Roberto R. Corsi

La poesia non è morta però ogni tanto cambiatele i fiori

Articoli con tag ‘Firenze

bookshop in a coma/2 – chiusure lampo e offerte lampo

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La libreria de'Servi stamane alle 10 (foto mia)

La libreria de’Servi stamane alle 10 (foto mia)

È assodato che le notizie le do quasi sempre molto dopo gli altri. Intanto, per coerenza, il post avrebbe dovuto recare il numero 5 perché oltre alla Martelli ha chiuso anche la Edison, di cui non abbiamo parlato qui ma in compenso trovate un profluvio di e-news. Stesso dicasi per la Libreria del Cinema e, prima ancora, la Libreria del Porcellino, trasferitasi online.
Stavolta invece la novità risale a due mesi fa, ma è ancora attuale perché, se lo stato vegetativo (compreso il “fuori tutto”, svendita libraria attualmente in corso) venne annunciato a metà febbraio, la spina sarà staccata a maggio. In quel periodo la bella Libreria de’ Servi – appena 3 anni e mezzo di età – chiuderà i battenti e noi ci troveremo con l’ennesima luce che si spegne. Per far posto a cosa non si sa, perché nella vetrina è visibile a tutt’oggi un numero di cellulare “per informazioni su affitto fondo (400mq)”.
Massimiliano Chiari e Letizia Fuochi, nell’intervista a caldo, sono avviliti: i costi di un’attività in zona centralissima – peraltro sottoscritti “senza pistola alla tempia”, precisa Chiari con onestà – sono troppo alti e quel parterre di bibliofili/ aficionados che doveva dare linfa alla libreria non si è costituito. Per colpa di chi?
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“…nella letteratura spagnola…” (esercizio)

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foto © Andrea G. su Yelp.it

Rosso cupo il tuo volto, unti i capelli,
un Tavernello nella mano destra,
pochi spicci di là: stai sulla soglia
del gelataio in Piazza della passera
ove coppie domenicali in tiro
fan la fila scocciate accessoriate
per sorbirsi la crema Brunelleschi
e dare un senso dolce a questa festa/
ora d’aria… Quando è toccato a me
passare accanto al flusso d’incoscienza
dei tuoi motti – innocenti, farfugliate
libere associazioni della fine -
tu, puro folle che non chiede soldi,
hai detto qualche cosa sulla Spagna
(un accenno improvviso alla sua prosa
pensando a chissà quale Dulcinèa)
poi l’hai sepolta con parole oceano
di deliquio – ma questo m’è bastato
per sentire la punta dell’affanno
e intuirti Cassandra di governi,
cultura scientemente collocata
ai bordi della strada, ammonimento
di Masaccio – “son quel che voi sarete”.
Ho pagato il gelato alla mia diva,
ce lo siamo gustato in Piazza Pitti,
lei m’ha sciolto dai tuoi neri presagi
promettendomi carni indefinite.
(t’ho rivisto più tardi, rincasando,
con altri due reietti professori,
stavolta ben intento a rovistare
nei cassonetti in via de’ Barbadori).

Scritto da Roberto R. Corsi

12 aprile, 2013 alle 13:26

dissezione del dissenso

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è appena trascorsa la (/ una/ un’altra) Giornata mondiale della poesia e io l’ho passata prima in ufficio e poi piacevolmente e un po’ stilnovisticamente passeggiando per una Firenze restituita alla lucentezza e a un convincente tentativo di primavera. Frattanto si sono susseguiti vari eventi e soprattutto i social network si sono popolati di citazioni: dagli “onori di casa” della Merini (nata proprio il 21 marzo, dunque gettonatissima) a Plath o Szymborska, ad appelli alla conservazione della poesia dialettale sotto l’ala zanzottiana, a gradevoli proposte in lingua originale, a rimpalli tra informali e dissacranti poeti novelli e così via. Tanta carne al fuoco o meglio tanti coriandoli nel vento di un bel giovedì.
Se però dovessi scegliere un testo che ha attratto la mia attenzione opterei per il dissenso in versi gentilmente presentatoci da Simone che scrive su PurtroPPo – come si firma nello spazio commenti del suo blog.
PurtroPPoSimone è un creativo cui va immediatamente un plauso (kudos, giù il cappello, etc.) in quanto parte del team spinoza.it; ma non è un poeta né un amante della poesia. Forse spazientito dalla timeline gonfia di versi, ha riproposto ieri una “non poesia” (sic) del marzo 2012 che secondo me è una lettura interessante. Si chiama Non sopporto le poesie. Lasciandone da parte il valore artistico (a giudizio di chi scrive non peggiore di altre prove saldamente qualificate come poesia), dico che a mio avviso chi ama la poesia non può prescindere dall’occuparsi della sua crisi di consenso e fruizione; una crisi che magari su twitter non appare, ma twitter ahimè non è un campione fedelmente rappresentativo della società (altrimenti il PD avrebbe almeno il 60% dei voti), e nella società gli spazi fisici e mentali della poesia si riducono come sotto il bombardamento di un cannone ad antimateria. Se il problema esiste, come esiste, è buona cosa ricevere feedback ogni tanto; e se questi arrivano addirittura in versi la cosa si fa affascinante. Non che uno debba piegarsi pedissequamente ai gusti del lettore/recettore, altrimenti alle medie si farebbe lezione di nute11a e p1aystati0n anziché di italiano e matematica; però un contatto con l’altro capo del filo è sempre salutare, specialmente quando la scintilla del gradimento non vi perviene.
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invocazione marzolina a Serapione di Thmuis

