Roberto R. Corsi

Siedi al sole. Abdica e sii re di te stesso (Ricardo Reis)

Archivio per la categoria ‘poesia

“La lingua lastricata di stazioni di carne”: su “Metro C” di Alessandro De Santis

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desantisCome Diego Bertelli che mi ha preceduto, conosco poco e male Roma. Così alla prima lettura di Metro C, seconda prova di Alessandro De Santis, mi aspettavo un viaggio battistipanelliano (La metro eccetera), strictly underground tra mezzi meccanici varia umanità e nomi delle fermate che danno il titolo alle poesie. Per fortuna mi sono un po’ documentato e ho chattato con Giorgia la quale mi ha confermato che la linea C non è ancora operativa e aleggia un certo pessimismo sull’an quando et quomodo, nonostante il sito ufficiale evidenzi che il tratto Monte Compatri – Pigneto è stato consegnato lo scorso dicembre (comunque a libro già uscito) all’azienda municipale per il “pre-esercizio” (leggasi “collaudo” che può essere interpretato pure, si scherzava con la Giò, come “coll’auto! andate coll’auto!” detto da un raffreddato o da un marchigiano).
Evidente dunque che De Santis abbia intrapreso un viaggio virtuale, ma solo nel senso di “senza binari”; per il resto reale, on the road, libero, simile ma allo stesso tempo ben distinto dalla passeggiata dello Zeichen di Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, perché rivolto non direttamente alle rovine architettoniche (antiche o moderne) ma a quelle umane.
In breve, una finzione di non-luogo (tipicamente, il mezzo di trasporto e i suoi terminali) presa a pretesto per un’indagine antropologica quasi del tutto indipendente dal non-luogo stesso (basata piuttosto sullo spazio che circonda i lavori, come il parco dei Giardinetti). Del resto gli orari sconnessi delle osservazioni lo lasciavano prevedere, assieme alle descrizioni e pensieri in libertà che aleggiano loro accanto.

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libri ricevuti (rehab)

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sono amici veri, forse hanno intuito che sto male, sono gentili
mi passano (appena munti?) il loro libro appena munto e sotto sotto sperano
che ne parli sul blog: t’ha’ detto stecco! Lo farò volentieri. A onor del vero
sul recensire mi ero dato delle regole da professicchio, ma ero ancora vivo.
Ero un messere prima di das Messer. Adesso “leg(g)e Marziale”, tutto vale:
sarei per liofilizzarmi guardando il soffitto e invece al click sul collo
del taser collettivo “datti da fare”
mi smarionetto attorno all’alea pedonale – sterile pellicano,
spolpo apoplettico il petto della mia dignità, scrivo di quel che capita, pure su commissione:
robe in prevalenza democristiane, in vari sensi. Alla fine il nostro nuovo Silvietto in salsa aurora
col suo esercito della midriasi ha unito Padova a Caltanissetta;
mitridatizza, piace o piacerà a tutti.
Gocce d’acqua scavano la pietra, figurarsi le cervella. Tornando a noi, Corsi,
le languide inculanti colombelle non ti presenteranno mai
piccoli schietti falchi! E più di tanto non ti comprenderà nessuno, se non a pagamento.
Giusto così, han le loro riunioni, i loro ormoni, i loro santoni,
le loro pensioni e magioni, la loro certezza
di esistere. Poi:
io pago, verosimilmente a vita, uno o due strizzacervelli; altri pagano a volte
un editore. Che differenza fa ormai? magari
qualche pioppo abbattuto (quasi sempre invano) vale dieci flaconi di Daparox
e non ha effetti collaterali (Gaia in Italia è NIMBY). Piuttosto il problema è che i libri
al mio tocco di carta scattano in lame affilate, verginelle spagnole, bargigli,
il manidiforbice che anche quando vuole abbracciare ferisce.
Un decennio fa fui buona Cassandra a me stesso, però sempre sudato e scudato di speranze, cerumi
sia pur sottili, folate non bene individuate.
Ora prendo dentate
contro la minerale placenta di ieri, e allegramente, come se
l’usciere di Kafka, anziché chiuderla, aprisse la porta della legge all’uomo morente,
portasse fuori il giudice a ballargli sopra, stile Van Basten su Pasquale Bruno.
C’è riscontro: si schiudon liste civiche, ricerche, a insistere perfino
gambe – “ironia della sorca” disse qualcuno.
Ed è tardi, sfacciatamente tardi: regalami pure il tuo libro mentre ti bei
di giovani conquiste, tu invece – delirio papale – donamelo poi rincasa
e carezza per me i tuoi figli che sono la vera poesia.
E tu, dannata, amata, arrota, annota rubaiyàt sul pantarèi,
sferzate di vittoria che sorbirò scimmiesco da qui
ma fallo in fretta che è venerdì, poi corri
al treno al piro-tecnico amore del weekend. Signori la poesia è terminata,
se vi ha fatto schifo pazienza, questo con alcol e arti tremanti vi posso cucinare
fino al prossimo click “datti da fare”.

