Archivio per la categoria ‘materiale’
Cinquantaseicozze/XXV
XXV.
Ho iniziato la lettura di Proust per afflato romantico – come l’Ifigenia
di Feuerbach, il suo sguardo di vigilia perduto all’orizzonte –
perché il telefono non suona da giorni e non so più a chi pensare per farmi
faticosamente una sega, né che traguardo pormi, unica medicina
è leggere fino alla nausea cuocendo nell’ottobre strisciato dalla carezza del meriggio.
Mi perdo nell’universo di glassa che nasconde sprazzi elettrici –
similitudini, sguardi d’aquila su questo formicaio – ma sopra ogni cosa
mi lenisce crudelmente la vita di monsieur Marcel, così affine fraterna. La madre adorata-adesa, la precoce comprensione
dell’anomalia, il salto extraorbitale del non far parte – e quella snervante
recherche du silence, in sughero o in risacca. Nel mal comune
mezzo gaudio d’un tempo passato rimbalza, come specchio puntato a specchio,
la marmorea sentenza dal libro a me, da me al libro. La frescura
di ricordi ritrovati mista a tristezza nella mossa del paguro,
del ritrarsi, giovani solo anagraficamente – e neanche più tanto. Mi gira
un po’ la testa ma continuo, qualche pagina ancora.
[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]
Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 27/5/13 h. 9:00)
Cinquantaseicozze/XXIV
XXIV.
Ineluttabilmente solo stupisco a questa sublime lingua di spiaggia
in cui finanche le arselle emergono a sfioro, fiduciose,
e i granchietti docili sul palmo sanno che li riaccompagnerai nell’onda
dopo giusto qualche attimo di gioco. Il mare si ritira lievemente
sul far delle tre, il sole spande tepore riflesso
e la mente va ai giorni dell’idillio, quando su questi improvvisi sabbiosi ci scannavamo solo
nel gioco di racchetta ed eri così donna e compagna, inconsapevole dea
perfetta sulla tonalità d’un amore già certo di esplodere.
Il vento degli anni non mi scompone, resto esattamente in riva,
lì dov’ero – tu indossi la clamide invernale della serietà.
[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]
Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 20/5/13 h. 9:00)
Cinquantaseicozze/XXIII
XXIII.
Il mio radioso ottobre è morte, splende buio nel tuo aver solcato
la linea, manichea più che mai. Tu, la Judit, l’irriducibile
nel credermi amabile, ora silente vindice a mezzanotte, sindacalista di quel
pugno di compagne che ghermii e lasciai andare. Scusa, scusate se oggi penso
più a quelle che non ebbi: un consesso sessuato
mi scaglia accuse di favoreggiamento, di avvizzimento uterino,
di perversione. Ho preferito il pascolare erratico al vostro corpo. Artifizi e raggiri
per ferire una donna nel profondo, lasciarla uscire
dal fortino dell’eleganza per offrire se stessa
e opporle il rifiuto scabroso perfino d’una scopata dopocena, perfino
della teofania carnale in torreggiante ascesa.
Voi che nella paura del sipario mi lanciaste un salvagente a forma d’orchidea
e sostanza di obbligo, scambio d’impegni per umori! La fine di un paesaggio
contro continuità e normalità. Non ne traeste nulla,
la benefica trappola ormonale non ha funzionato
e ancora vi domandate il perché – per fortuna c’è sempre qualcun altro, uomo vero,
qualche grande uomo glande, fungo fungibile, indifferente al nuoto fuori stagione
o calmo nell’inumazione del suo arbitrio. Così va il mondo
secondo refoli di spinte pelviche a guidare dove non è ragione;
non io, io vago in un silenzio ritrovato – mi maledite con quello,
possa tornarmi a noia, a supplizio, prima o poi.
[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]
Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 13/5/13 h. 9:00)
breaking mussel
Poco più di un flash d’agenzia per segnalarvi che Davide Castiglione, poeta critico e dottorando all’Università di Nottingham, del quale avevamo apprezzato (e continuiamo a farlo) lo sforzo di trasparenza letteraria, si è seduto al tavolo delle mie Cinquantaseicozze leggendosi le ventidue già uscite – siamo a meno della metà – e ne ha addirittura presa in esame una, la terza; forse, convengo, una delle più equilibrate tra cruda confessionalità e necessità di incorniciare il proprio vissuto negli eventi che ci accompagnano.
Potete leggere testo e commento a questa pagina del suo blog.
Lo ringrazio tanto, per la sua attenzione così minuziosa e sicura nell’incedere, nonché per aver accompagnato la critica con accostamenti a voci poetiche mirabolanti (delle quali non sum dignus).
Adesso devo trovare una teca qui nel blog ove collocare il suo prezioso commento (tanto avevo già intenzione di rassettare un po’ tutto, per esempio aggiornando la pagina del materiale).
