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GRADIVISMO
Volendo descrivere con una sola parola cosa avverrà dalle ore 16,30 di martedì 12 aprile presso la Marucelliana si potrebbe usare questo termine che accorpa in sé l’affetto profondo per una rivista+editrice (GRADIVA appunto), cui tanto si deve per la diffusione della poesia italiana negli States e non solo, e il ritrovato DIVISMO del sottoscritto che per una volta metterà da parte la sua motivata ritrosia a leggersi e presenterà un inedito consistente in una variazione su un tema di Luigi Fontanella (dunque quale occasione migliore?).
Fortunatamente per l’audience, molte e ben altre voci si susseguiranno in questo evento che, oltre a introdurre al pubblico l’ultimo numero della rivista, vuol essere una rassegna di testimonianze di chi a Gradiva ha contribuito col proprio lavoro poetico o critico, o di chi come me vi è stato segnalato. Dopo il saluto della direttrice della biblioteca Monica Maria Angeli e gli interventi di Franco Manescalchi Luigi Fontanella e Plinio Perilli, ecco l’autorevole roster alfabetico dei lettori-poeti, coordinato da Annalisa Macchia: Marino Alberto Balducci, Mariella Bettarini, Michele Brancale, Maria Grazia Cabras, Lorenzo (letto da Lucia) Calogero, Massimilano Chiamenti, me medesimo, Maura Del Serra, Alba Donati, Luigi Fontanella, Anna Maria Guidi, Annalisa Macchia, Gabriella Maleti, Alfredo Marchegiani, Piera Mattei, Loretto Mattonai, Massimo Mori, Roberto Mosi, Ivano Mugnaini, Giuseppe Panella, Plinio Perilli, Leandro Piantini, Alessandro Raveggi, Giovanni Stefano Savino, Massimo Seriacopi, Valeria Serofilli, Caterina Trombetti, Liliana Ugolini, Anna Vincitorio.
Come vedete ci sono nomi d’assoluto rilievo, i tempi saranno stretti ma l’occasione d’incontrarli e ascoltarli tutti insieme è considerevole.
Cliccando qui oppure sulla copertina a lato potete scaricare la locandina dell’evento. Vi aspetto!
Ars vivendi: Giovanni Stefano Savino
segnalo per questo giovedì 30, alle 17 presso le Giubbe Rosse, la presentazione dell’ultimo volume di Giovanni Stefano Savino, Versi col vento. Anni solari VI, per i tipi di Gazebo. Presenti l’Autore (foto) e l’Editore Mariella Bettarini, interverranno Giuseppe Panella, Maria Pia Moschini, Graziano Dei. Non potendo essere lì, offro il mio minimo contributo a un Autore che si muove con le mie stesse “stelle fisse”, musica classica e poesia, e quindi mi è particolarmente congeniale. In bocca al lupo!
L’incontro con la penna di Giovanni Stefano Savino mi ha richiamato alla mente Samuel Pepys, santo protettore e antesignano di tutti noi blogger, per l’acribia con cui ogni esperienza viene fissata, terrazzata in prosa o versi per sottrarla all’asprezza del tempo e dell’oblio: «All’ultimo respiro di me poco/ ancora esisterà, forse il più vecchio/ del vecchio, il resto di vino nell’orcio/ dimenticato, o d’olio. Non credete/ a questi versi tolti dal bisogno/ di dire, e non per musica di sillabe/ ma per lasciare traccia come il fumo// dalla fiamma dei tronchi mutilati» (G.S. Savino, Versi al vento. Anni solari VI, lirica LXXXVIII).
La scrittura e prima ancora la personalità di Savino – splendido “diciottenne in lustri” – mi sembra un’oasi salutare nel desertico scenario che stiamo attraversando, nel quale uno dei messaggi subliminali è senz’altro quello di “appiattirsi verticalmente” nella specializzazione, pesantemente disincentivando qualunque velleità di intellettualismo tout court, a dimostrare che l’ingranaggio sociale e le sue componenti routinarie non ostano – forse solo ai pochi, più probabilmente a tutti noi – alla riaffermazione di uno sguardo totalizzante.
E Savino canta per intero i colori della propria lunga vita attraverso due lenti che sono anche le mie: la musica e la poesia.
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