Articoli con tag ‘L’indegnità a succedere’
hysteron proteron: postfare e mai prefare
Condivido ampiamente quanto espresso nella bella “incursione” di Roberto Alajmo uscita domenica scorsa su La lettura (#67, p. 4) e leggibile per intero sul sito personale dello scrittore.
In tono colloquiale e con parole semplici si sfiora un tema importante quale l’epidemica e patologica gratuità del commitment di lettura e critica, esan-tema più volte stigmatizzato su questi lidi. Ma soprattutto si asserisce con dovizia cromatica che: la prefazione a un autore vivente è deleteria; chi continua a commissionarne è un editore sprovveduto; essa infatti fa assumere al libro un retrogusto provinciale; insinua un padrinaggio sospetto tra prefatore e autore; in più imprime all’opera prefata il marchio di qualcosa che non riesce a camminare con le proprie gambe; di una barzelletta che va spiegata; infine ha tutti i tratti di un’intimazione a farsi piacere ciò che seguirà.
Notevole! Ripercorro la mia esperienza su questo leitmotiv, adattandolo com’è ovvio al comparto poesia che, quanto a diffusione, è ex se provinciale.
Molto spesso le introduzioni/prefazioni a libri di poesia, siano esse chieste dagli editori o dagli stessi poeti, hanno valore onorifico/ legittimante: si esibiscono nomi della poesia e della critica (talora anche dell’attualità o della politica) come blasoni e magari numi protettori per le future sorti recensorie e premiali del volumetto; essendo sufficiente il sintagma “prefazione-di-X-Y” da calare come un asso di briscola, da esibire seccamente in frontespizio, qualche volta in copertina; non ha rilievo il contenuto ma il fatto che lo abbia scritto proprio il Vate.
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una stroncatura vintage
Precedenti illustri / la prima edizione è del 1917 (img © eBay)
In uno sforzo di sempre maggiore trasparenza ho ripescato, come promesso qui in coda, un parere fortemente negativo sulla mia prima (e ultima) raccolta a stampa, parere ricevuto già nell’autunno 2007, pochi mesi dopo la sua uscita. A uso di chi volesse confrontarlo con la propria esperienza di lettura dei miei testi (il libro intero o più di metà delle liriche presenti ormai qui), lo ospito sul sito in allegato PDF senza (almeno per ora) nominarne l’autore perché il tutto nasce come corrispondenza privata; si tratta comunque di un letterato di valore, con cui, e non per questo episodio bensì tempo dopo e per semplice incuria, ho un po’ perso i contatti.
Clicca qui per visualizzare/scaricare l’articolo.
Ho evidenziato in rosso, lasciandoli “aperti”, i punti su cui secondo me si potrebbe discutere molto. Solo una volta, in verde bottiglia, ho glossato appena su un accusa per me esagerata.
Il mio personalissimo rapporto tra “dire ermetico” (o piuttosto spinta verso il polisemantico: esigenza di fare in modo che il lettore, posto a davanti a un dato incerto, possa tentare, anche sbagliando – come qui avviene un paio di volte – una propria lettura) e chiarezza dell’esperienza (esegesi, interpretazione autentica) deriva di certo da una serie di connotati della mia personalità. Del resto il titolo della raccolta, in un doppio gioco tra giuridico e pessimismo cosmico, voleva testimoniare in parte questo.
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LaRecherche: fioccano i download, sbocciano gli epub

Il corvo lettore che campeggia nella pagina ebook de LaRecherche: non so se promani da Poe; io lo chiamo Agatha dal nome del font usato per il logo e i piè di pagina.
Questo post nasce anzitutto come ringraziamento a Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, dioscuri de LaRecherche.it (community + libri liberi).
Un thanksgiving che origina da un’evidenza e due calcoli.
Evidenza: All’orza ha toccato (e forse ormai sforato) la soglia dei 666 download.