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Serapione di Thmuis

San Serapione (immagine © giornoxgiorno.myblog.it)

caro Serapione,
ho scelto te tra tutti i santi tuoi condomini perché da ragazzo guardavo lo Scrondo e lui giurava (il falso) sul tuo omonimo martire alessandrino, quindi per estensione pure tu mi stai istintivamente simpatico. Poi con quel nome, che pur promana dal sole, sicuramente sarai nelle fasce di reddito più basse dell’agiologia onomastica perché un figlio oggi è meglio chiamarlo “o Alan o Kevin” (cit.) oppure Oceano, Nathan Falco, Brookyln o al limite anche Ibuprofene cui la mia testina deve molti ringraziamenti e quindi un tributo di carne ci starebbe pure bene.

Smetto di divagare. Oggi è il primo marzo e come forse sai il 21 p.v., che è il tuo condominio patronale oltre che il primo giorno di primavera, è stato scelto da quasi tre lustri come Giornata mondiale della poesia UNESCO. Sarebbe una bella cosa se non fosse che è tutto uno scatenarsi di letture pubbliche per gran parte basate sul solito schema del volontariato collettivo.
Si titilla l’ego ai poeti come ai micetti la vescica (“sei stato scelto nel novero dei poeti fiorentini”), si fan loro espletare pochi versi, si moltiplica per almeno qualche decina di partecipanti ed ecco fatta la serata.
Quando ero ottimista ho presenziato o partecipato a cosette di questo tipo. Gli organizzatori sono come caporali: chiaramente ovviamente naturalmente non ti pagano (e quanto dovrebbero darti per una poesia? anche se io accetto pure cappuccini per quietanza, ormai). Joyce Carol Oates, in Acqua nera, fa chiosare duramente a un suo personaggio: “cos’è un volontario, specie se di sesso femminile? Qualcuno che sa di non poter vendere i suoi talenti”. Ciò può essere irrispettoso verso chi s’impegna per il prossimo, ma trattandosi di poesia questo è senz’altro vero: si è smarrita la coscienza del valore intrinseco del nostro lavoro. O addirittura si è acquisita, pur sottacendola, la netta coscienza che, mercé l’esubero dell’offerta rispetto alla domanda, la scrittura creativa non valga più nulla, soprattutto con questi chiari di luna (ho letto che per un pezzo giornalistico di almeno 250 parole venivano offerti € 0,66+IVA!); che è già tanto se la poesia non assume un valore economico negativo (cfr. editoria a pagamento), che è un divertissement figlio del ozio o dell’età improduttiva, che basta una carezza al nostro ego o l’appellativo di “poeta” collocato su qualche carta per remunerarci in esubero.

Ma di questo ho parlato alla nausea (so che mi segui da lassù). Quel ch’è peggio è i caporali col tempo plasmano, sedimentano (e inevitabilmente ghettizzano) un “fritto mistico” (cit.) di poeti – sempre gli stessi – che sfornano a comando poesie su qualunque cosa. Come dei simbolici Big Jim, schiacci il tasto ed esce la strofa sulla società civile, l’ottava sul femminicidio, la terzina incatenata su Firenze in fiore, l’haiku sulla schiacciata alla fiorentina. Leggi il seguito di questo post »

adolescente in un Compro oro (esercizio dopo una lettura di Carmine Vitale)

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Ti luccica lo sguardo bimbominkia
mentre intaschi (lo sai che t’han fregato?)
qualche piotta. Resta sul banco, forse,
quel bracciale di nonna che hai sottratto
da avelli di materia e di memoria.
Sepolti entrambi; certo lei non torna
a romperti i coglioni per sta cosa.
Verdi euro, tirati, giusti giusti
per comprarti un device. Sarai felice
per un paio di dì. Babbo che dice?
Gli rimborsano l’IMU, il resto stica.

comprooro

un compro oro (non quello che fa da sfondo alla nostra vicenda) |img © firenze.repubblica.it

Questo esercizio mi è stato ispirato, oltre che dall’osservazione avvenuta all’uscita dall’ufficio, dalla lettura, a sera, di una poesia di Carmine Vitale: Piove, l’ultima che trovate qui su LDDTS.
Una bella poesia che ficca lo sguardo in quello che m’interessa, salvo poi endoflettersi nel passato con un (abbastanza diffuso) senso dolceamaro che assorbe il realismo dell’incipit.
Il ricorso al romanesco (piotta - che converto in banconota da 100 (verdi) Euro seguendo autorevole dottrina; stica[zzi]) è dettato da mera opportunità metrica, l’azione e l’immaginazione essendosi svolte in riva d’Arno.

