Archivio per la categoria ‘materiale’
Pubblicato da Roberto R. Corsi su 13 Novembre, 2009
Ho tra le mani un pregevole numero (X/26) della rivista Vernice (edita da Genesi) dal titolo emblematico Tradurre è un po’ tradire. Sono oltre quaranta i traduttori di livello cui vengono sottoposte tre domande:
è vero che il sogno di ogni traduttore è simile a quello di ogni prefatore: superare i meriti e la creatività dell’autore dell’opera di cui ci si sta interessando?
il traduttore è più vicino all’amanuense, che riproduce una scrittura blindata e chiusa, o al profeta, che parla in anticipo e parla davanti al messaggio che trasmette?
il ruolo del traduttore è meglio simboleggiato da un milite ignoto o da un maestro di stile letterario?
Bene, nessuno risponde allo stesso modo degli altri, risolvendosi l’approfondimento in una gamma incredibile di tonalità sullo scavo degli opposti.
Più che dare ragione o torto a qualcuno, m’interessa esprimere la sensazione per cui l’esperienza della traduzione sia una fondamentale cartina di tornasole non soltanto per chi la compie ma anche per chi la apprezza e la giudica. Ha cioè una capacità universale di coinvolgimento delle dramatis personae.
Chi scrive poesia dovrebbe sempre, come esercizio, provare a tradurre, se ha familiarità sufficiente con la lingua. E a sottoporre la traduzione ad amici. Rimarrà sorpreso dalle discordanze, dalle insospettabili schiere di persone ligie all’interpretazione autentica. Ho letto addirittura alcuni guru della rete statuire che la poesia va spiegata.
Dall’altra parte c’è la sensibilità di ciascuno, la carta moschicida della poesia che Maria Grazia Beverini del Santo chiama spesso in causa definendola “narcisismo di lettura”. E la variabile oggettiva del passaggio del tempo, dello iato tra autore e suo traduttore / lettore, tribunali di seconda e di ultima istanza che dovranno autonomamente decidere tra canone storico o evolutivo.
Il grande poeta è anche lui un Mito, un Archetipo. Ci viene posto quasi sempre innanzi senza possibilità d’intervento critico: toh, leggi, e se non lo capisci te lo spiego io.
Ci si muove sempre su un terreno sorvegliatissimo. E i nervi sono tesi. A ben vedere, in ballo c’è la visione antropologica di ognuno.
Tradurre poesia è come chiamare in causa nei propri versi personaggi dell’epos, della musica, della filosofia, della religione. Fino a che punto si può lavorare di creta?
Sono rimasto colpito dalla modernità del sonetto 66 di Shakespeare. Credo che possa parlarci di alcuni mali che sono anche e soprattutto del nostro tempo. Censura, lobbismo, lottizzazione, oscurantismo. Dopo un iniziale, entusiastico impeto lessicalmente irrispettoso, ho limato la mia verve a favore di correttezza e musicalità. Ma non ho rinunciato a sottoporre a elongazione alcuni passaggi.
Il testo originale, la mia traduzione e le mie note a questo link sul mio taccuino. Buona lettura.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 21 Ottobre, 2009
È online la pagina dedicata al Poetico Diario 2010 di cui abbiamo già parlato. Col consenso dell’Editore ho potuto inserire un trittico di poesie che ho gradito alquanto (Autori: Amadei, Leoni, Clarà) nonché, in calce, il mio apporto. Questo il link diretto. Buona lettura!
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 24 Settembre, 2009
Vi segnalo che ho inserito or ora tra il Materiale una nota di lettura che ho dedicato al poeta Gian Citton. Di questo Autore – scoperto da chi scrive solo qualche mese fa – mi ha colpito subito l’identità di taluni nostri assunti di partenza, tanto è vero che mi sono permesso di inserire qualche piccola notazione anche sul sottoscritto… non per rubar la scena ma approfittando delle somiglianze e quindi di un più ampio respiro che il discorso poteva prendere. Ho dato vita ad un concetto (quello di diaphrasis) che mi ronzava da tempo per la testa, sperando di non fare come Totò-compositore e dunque di non aver “scoperto” (o distorto) cose già note. Spero più di tutto che l’articolo possa invogliare alla lettura di questo eccellente poeta; a margine, i più affezionati di voi vi troveranno all’interno la trascrizione di una lirica (quella dedicata alla sonata di Berg) che precedentemente non avevo incluso tra i sette assaggi gratuiti de L’indegnità, e che quindi ne costituisce l’ottavo…
Link diretto alla nota di lettura.
