Roberto R. Corsi

Siedi al sole. Abdica e sii re di te stesso (Ricardo Reis)

Archive for the ‘poesia’ Category

scegliete la forma del distruggitore (esercizio: ostinato sinonimico in coda)

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Quali altri sogni irresistibili di dominio imprenditoriale ti porterà il domani?
Quali consigli d’amministrazione in cui inculcare direzionalità strategiche (lo sfondo un cielo sereno) ti dispenserà il domani?
Quali asciutti orgasmi per la grande catena distributiva soffiata alla concorrenza ti produrrà il domani?
Quali perizomi in trasparenza sotto gli abiti fasciati di colleghe non insensibili alla tua autorità (la sinusoide dei fianchi) ti svelerà il domani?
Quali ossequi del cameriere schiavo bardato al trotto dietro il cliente abituale ti apparecchierà il domani?
Quali piani ferie appallottolati per l’ostentata autopromozionale serafica gioia di lavorare fino a sentire arcate dentali che giocano col tuo cervello ti elargirà il domani?
Quali altri ingressi vip, quali special event, quali movide, quali densità muliebri di sudore e borotalco ti garantirà – ammiccante, succinto – il domani?
Quali gustosi policromi sorridenti albicollati finanziamenti agevolati penserà esclusivamente per te il domani?

E quali altre galoppate verso il binario dei pendolari ti decreterà il domani?
Quali altri madidi disincanti familiari al momento di svestire lo spezzato o il tailleur ti riserverà il domani?
Quali altri genii di Laterina, quali sinonimiche declinazioni di bellezza ti propinerà – televisivo, irto di nei – il domani?

(img © aftersantana.altervista.org)

Written by Roberto R. Corsi

4 luglio, 2014 at 08:45

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Trstia

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Paolo mi manda una foto da Piazza dell’Unità, nell’ora in cui la dittatura
della luce a specchio sull’Adriatico costringe a immortalarsi
opposti all’Audace, nel dolce rifugio dei palazzi, caramellati come i volti.
Dice son vecchio – mica vero, però intanto preannuncia la sferza di
un settennio da quando mi aggiravo confuso per quella meraviglia. Ci avrei passato
sei giorni d’insetto febbrile che sempre tornava alla lampara del molo, per il saluto al sole
o il fresco delle costellazioni. Prima dopo e attraverso l’amore di lei, che se ora riesco a pronunciarlo,
a dirlo dentro quei luoghi, è perché è finito, finito per sempre come litri di sangue
offerti al terreno, finito e inutile come quei luoghi stessi, come noi stessi,
orbato oltre le evidenze della diagnostica postgalileiana come il mio corpo, la mia
poesia che vaga alla meno, senza lima, tra taverne farmaci e riunioni operative, consapevole
del cespuglio sotto il quale la madre l’ha abbandonata e senza voglia di gridare.
Senza una vista oblunga di mare che schiuda diaframma arterie e parola.

trieste

questo non è Paolo (MMLVII)

Written by Roberto R. Corsi

2 luglio, 2014 at 18:43

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Salubri ri-ridondanze: Luca Buonaguidi

