. (Qualche estate fa ho visto un’opera lirica di incredibile mediocrità in uno splendido teatro all’aperto di Santa Fe, e quando la mia noia era diventata così profonda da trasformarsi in una sorta di trance, mi è capitato di scorgere, dai nostri posti lontanissimi, una lucciola che lampeggiando volava lentamente intorno all’orchestra, poi si spostava sul palco, poi tornava di nuovo verso il proscenio) (…). [Poesia] Da un lato è vivere un’esperienza quotidiana, dall’altro è fare esperienza della struttura che sta dietro il quotidiano, pezzi di tela grezza che si intravedono sotto la realtà.

Questo bel passaggio mi riporta magicamente a sette anni fa e oltre, quando includevo in All’orza (la mia seconda raccolta) questa poesia scritta, come le altre, tra 2005 e 2007:

scherzo op. 39
(Chopin)

Tutti son qui per il talento prodigio, promessa di bellezza
dalle dita di frusta, qualunque cosa suoni
andrà bene. Io osservo una zanzara
rimbalzare ternaria innamorata
sul fianco destro del pianoforte Steinway:
tutto sommato la felicità
è una piccola cosa.

(non essendo Trilussa, non ho soldi
per il cachet di un’ape)

Che dire? Quello che ho scritto in un passaggio della prima cozza: quello che immagini o scrivi verrà riproposto più o meno fedelmente, quasi sempre per caso come adesso, da qualcun altro con più séguito. Non deve essere un cruccio, occorre prepararsi a questo e gustare con lentezza gli intrecci del caso come se fossero una bibita rinfrescante, che con quest’afa non dà certo fastidio…
Avere avuto una percezione praticamente identica (salvo il fatto che l’interpretazione Chopiniana, a differenza dell’opera a Santa Fe, non era affatto male!) mi rende il libro di Lerner più simpatico, anche se continuo a preferire altri titoli dello stesso genere.

Written by Roberto R. Corsi

2 giugno, 2017 at 17:27

Pubblicato su critica, libri, poesia, rimuginazioni

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