Zeit-sfi-geist (esercizio in decasillabi tronchi*)
Le giornate si susseguono,
i capelli sale e pepe ormai;
viaggio storto come un salice,
puzzolente come un endice**;
trippa e lonze sono ai massimi.
Del lavoro non parliamone:
fra tre anni mi licenziano;
la pensione chi la becca più?
E sul calcio stiamo zitti, va’:
l’Inter sembra il Castrovillari***.
Non si vede più una passera:
le ragazze son platoniche
poi la danno all’osteopata;
il canale novecinquedue****
è rimasto là a casa dei miei.
Uno pensa: la politica
potrà in qualche modo scuotermi…
…Letta e Lupi insiem governano???
“viva viva viva la DC”
“viva viva viva la DC” [ripet. ad libitum]
*Domenica scorsa mi sono svegliato con una frase/ritmo in testa che non voleva lasciarmi: légiornàtesìsusséguonó. TAtaTAtaTAtaTAtaTA..
Allora ho costruito un esercizietto con versi di nove sillabe; enneasillabi che, per la metrica italiana, sono decasillabi tronchi trocaici: l’arsi va sulle sillabe dispari. Immaginate se mutilassimo – un po’ come in quei versi “dalla testa rotta” che, ricordate?, si trovano nel Prologo del Don Chisciotte – i decasillabi della Pascoliana Addio! (dai Canti di Castelvecchio):
Il rosaio qui non fa più rò-.
Lungo il Nilo voi le rivedré-,
Volerete sopra le mimò-
della Khala, dentro le ulivé-
del solingo Achilleo di Còr-.
Notare il verso d’inizio che diviene quasi una profezia della mucca che fa mù e del merlo che non fa mè di EELST (e le mimò chi sarà, forse Marcel Marceau?)!
Facezie a parte, l’importante è chiarire che non rientriamo invece nei canoni del novenario italiano: infatti se in quello dattilico l’arsi cade tipicamente sulle sillabe 2, 5 e 8; es. sempre in Pascoli: Il giorno fu pieno di lampi;/ ma ora verranno le stelle; oppure, in quello trocaico, sulle sillabe 1, 3 o 4, 6 e 8 – mai sull’ultima; es. Il finto pellegrino (folcl.): Gentilomo dal bel saludo,/ ‘na matina co’l s’ha levà[-].
E non rientriamo neppure, andando a ritroso, nell’enneasillabo alcaico (terzo verso della strofe alcaica usata anche da Orazio), che aveva arsi fisse su seconda e sesta sillaba.
In conclusione il mio enneasillabo è da vedere come un decasillabo con ritenuta d’acconto. Smile.
** “puzzi come un endice” è una frase che mi veniva sempre detta da mia madre, reggiana; lei intende per e. “uovo marcio”, di fatto esso è “l’Uovo di marmo, o d’altro, che si lascia nel nidio delle galline, quasi a dimostrar loro, dove ell’hanno a andare a far le loro uova, che altrimenti si chiama guardanidio” (voc. Crusca); quindi forse l’espressione allude a un putir riflesso del loco ove l’obiecto è posto, non della cosa in sé.
*** sin da quando militava in c2 pensavo per qualche astruso motivo che il Castrovillari giocasse in maglia nerazzurra; in realtà i Lupi del Pollino portano la divisa rossonera; ma il verso suona troppo bene!
*** è il canale eur0tic tv, n° 952 nel bouquet sky, dalle chiare finalità consolatorie barra surrogatorie.
Cinquantaseicozze/XXII
XXII.
Quando verrà il regime, quello duro (perché verrà),
certo non avrò il coraggio di darmi alla macchia, combattere
o scendere in strada, non vedo quale grumo astrale possa infondermi lo slancio
che mai ebbi. Se resterò vivo dovrò sputare su Marx, andare in chiesa,
rinnegare il mio intimo. Sceglierò (per così dire) di marcire al chiuso
come sempre, proprio come sono marcito nelle scelte altrui
e nell’erbacce del parco giochi che nessuno ha curato.
[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]
Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 6/5/13 h. 9:00)
Capaneo s’impaurisce (esercizio)
Tanti sbandierano di amare Gesù soltanto per tenersi buono Dio
(un parroco, aprile 2013)
Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,
che saranno in giudicio assai men prope
a lui, che tal che non conosce Cristo;
(Par., XIX, 106-108)
È sempre più stucchevole: in passato
tirava dieci moccoli al minuto,
chiedeva scusa al padre spirituale
che glissava quanno ce vo’ ce vo’;
Adesso a ogni funzione ti si squaglia
sull’inginocchiatoio e platealmente
si segna avanti a chiese, cimiteri,
persino quando passa l’ambulanza.
Non che questo lo porti a pensar bene
di donne, gay, extracomunitari,
magistrati, impiegati e sinistrorsi;
ma non stiamo a far troppe sottigliezze.
Marta dice: è paura della morte;
o forse è un modo per tener vicina
l’ombra di mamma sua tanto beghina.
