Roberto R. Corsi

La poesia non è morta però ogni tanto cambiatele i fiori

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che MEN mi graverà com’più m’attempo: La realtà sofferta del comico di Leopoldo Attolico

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Leopoldo Attolico, La realtà sofferta del comico, 2010, Aìsara

Dovessi rappresentare la scrittura di Leopoldo Attolico sceglierei la ricetta di un cocktail: due parti di Vito Riviello, maestro della poesia comica; una parte dell’ultimo Saramago, quello che sul divano della Dandini ci ha fatto pensare che più si diventa vecchi (absit aetas Attolico) più si diventa liberi, e più si diventa liberi più si diventa radicali. Ecco allora che la lettura della sua ultima raccolta, La realtà sofferta del comico, edita da Aìsara, diventa una metalettura perché al di là del suo contenuto costringe il presunto recensore a confrontarsi, emozionalmente direi, coi singoli ingredienti, andandoli a cercare nella cambusa sociale e personale. Ove vengono tenuti ben nascosti, questo è il punto.
Comico non è solo non prendere e/o prendersi sul serio. Ma è prendere per i capelli il serio mostrandone la ridicolaggine. Di più, il comico è attiguo alla realtà perché quant’altri mai sa svelarne l’imperfezione. E proprio l’imperfezione, nell’apertura di p. 9, è il fulcro della poesia stessa:

Bella pretesa una poesia senza errori/ una poesia perfetta/ Non è così che si fa/ – quando è proprio la lieve imperfezione/ che cresce su se stessa/ a fare dell’ape e delle sue cellette/ l’unica chance d’amore sufficiente/ il redde rationem che ti salva dalla tangente (…)

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Scritto da Roberto R. Corsi

7 maggio, 2011 alle 16:49

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