UPDATE: sono ospitato anche sul portale LietoColle (grazie!)
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 20 Agosto, 2009
la pausa estiva s’interrompe con una buona notizia: un mio inedito dal titolo Non donna di province è stato da poco selezionato per il Diario Poetico LietoColle 2010 (Il segreto delle fragole), raccolta che accorpa poeti noti (a guisa di numi) ed emergenti (c’est moi) proponendo sette poesie al mese per accompagnare l’anno venturo. Il volumetto uscirà a fine settembre ed è già prenotabile al costo di €13,00.
Tutti i dettagli e il roster dei poeti (assai di rilievo) sono in questa pagina.
Sono onorato di comparire, e di farlo accanto a voci amiche quali Mariella Bettarini, Gabriella Maleti, Maria Pina Ciancio, nonché altre – preclare – che conosco di fama. Ringrazio molto l’Editore e i suoi collaboratori per questo.
Tema delle composizioni è “L’Italia e la fatica di amarla”. La mia poesia – spero così d’incuriosirvi – gioca sul topos dantesco della “serva Italia” ma (in maniera volutamente grossolana, o diretta) divarica lievemente l’equivoco del termine “donna” (che in Purg. VI sta per “domina”, politicamente inteso) affrescando una donna (-Italia), marcatamente figlia della congiuntura, che seppellisce la passione antica (if any) in tattiche di sopravvivenza. Anche la lectio “province” (minoritaria rispetto a “provincie”) è stata scelta per attualizzare.
Buona lettura!!
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 30 Maggio, 2009
Quella di ieri è stata una giornata piena di gratificazioni, e repentinamente ne rendo merito a tre donne ‘ntorno al cor.
In primo luogo desidero ringraziare Annalena Aranguren che, in occasione della presentazione – alla Marucelliana – della sua ultima, pregiata silloge dal titolo Un’altra luce, ha avuto il buon cuore di citare agli astanti addirittura un passaggio della mia nota di lettura. You flatter me, Lady!
Un caro saluto poi a Diana Battaggia di LietoColle, con la quale mi rammarico di non essere potuto restare a discuter di poetiche cose, spero di rimediare alla prossima occasione.
Ho rivisto ben volentieri anche Mariella Bettarini che, oltre a intervenire alla presentazione, mi ha fatto la sorpresa di consegnarmi l’ultimo numero, freschissimo d’uscita, della rivista L’area di Broca, dedicato al tema “cibo” e contenente un mio piccolo apporto narrativo. La rivista annovera in questo numero firme ben più illustri della mia quali – citandone solo alcune – Franci, Moschini, Savino, Ugolini. Tra pochi giorni il fascicolo, di cui ho scannerizzato la copertina, sarà online in libera consultazione (check back frequently), v’invito comunque a prenotare il cartaceo contattando Mariella e dando così sostegno a questo meritevole agorà intellettuale con un contributo da sei euro (costo di un numero) in su.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 18 Maggio, 2009
firmandosi con questo nickname (a me caro anche per motivi calcistici, elidendo l’iniziale) Michele Brancale, vecchia conoscenza di questo sito, sottolinea ai lettori de La Nazione di Firenze (cronaca locale, pagina 4 del numero di oggi) l’avvento del mio ebook, che ricordo liberamente scaricabile. Grazie!
Potete leggere la sua breve e lusinghiera recensione cliccando sulla miniatura che vedete in alto a sinistra, oppure qui.