Scritto da Roberto R. Corsi

5 febbraio, 2013 alle 15:04

Cinquantaseicozze/X

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X. (INTERludio)

Probabilmente sono interista perché un po’ strano e fuori target,
noi interisti siamo quasi sempre gente bizzarra, picchiata, del resto
sosteniamo una squadra pazza, lo dice pure l’inno, e l’Italiagnelluscona la odia perché
dovrebbe far la parte di Vilcoyote, comprare un sacco di giocatori ACME
ma non farcela mai, dar lavoro ai giornali “è crisi Inter!”;
questo il ruolo il copione predisposto nei secoli dei secoli.
Ebbene, è capitato di vincere per un quinquennio tondo tondo
e la gente l’ha presa male, come se Bruto all’improvviso si fosse trombato Olivia.
Fortunatamente per la salute pubblica Moratti sta tornando quello di sempre.
Ricordo l’innamoramento per questi colori, una sera d’estate allo Stadio dei Pini
durante un’amichevole finita due a zero, seconda rete firmata Scanziani:
cominciai a esultare come un pazzo, diventammo inseparabili. Tre mesi dopo
un poster a grandezza naturale del Becca in palleggio
campeggiava fronte al letto. Quando mio padre dal Lanerossi
passò alla Fiorentina forse si aspettava che io cambiassi squadra
ma più d’una simpatia, o da ragazzo un tifo di facciata, impaurito
per la nuova spocchiosa realtà lungo l’Arno e un po’ incoraggiato
dal comune disgusto per il bianconero, proprio non riuscivo a provare.
Se oggi ascolto i politici locali, a volte piombati qui da poco ma egualmente
accaniti supporters “da sempre” della squadra cittadina, nessuno escluso,
sorrido amaro al gene dell’appartenenza di comodo.

Becca

il mio santino da tasca

[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 11/2/13 h. 9:00)

LaRecherche: fioccano i download, sbocciano gli epub

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logorecherche

Il corvo lettore che campeggia nella pagina ebook de LaRecherche: non so se promani da Poe; io lo chiamo Agatha dal nome del font usato per il logo e i piè di pagina.

Questo post nasce anzitutto come ringraziamento a Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, dioscuri de LaRecherche.it (community + libri liberi).
Un thanksgiving che origina da un’evidenza e due calcoli.
Evidenza: All’orza ha toccato (e forse ormai sforato) la soglia dei 666 download.
A meno che non abbiate già letto le mie liriche al contrario (smile) non pensate a questo numero con connotazioni demoniache! rifletto solo ad alta voce sul fatto che, se non mi è sfuggito qualcosa, del mio unico libro cartaceo “solista” sono state invece acquistate (no donate o conferite) nientemeno che 6 (sei) copie.
Calcolo: si può dire che per merito dell’approccio ebook+gratis (e della brulicante community di autori e appassionati che afferisce a LaRecherche) ho raggiunto in queste ore un risultato pari a quello che avrei conseguito mediante 111 (centoundici) titoli in cartaceo. Avrei dovuto scrivere oltre un centinaio di sillogi, giungere all’opus 111 cara agli amanti del pianoforte beethoveniano (e ai collezionisti di musica barocca). E verosimilmente “fumarmi” l’equivalente di un tre vani a Firenze (o di un bilocale in zona di pregio).
Sebbene questo dato sia puramente teorico (presuppone che ogni soggetto abbia effettuato un singolo download), ridurlo anche di uno (opus 74) o due terzi (opus 37) non attutisce il carattere di schiacciante vittoria dell’approccio di cui sopra; da parte mia ero sin dall’inizio convinto della scelta e i numeri mi han dato ragione. Quanto sopra risponde ovviamente in via perentoria a chi mi chiede consigli su che strada prendere per pubblicare…
Grazie a Roberto, a Giuliano, a chi mi ha letto e spesso anche criticato.