Quando il prete è passato a benedire
la casa a Pasqua, io mi son nascosto
nel vano doccia, da buon “comunista”;
loro due pronti lì; quattro secondi
dopo che il sor prevosto ha detto ciao
lei presto a dar di straccio per gli schizzi
dell’aspersorio sul parquet sui muri
a encausto; lui al solito sbottava
contro di lei e… (l’ho sentito io):
…è acqua benedetta!! porco ***!
Arturo Ferraroni, Capaneo, bronzo (presentato nel 1905 alla Biennale di Venezia), Cremona, Museo Civico. Foto by Sailko su wikipedia.
Francesi che trombano (quasi una cozza)
M’è capitato tempo fa all’Hotel Ramada (si chiamava già Marri0tt?)
di Cap d’Ail, sarà stato il novantotto ero a inventarmi
qualche ruolo da intermediario le mani sudaticce
il perpetuo bruciaculo per assenza bidet la gente a spasso il sole,
il collega Jean-Henri che bestemmiava sempre in italiano
e ci provava con ogni cameriera chiamandola chissà perché señorita;
lì a lato, già a Monaco, lo stadio Louis II e il palazzo
con vista porto dove qualche manager paisà d’alto
livello, mica come noi-plancton, si sa, ha preso residenza
andando in tasca al fisco. A cena con Monsieur
le president e la sua donna, ex compagna di corso del figlio.
Tutto inutile fuorché la bouillabaisse: l’affare non si fa. Poi
squallida promenade fino a scorgere la gente formica che affonda alle slot
nel pronao del casinò, nostre colonne d’Ercole. La mattina
nella camera a fianco una coppia si fa una sveltina pre-petit déjeuner,
io di là dal muro in canottiera timpano invaso e quasi singhiozzando
la mia solitudine spessa tre metri che col caldo
incolla il respiro. Che ci faccio qui datemi casa mia, spargete pure
come petali al maestrale la mia indegnità, mettetela in prima di cronaca.
Son passati anni e storie, qualche volta pur’io
ho fatto mugolare o forse pensare che fosse
conveniente far finta, per reddito o per finir prima, ma ecco
che ieri sera mentre guardo Formigli un gemito arrotato
di ventenne va sopra l’audio: voila, l’ingegnerino lionese con stage
e affitto prepagato fa goder la sua moretta occhiverdi
nella stanza da bagno (discreto spreco d’acqua). Vanno avanti
per mezz’ora, senza esagerare, io gorgheggio forte un parbleu
che è un educato vi sento poi penso che hanno
i miei anni in due e torno di sotto a sdraiarmi sul divano, alzando un po’
l’inutilità sonora della tirata sulle larghe intese, più larghe perfino
delle cosce di lei, a mezzanotte e un quarto les jeux sont faits però
la punta di chi ai miei vénti e qualcosa non c’era l’ho sentita
anche stavolta cazzo. Se stasera o domani si replica pianto tutto,
la città è il San Tommaso delle mie voragini, arroganza francese ovunque,
voglio andare a vivere in campagna, voglio la rugiada
(di un passato o un’altra vita da rimodellare
come creta) che mi bagna.
Cinquantaseicozze/XXI
XXI.
Meno frequentemente puoi trovare un grongo
vicino a riva, intrappolato dai banchi sabbiosi
oppure esausto, finito il ciclo della vita con la pirotecnica riproduzione,
scarico come le piccole aguglie che in ultimo si fanno avvicinare,
trattengono al tuo tocco lo scatto di freccia marina.
Forme eleganti, oblunghe, si lasciano morire con rallentate
sinusoidi, non vale respingerle verso la corrente: ogni volta ritornano e
noti attenuarsi la frequenza dei guizzi finché il momento giunge -
magari lì, sul ritrarsi dell’onda, a favore di qualche gabbiano. Imparare
l’occhio placido dell’animale che spira: non ha scritto poesie
né fondato un’azienda… Eppure come tiene la scena,
senz’alcuna fibrilla di rimpianto!
[Cinquantaseicozze - raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale - redistribuibile con Licenza CC]
Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 29/4/13 h. 9:00)
finalmente Alberta
a distanza di anni dal mio proposito iniziale (mi autoflagello) mi sono preso un po’ di tempo per addentrarmi nel libro Amore fu della poetessa fiorentina Alberta Bigagli, volume che raccoglie tutta la sua produzione poetica eccezion fatta per l’ultimissimo Dopo la terra, e scriverne una nota di lettura dal titolo Un caldo e pressante contatto con il suolo di vita – sono parole della stessa AB, in coda al volume.
Il mio contributo è disponibile in formato PDF come pure per lettori portatili (epub e mobi).
Buona lettura! Non scordate di visitare il sito personale di Alberta, linkato in calce: vi troverete molti testi testimonianze e fotografie.
- SCARICA “un caldo e pressante contatto con il suolo di vita”: Amore fu di Alberta Bigagli
formato PDF – formato ePUB – formato Mobipocket (Kindle)



