Roberto R. Corsi

pensa a me come a pianta decidua

Archive for the ‘poesia’ Category

“Ora che sulla nostra pelle non hanno più corpo le cose”: Francesco Lorusso, L’ufficio del personale

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Sono grato a Giacomo Cerrai per essersi occupato su Imperfetta ellisse di questo volume di poesia: il suo contributo critico, assieme a qualche estratto, mi ha acceso una spia in testa. Coincidenza ha voluto che immediatamente dopo io rinvenissi il libro tra i remainders, in ottimo stato e a metà prezzo.
Anticipo che la lettura e la conseguente rimuginazione – che ancora dura – hanno un po’ ridimensionato la portata di questa prova, che al primo assaggio mi dava forti segnali di poter essere perentoria, concretante un libro di poesia necessario, di quelli che non si limitano a un ruolo ornamentale di bel giardino, o alle gettonatissime “escrescenze del miocardio” (autocit.): un libro che, pur attraverso un vissuto, osa parlare di noi, della nostra società in trasformazione. In funesta trasformazione.

Intanto bisogna dire che c’è un profondo scarto, a mio modo di vedere, tra la prima sezione (eponima), e le successive due (Aria condizionata e Non è di maggio). Solo le ventisei poesie iniziali concretano il proprium che mi ha attratto; e non è coincidenza che la snella e ben condotta prefazione di Daniele Maria Pegorari s’imperni praticamente solo su estratti iniziali. Nei restanti due terzi la verve va scemando e, se non mancano interessanti spunti lessicali (l’occorrenza frequente di “precario”) o simbolici (il “mercato”, il rosso dei campi che riporta l’autore alle “bandiere scosse e ormai scordate”), la sensazione è che tutto si risolva in quadri di una quotidianità senza cambi di passo inventivi o in particolare critici verso il sistema.
È invece il dato lessicale, e quello che vi sta sotto, ciò che rende meritevole d’attenzione la sezione iniziale, L’ufficio del personale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

18 dicembre, 2014 at 08:47

Euforia = MC (anche non al quadrato)

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loggiamc

“Loggia Mu” (cit.)

non abbiate paura, non vi ammorberò con autocelebrazioni lunghe un’Olimpiade, non è mia consuetudine.
Nondimeno voglio parteciparvi la mia grande felicità per essere stato scelto tra i finalisti del premio Poesia di strada, ideato e condotto dalla Associazione Licenze Poetiche, e giunto nel 2014 all’edizione XVII.
Arrivare per la prima volta alla final ten di un concorso virtuoso (come chiamo quelli senza alcun contributo e con premi tangibili), partecipando così alla premiazione che si è tenuta domenica scorsa a Macerata, mi ha arricchito sotto tanti aspetti, che vi elenco in ordine sparso:

  • visitare un’affascinante città in cui, nonostante il festival lirico dello Sferisterio e altre vicende esistenziali che me l’hanno idealmente avvicinata, non mi ero mai recato;
  • conoscere tante belle persone di spiccata sensibilità artistica e umanità, che mi hanno fatto sentire tra amici sin dal primo momento, e non solo per gli apprezzamenti spontanei che mi han rivolto; alcune persone le conoscevo di fama e le ho pure in coda di lettura! Altre le ho conosciute in loco e mi hanno ugualmente colpito per le simpatiche e dense conversazioni che ne son scaturite;
  • avere l’onore, riservato a ciascuno dei finalisti, di un’interpretazione di una delle tre poesie da parte di un Artista: nel mio caso un’Artista con l’apostrofo, Giusy Trippetta (grazie di cuore) che si è sobbarcata il peso di lavorare sui miei versi angosciati e interminabili in una tela 50*70, e ne ha colto e sublimato, a mio avviso, ciclotimia dello scrivente e senso del tempo (cronologicamente ed eticamente inteso);
  • leggere in una biblioteca piena di fascino quale la Mozzi Borgetti;

e molto molto altro.