Approfitto per segnalare che la cospicua biblioteca de LaRecherche sta adeguandosi al concetto di ebook stricto sensu, rilasciando accanto al formato pdf anche quello epub. La versione epub è già presente per un pugno di titoli compreso il mio (aggiornamento del 4 febbraio); pian piano, a detta dei curatori, la novità sarà estesa a tutto il catalogo.
Ringraziando per la recentissima conversione di All’orza, ricordo agli irriducibili e-inkers che una selezione cospicua di poesie in esso contenute si può già leggere all’interno dell’antologia Il ridursi del tutto a vuoto d’avvenenza, disponibile gratuitamente in formato epub e mobipocket (Kindle).

foto: emancipazione e gemmazione

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Farà credo piacere al MEP, di cui ci siamo già occupati, sapere che a qualche settimana dalla sua incursione nel quartiere, se molti manifesti sono stati strappati o resi illeggibili, altri hanno addirittura ispirato gemmazioni ispaniche… (clicca sull’immagine per leggere bene i testi – quello in alto a destra è a firma D.01, quello in basso anonimo).

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foto presa il 23/12 in via Montebello, quasi in Piazza Ognissanti

Scritto da Roberto R. Corsi

24 dicembre, 2012 alle 01:03

Emancipazione inflattiva

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Li ho visti, sono arrivati alle tre e mezza del mattino. Un trio, indistinguibile nei volti, che si muoveva con circospezione e che inizialmente ho pensato facesse parte dell’entourage rockettaro-alcolico dei frequentatori del pub ormai chiuso. Poi uno di loro è andato a prendere qualcosa che aveva nascosto in precedenza tra i cassonetti dei rifiuti e, nel tempo di contare fino a quindici… splat! hanno affisso due fogli presso la centralina sottostante. Intuivo chi fossero ma la sera seguente sono andato a vedere e, oltre a immortalare il lascito sotto casa, ho notato che l’azione è stata capillare soprattutto lungo la via parallela, riempita di poesie come avevo osservato solo in altri quartieri.

mep

il MEP in azione (clicca per ingrandire)

Si tratta di tre militanti del MEP, ossia del Movimento per l’Emancipazione della Poesia, attivo a Firenze ormai da anni e che ha ingrossato notevolmente le sue fila di autori, rigorosamente indicati per sigla. Ne ho notizia da tempo e so che le opinioni in merito si dividono equamente tra “benemeriti” e “imbrattatori degli spazi pubblici”; nel frattempo mi accorgo che non ho mai espresso la mia, dunque eccovela.
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Scritto da Roberto R. Corsi

22 novembre, 2012 alle 16:27

“smaltimento del bronzo”: piccolo esperimento bibliotecario

con 3 commenti

“Exegi monumentum aere perennius” (Orazio, Odi, III, 30, 1)

“Exegi monumentum pro columbis” (RRC)

La Biblioteca Nazionale di Firenze (fonte: wikipedia). In basso a sinistra, in bianco e azzurro, gli scaffali ove trovano collocazione i due esemplari del mio libro.

Al volgere di cinque anni dall’uscita in stampa del mio esordio (febbraio 2007-2012) ho pensato che offrendone alcune copie ancora in mio possesso a qualche biblioteca comunale avrei realizzato molteplici scopi. Oltre al non omnis moriar, oraziano cliché d’ogni pericoloso incredulo, ne sottolineo solo due: intanto avrei conferito una qualche nobiltà al chiaroscuro di questo péché de jeunesse (e più non dico); in secondo luogo avrei avuto la possibilità concreta di raggiungere un maggior numero di lettori, di scavalcare i limiti fisio-pato-logici del progetto originario. Lettori virtuali, siamo d’accordo – la straordinaria dotazione bibliotecaria del nostro paese è un dato sanguinosamente snobbato nel pensiero e nella prassi – ma pur sempre lettori a tiro di passeggiata o di mezzo pubblico.

Rimuginando sul proposito mi è balenata l’idea un po’ egocentrica che esso potesse assumere anche una qualche valenza sperimentale.
Lo scrivente infatti è personaggio e poeta umbratile, iposociale, riottoso verso l’autopromozione, sconosciuto al di fuori delle 606 persone che seguono i suoi rarefatti teatri dell’ego (blog, social), autore di un libro “che ha destato grande DISattenzione tra lettori e critici”, [anche perché] sostanzialmente non distribuito (e più non dico II) e spesso scambiato, mercé il suo titolo, per un trattato di diritto delle successioni (come il suo autore, a guisa di Zerlina, voleva e non voleva).

In breve, proponendo l’acquisizione della mia raccolta a biblioteche, anche molto lontane dalla mia città, ho pensato che avrei testato la capacità di assorbimento da parte del sistema bibliotecario di un libro di poesia John Doe, cioè l’attitudine, l’interesse all’acquisizione di una “silloge bianca” di cui non si sa un bel nulla – non precorsa dalla fama dell’Autore, da segnalazioni degli utenti o da altre circostanze incidentali, eccetto quanto si può leggere sul mio blog e in rete a mio nome, che magari a volte può essere brillante e divertente ma non si discosta da quanto altrettanto brillantemente scrivono molte penne non necessariamente poetiche.

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