(4/4/14)

vanbasten

eviterei di mettere certe nefandezze sul mio sito ma mi corre l’obbligo di spiegare gli accostamenti poetici, e poi cmq il Toro ha pareggiato mi pare (img magliarossonera.com)

Written by Roberto R. Corsi

5 aprile, 2014 at 09:54

Capodanno fiorentino

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Una farfalla
D’acqua calda sul petto
(Lasciala andare)

Due scale a pioli lungo le ginocchia
Altobassorilievi sulla pelle

E chiome di saggina
E occhiali, occhifessura
E vesti burqa lungo il corpo corto
E scarpe basse e mali mali ovunque.

Ha paura dei ragni
(Ma fu tela, tutela
Dal gran precipitare).

Scivolata dal palmo. Taglia, elide:
Silenzi, sottrazioni
Che dovrò ormai abitare,
Spilli stregoni sedie
Da foraggiare. Sacra eterna ruota
Da far girare
(Ætas; làsciati andare).

[inedito]

belabartok

Oggi compiono gli anni due persone fondamentali della mia vita; l’altra è Béla Bartók

Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2014 at 08:30

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Rondon des printemps: La sera fiesolana in una mattina d’acqua piovana

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Scortato al mio posto persino da una hostess e uno steward “come se io fossi una persona” (cit.) stamane ho avuto modo, grazie a un’adorabile amica, di assistere a uno spicchio de I Colloqui Fiorentini di quest’anno – la parte in cui Davide Rondoni leggeva e interpretava La sera fiesolana di D’Annunzio.

Rondoni POV

Rondoni POV (è quello in camicia azzurra)

Questi colloqui hanno un gran successo, infatti il Palazzo dei congressi era pieno zeppo di scolaresche e mi hanno trovato un posto distante ma degnissimo per ascoltare il famoso poeta, un punto azzurro laggiù che declamava e spiegava il Vate. Tutto attorno a me la vita, la vitalità egemone e ormai per lo scrivente lontanissima di torme di studenti: chi limonava, chi videochattava, chi sgomitava col vicino e gli mostrava ragazze poppute sul telefonino; ma c’era anche chi seguiva con attenzione ed emozione, e questa per la poesia è sempre una vittoria.
A me D’Annunzio non dice molto; sarà perché lo lego al non esaltante ricordo di certi dichiarati fascistoni a mare che volendo fingere di acculturarsi leggevano solo lui; più probabilmente perché colmo di un’ampollosità che mi è, almeno adesso, distante. Le sue profonde intuizioni esistenziali sono come una barretta di cioccolato purissimo rivestita da tre quintali di mascarpone, per cui si arriva raramente ad addentarla; diversamente per esempio da Pirandello che pure usa un linguaggio ricercatissimo. Mi pronuncio addirittura sul suo Martirio di San Sebastiano, musicato da Debussy (vedi che il titolo non era a caso?), che è un bel mattone anche per un classicomane come me.
Però sin dal liceo La sera fiesolana mi è sempre piaciuta, assai più, a esempio, di Er fracicone ed Ermione… scusate: La pioggia nel pineto. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

28 febbraio, 2014 at 21:57

persistenza del web / inediti 2002 (?)

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Una mia vecchia pagina su libero sta ancora in piedi, e con essa alcuni timidi tentativi di gioventù.
Buona lettura, e a voi il giudizio se abbia fatto bene o male a rinvenirli per puro caso…