A meno che non abbiate già letto le mie liriche al contrario (smile) non pensate a questo numero con connotazioni demoniache! rifletto solo ad alta voce sul fatto che, se non mi è sfuggito qualcosa, del mio unico libro cartaceo “solista” sono state invece acquistate (no donate o conferite) nientemeno che 6 (sei) copie.
Calcolo: si può dire che per merito dell’approccio ebook+gratis (e della brulicante community di autori e appassionati che afferisce a LaRecherche) ho raggiunto in queste ore un risultato pari a quello che avrei conseguito mediante 111 (centoundici) titoli in cartaceo. Avrei dovuto scrivere oltre un centinaio di sillogi, giungere all’opus 111 cara agli amanti del pianoforte beethoveniano (e ai collezionisti di musica barocca). E verosimilmente “fumarmi” l’equivalente di un tre vani a Firenze (o di un bilocale in zona di pregio).
Sebbene questo dato sia puramente teorico (presuppone che ogni soggetto abbia effettuato un singolo download), ridurlo anche di uno (opus 74) o due terzi (opus 37) non attutisce il carattere di schiacciante vittoria dell’approccio di cui sopra; da parte mia ero sin dall’inizio convinto della scelta e i numeri mi han dato ragione. Quanto sopra risponde ovviamente in via perentoria a chi mi chiede consigli su che strada prendere per pubblicare…
Grazie a Roberto, a Giuliano, a chi mi ha letto e spesso anche criticato.
Approfitto per segnalare che la cospicua biblioteca de LaRecherche sta adeguandosi al concetto di ebook stricto sensu, rilasciando accanto al formato pdf anche quello epub. La versione epub è già presente per un pugno di titoli compreso il mio (aggiornamento del 4 febbraio); pian piano, a detta dei curatori, la novità sarà estesa a tutto il catalogo.
Ringraziando per la recentissima conversione di All’orza, ricordo agli irriducibili e-inkers che una selezione cospicua di poesie in esso contenute si può già leggere all’interno dell’antologia Il ridursi del tutto a vuoto d’avvenenza, disponibile gratuitamente in formato epub e mobipocket (Kindle).
“smaltimento del bronzo”: piccolo esperimento bibliotecario
“Exegi monumentum aere perennius” (Orazio, Odi, III, 30, 1)
“Exegi monumentum pro columbis” (RRC)
La Biblioteca Nazionale di Firenze (fonte: wikipedia). In basso a sinistra, in bianco e azzurro, gli scaffali ove trovano collocazione i due esemplari del mio libro.
Al volgere di cinque anni dall’uscita in stampa del mio esordio (febbraio 2007-2012) ho pensato che offrendone alcune copie ancora in mio possesso a qualche biblioteca comunale avrei realizzato molteplici scopi. Oltre al non omnis moriar, oraziano cliché d’ogni pericoloso incredulo, ne sottolineo solo due: intanto avrei conferito una qualche nobiltà al chiaroscuro di questo péché de jeunesse (e più non dico); in secondo luogo avrei avuto la possibilità concreta di raggiungere un maggior numero di lettori, di scavalcare i limiti fisio-pato-logici del progetto originario. Lettori virtuali, siamo d’accordo – la straordinaria dotazione bibliotecaria del nostro paese è un dato sanguinosamente snobbato nel pensiero e nella prassi – ma pur sempre lettori a tiro di passeggiata o di mezzo pubblico.
Rimuginando sul proposito mi è balenata l’idea un po’ egocentrica che esso potesse assumere anche una qualche valenza sperimentale.
Lo scrivente infatti è personaggio e poeta umbratile, iposociale, riottoso verso l’autopromozione, sconosciuto al di fuori delle 606 persone che seguono i suoi rarefatti teatri dell’ego (blog, social), autore di un libro “che ha destato grande DISattenzione tra lettori e critici”, [anche perché] sostanzialmente non distribuito (e più non dico II) e spesso scambiato, mercé il suo titolo, per un trattato di diritto delle successioni (come il suo autore, a guisa di Zerlina, voleva e non voleva).
