Roberto R. Corsi

La poesia non è morta però ogni tanto cambiatele i fiori

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Dichterliebe, con l’accento su Liebe

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Il manoscritto autografo del sonetto

L’ultimo film di Jane Campion, Bright Star, girato nel 2009 dopo sei anni sabbatici e presentato a Cannes, racconta l’amore tra John Keats e la studentessa di moda Fanny Brawne, a cui il poeta dedicò il sonetto il cui incipit dà il titolo al film.
Non ci si aspetti un’opera biografica: la pellicola è una ben levigata storia d’amore, rappresentata (come sempre nei film di Campion) dal punto di vista della donna.
Fanny Brawne è una ragazza ben piantata con un volto gentilissimo (l’australianona Abbie Cornish), dal carattere fiero e dalla lingua affilata. Keats invece è affidato a Ben Wishaw, protagonista de Il profumo e già entrato nei panni di un poeta, Rimbaud, in Io non sono qui: un Keats dismesso e fragile con un look da terzo fratello Gallagher.
Entrambi sono fuori del mondo, lui per indigenza e testa poetica, lei per “insufficienza artistica” della sua professione nel giudizio sociale.
Le poesie di Keats – tre soprattutto: l’attacco di Endimione, Bright Star appunto, e la bellissima Ode a un usignolo che echeggia lungo i titoli di coda – aleggiano lungo tutto il film; ma come viene rappresentata l’ars poetica? Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Roberto R. Corsi

23 giugno, 2011 alle 08:56

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