Roberto R. Corsi

La poesia non è morta però ogni tanto cambiatele i fiori

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…di tre colori e d’una contenenza

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In The tree of life di Terrence Malick il principio da cui tutto si sviluppa e in cui tutto ha termine mi ha fatto pensare, circolarità a parte, alla visione dantesca di Dio: emerge come uno squarcio gassoso in cui sono rappresentati l’azzurro-cyan e un rimbalzare tra rosso e giallo (dunque attraverso l’arancio)
Non sono però troppo d’accordo con la maggioranza dei critici nel vederlo come un atto di fede o addirittura come una preghiera: mi sembra un film che può essere letto sia in chiave religiosa che in chiave naturale – non a caso la voce fuori campo della protagonista sentenzia che ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e quella della grazia. Proprio la dualità sembra un leitmotiv del film: si parla spesso anche di uomo e donna (diresti di yin e yang) come di mondi in conflitto – e il piccolo Jack recepisce in pieno su di sé queste tensioni.
Quello che è certo è il profondo umanesimo di Malick: ogni singola morte umana, prima nel dolore-interrogazione poi nell’accettazione, chiama necessariamente in causa l’intera cosmogonia. Alla coscienza, violenta od ovattata, della perdita definitiva corrispondono le due parti “spaziali” del film (forse un po’ documentaristica la prima, con recupero di materiali girati anche per altri scopi), cioè la creazione dell’universo e il compimento del ciclo solare, con risvolti simili al finale del leopardiano Cantico del gallo silvestre.
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Mahleriana

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coverPubblico oggi, dopo averlo ripetutamente minacciato su facebook per la disperazione degli amici musicofili, le mie quartine, liberamente ispirate dall’ascolto delle nove sinfonie del sommo Gustav M.
(before you ask: sono solo le prime nove sinfonie, niente decima – che poi è incompiuta – e niente Lied von der Erde – che peraltro l’Autore considerava una sinfonia non numerata, onde sottrarsi mentalmente alla storica deadline delle 9 sinfonie – in effetti potrei pensare a un’aggiunta, prima o poi).

Esse risalgono alla scorsa estate 2009 e hanno concorso, con punta fortuna, all’ultima, appena conclusasi, edizione 2010 del Premio Lerici Pea, nella sezione poesia inedita che, come si conviene a un premio che annovera un’autonoma sezione dedicata “all’opera poetica”, ha visto prevalere un emergente: Valerio Magrelli.

Qui il link diretto alla pagina con le quartine. Buona lettura.
Se volete tentare un ascolto contestuale, non mi azzardo a suggerirvi le edizioni di riferimento per le singole sinfonie, ma una per tutte (e la vedete in alto a sinistra, se ci cliccate sopra avrete anche i dettagli).

Scritto da Roberto R. Corsi

6 ottobre, 2010 alle 12:53

Pubblicato in inediti, materiale, novità, poesia, premi

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