In breve, proponendo l’acquisizione della mia raccolta a biblioteche, anche molto lontane dalla mia città, ho pensato che avrei testato la capacità di assorbimento da parte del sistema bibliotecario di un libro di poesia John Doe, cioè l’attitudine, l’interesse all’acquisizione di una “silloge bianca” di cui non si sa un bel nulla – non precorsa dalla fama dell’Autore, da segnalazioni degli utenti o da altre circostanze incidentali, eccetto quanto si può leggere sul mio blog e in rete a mio nome, che magari a volte può essere brillante e divertente ma non si discosta da quanto altrettanto brillantemente scrivono molte penne non necessariamente poetiche.
Trattative tra Logos ed Eco
DIcci, Agile -
DAcci INcendi
INcedi CONcedi SUccedi
PER-via TRAvia o sii TRAviata,
_________________________FRAgile
SOPRAno SOTTOtono:
o voce!

Il modello del foglio in cui gli Autori hanno appuntato il proprio testo; dopo la lettura, ciascun foglio è confluito in un'urna poetica/ opera d'arte, poi sigillata..
Questo il mio contributo alla “archiviazione-in-azione” di ieri alla Barbagianna (qui il dettaglio), evento da cui un impegno indifferibile mi ha purtroppo tenuto lontano. Per fortuna ho potuto contare, e arci-ringrazio, sul sostegno di Alessandra Borsetti Venier e di Giada Primavera, scrittrice e artista tanto creativa quanto internauticamente schiva, che leggendo la mia creazione al pubblico mi ha prestato la sua bella voce e interpretazione, pensando alle quali avevo concepito ciò che vedete sopra… come chiamarlo? nuga? étude? esercizio di stile? fate voi. Come vedete ho “sciolto” l’obbligato di preposizioni e avverbi cercandone l’incorporazione nella parola (gruppi quanto più possibile assonanti) piuttosto che considerarli per se stessi.
“Voce” e “interpretazione”, appunto. Due realtà su cui ragiono spesso tra me e me.
Oggi la regola degli eventi poetici è: sarà presente l’Autore che leggerà i suoi testi.
In che misura questa prassi sposta il baricentro dalla qualità della creazione a quella del gorgheggio – Zanzotto direbbe “dalle parole (finali) al fascino”?
Soprattutto, in che misura essa rischia di tradursi in un’interpretazione autentica che, nella sua essenza discrezionale di pause enfasi e accenti, limita la sovranità e tarpa l’immaginazione del lettore?
Le risposte coinvolgono ragioni storiche e culturali profonde, oltre che la sensibilità di ciascuno. Per chi, come me, è convinto che l’interpretazione autentica aggiunga meno di quanto possa togliere, un punto d’incontro è quello di affidare spesso la lettura dei propri testi ad altre personalità, come appunto è avvenuto ieri, così “producendo vocalità” ma salvaguardando la “alterità” del processo interpretativo.
Oppure di considerare l’opportunità del reading in maniera proporzionale all’apertura del testo, vale a dire al carattere non ermetico della scrittura. In questa misura, ad esempio, sono/sarò più incline a leggere personalmente poesie con andamento più narrativo (tipo quelle di Sinfonia n. 42 o le ultime di All’orza) rispetto a quelle più contratte e potenzialmente policrome de L’indegnità.
Certo, è successo in passato che qualche interprete non trovasse il mio consenso. Una mia poesia, in particolare, fu letta in pubblico con timbro marcatamente “simil-hotline” che ne equivocava totalmente l’essenza vitrea (e dunque l’opportunità di una recitazione neutra). Forse è un rischio da accettare, una cartina di tornasole per la propria creazione: pare che Foscolo, difendendosi dai critici, dicesse che se un libro è brutto la colpa è per metà di chi lo scrive e per metà di chi lo legge – nel nostro caso si può cambiare l’ordine dei fattori e capire, dal punto di vista del performer, quanto valore ed equlibrio si è realizzato.