Come dicevo sopra la lista dei ringraziamenti sarebbe lunga. Oltre a Giusy ringrazio l’Associazione presieduta da Alessandro Seri, la giuria per intero, i co-finalisti in formazione compatta, Giuliana Guazzaroni di ADAM, dalle cui mani ho ricevuto l’attestato, tutti coloro che hanno partecipato alla cerimonia e alla piacevole cena che ne è seguita. Vi rimando alla pagina Facebook di Licenze Poetiche per qualche nome in più.
Complimenti ai primi classificati, al vincitore Fabio Orecchini (che ha citato nel suo discorso il grande Giuliano Mesa), alla runner-up Elisa Alicudi (il cui trittico è stato letto mirabilmente da Eleonora Ottaviani) e al bronzo di Alessio Alessandrini (che, Orazio insegna, ha innalzato un monumento più duraturo del bronzo). Ottime le vostre prove, e ho già avuto modo di studiare ieri su carta quelle di Alessio, che benevolmente me ne ha passata una copia di lettura durante la crapula.

E ora, dulcis in funGo (ihih), un po’ di materiale:

  1. qualche foto della serata (e della passeggiata maceratese il giorno seguente);
  2. la breve introduzione alle poesie dello scrivente da parte di Marco Di Pasquale (file mp3 “a sua insaputa”);
  3. nonché, naturalmente, le tre poesie, che pubblico con permesso del Pres. e che, pur presentate come “tre inediti”, avranno da oggi il nome, in caso di inspiegabile futura notorietà del sottoscritto, di Trittico Maceratese – e ci mancherebbe altro!!

I dieci quadri, che rileggono una poesia per ciascun finalista, saranno esposti in varie location a cura dell’Associazione; la prima sarà per certo il Pathos di Macerata, in pieno centro; poi (mi pare) Civitanova e poi ancora (di sicuro) Tolentino. Maggiori informazioni c/o Licenze Poetiche.

A presto amici!!

Pavana per una fabbrica defunta (dedicata a troppi)

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Vennero qui suadenti, dissimulando i denti,
vennero li aguzzini, ascondendo i canini

con frasi dolci come ratafià:
siete la Storia d’esta società!

Dopo lo scambio firme di prammatica
sonò la campanella;
finì l’hora di Storia, et con gran ridarella
s’andò di matematica
e poi di geografia:

fecer due conti e azienda in Romania.

Written by Roberto R. Corsi

2 dicembre, 2014 at 15:55

Pubblicato su esercizi, inediti, poesia

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Epigramma 14/02 (terzine scatenate)

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La figlia l’hai segnata al Sacro Cuore,
la vuoi studiosa e pia.
Voti Renzi e piddìna compagnia…

(fin qui niente di male:
di socialismo il partito han svuotato,
nemmeno fosse piscio da un pitale)

…Oggi difendi la massoneria!
“Ne avete tutti quanti idea sbagliata”;
arrossisco, paio un pivello al poker…

Anche con la morale
hai adottato il metodo del broker:
per stare a galla, diversificare.

img from adamdorr.com – No © infringement intended

Written by Roberto R. Corsi

1 dicembre, 2014 at 10:24

Pubblicato su epigrammi, poesia

POESIA DI STRADA XVII

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Roberto R. Corsi:

altro concorso virtuoso la cui segnalazione mi giunge via Viola Amarelli. Partecipazione gratuita, primo premio tre piotte. Il tempo stringe (scadenza tra 10 giorni 10, il 24 novembre) ma magari, come me, avete qualcosa di pronto da poter proporre. Non avendo ancora reperito pagine ufficiali, ribatto il regolamento grazie alla entry di Marco Di Pasquale. Suerte!!

Originally posted on Il fruscio secco della luce:

Vi segnalo che è uscito il bando della diciassettesima edizione del concorso per poesia inedita curato dall’Associazione Culturale Licenze Poetiche: PARTECIPATE!

BANDO

1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.

2. I testi devono essere in lingua italiana.

3. Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con
tre poesie inedite a tema libero, di propria produzione, ciascuna composta da non più di 30 versi.

4. Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via email all’indirizzo di posta elettronica licenzepoetiche@gmail.com entro il 23 novembre 2014 (compreso).