Written by Roberto R. Corsi

26 febbraio, 2014 at 13:09

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Sangue amaro, vena aperta

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magrellisulla spinta dell’incontro con Valerio Magrelli alle Oblate (io son quello alto con barba e capelli in disordine e che, nella fila per conoscere l’Autore, ha un’espressione “porto la morte sulle spalle”), incontro che mi ha svelato in lui una persona per nulla boriosa e assai affabile, credo di essermi accaparrato, il martedì successivo in libreria, la prima copia fiorentina del suo Il sangue amaro – talmente fresca di stampa che l’inchiostro di copertina cola via al contatto colle dita.
Magrelli giunge a questa raccolta otto anni dopo la precedente, anche se molte poesie sono state anticipate su quotidiani riviste o addirittura mise en scene. In quarta di copertina si parla di raccolta “omogenea” – difficilmente posso essere d’accordo vista la portata (110 poesie) e il time span, se si eccettua il dato formale, che coinvolge il numero 12 non solo nel numero di sezioni, ma anche in alcune delle stesse (giocoforza nel calendario Annopenanno ma pure ne La lezione del fiume composta di rondinets irregolari, cioè – interpreto – stanze di dodici versi senza vincoli di rima né “clausole” né allitterazioni o procedimenti di variazione quali invece ritroviamo in altre poesie: cfr. Welcome a p. 20 e Nei bagni pubblici a p. 26).
Vero è che a mio giudizio il libro si compone di passi patinati ma anche di accenti fortissimi.
Non amo per esempio né la poesia in copertina (che invece è un rondinet regolare almeno nei couplets rimati in testa e coda) né la prima sezione, Coppie di nomi propri, in cui il poeta spende un cospicuo carico di dediche e dove però leggiamo due versi, riferiti a Sanguineti, che mi paiono adattarsi molto anche alla poetica ricercata da Magrelli: “Innesto dello Studio sull’amata Poesia/ Ossia: metà cultura, metà idiosincrasia”. Stella (bi)polare assai condivisibile ma che già dalla sezione successiva Otto volte Natale (cui peraltro appartiene la poesia di copertina) si arricchisce di un ulteriore pulsare, che è quello di una spiccata, violenta e irresistibile confessionalità. La troveremo soprattutto nelle sezioni Timore e tremore e in quella di coda, che dà il titolo alla raccolta.
Chi conosce la mia poesia più recente sa quanto io apprezzi questo esporsi che riguarda nel caso di Magrelli la paura del futuro, la propria ansia, perfino la sua terapia, e l’inversione “sileniana” di nascita e morte che si traduce in un cupio dissolvi peraltro, visto che una poesia è imbevuta di Bach, “ben temperato” (beato lui!) dagli affetti (p. 81). Certo, questi squarci di lama sono circondati, forse subissati dalle altre due componenti, cioè Cultura – come estrema ricercatezza nella versificazione, nel procedimento e nelle citazioni palesi (Kierkegaard) o più nascoste (Hobbes: la bellezza come promessa di felicità; anche tutta la sezione La lezione del fiume non può non essere un richiamo-tributo a Ungaretti Luzi e altri) – e Idiosincrasia, cioè invettiva che non può non sorgere in un attento osservatore dello sfacelo della politica e della morale quotidiana, anche a livello di poetica di massa (irresistibile l’haiku-anti-haiku di p. 54; anche se si potrebbe rilevare che il mese di Aprile a p. 63 ha molto dell’haiku, non tanto nella metrica 3/8/5 ma nella sostanza naturalistica).
Ma sono squarci potenti, e credo centrali nell’opera perché si possono osservare certi rimandi e dualismi. L’inversione nascita-morte (esergo di Chateaubriand: “Mia madre m’inflisse la vita”) è al centro di un parallelismo fedele in due coppie di poesie tra le più belle della raccolta (pp.16-17, pp. 32-33) ma anche di un richiamo nel mese di Gennaio a p. 60 (“il genetliaco,/ il giorno dove muore/ la propria età”).
Questa è la vena aperta che rende il volume vivo, vivente, meritevole. Per il resto vale quanto scritto a inizio 2013 per 15 poesie credo trasfuse in toto qui. Ne aggiungo (o ribadisco, non sto a ricontrollare) due, un rondinet e una stanza in ottonari, confessionali e apprezzate Proustianamente, cioè sotto l’aspetto che ogni lettore, quando legge, legge se stesso.

Written by Roberto R. Corsi

17 febbraio, 2014 at 14:13

Asfaltatura del processo cognitivo*

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(C17H13CL1N4 + C19H20F1N1O3 vs. 7/8/11)

è questo ‘sta lattigine
in fondo al tuo bicchiere
quasi ittico seme in sospensione
come te lo propinano
mille documentari
su salmoni e salcazzo quali pesci
nelle serate in cui straripa il tedio.
Ora invece è mattina
e tu dosi le gocce
immergi il dito e dai una mescolata
per poter arrivare al post meridiem.
Distingui: “Xan@X gusto Grand Marn1er
(palindromo essudato);
Paroxetina menta fresca ed alcol”.
Hai la libido d’una sora Lella
e performance da Tiramolla senior.
Ma giustamente è meglio che morire (?)
dice lo grande uomo
precettore a tre cifre.
Così le tue poesie saranno lisce,
spesse, spesso sospese, poco spasso;
lo strato di banchisa
chimica che impedisce l’emersione
del grido dell’annaspo e salvaguarda
la società civile.