Alternativa valida può essere, con molta cautela, utilizzare indicazioni minime di espressione, come se si trattasse del movimento d’una sinfonia.
da Maria Grazia Cabras
ricevo una “recensione in versi” della mia Indegnità, e ringrazio infinitamente l’Autrice sia per il dono che per le parole incoraggianti generosamente tributatemi nelle ultime settimane.
Sentieri dell’interiorità della carnalità sentieri speculativi
labirinto esistenziale sospeso nella vertigine
di nebbiose malinconie e sottili abbandonile vite dei Grandi del passato còlte in uno specchio
capovolte metamorfosi di luce e suono
regioni dell’invisibilenel rimpianto di luoghi perduti – si destano echi di nuove albe
ci accolgono armonie e canti in volo
sotto i cieli di Messiaen.
MARIA GRAZIA CABRAS, nata a Nuoro, vive e lavora a Firenze dopo un lungo soggiorno ateniese durante il quale ha conseguito il diploma in Neogreco presso il Dipartimento di lingue straniere dell’Università di Atene. Ha all’attivo un solido cursus d’interprete e traduttrice, nonché tre sillogi di poesia dal 2004 a oggi: dopo il Viaggio sentimentale tra Grecia e Italia edito da Ibiskos, escono per i tipi di Gazebo Erranza consumata (2007) e il recente Canto a soprano, del 2010 – qui a sinistra ne vedete la copertina.
Di queste due raccolte è presente una recensione sul sito de LaRecherche, rispettivamente a firma di Roberto Maggiani e Franca Alaimo.
NEVREDNICIA DE A REUŞI
![]()
Mihaela Colin Cernitu, scrittrice rumena di stanza qui a Firenze, mi fa un dono graditissimo: la versione nella sua lingua madre di tre poesie da L’indegnità a succedere. Cara Mihaela ti sono infinitamente riconoscente.
CONFORT
Locuri din cer unde al tău
nume nu e decât galbena
şagrinata, răşina
amurgului de alabastru.
Pescăruşi
în teoria întoarcerii. Vele pătrate
dau măsura mării.
ALLEGRO ASSAI (BWV 1041)
Cardiograma ternară,
o urmăresc cu unghiile pe ecran.
Ca în acel film, la fel ca Veronica
mă salvez.
Este bătrânul Bach.
Se topeşte, dansează.
Bătrân, dar fără bale.
Dansează, dar fără trup.
E proaspătă scoarţa- îşi răspândeşte plăcerea
în ritmuri de fluture.
LOHENGRIN, REGIA DE WERNER HERZOG
Suntem acea mişcare orizontală
Elsa şi Ortruda
contra libretul
contra oricărei logici, departe
de orice lucru ceresc.
Mâinile, distanţa lor
moderată, ambiguă, fizică
înăuntru căderea bruscă a muzicii
ce-şi măsoară eroii.
Câştigi. Trăieşti.
Dăruieşte-mi compasiunea lăcustei.
[Traducere de Mihaela Colin Cernitu]
da Alberta Bigagli
STO LEGGENDO L’INDEGNITÀ A SUCCEDERE
poesia, di Roberto R. Corsi
Ermeticità? Di sicuro da questi versi si staccano sculture, si alzano suoni, si manifestano colori. Però turbanti, assai turbanti per il lettore, anche smaliziato.
C’è rischio di perdersi? No, poiché dalle metaforiche fughe di Roberto, tutte o quasi in musica nate e in musica espresse, è come rimanesse ogni volta a brillare una traccia. Non i chicchi di riso di Pollicino, ma segni appunto lungo l’aria. Aria fattasi bruna ma divenuta fresca.