5. I testi dovranno essere inviati tassativamente via email all’interno di un allegato word contenente anche i propri dati personali riportanti: cognome, nome, indirizzo di residenza, data e luogo di nascita, recapito telefonico e indirizzo email. I dati personali verranno trattati secondo la legge 675/96 e per il solo scopo del Concorso. Titolare del trattamento è l’Associazione Culturale Licenze Poetiche.

6. I testi…

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Written by Roberto R. Corsi

14 novembre, 2014 at 09:38

Pubblicato su concorsi, poesia, premi

Gianmario Lucini (1953-2014)

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Roberto R. Corsi:

Ho ascoltato GL qualche anno fa, come relatore a una presentazione poetica qui a Palazzo Vivarelli Colonna. Non lo conoscevo ma ho molti amici che gli erano molto legati. STTL

Originally posted on viomarelli:

foto-gianmario-lucini

Congedo

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Written by Roberto R. Corsi

28 ottobre, 2014 at 23:48

Pubblicato su poesia

Ferlinghetti e la denuncia dell’infelicità

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FerlinghettiIeri, sfuggendo alla liturgia serale dei telegiornali, mi sono imbattuto in una puntata di America tra le righe, serie di documentari “on the road” a cura di François Busnel trasmessi da Rai5. Seguivo distrattamente le escursioni a Vegas, nella Death Valley, a Yosemite, fino a Frisco.

Improvvisamente, un’intervista a Lawrence Ferlinghetti. La mia attenzione è calamitata dal grande vecchio di City Lights, classe 1919 e ne porta almeno venti di meno. A un certo punto Busnel gli chiede quale sia la sua idea di poeta; lui prende in mano il suo ultimo libro, Poetry As Insurgent Art, del 2007, e inizia a leggere. L’estratto in lingua originale lo trovate qui alle pagg. 64 e 65, che miracolosamente costituiscono l’anteprima del libro.

Ecco invece la sbobinatura del doppiaggio:

ci sono tre tipi di poesia. La poesia sdraiata accetta lo status quo. La poesia seduta è scritta dall’establishment seduto: si lascia dettare le sue conclusioni a proprio vantaggio. La poesia in piedi è poesia d’impegno, a volte grandioso a volte immane.
L’idea che la poesia sia un’arma nelle mani della lotta di classe turba il sonno di coloro che non vogliono che si ostacoli la loro ricerca della felicità.
Il poeta per definizione è colui che detiene eros, amore e libertà; pertanto è il nemico naturale e non violento dello stato di polizia. È la resistenza ultima. È il barbaro sovversivo alle porte della città che attacca pacificamente il tossico status quo.

(da notare che almeno la tripartizione emerge da un decennio di articoli e lecture precedenti, come questa. Un’altra la troveremo più sotto)

Mi sento vicino a questa definizione.
Certe volte ho parlato di poesia consolatoria o di poesia come “bidet” per le coscienze. Leggi il seguito di questo post »

Un monumento ai caduti in piedi: La deriva del continente (Autori Vari, TransEuropa, 2014)

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grossetomoldava

Come chiamereste un megaristorante sulla Moldava? Grosseto Marina, naturalmente! (foto mia, Pasqua 2014)

