Pubblicato da Roberto R. Corsi su 7 Luglio, 2009
Piccolo scritto per Roberto R. Corsi
24 giugno 2009
“Restare ingenuo, ignaro…” (P. Pasolini)
Questa citazione che precede il libro L’indegnità a succedere di Roberto R. Corsi, è una specie (o sorta?) di inafferrabile realtà, un volo nell’infinito pulviscolo di parole alla ricerca della fluida declinazione delle nuvole.
Scrivere con inconsapevole leggerezza, con velocità temperata, come un respiro che sollevi il pensiero in un ritmo armonico… è questa la ricerca di Corsi, forse inconspaevole allo stesso autore.
“Luoghi del cielo…” dove inscrive come in un retablo perfetto i concetti, le sapienti scansioni del dire.
Si potrebbe disquisire a lungo sulla sua competenza musicale e sul riflesso iridescente che questa emana in ogni direzione ma, in realtà, al di là del suono vibrante che si sprigiona dai testi, c’è qualcosa di misterioso, di arcano che si annida negli angoli di una casa pervasa dagli echi del non detto. Una casa che si trasforma continuamente sotto l’incedere del passo e cambia il percorso dei corridoi, delle scale, l’ubicazione delle stanze, la geometria delle finestre. Una casa abitata da musicisti racchiusi in sferiche boules trasparenti, su cui cade una neve sospesa nel liquido silenzio dell’assenza.
È pero alla pag. 31 che, in uno slancio egoistico, trovo me stessa: “Un’onda dovrebbe morire sulla sua corsa”… Come il poeta che si affanna nel tentativo di fermare il tempo ed anche in quel “…ricordi?” di pag. 32 dove compare il sentimento di un passato trasformato in reliquiario senza codici.
Il mondo si concede a Roberto R. Corsi con la paziente ricostruzione dell’archeologo che ricompone i frammenti di un canopio istoriato, e, mano a mano che il disegno si definisce, dal vaso si sprigiona un vento arcano, un fiume di resine antiche che stordisce.
Il mito si avvolge nel suo mantello còlto da un brivido e si mostra, discontinuo, nell’attualità del suo misterico dramma.
L’indegnità a succedere è un libro prezioso, una galleria ordinata, sapiente. Lettura e rilettura, pensiero e ripensamento, ascolto e percezione di rumori insoliti, di vibrazioni sottili…
È nel blu della copertina, nel tocco delle mani, l’epigrafe destinata a futura memoria.
Nessuna indegnità… solo il rintocco in lontananza di una campana che annuncia l’or di notte, quel momento che non è crepuscolo ma un succedere, un incedere verso una realtà ancora in formazione, proprio come le nuvole spinte da una brezza spiraliforme, una scrittura in versione musicale… un concerto allora o un ritorno alla genesi del suono?
MARIA PIA MOSCHINI è nata a Firenze nel 1939. Dal 1980 si dedica alla poesia e al teatro. Nel 1983 fonda “Intravisioni”, spazio di ricerca a cui collaborano numerosi artisti fiorentini. Nel 1986 nascono i “Piccoli Teatri di Ambientazione”, Operine d’Invenzione in cui la speculazione è mediata dall’ironia e dal gioco poetico. Tra le opere: E sorrise del proprio metodo di misurare le distanze – Storie di soldati (1984), La cugina Iris (1990), Inespresso caffè (1991), Le bambine invisibili. Livre de poche (1992), Teatrino termale (1995), Bataclan (1996). Quest’ultima opera è liberamente scaricabile in formato ebook cliccando sulla copertina qui a lato
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 18 Maggio, 2009
firmandosi con questo nickname (a me caro anche per motivi calcistici, elidendo l’iniziale) Michele Brancale, vecchia conoscenza di questo sito, sottolinea ai lettori de La Nazione di Firenze (cronaca locale, pagina 4 del numero di oggi) l’avvento del mio ebook, che ricordo liberamente scaricabile. Grazie!
Potete leggere la sua breve e lusinghiera recensione cliccando sulla miniatura che vedete in alto a sinistra, oppure qui.
Ciò che è più importante, Michele da pochi giorni ha visto la sua bibliografia arricchirsi di una nuova fatica (la terza in assoluto e la seconda poetica): si tratta di una raccolta di centocinquanta poesie, Salmi Metropolitani, che direi connotate dal rafforzamento di quei temi che gli sono sempre stati cari, primo tra tutti l’attenzione al sociale. Pur non nascondendo la mia perdurante preferenza per il suo notevole esordio del 2007, ho steso una prima nota di lettura, che vi invito a leggere.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 4 Marzo, 2009
è in uscita in questi giorni, per Gammarò, la silloge d’esordio della poetessa spezzina, che mi ha fatto l’onore di chiedermi una prefazione per il libro. La poesia di Cinzia è radicalmente diversa dalla mia, costantemente attenta com’è alla immediatezza comunicativa; nondimeno mi ci sono ritrovato ad agio, col grande sollievo che consegue alla scoperta di non essere (ancora?) schiavo di apriorismi stilistici o intellettuali.