Ho capito Roberto. Prediligi l’immediato dopo tramonto o l’alba. Via le luci violente. Che importa se è come dici “estate”? Tu scegli le ore e le arie musicali, nonché le situazioni atmosferiche, consone al movimento ininterrotto, al viaggio, alla danza. E chi ti vuole ti segua.
Se scendi però dalla barca della musica, il senso del dolore si fa aspro e rende taglienti, ne fa oggetto di ferita, le invenzioni poetiche. Spesso ispirate dal sacro. Sacro dolore dunque. Come evadere e procedere? Ecco che ti identifichi in Cassandra e Tiresia, per cui tutto torna ad essere possibile. Ogni dissonanza riacquista la pretesa ad essere pulsazione del corpo armonico.
Già, il corpo, il nostro corpo. Lo ami di certo nella sua animalità, anche se ti rifugi ora fra i pensatori della storia. Come dire che la sapienza si fa sangue. Il sangue che per vivere la sua parabola si piega all’umiltà. Si legge a pagina 58: “Dai a questo sorriso accattone / la strada e i sensi del conforto”. Due fra i versi meno audaci, ma di forza chiarificatrice.
Siamo, io sono, alla terza e ultima sezione del libro. Tu scendi alle strade aperte della città. In particolare quella tua di adozione, Firenze. Ma di nuovo uno schermo viene costruito, fatto di quadri, reali o no, fatto dall’arte. Arte altra rispetto alla poesia. In poesia fusa.
marzo 2010
fa piacere ricevere note di lettura così autorevoli e corrette… Cara Alberta, la tematica di questo libro, il leitmotiv su cui batto ribatto e insisto, è proprio quello che hai individuato così bene: il farsi sangue della sapienza. Potrei prenderlo come uno slogan per le future dissertazioni. Grazie, grazie davvero…
note biobibliografiche su Alberta
ebook L’Arca di Noè (Gazebo)
centuria-crossing
chi ha avuto il buon cuore di procurarsi L’indegnità troverà una poesia dedicata all’Olmo Campestre (Ulmus minor, ben 23 metri!) che si trova tutto solo in Piazza Vittorio Veneto, esattamente qui. Ho pensato subito a questa usitata location per “smarrire” il mio microracconto (o microromanzo, ma direi più racconto) di una pagina, offerto volentieri alla bella iniziativa di Microcenturie, iniziativa conosciuta via Eva Carriego e che v’invito ad approfondire e, se ve la sentite, ad arricchire col vostro apporto. Intanto stamane, con fare circospetto, ho deposto furtivamente il foglio sulla nuda terra proprio sotto il piedistallo con la locandina. Poi mi sono recato a piedi verso l’ufficio non prima di prendere una storta colossale (grazie ad una buca-cratere nella mantenutissima sede stradale fiorentina) che ho interpretato come invidia degli dei / giudizio sulla mia scrittura.
Nei prossimi giorni, mi dicono, la mia centuria apparirà online e sarà più capillarmente a disposizione di chi la volesse leggere, commentare, stampare, smarrire dove vuole. Se volete avere l’anteprima e siete in zona, affrettatevi verso il piedistallo sperando che qualche anima bella non abbia già prelevato il foglio sottostante e vi ci sia soffiata il nas… lo abbia letto e portato via (speriamo che ne comprenda lo spirito bookcrossing, cioè l’esigenza di girare).
Chiunque leggesse, ora o in futuro, sappia che con esso saldo un debito morale con una persona che non ho mai conosciuto (se non a cose fatte, mediante l’articolo di giornale il cui link si trova in calce al racconto) ma che per lungo tempo ha influenzato la mia vita, un po’ come se fossimo Weronika e Veronique…
UPDATE:: il racconto è stato prelevato dal luogo dell’abbandono (da una mano santa o dalla nettezza non so). Ma soprattutto è stato finalmente pubblicato su microcenturie e dunque si potrà tener traccia dei luoghi di smarrimento/abbandono tramite i commenti al suo post.


