Roberto R. Corsi

pensa a me come a pianta decidua

Archive for the ‘poesia’ Category

Gianmario Lucini (1953-2014)

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Roberto R. Corsi:

Ho ascoltato GL qualche anno fa, come relatore a una presentazione poetica qui a Palazzo Vivarelli Colonna. Non lo conoscevo ma ho molti amici che gli erano molto legati. STTL

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Congedo

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Written by Roberto R. Corsi

28 ottobre, 2014 at 23:48

Pubblicato su poesia

Ferlinghetti e la denuncia dell’infelicità

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FerlinghettiIeri, sfuggendo alla liturgia serale dei telegiornali, mi sono imbattuto in una puntata di America tra le righe, serie di documentari “on the road” a cura di François Busnel trasmessi da Rai5. Seguivo distrattamente le escursioni a Vegas, nella Death Valley, a Yosemite, fino a Frisco.

Improvvisamente, un’intervista a Lawrence Ferlinghetti. La mia attenzione è calamitata dal grande vecchio di City Lights, classe 1919 e ne porta almeno venti di meno. A un certo punto Busnel gli chiede quale sia la sua idea di poeta; lui prende in mano il suo ultimo libro, Poetry As Insurgent Art, del 2007, e inizia a leggere. L’estratto in lingua originale lo trovate qui alle pagg. 64 e 65, che miracolosamente costituiscono l’anteprima del libro.

Ecco invece la sbobinatura del doppiaggio:

ci sono tre tipi di poesia. La poesia sdraiata accetta lo status quo. La poesia seduta è scritta dall’establishment seduto: si lascia dettare le sue conclusioni a proprio vantaggio. La poesia in piedi è poesia d’impegno, a volte grandioso a volte immane.
L’idea che la poesia sia un’arma nelle mani della lotta di classe turba il sonno di coloro che non vogliono che si ostacoli la loro ricerca della felicità.
Il poeta per definizione è colui che detiene eros, amore e libertà; pertanto è il nemico naturale e non violento dello stato di polizia. È la resistenza ultima. È il barbaro sovversivo alle porte della città che attacca pacificamente il tossico status quo.

(da notare che almeno la tripartizione emerge da un decennio di articoli e lecture precedenti, come questa. Un’altra la troveremo più sotto)

Mi sento vicino a questa definizione.
Certe volte ho parlato di poesia consolatoria o di poesia come “bidet” per le coscienze. Leggi il seguito di questo post »

Un monumento ai caduti in piedi: La deriva del continente (Autori Vari, TransEuropa, 2014)

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grossetomoldava

Come chiamereste un megaristorante sulla Moldava? Grosseto Marina, naturalmente! (foto mia, Pasqua 2014)

Immersi tra le troppe antologie poetiche che si svolgono a “tema libero” oppure a “tema monolemmatico” senza alcun coordinamento tra i partecipanti, è bello trovare tra le uscite recenti questo esperimento espressivo a più mani ove (lo leggo in uno status di Francesca Genti) il progetto si è composto con un febbrile lavoro e un continuo confronto in fieri tra le sette voci che lo hanno animato. Si tratta de La deriva del continente, per i tipi di TransEuropa: un libro uscito a ridosso delle elezioni europee 2014 ma quasi a controcanto di esse, dato che si propone di analizzare con le lenti della scrittura un’identità europea (o meglio, la sua disgregazione) che tutto è meno che politica. Le grandezze pulsanti nel testo sono una realtà istintiva e psicopatologica soggettiva (sviscerate soprattutto dalla penna di Consorti e Genti), una realtà storica che emerge da vicende puntuali o scacchi diuturni, come la strage di Tolosa o l’operazione Frontex (realtà storica che è anche vissuto individuale, incrociandosi col trio deuteragonista “Mario, ragazza olandese, Omar”); ma soprattutto una criticità economica che mi sembra preponderante perché nella lunga distanza del libro essa assorbe le altre quasi in un blocco vischioso.
Le stesse nervature della storia del protagonista Paterson sono più definite e dense all’inizio, grazie soprattutto all’apporto dei poeti Marco Mantello (anche curatore e postfatore) e Simone Consorti; Paterson è una specie di Proteo che viaggia nel tempo mutando continuamente forme, carriera, preferenze sessuali, opinioni e ambizioni; ma viaggia nel tempo “a frammentazione”, cioè non come una lineare Elina Makropulos bensì saltando avanti e indietro, dunque diacronicamente disgregato anche lui come la sua Europa. Paterson: cognome diffusissimo quindi “uomo qualunque”, con una possibile suggestione Pater-son, padre-figlio, che potrebbe insinuare una scissione anch’essa economica-sociale tra il mondo offerto alle generazioni passate e a quelle correnti.
L’apporto dei sette autori, ciascuno con la sua cifra (dalla prosa tout court di Albert Samson, a varie declinazioni poetiche, con attenzione quando all’estensione “americana” del verso di Elisa Davoglio e nella sua parte migliore di Viola Amarelli, quando alla musicalità tradizionale e alla semplicità di vocabolario di una Genti, quando alla stoccata epigrammatica della chiusa di Consorti), è sempre significativo. Leggi il seguito di questo post »