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LucaTrucupas

Luca e i Trucupas @ La Cité – foto mia

Ho parlato alle parole è il secondo libro di poesie di Luca Buonaguidi – amico, co­interista, blogger tendente al blogstar, interlocutore prima di penna e poi anche de visu dopo che settimane fa ho assistito al suo reading presso La Cité, affiancato dalla coinvolgente musica dei Trucupas. È uscito da poco per edizioni Oèdipus, che a detta di Luca è casa NO­EAP (dunque la accolgo volentieri tra i miei fari virtuosi), e che ha altri due meriti: aver assemblato, nella collana Intrecci, una geografia qualitativamente significativa di voci poetiche; aver rimesso filologicamente l’accento sulla e in Èdipo come diceva il mio prof. del liceo (che voleva si pronunciasse anche Tèseo e Giàsone!).
Non ho letto I giorni del vino e delle rose ma azzardo ugualmente che questa seconda raccolta abbia molto ancora del genus “silloge di esordio”. In questo senso ricorda da vicino (forse superandola per equilibrio) la mia Indegnità, che presentavo proprio sette anni fa (sembra un secolo) ma aveva molte poesie impubblicate, e forse a posteriori non così indecenti, alle spalle. La ricorda dal titolo, che è “salubre ridondanza” come si ebbe a pensare scrivendomi la prefazione. Ma la ricorda soprattutto perché, come cortesemente mi scrisse Gian Ruggero Manzoni, tende a essere un libro sapienziale in cui il poeta fa confluire non solo l’esistenza, ma, e ci vuole il coraggio e la filantropia degli under 30 perché è un messaggio duro da fare assimilare, tutta la propria cultura giustamente vivificata e intesa come vivificante. Un’Enciclopedia in cui compaiono innumerevoli citazioni (dai grandi poeti, primo Pessoa citato e aleggiante in molte stanze, a Max Gazzè e alla “smisurata bestemmia” di un Faber citato quindi per inversionem); richiami a letture, dediche, dialoghi immaginati con giganti dello scibile o dello scrivere.
Questo spirito, privo di ritrosia nel guardare a ritroso, imbeve la raccolta di slanci lirici che approdano a esiti talvolta sopraffini (vedi in calce), talvolta legnosi per la compresenza di arcasimi (chiarità, spirto) o di un quid di elisioni, troncamenti ed eufoniche improprie musicalmente ingiustificato dato che il verso è libero. Credo tuttavia, e ho fondati e inediti motivi per farlo convintamente, che queste resistenze si stiano appianando con naturalezza e Luca, proseguendo il cammino, stia conferendo ulteriore brillantezza al suo dire.
Intanto propongo sul mio taccuino le quattro poesie preferite della raccolta: le prime due esprimono almeno in parte quella tensione tra forza del dire e laccioli formali; le restanti mi convincono in modo incondizionato.

Written by Roberto R. Corsi

29 giugno, 2014 at 21:24

Cupio dissolvi, data astrale 41503.7

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E se domani l’infermiera della misericordia che verrà a iniettarmi
Pingue e felice qualche spora, a scorno di chi mi crede ancora
Vivo e vivificabile, sguainasse dalla borsa non la solita siringhetta
Ma un buon vecchio disintegratore isomagnetico, sentenziando a bruciapelo
Senza preavvisi di cotone la chiappa incautamente scoperta
E di lì a pochi millisecondi, impermeabili al cancro del pensiero, estendendosi
L’effetto dei raggi ricombinatori a tutte le particole
Inutili che un demiurgo frattale ghiotto di esuberi malfunzionanti volle
Così gentilmente impostare, io le sarei ben grato, mansueto l’occhio
Semiessiccato di chi lascia, deve, la scacchiera torneo dei giorni
Poi tutto sparisca senza verminai ammassi di polvere
O muggiti rituali parentali, nel silenzio d’uno scaffale poesia
Eroso da teatro o da romanzi inversi, nel soffice
Auto da fé di un ban su feisbù, lasciami pure col culo giù,
Chissà mai chi te l’ha insegnata la Lulù;
omnis moriar, tanto il cerotto dal pollice non va via più.

(inedito febbrile)

Worf dopo la lettura delle mie poesie si è offerto volontario a somministrarmi le cefalosporine, ma ho declinato (img cpy: it.memoryalpha >> clicca per la fonte)

Written by Roberto R. Corsi

28 giugno, 2014 at 15:50

Pubblicato su esercizi, inediti, poesia

Efharistò Matisklò

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Ricevo via mail, e mi fa enorme piacere, il parere di Carlo Molinaro, per conto di Matisklo Edizioni, sulle mie Cinquantaseicozze:

(…) ho letto il manoscritto, le 56 cozze, e lo trovo complessivamente interessante: direi che contiene una bella narrazione autobiografica intersecata con la storia di questi nostri anni. E ci sono momenti di poesia intensa e ci sono prese di posizione anche originali.
Penso tuttavia che l’insieme potrebbe essere ulteriormente affinato, limato, selezionato…

Il parere non è foriero di proposta di pubblicazione (pazienza, anche perché nel frattempo), ma magari potremo incontrarci in altre modalità. E volentieri da parte mia. Perché seguo Matisklo da tempo e mi piacciono la sua netta scelta e-ditoriale e la sua conclamata virtuosità NO-EAP, anche in poesia. Quindi vi consiglio, se non lo avete già fatto, di catapultarvi senza indugio sul loro sito, scaricare qualche anteprima e magari comprare qualcosa.
Per quanto riguarda Molinaro il rallegramento è duplice perché tempo fa, ignaro che sarebbe stato proprio lui a leggermi, assaggiai il suo Le cose stesse che mi piacque al punto da annotarmi una poesia sul mio taccuino.
Grazie Matisklo, dunque (il greco non c’entra con l’origine – “leviana”, come leggete sul sito – del nome editoriale, ma eufonicamente il doppio gioco a rima e accento forzato ci stava).

