Articoli con tag ‘Francesco Marotta’
sospesa / la dimora del tempo / sospeso
Una storia, quella qui sotto, fortunatamente a lieto fine – sono le 19,30 di mercoledì e il blog ha appena ripreso le trasmissioni, a dimostrazione che uniti si vince!
Grazie a tutti coloro che si sono adoperati perché la farfalla di Reb Stein tornasse a volare.
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Ne ho preso notizia ieri: il portale La dimora del tempo sospeso, ospitato qui su wordpress.com e curato da Francesco Marotta, è stato sospeso (diciamo bloccato per non ripeterci) per non meglio precisate violazioni dei termini di servizio. Ci è dunque impossibile fruire, spero solo momentaneamente, di una delle risorse più preziose sulla poesia contemporanea che si potessero trovare in rete. In un quinquennio Francesco ha raccolto e ospitato dozzine di contributi creativi o critici di grande valore, che oggi sono inaccessibili.
Non sto a tediarvi con gli scenari che mi sono fatto per i motivi di questa spiacevole novità, grave non solo per l’an ma direi soprattutto per il quomodo, cioè per l’inversione dell’onere della prova che si è instaurata su questi lidi.
Quasi subito ho scritto a Francesco che ieri pomeriggio (14:30 circa) mi ha raccontato le sue difficoltà e, almeno fino a ora, il mutismo dell’assistenza wp. Ho in prima battuta suggerito agli amici interessati di fare sentire la nostra voce usando il form in calce a questa pagina, oppure di scrivere direttamente una mail a supportCHIOCCIOLAwordpressPUNTOcom lamentandosi del provvedimento e auspicando una pronta riattivazione. Ho persino predisposto un testo standard (mi scuso per eventuali errori, il mio inglese è cronicamente arrugginito) che è stato già ripreso e utilizzato da qualcuno – con piena licenza, da parte mia, di correggerlo e arricchirlo ad libitum. Eccolo:
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Enigma (publishing) variations
Ho conosciuto epistolarmente Giovanni Turra Zan qualche settimana fa: leggevo un paio di blog in cui veniva recensita la sua ultima raccolta e, nei versi di apertura, ho colto un’affinità casuale (amplificata dalle osservazioni critiche di Giovanni Nuscis) con l’immagine del vecchio incontinente che sta a chiusura della prima poesia del mio Sinfonia n. 42; casualità questa che mi ha incuriosito a meglio conoscere l’opera del poeta vicentino. Dopodiché l’Autore è stato così gentile da omaggiarmi di una copia del libro, che ho appena finito di leggere.
Minimi esodi ad Albion road è una raccolta di 37 liriche in bilico tra il diario (la catalogazione topografica, oggettistica, linguistica) e l’esistenziale, in cui il linguaggio conosce profonde concrezioni poetiche che richiedono tempo, lentezza e rimuginazione, per poi aprirsi a squarci riflessivi di chiaro – fino a mettere quasi in dubbio, nella bella chiusa che voglio riportare, la fisicità stessa di questo viaggio londinese:
Ecco, noi siamo il nostro andarcene,/ tra l’acusia di una sillabazione delle proroghe/ e la fuga dal divelto, dai lontani insoluti/ fattisi pensiero che non satura.// Stiamo a dirci del partire come promessa,/ come celebrazione di un contratto che/ ci provi a vita. E in fondo basterebbe/ la rinuncia al verso, una pioggia che asciughi il varco/ tra le rughe, un solo punto di misura del contorno.
Proprio il gioco a scomparire (se volete, il vivere come prendere congedo, caro a Blanchot) e talora a non essere mai stati è un leitmotiv che attraversa la silloge, ad esempio nella poesia che ho trascritto sul mio taccuino. Altra arteria è il dolore – onnipresente, medicalizzato o disperso per reazione nell’isolamento volontario a ricrearsi un “sistema sanitario intimo” (p. 17).
Fin qui la nota di lettura.
Ma questo volumetto (dalla cover gialla come “le cose che sanno del giallo/ di una giostra a cavalli” nella sopra linkata lirica di p. 22, carica d’inesistenza: indizio?) nasconde in sé una particolare connotazione “enigmatico-editoriale”, da cui il titolo del post, che cita Elgar.
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Gli occhi di Prometeo (2009)

R.R. Corsi e L. Ugolini, Gli occhi di Prometeo, 2009, pp. 34. Clicca per accedere alla pagina di download
Dopo circa un biennio dalla sua ultimazione esce la plaquette che ho scritto assieme a Liliana Ugolini. La ospita (grazie!) il sito di Francesco Marotta, La dimora del tempo sospeso, che l’ha benevolmente incorporata nella collana La Biblioteca di Reb Stein, come venticinquesimo volume.
La potete trovare partendo da questa pagina (o cliccando sulla copertina qui di lato) e accedendo tramite il link al PDF, che è ottimizzato per la visualizzazione a due pagine affiancate, con la prima pagina come copertina, proprio come un libro. Suggerisco dunque di salvarne una copia sul proprio computer e leggerlo offline, meglio se con Adobe Reader, per il quale è già predisposto. Suggerisco anche la lettura a schermo intero (premendo F11).
Se invece volete un assaggio prima di scaricare, qui Francesco opera una scelta di liriche in abbinamento ad alcuni video del poema sinfonico cui si fa astrattamente riferimento.
Si tratta peraltro di una divagazione assai libera non tanto sulla partitura di Skrjabin quanto sul suo punto di partenza, ossia sul possente apparato sinestesico (nota-> colore-> “stato”) che il compositore ha assunto. Mentre nel poema del fuoco questa tavola è presa come alfabeto, noi ci siamo mossi in senso orario e antiorario, meditando sulle sue vertebre.
Vi auguro buona lettura invitandovi, per ogni commento, a usare preferibilmente lo spazio in calce alla pagina di download del libro (su La dimora), onde far confluire le vostre annotazioni con quelle che giungeranno da altre vie.
Concludo naturalmente rimarcando il privilegio e l’onore di aver lavorato fianco a fianco con una poetessa la cui voce e sensibilità, come sa chi frequenta questi lidi, posso tranquillamente annoverare tra quelle che più m’influenzano.
Aggiornamento: la mia metà del libro (l’occhio sinistro?) è presente nella mia antologia in formato ebook.