Anfiarao (ripresa da un frammento del 2009)

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Sono il figlio indovino
che ride e fa il saltino.
Forse che ho avuto un padre?
Certo che sì, ma solo 
nella sua buona sorte.
Era un dio Apollo, poi un bel dì ha scazzato:
ora è mortale (Oïcle è nominato).

Eccoci qui rappresi su un divano
fianco a fianco, influenzati.
Invischiate le idee dentro il cervello;
il telefono muto, andati tutti.
Lui si bagna in vecchiaia,
ha gettato la spugna;
io precipito in Ade, muoio intatto
non sentendo più vita;
un ricapitolare sensi finti,
fole viste dal basso.

M’hanno mandato in guerra
come si spinge un peso al muro opposto.
Imperi, posizioni, vanaglorie
ridotte a scaglie d’unghia. Dimissioni
di conserva, sperando in chissà quale
tumulto nazionale:
“fai il saltino e ringrazia, Angelomario”.

Sono il figlio indovino,
spiro per relazione.
Tutto ciò mi era noto – 
oceanico iato,
testosterone tra divinazione
e salvifica azione.

E c’è chi pensa Cassandra felice.

Written by Roberto R. Corsi

24 ottobre, 2014 at 11:40

Pubblicato su inediti, materiale, poesia

9 ottobre, linea C3 (esercizio)

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“La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, tutt’altro, rende solo inadatti alla vita.”
Emil M. Cioran, L’inconveniente di essere nati

La faglia tra la vita e la gaiezza
sta tutta in questo posto inoccupato
accanto ad una donna che colpisce
di bellezza annottata in leather jacket -
lunghe chiome corvine… e legge un libro!
Niente, pure stavolta non mi lancio -
mi siedo dietro a lei, soppeso il vuoto
appuntito di me, sbircio il riflesso
sul vetro, a indovinare un titolo
una frase un coraggio che non c’è:
il sole alto su ponte alla Carraia
rimanda solo la parola “mamma”
e una rosa riposta
come foglia di fico
tra due leve muliebri, in copertina.
Di costa a lei s’accomoda un’anziana
che la prega “po’ chiude’ i’ finestrino?”.
Poco dopo un vecchietto
si siede accanto a me
e tira un’aromatica scoreggia
(la faglia tra la vita e la gaiezza).
In Oltrarno la chiama un certo Prof;
gli dice che è in ritardo; in via de’ Bardi
scende con la valigia: dunque il Prof
se la scopazza pure, chi lo sa?
chi si ricorda la felicità?

c3

Written by Roberto R. Corsi

10 ottobre, 2014 at 11:53

scegliete la forma del distruggitore (esercizio: ostinato sinonimico in coda)

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Quali altri sogni irresistibili di dominio imprenditoriale ti porterà il domani?
Quali consigli d’amministrazione in cui inculcare direzionalità strategiche (lo sfondo un cielo sereno) ti dispenserà il domani?
Quali asciutti orgasmi per la grande catena distributiva soffiata alla concorrenza ti produrrà il domani?
Quali perizomi in trasparenza sotto gli abiti fasciati di colleghe non insensibili alla tua autorità (la sinusoide dei fianchi) ti svelerà il domani?
Quali ossequi del cameriere schiavo bardato al trotto dietro il cliente abituale ti apparecchierà il domani?
Quali piani ferie appallottolati per l’ostentata autopromozionale serafica gioia di lavorare fino a sentire arcate dentali che giocano col tuo cervello ti elargirà il domani?
Quali altri ingressi vip, quali special event, quali movide, quali densità muliebri di sudore e borotalco ti garantirà – ammiccante, succinto – il domani?
Quali gustosi policromi sorridenti albicollati finanziamenti agevolati penserà esclusivamente per te il domani?