Ciò che è più importante, Michele da pochi giorni ha visto la sua bibliografia arricchirsi di una nuova fatica (la terza in assoluto e la seconda poetica): si tratta di una raccolta di centocinquanta poesie, Salmi Metropolitani, che direi connotate dal rafforzamento di quei temi che gli sono sempre stati cari, primo tra tutti l’attenzione al sociale. Pur non nascondendo la mia perdurante preferenza per il suo notevole esordio del 2007, ho steso una prima nota di lettura, che vi invito a leggere.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 20 Aprile, 2009
Da oggi il mio esordio di (già!) due anni or sono ha un fratellino elettronico: sono lieto di porgervi l’ebook Divagazione, polemica e congedo, composto da nove poesie inedite – alcune anche abbastanza risalenti – che hanno ricevuto veste definitiva nel marzo scorso.
Ho dovuto quindi creare un po’ di posto per il “pupo” e trasformare l’ingresso della sezione “Il libro”, che ora passa al plurale e si biforca.
Il volumetto è ottimizzato per una lettura su schermo e liberamente fruibile/distribuibile, a patto di non trarne lucro e non alterarlo nei contenuti. Trovate condizioni d’utilizzo e suggerimenti di fruizione nella pagina dedicata.
Venendo sommariamente a questa scelta di pubblicazione, essa deriva in buona parte dall’intendere queste nòve (in entrambi i sensi) poesie come un’entità a sé stante, tripartita in maniera assolutamente bilanciata (3 divagazioni culturali, 3 fervori, 3 movimenti a congedo) e soprattutto restia a rifluire in una raccolta più corposa.
In più, il mio atteggiamento verso la divulgazione informatica dei testi è assolutamente positivo: contrariamente a molti amici, non considero il medium informatico né ancillare né propedeutico rispetto al cartaceo… di questo spero che potrò discutere proficuamente con voi nei mesi a venire.
Intanto… buona lettura! e benvenuto ogni feedback da parte vostra.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 6 Marzo, 2009
si rinnova, con grande piacere da parte mia, la sinergia tra il sottoscritto e la Rivista di Studi Italiani diretta da Anthony Verna. L’ultimo numero del periodico online (anno XXIV n. 2) ospita un mio saggio su Liliana Ugolini, che altro non è che l’ampliamento del mio intervento del 12 dicembre scorso, ed una nota (molto breve) ad una monografia piuttosto impegnativa a firma di Mauro Canova. Trovate tutto as usual nella sezione Materiale; qui, per far prima, vi linko la pagina-sommario dei miei apporti alla rivista, tutti liberamente accessibili, compreso il lavoro “fontanelliano” dello scorso anno, più volte segnalato. Grandi ringraziamenti, ca va sans dire, al Prof. Verna ed ai suoi collaboratori, che hanno pazientemente tenuto dietro alle pignolerie di revisione dello scrivente!
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 4 Marzo, 2009
è in uscita in questi giorni, per Gammarò, la silloge d’esordio della poetessa spezzina, che mi ha fatto l’onore di chiedermi una prefazione per il libro. La poesia di Cinzia è radicalmente diversa dalla mia, costantemente attenta com’è alla immediatezza comunicativa; nondimeno mi ci sono ritrovato ad agio, col grande sollievo che consegue alla scoperta di non essere (ancora?) schiavo di apriorismi stilistici o intellettuali.
Allo scopo di invogliarvi alla lettura, pubblico nella sezione materiale la suddetta introduzione “tibulliana” annessa al libro; introduzione corredata con alcuni estratti, un altro dei quali potete prendere in considerazione nel mio taccuino.
Dal canto suo, Cinzia mi omaggia con (indebite) belle parole per la mia silloge, confluite tra le illustri Opinioni.
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Pubblicato da Roberto R. Corsi su 25 Dicembre, 2008
Ogni livre d’haiku occidentale fa sorgere fazioni ed interrogativi. Già, perché l’estrema diffusione di questa species poetica nipponica non rende indifferenti critici ed appassionati: la si ama – e la si pratica – o più spesso la si accantona o stigmatizza, adducendo scarsa compatibilità col modo di sentire europeo. Dove risiede il fascino irresistibile dell’haiku? La miglior sintesi si deve a Roland Barthes, che nel suo magistrale L’impero dei segni crede di coglierne i tratti vincenti nella brevità e nella misteriosa proprietà «per cui ci s’immagina sempre di poterne comporre da sé con facilità». In ogni caso la disciplina, sia essa lato buono o lato oscuro della Forza, cattura quotidianamente frotte di apprendisti, con esiti qualitativi alterni, che vanno dal non rispettare nemmeno lo schema metrico ad una buona recezione delle peculiarità e dello spirito che pervade tale poetica.