Immersi tra le troppe antologie poetiche che si svolgono a “tema libero” oppure a “tema monolemmatico” senza alcun coordinamento tra i partecipanti, è bello trovare tra le uscite recenti questo esperimento espressivo a più mani ove (lo leggo in uno status di Francesca Genti) il progetto si è composto con un febbrile lavoro e un continuo confronto in fieri tra le sette voci che lo hanno animato. Si tratta de La deriva del continente, per i tipi di TransEuropa: un libro uscito a ridosso delle elezioni europee 2014 ma quasi a controcanto di esse, dato che si propone di analizzare con le lenti della scrittura un’identità europea (o meglio, la sua disgregazione) che tutto è meno che politica. Le grandezze pulsanti nel testo sono una realtà istintiva e psicopatologica soggettiva (sviscerate soprattutto dalla penna di Consorti e Genti), una realtà storica che emerge da vicende puntuali o scacchi diuturni, come la strage di Tolosa o l’operazione Frontex (realtà storica che è anche vissuto individuale, incrociandosi col trio deuteragonista “Mario, ragazza olandese, Omar”); ma soprattutto una criticità economica che mi sembra preponderante perché nella lunga distanza del libro essa assorbe le altre quasi in un blocco vischioso.
Le stesse nervature della storia del protagonista Paterson sono più definite e dense all’inizio, grazie soprattutto all’apporto dei poeti Marco Mantello (anche curatore e postfatore) e Simone Consorti; Paterson è una specie di Proteo che viaggia nel tempo mutando continuamente forme, carriera, preferenze sessuali, opinioni e ambizioni; ma viaggia nel tempo “a frammentazione”, cioè non come una lineare Elina Makropulos bensì saltando avanti e indietro, dunque diacronicamente disgregato anche lui come la sua Europa. Paterson: cognome diffusissimo quindi “uomo qualunque”, con una possibile suggestione Pater-son, padre-figlio, che potrebbe insinuare una scissione anch’essa economica-sociale tra il mondo offerto alle generazioni passate e a quelle correnti.
L’apporto dei sette autori, ciascuno con la sua cifra (dalla prosa tout court di Albert Samson, a varie declinazioni poetiche, con attenzione quando all’estensione “americana” del verso di Elisa Davoglio e nella sua parte migliore di Viola Amarelli, quando alla musicalità tradizionale e alla semplicità di vocabolario di una Genti, quando alla stoccata epigrammatica della chiusa di Consorti), è sempre significativo. Leggi il seguito di questo post »

Anfiarao (ripresa da un frammento del 2009)

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Sono il figlio indovino
che ride e fa il saltino.
Forse che ho avuto un padre?
Certo che sì, ma solo 
nella sua buona sorte.
Era un dio Apollo, poi un bel dì ha scazzato:
ora è mortale (Oïcle è nominato).

Eccoci qui rappresi su un divano
fianco a fianco, influenzati.
Invischiate le idee dentro il cervello;
il telefono muto, andati tutti.
Lui si bagna in vecchiaia,
ha gettato la spugna;
io precipito in Ade, muoio intatto
non sentendo più vita;
un ricapitolare sensi finti,
fole viste dal basso.

M’hanno mandato in guerra
come si spinge un peso al muro opposto.
Imperi, posizioni, vanaglorie
ridotte a scaglie d’unghia. Dimissioni
di conserva, sperando in chissà quale
tumulto nazionale:
“fai il saltino e ringrazia, Angelomario”.

Sono il figlio indovino,
spiro per relazione.
Tutto ciò mi era noto – 
oceanico iato,
testosterone tra divinazione
e salvifica azione.

E c’è chi pensa Cassandra felice.

Written by Roberto R. Corsi

24 ottobre, 2014 at 11:40

Pubblicato su inediti, materiale, poesia

9 ottobre, linea C3 (esercizio)

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“La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, tutt’altro, rende solo inadatti alla vita.”
Emil M. Cioran, L’inconveniente di essere nati

La faglia tra la vita e la gaiezza
sta tutta in questo posto inoccupato
accanto ad una donna che colpisce
di bellezza annottata in leather jacket -
lunghe chiome corvine… e legge un libro!
Niente, pure stavolta non mi lancio -
mi siedo dietro a lei, soppeso il vuoto
appuntito di me, sbircio il riflesso
sul vetro, a indovinare un titolo
una frase un coraggio che non c’è:
il sole alto su ponte alla Carraia
rimanda solo la parola “mamma”
e una rosa riposta
come foglia di fico
tra due leve muliebri, in copertina.
Di costa a lei s’accomoda un’anziana
che la prega “po’ chiude’ i’ finestrino?”.
Poco dopo un vecchietto
si siede accanto a me
e tira un’aromatica scoreggia
(la faglia tra la vita e la gaiezza).
In Oltrarno la chiama un certo Prof;
gli dice che è in ritardo; in via de’ Bardi
scende con la valigia: dunque il Prof
se la scopazza pure, chi lo sa?
chi si ricorda la felicità?

c3

Written by Roberto R. Corsi

10 ottobre, 2014 at 11:53

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