E quali altre galoppate verso il binario dei pendolari ti decreterà il domani?
Quali altri madidi disincanti familiari al momento di svestire lo spezzato o il tailleur ti riserverà il domani?
Quali altri genii di Laterina, quali sinonimiche declinazioni di bellezza ti propinerà – televisivo, irto di nei – il domani?

(img © aftersantana.altervista.org)

Written by Roberto R. Corsi

4 luglio, 2014 at 08:45

Pubblicato su esercizi, inediti, poesia

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Trstia

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Paolo mi manda una foto da Piazza dell’Unità, nell’ora in cui la dittatura
della luce a specchio sull’Adriatico costringe a immortalarsi
opposti all’Audace, nel dolce rifugio dei palazzi, caramellati come i volti.
Dice son vecchio – mica vero, però intanto preannuncia la sferza di
un settennio da quando mi aggiravo confuso per quella meraviglia. Ci avrei passato
sei giorni d’insetto febbrile che sempre tornava alla lampara del molo, per il saluto al sole
o il fresco delle costellazioni. Prima dopo e attraverso l’amore di lei, che se ora riesco a pronunciarlo,
a dirlo dentro quei luoghi, è perché è finito, finito per sempre come litri di sangue
offerti al terreno, finito e inutile come quei luoghi stessi, come noi stessi,
orbato oltre le evidenze della diagnostica postgalileiana come il mio corpo, la mia
poesia che vaga alla meno, senza lima, tra taverne farmaci e riunioni operative, consapevole
del cespuglio sotto il quale la madre l’ha abbandonata e senza voglia di gridare.
Senza una vista oblunga di mare che schiuda diaframma arterie e parola.

trieste

questo non è Paolo (MMLVII)

Written by Roberto R. Corsi

2 luglio, 2014 at 18:43

Pubblicato su inediti, poesia

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Salubri ri-ridondanze: Luca Buonaguidi

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LucaTrucupas

Luca e i Trucupas @ La Cité – foto mia

Ho parlato alle parole è il secondo libro di poesie di Luca Buonaguidi – amico, co­interista, blogger tendente al blogstar, interlocutore prima di penna e poi anche de visu dopo che settimane fa ho assistito al suo reading presso La Cité, affiancato dalla coinvolgente musica dei Trucupas. È uscito da poco per edizioni Oèdipus, che a detta di Luca è casa NO­EAP (dunque la accolgo volentieri tra i miei fari virtuosi), e che ha altri due meriti: aver assemblato, nella collana Intrecci, una geografia qualitativamente significativa di voci poetiche; aver rimesso filologicamente l’accento sulla e in Èdipo come diceva il mio prof. del liceo (che voleva si pronunciasse anche Tèseo e Giàsone!).
Non ho letto I giorni del vino e delle rose ma azzardo ugualmente che questa seconda raccolta abbia molto ancora del genus “silloge di esordio”. In questo senso ricorda da vicino (forse superandola per equilibrio) la mia Indegnità, che presentavo proprio sette anni fa (sembra un secolo) ma aveva molte poesie impubblicate, e forse a posteriori non così indecenti, alle spalle. La ricorda dal titolo, che è “salubre ridondanza” come si ebbe a pensare scrivendomi la prefazione. Ma la ricorda soprattutto perché, come cortesemente mi scrisse Gian Ruggero Manzoni, tende a essere un libro sapienziale in cui il poeta fa confluire non solo l’esistenza, ma, e ci vuole il coraggio e la filantropia degli under 30 perché è un messaggio duro da fare assimilare, tutta la propria cultura giustamente vivificata e intesa come vivificante. Un’Enciclopedia in cui compaiono innumerevoli citazioni (dai grandi poeti, primo Pessoa citato e aleggiante in molte stanze, a Max Gazzè e alla “smisurata bestemmia” di un Faber citato quindi per inversionem); richiami a letture, dediche, dialoghi immaginati con giganti dello scibile o dello scrivere.
Questo spirito, privo di ritrosia nel guardare a ritroso, imbeve la raccolta di slanci lirici che approdano a esiti talvolta sopraffini (vedi in calce), talvolta legnosi per la compresenza di arcasimi (chiarità, spirto) o di un quid di elisioni, troncamenti ed eufoniche improprie musicalmente ingiustificato dato che il verso è libero. Credo tuttavia, e ho fondati e inediti motivi per farlo convintamente, che queste resistenze si stiano appianando con naturalezza e Luca, proseguendo il cammino, stia conferendo ulteriore brillantezza al suo dire.
Intanto propongo sul mio taccuino le quattro poesie preferite della raccolta: le prime due esprimono almeno in parte quella tensione tra forza del dire e laccioli formali; le restanti mi convincono in modo incondizionato.