Allo scopo di invogliarvi alla lettura, pubblico nella sezione materiale la suddetta introduzione “tibulliana” annessa al libro; introduzione corredata con alcuni estratti, un altro dei quali potete prendere in considerazione nel mio taccuino.
Dal canto suo, Cinzia mi omaggia con (indebite) belle parole per la mia silloge, confluite tra le illustri Opinioni.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 17 Dicembre, 2008
Per una felice sincronia la mia nota su Luigi Fontanella esce la settimana immediatamente successiva all’exploit del Premio Laurentum. Come ricordate, presentai il suo Oblivion il 12 giugno scorso; la Rivista di Studi Italiani, semestrale online diretto dal Prof. Anthony Verna, ospita il mio intervento – lievemente riveduto per adattarlo alla forma scritta – nell’ultimo numero uscito ieri l’altro. Questo il link alla pagina ove, cliccando su testo o icona, avrete accesso al file PDF (riporto il link anche nella sezione Materiale).
Ringrazio molto il direttore e vi consiglio vivamente di soffermarvi anche sugli altri preziosi approfondimenti offerti da questa rivista, nonché possibilmente di sostenerla attraverso la sottoscrizione.
Il portale Poiein pubblica, tra gli inserimenti di dicembre, la pregevole nota di Annalisa Macchia al mio libro, nota già apparsa su Novecentopoesia e in stralcio nella sezione Opinioni: qui il link diretto al frame della recensione.
Un altro stop presso il Semaforo Letterario di Toscana Oggi, in edicola questa settimana: la rubrica cita in alcuni punti la mia recensione del racconto Soave e invecchiato di Michele Brancale, volumetto gradevole e pienamente in accordance con questo periodo.
Infine, “vo’ fare ammenda”: da qualche giorno, last but not least della sezione Opinioni, trovate anche un passo da una lettera pervenutami da Gian Ruggero Manzoni, artista preclaro e da me stimatissimo, che gentilmente si è soffermato sull’Indegnità: approfitto di questo post per il dovuto, tardivo acknowledgement.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 2 Novembre, 2008
le luci son quelle del “semaforo letterario” di Michele Brancale, cui accennavo nello scorso post – nell’articolo del 12 ottobre scorso si parla (anche) del sottoscritto. Ora ve lo propongo in lettura in formato pdf.
Riparte nel frattempo, dopo una lunga vacanza, il mio tumblelog-taccuino. Oltre all’inclito Adonis ed a Liliana Ugolini – sulla quale ci soffermeremo molto nelle settimane a venire – ho inserito una poesia di Cinzia Boccamaiello, runner-up del Premio Lerici Pea 2008 con la plaquette Altre maternità.
Pur nelle differenze di metrica ed intonazione, la poesia di Cinzia rispecchia un certo modo di intendere l’arte simile a quello degli haiku ortodossi, in cui il soggetto tende ad osservare senza forzature il “dispiegarsi” delle stagioni, degli animali e delle cose attorno a sé, ben conscio che le sue considerazioni morali ed esistenziali sono una conseguenza, un riflesso dell’azione di queste “sfere superiori”. La lirica che ho scelto, assai semplice, stabilisce chiaro questo nesso.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 15 Ottobre, 2008
in questi giorni ricevo due doni particolarmente graditi.
Il primo in ordine cronologico sono le “note di partitura” al mio libro che Marco Giampieri, mia recente vittima, ha la gentilezza di dedicarmi. Rilievi delicati e spesso assai pertinenti, che potete leggere per intero a questo link. Da essi si desume, a dispetto della timidezza del recensore, una capacità critica che ci auguriamo di riesperire in futuro!
In più, il numero in edicola del settimanale Toscana Oggi reca, nella rubrica Semafori Letterari, una digressione che, partendo dalla mia creatura, passa in rassegna anche le recenti fatiche critiche del sottoscritto. Autore della nota (e partner in crime di una di queste presentazioni, come sapete) è l’amico Michele Brancale; per ringraziarlo, vi rimando al bel portale LucaniArt ove Elena Gurrieri recensisce la sua silloge La fontana d’acciaio.
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