Written by Roberto R. Corsi

28 giugno, 2014 at 14:47

Antidoto al filtro amoroso e forse anche alla psicoterapia

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Intramandato, il carme più riuscito
è questa bionda che binaria canta
affondando le lame antelucane
dei suoi fianchi nel corpo di cummènda
molle, non più ruggente

prendendo il suo piacere come specie
vorace, assente.
Poi m’attende sversàto il capo a destra
(“quando viene ‘sto stronzo?
dannati psicofarmaci!
farò tardi in ufficio”)
espandendo frattanto
l’algoritmo violetto
(ricci, di mare e pubici; ricciòle),
la firma digitata del suo afrore.

Mi accompagna tuttora
nello sciogliersi in afa del mattino,
alla faccia del mondo coi suoi ban
e col suo vatican,
alla faccia dell’ansie, già fanno capolino
oltre l’orgasmo e la sua ricaduta
in isotopi, in breve appagamento:
“domani è un altro porno o un altro scorno?”.

Ma oppongo alle giornate e alle cordate
di padroni lo scudo non crociato
dei suoi fluidi incrociati
con i miei, mezzo secondo intero
grattato con le unghie all’onda d’urto
del riposante nulla che ci attende.

[inedito, tributo a Luca Canali]

lucrezio

busto ottocentesco di Lucrezio. Roma, Pincio. (img wikipedia)

Written by Roberto R. Corsi

10 giugno, 2014 at 14:33

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Il libro dei libri! “Risultati Strategie Testimonianze”, l’EAP degli EAP si racconta.

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Roberto R. Corsi:

niente da aggiungere a Gaia, come sempre.

Originally posted on giramenti:

Torno dal pranzo a Firenze con una vera reliquia, e non sto parlando della torre di Pisa.

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Written by Roberto R. Corsi

12 maggio, 2014 at 11:15

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“La lingua lastricata di stazioni di carne”: su “Metro C” di Alessandro De Santis

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desantisCome Diego Bertelli che mi ha preceduto, conosco poco e male Roma. Così alla prima lettura di Metro C, seconda prova di Alessandro De Santis, mi aspettavo un viaggio battistipanelliano (La metro eccetera), strictly underground tra mezzi meccanici varia umanità e nomi delle fermate che danno il titolo alle poesie. Per fortuna mi sono un po’ documentato e ho chattato con Giorgia la quale mi ha confermato che la linea C non è ancora operativa e aleggia un certo pessimismo sull’an quando et quomodo, nonostante il sito ufficiale evidenzi che il tratto Monte Compatri – Pigneto è stato consegnato lo scorso dicembre (comunque a libro già uscito) all’azienda municipale per il “pre-esercizio” (leggasi “collaudo” che può essere interpretato pure, si scherzava con la Giò, come “coll’auto! andate coll’auto!” detto da un raffreddato o da un marchigiano).
Evidente dunque che De Santis abbia intrapreso un viaggio virtuale, ma solo nel senso di “senza binari”; per il resto reale, on the road, libero, simile ma allo stesso tempo ben distinto dalla passeggiata dello Zeichen di Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, perché rivolto non direttamente alle rovine architettoniche (antiche o moderne) ma a quelle umane.
In breve, una finzione di non-luogo (tipicamente, il mezzo di trasporto e i suoi terminali) presa a pretesto per un’indagine antropologica quasi del tutto indipendente dal non-luogo stesso (basata piuttosto sullo spazio che circonda i lavori, come il parco dei Giardinetti). Del resto gli orari sconnessi delle osservazioni lo lasciavano prevedere, assieme alle descrizioni e pensieri in libertà che aleggiano loro accanto.