Written by Roberto R. Corsi

29 giugno, 2014 at 21:24

Cupio dissolvi, data astrale 41503.7

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E se domani l’infermiera della misericordia che verrà a iniettarmi
Pingue e felice qualche spora, a scorno di chi mi crede ancora
Vivo e vivificabile, sguainasse dalla borsa non la solita siringhetta
Ma un buon vecchio disintegratore isomagnetico, sentenziando a bruciapelo
Senza preavvisi di cotone la chiappa incautamente scoperta
E di lì a pochi millisecondi, impermeabili al cancro del pensiero, estendendosi
L’effetto dei raggi ricombinatori a tutte le particole
Inutili che un demiurgo frattale ghiotto di esuberi malfunzionanti volle
Così gentilmente impostare, io le sarei ben grato, mansueto l’occhio
Semiessiccato di chi lascia, deve, la scacchiera torneo dei giorni
Poi tutto sparisca senza verminai ammassi di polvere
O muggiti rituali parentali, nel silenzio d’uno scaffale poesia
Eroso da teatro o da romanzi inversi, nel soffice
Auto da fé di un ban su feisbù, lasciami pure col culo giù,
Chissà mai chi te l’ha insegnata la Lulù;
omnis moriar, tanto il cerotto dal pollice non va via più.

(inedito febbrile)

Worf dopo la lettura delle mie poesie si è offerto volontario per somministrarmi le cefalosporine, ma ho declinato (img cpy: it.memoryalpha >> clicca per la fonte)

Written by Roberto R. Corsi

28 giugno, 2014 at 15:50

Pubblicato su esercizi, inediti, poesia

Efharistò Matisklò

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Ricevo via mail, e mi fa enorme piacere, il parere di Carlo Molinaro, per conto di Matisklo Edizioni, sulle mie Cinquantaseicozze:

(…) ho letto il manoscritto, le 56 cozze, e lo trovo complessivamente interessante: direi che contiene una bella narrazione autobiografica intersecata con la storia di questi nostri anni. E ci sono momenti di poesia intensa e ci sono prese di posizione anche originali.
Penso tuttavia che l’insieme potrebbe essere ulteriormente affinato, limato, selezionato…

Il parere non è foriero di proposta di pubblicazione (pazienza, anche perché nel frattempo), ma magari potremo incontrarci in altre modalità. E volentieri da parte mia. Perché seguo Matisklo da tempo e mi piacciono la sua netta scelta e-ditoriale e la sua conclamata virtuosità NO-EAP, anche in poesia. Quindi vi consiglio, se non lo avete già fatto, di catapultarvi senza indugio sul loro sito, scaricare qualche anteprima e magari comprare qualcosa.
Per quanto riguarda Molinaro il rallegramento è duplice perché tempo fa, ignaro che sarebbe stato proprio lui a leggermi, assaggiai il suo Le cose stesse che mi piacque al punto da annotarmi una poesia sul mio taccuino.
Grazie Matisklo, dunque (il greco non c’entra con l’origine – “leviana”, come leggete sul sito – del nome editoriale, ma eufonicamente il doppio gioco a rima e accento forzato ci stava).

Written by Roberto R. Corsi

28 giugno, 2014 at 14:47

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