Roberto R. Corsi

La poesia non è morta però ogni tanto cambiatele i fiori

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La “detestata soglia” di Günter Kunert

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libro kunertOttantanove liriche date alle stampe nel duemilasei, tutte aperte dal soggetto obbligato (“Der alte Mann”, il vecchio) che è anche il titolo della raccolta, e inframezzate da alcuni disegni dello stesso Autore: la casa editrice Kolibris di Chiara De Luca porta alla nostra attenzione, con la traduzione di Luca Viglialoro, una höchste Stimme della letteratura tedesca.
L’esistenza di Günter Kunert ha avuto spesso risvolti drammatici: persecuzioni e discriminazioni a motivo della madre ebrea durante il nazismo (gli fu tra l’altro impedito di completare gli studi) e, nel dopoguerra, vessazioni per l’atteggiamento spesso critico – sia pur dall’interno – verso l’intellighenzia culturale della DDR, dalla quale fuggirà nel 1979 per stabilirsi definitivamente nell’estremo nord della Repubblica Federale, a Kaisborstel (Schleswig-Holstein), ove vive ancora oggi.
Questo ciclo di poesie, assieme a una collazione di prose uscita in questo stesso anno (Uomo in mare), costituisce l’unica opera di Kunert tradotta in italiano negli ultimi decenni; per trovarne altre bisogna risalire al biennio 1969-70 col romanzo In nome dei cappelli e la raccolta poetica Ricordo di un pianeta, oltretutto mai più ristampati. Alcune sue poesie compaiono infine in una rassegna di poesia tedesca curata da Anna Chiarloni nel 1994. Troppo poco per un Artista poliedrico (apprezzato sceneggiatore e pittore, per dirne due), scrittore con un centinaio (sic!) di libri all’attivo, percepito da molti in patria come coscienza collettiva per aver attraversato le principali aberrazioni della storia tedesca, fino a poter narrare anche la Germania riunificata.

Come ci avverte il prefatore Matteo Fantuzzi, la ventata sociale che da sempre soffia lungo l’opera dello scrittore conosce qui un calo se non una bonaccia; questo benché l’impatto demografico della terza e quarta età, qui certamente trattata in soggettiva, sia una grande e ineludibile questione sociale dei tempi a venire.
L’epos gerontocentrico tracciato da Kunert (classe 1929) è comunque quello di tutti noi, nella misura in cui la vecchiaia costringe o costringerà a porre in un cassetto, ove mai le avessimo esercitate, le nostre magniloquenze. Oltre al dialogo con la propria anima è spesso l’odiato impiccio del corpo a risaltare e a prendere la scena. Ne risulta un affresco polifonico: alla frustrazione delle pratiche più semplici (vestizione) fino agli istinti sessuali che a fatica si rassegnano alla defaillance, fa inevitabilmente compagnia un punto fermo, cioè la considerazione della vicinanza alla morte (che aleggia spesso in coda alle liriche, ma nel complesso ovunque: persino un breve affrancamento dalla routine, in forma di viaggio-premio, ha per destinazione una necropoli!); morte a sua volta declinata nelle costanti prodromiche del silenzio, della solitudine (come affollata impenetrabilità di corpi e spiriti, verticalmente propagantesi sino alla divinità), della dipartita dei coetanei.

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Scritto da Roberto R. Corsi

23 novembre, 2010 alle 23:48

Buon anno dal luogo del delitto

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In questi ultimi giorni sono stato in una città speciale (leggete qualcosa su BLOGregular qui e qui) e come vedete ho incontrato di persona due gelide (visto il clima) manine che dovrebbero esservi familiari. Con questa foto (forzatamente scura, visto il divieto di flash nel museo) vi porgo i miei auguri di serenità e creatività per il 2010.

Scritto da Roberto R. Corsi

29 dicembre, 2009 alle 02:47

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