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libri ricevuti (rehab)

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sono amici veri, forse hanno intuito che sto male, sono gentili
mi passano (appena munti?) il loro libro appena munto e sotto sotto sperano
che ne parli sul blog: t’ha’ detto stecco! Lo farò volentieri. A onor del vero
sul recensire mi ero dato delle regole da professicchio, ma ero ancora vivo.
Ero un messere prima di das Messer. Adesso “leg(g)e Marziale”, tutto vale:
sarei per liofilizzarmi guardando il soffitto e invece al click sul collo
del taser collettivo “datti da fare”
mi smarionetto attorno all’alea pedonale – sterile pellicano,
spolpo apoplettico il petto della mia dignità, scrivo di quel che capita, pure su commissione:
robe in prevalenza democristiane, in vari sensi. Alla fine il nostro nuovo Silvietto in salsa aurora
col suo esercito della midriasi ha unito Padova a Caltanissetta;
mitridatizza, piace o piacerà a tutti.
Gocce d’acqua scavano la pietra, figurarsi le cervella. Tornando a noi, Corsi,
le languide inculanti colombelle non ti presenteranno mai
piccoli schietti falchi! E più di tanto non ti comprenderà nessuno, se non a pagamento.
Giusto così, han le loro riunioni, i loro ormoni, i loro santoni,
le loro pensioni e magioni, la loro certezza
di esistere. Poi:
io pago, verosimilmente a vita, uno o due strizzacervelli; altri pagano a volte
un editore. Che differenza fa ormai? magari
qualche pioppo abbattuto (quasi sempre invano) vale dieci flaconi di Daparox
e non ha effetti collaterali (Gaia in Italia è NIMBY). Piuttosto il problema è che i libri
al mio tocco di carta scattano in lame affilate, verginelle spagnole, bargigli,
il manidiforbice che anche quando vuole abbracciare ferisce.
Un decennio fa fui buona Cassandra a me stesso, però sempre sudato e scudato di speranze, cerumi
sia pur sottili, folate non bene individuate.
Ora prendo dentate
contro la minerale placenta di ieri, e allegramente, come se
l’usciere di Kafka, anziché chiuderla, aprisse la porta della legge all’uomo morente,
portasse fuori il giudice a ballargli sopra, stile Van Basten su Pasquale Bruno.
C’è riscontro: si schiudon liste civiche, ricerche, a insistere perfino
gambe – “ironia della sorca” disse qualcuno.
Ed è tardi, sfacciatamente tardi: regalami pure il tuo libro mentre ti bei
di giovani conquiste, tu invece – delirio papale – donamelo poi rincasa
e carezza per me i tuoi figli che sono la vera poesia.
E tu, dannata, amata, arrota, annota rubaiyàt sul pantarèi,
sferzate di vittoria che sorbirò scimmiesco da qui
ma fallo in fretta che è venerdì, poi corri
al treno al piro-tecnico amore del weekend. Signori la poesia è terminata,
se vi ha fatto schifo pazienza, questo con alcol e arti tremanti vi posso cucinare
fino al prossimo click “datti da fare”.

(4/4/14)

vanbasten

eviterei di mettere certe nefandezze sul mio sito ma mi corre l’obbligo di spiegare gli accostamenti poetici, e poi cmq il Toro ha pareggiato mi pare (img magliarossonera.com)

Written by Roberto R. Corsi

5 aprile, 2014 at 09:54

Capodanno fiorentino

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Una farfalla
D’acqua calda sul petto
(Lasciala andare)

Due scale a pioli lungo le ginocchia
Altobassorilievi sulla pelle

E chiome di saggina
E occhiali, occhifessura
E vesti burqa lungo il corpo corto
E scarpe basse e mali mali ovunque.

Ha paura dei ragni
(Ma fu tela, tutela
Dal gran precipitare).

Scivolata dal palmo. Taglia, elide:
Silenzi, sottrazioni
Che dovrò ormai abitare,
Spilli stregoni sedie
Da foraggiare. Sacra eterna ruota
Da far girare
(Ætas; làsciati andare).

[inedito]

belabartok

Oggi compiono gli anni due persone fondamentali della mia vita; l’altra è Béla Bartók

Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2014 at 08:30

Pubblicato su esercizi, inediti, poesia

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