(* inedito; titolo ispirato da un post di Fabio Pasquarella)

Written by Roberto R. Corsi

21 gennaio, 2014 at 16:30

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Cinquantaseicozze/LVI

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LVI.

La cinquantaseiesima cozza se l’era già fatta fuori mia madre,
bulimica e molto ridanciana compagna di forti inerzie.
E poco prima mio padre, dopo oltre quindici anni di gelo,
uscendo per un giorno dalla caramellata prigione dell’ego,
aveva porto d’improvviso l’ombrello del suo affetto a pararmi dalle intemperie.
Questi pensieri scordati li dedico a loro, sottopesati attori dei miei scritti:
meritavano un figlio migliore, un prodotto socialmente a norma,
non certo un vetro rotto che si tiene insieme col brutto nastro dell’arte retorica,
diviso tra il macigno del non vivere e la certezza dello scorno
quelle volte – sempre meno – in cui mette la testolina fuori dalla finestra.
In fondo alla scodella rimane solo il sugo in cui immergere i crostini:
ho dato quanto ho potuto, benevolendo, sperando che questa scarpetta,
quest’estate di San Martino fatta di fervore batterico e cose tormentate,
sia lenta e saporita, perché subito dopo arriva il conto.

 

(autunno-inverno 2011-2012)

 

[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Fine (versione ebook in preparazione)

Written by Roberto R. Corsi

23 dicembre, 2013 at 09:00

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Cinquantaseicozze/LV

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LV.

Finisco di pranzare e di sognare in fretta: il ritrarsi
del mare in tempesta ci ha portato un’enorme carogna
sfigurata – cane, felino o nutria gigante – stupiti non abbiamo saputo
distinguere. Mentre coi bagnini la isso, le fauci spalancate gl’intestini
esondanti sulla carriola, penso alla nostra sorte comune di deietti
portati qui a morire dall’onda della rabbia per un mondo
immiscibile e cieco, persino in noi. Il gonfio tumescente infiammato
mio corpo, poligonale assedio alla serenità, brucerà per mia
disposizione come questa bestia emblema che ammorba
e si fa insostenibile fumo incanalato dal vento verso la pineta. Sottraendomi
per qualche istante al nulla, vorrei urlargli negli occhi o mia carcassa
ermafrodita dov’è ora il tuo pungiglione, la scarpa cingolata dell’emarginazione
a pestarmi la guancia?
Ma il rilascio del nervo sarà sufficiente sollievo.

 

[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (e ultima – dal 23/12/13 h. 9:00)

Written by Roberto R. Corsi

16 dicembre, 2013 at 09:00

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Cinquantaseicozze/LIV

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LIV.

All’ufficio Lazzi in Piazza Adua, chiuso da dicembre per i tagli,
ho comprato il biglietto mentale per la corriera e l’addio alla città.
Sarà domani, alle otto e diciassette: la direttissima su prenotazione
che tanto leniva e adesso non c’è più. Girando per le vie
pomeridiane si concreta la caduta irrimediata del frutto assolato
in smog berci e urina. Niente, nemmeno queste madonnas volto rinascimento
e culo perizoma, bocconi consenzienti ai pescecani,
permane a impedire la fuga, corridoio vasariano
verso un paese non schifosamente imposto dai padri, un mondo nuovo,
fatto pur sempre di maldicenza, di mani sporche e avare ma non di quelle che bambino
m’atterrivano al punto da balbettarne controvoglia il vernacolo, ‘ndo ‘gli è questo e quello.
Al diavolo. Stavolta il terreno di gioco sarà mio, bianchettata via la storia, un nulla
su cui cementare il piatto tracciato d’altro nulla
o qualche semierezione d’ego che non sarà tenaglia
per figliolanze assenti… spero, destandomi da sogni di fama e di gesso,
la mia Zihuatanejo.

 

[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 16/12/13 h. 9:00)

Written by Roberto R. Corsi

9 dicembre, 2013 at 09:00

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