Lungo le proprie peripezie di scrittura, il sottoscritto ha sempre ritenuto l’haiku un validissimo esercizio di stacco dalla troppa autoreferenzialità, carica tensiva, «escrescenza del miocardio» (A. Di Nicola) verso cui il nostro dire in versi spesso ci porta. Quest’operazione, ovviamente, ha un senso ed una validità solo se ci si dispone a seguire alcune regole “autentiche”. In accordo con lo spirito di Bashō e degli altri maestri dell’epoca classica, do dunque importanza capitale, oltre che allo scrupoloso rispetto del metro 5-7-5, alla preponderanza della contemplazione di un soggetto naturale semplice, del suo profondo mistero (yūgen).
È con questo strumentario che mi accingo alla “verifica incerta” (prendendo a prestito un titolo del poeta Luigi Fontanella) dell’ultima fatica di Annalena Aranguren, Un’altra luce: trenta haiku, edita da LietoColle a fine 2008 in una pregevole veste grafica con tre opere visive del moscovita Vladimir Kara (artista residente a Parigi ma che espone in permanente anche a Firenze, città della poetessa).
L’A. ha al proprio arco, oltre che la tavolozza poetica, una sensibilità musicale di livello e quotidianamente esercitata nel proprio lavoro. Ciò si desume non solo e non tanto dall’esergo pucciniano d’apertura (qui riproposto nel titolo) – che, argutamente così ritagliato, avalla la ricordata tesi barthesiana – quanto dal sicuro incedere metrico, pienamente rispettoso dell’architettura classica (rileverei solo, rabonianamente, qualche accentazione “atonale”, resistente al fluire del verso, ma davvero in casi sporadici).
Introdotta da un haiku dal sentore enunciativo, la prima metà del libro, di nitidezza fulminante, contiene prove anche di grande spessore nelle quali Aranguren si tuffa di testa nel creato e ci ritorna delicati affreschi schiettamente contemplativi, ascetici, ossequiosi del ciclo stagionale: «Prima dell’alba/ quando l’acqua è uno specchio/ ed è silenzio»; «La neve ascolto/ non fa rumore alcuno/ solo preghiera»; o ancora “Autunno”, che contiene il quinario eponimo: «Un’altra luce:/ era il tempo dell’uva/ nera e matura».
Il quindicesimo haiku, “Amiche”, ci dispone a un nuovo ordine di grandezze contrapposte (noi – il mondo), mutando radicalmente lo scenario e introducendoci alla seconda quindicina in cui ritrovo il clima della precedente silloge, Nei passi l’attesa. Una navigazione degli affetti che, seppur condotta con abilità formale e musicale, subordina il naturale ad un ruolo nettamente ancillare rispetto alla propria sfera sentimentale, testimoniato dall’uso frequente del comparativo: «Come il notturno/ come l’ala di uccelli/ noi due vicini»; «Così il tuo abbraccio/ come profuma il pane/ che sa di bianco». Del resto il libro si chiude con un ulteriore paradigma di sintesi, panico abbraccio che ricomprende luoghi e persona amata, a negare ogni frattura.
Un andamento che, col mio metro classico, valuto in termini assai lusinghieri per la prima parte, meno convincenti per la seconda; il giudizio finale è comunque positivo, anche a motivo dell’uniforme padronanza stilistica nonché dell’equilibrio, virtù che rendono questo libello una piacevole lettura, breve ma ricca di spunti meditativi.
[Annalena ARANGUREN, Un’altra luce: trenta haiku, con opere visive di Vladimir Kara, Faloppio, LietoColle, 2008, pagg. 39, €10,00, ISBN 9788878484580]
© Roberto R. Corsi 2008. Riproduzione consentita a patto di citare espressamente l’Autore e l’indirizzo di questo blog come fonte.
UPDATE: la recensione è ora ospitata anche sul sito di LietoColle, a questo indirizzo. Ringrazio sentitamente per l’ospitalità.
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