Roberto R. Corsi

La poesia non è morta però ogni tanto cambiatele i fiori

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finalmente Alberta

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una bella foto di Alberta Bigagli plaudente (dal suo sito)

a distanza di anni dal mio proposito iniziale (mi autoflagello) mi sono preso un po’ di tempo per addentrarmi nel libro Amore fu della poetessa fiorentina Alberta Bigagli, volume che raccoglie tutta la sua produzione poetica eccezion fatta per l’ultimissimo Dopo la terra, e scriverne una nota di lettura dal titolo Un caldo e pressante contatto con il suolo di vita – sono parole della stessa AB, in coda al volume.
Il mio contributo è disponibile in formato PDF come pure per lettori portatili (epub e mobi).
Buona lettura! Non scordate di visitare il sito personale di Alberta, linkato in calce: vi troverete molti testi testimonianze e fotografie.

Scritto da Roberto R. Corsi

18 aprile, 2013 alle 13:22

bookshop in a coma/2 – chiusure lampo e offerte lampo

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La libreria de'Servi stamane alle 10 (foto mia)

La libreria de’Servi stamane alle 10 (foto mia)

È assodato che le notizie le do quasi sempre molto dopo gli altri. Intanto, per coerenza, il post avrebbe dovuto recare il numero 5 perché oltre alla Martelli ha chiuso anche la Edison, di cui non abbiamo parlato qui ma in compenso trovate un profluvio di e-news. Stesso dicasi per la Libreria del Cinema e, prima ancora, la Libreria del Porcellino, trasferitasi online.
Stavolta invece la novità risale a due mesi fa, ma è ancora attuale perché, se lo stato vegetativo (compreso il “fuori tutto”, svendita libraria attualmente in corso) venne annunciato a metà febbraio, la spina sarà staccata a maggio. In quel periodo la bella Libreria de’ Servi – appena 3 anni e mezzo di età – chiuderà i battenti e noi ci troveremo con l’ennesima luce che si spegne. Per far posto a cosa non si sa, perché nella vetrina è visibile a tutt’oggi un numero di cellulare “per informazioni su affitto fondo (400mq)”.
Massimiliano Chiari e Letizia Fuochi, nell’intervista a caldo, sono avviliti: i costi di un’attività in zona centralissima – peraltro sottoscritti “senza pistola alla tempia”, precisa Chiari con onestà – sono troppo alti e quel parterre di bibliofili/ aficionados che doveva dare linfa alla libreria non si è costituito. Per colpa di chi?
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cognizione di causa/2 – in fair Verona

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tribvr

(img dal sito alsippe.it – elaborazione mia)

Tempo fa misi per iscritto i miei dubbi sull’assunto che un contratto di edizione a pagamento fosse inappuntabile sotto il profilo della causa contrattuale, elemento essenziale che dalla dottrina più autorevole viene definito come funzione economico-sociale del contratto. Ero ignaro, e ringrazio Gaia Conventi per la tweet-segnalazione, di come già a metà degli anni Ottanta un Pretore, quello di Verona, avesse formulato un ragionamento simile al mio. Anzi, migliore e più pragmatico del mio, evitando di volare troppo alto in ordine al (pur importante) profilo etico della questione e concentrandosi piuttosto sulla struttura giuridica del rapporto, cioè sul famoso sinallagma, collegamento – necessario e necessariamente equilibrato – tra prestazione e controprestazione.
Su questa sentenza e altro si è per gran parte innestato un commento del 2002 da parte dell’avv. Ugo Nasi; da quello partiamo – in corsivo – per poi addivenire – in blockquote – alla massima. Il grassetto è opera mia.

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“che ciascuna costura avea fregi d’oro fino”

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Cartamodello p1.10 (img dal sito e © Giuda Edizioni)

Cartamodello p1.10 (img dal sito e © Giuda Edizioni)

costura, ossia cucitura (cum-sutura) che fa cost[ol]a. Dunque non solo e non tanto punto di composizione ma di rilievo, e forse anche di dolorazione (“spianar le costure” vale come bastonare).

Costure, il lavoro di Tracciamenti recentemente pubblicato da Giuda Edizioni reca come sottotitolo «esperimenti di poesia sartoriale» e questa specificazione mi appare anzitutto come differenziale verso il genus e prima ancora il concetto di poesia visiva, che quasi in toto avverto come sviluppo voluttuario di una parola comunque egemone e spesso autosufficiente. Qui invece il rapporto tra le due componenti (parola e modello) presenta connotazione paritaria, di uguale dignità; il sottotitolo avrebbe potuto essere benissimo rovesciato in «sartoria poetica».
Ne deriva una fortissima integrazione e un senso di necessità. Da un lato la parola poetica, fisicamente collocata lungo (oppure oltre) le innervature dei modelli, amplifica come un ventaglio il gioco di contraddizioni laceranti e gordiane (il mio cartamodello preferito, qui a fianco in versione lo-res, recita «il peso irrisolvibile della lotta tra generi») in cui il disegno si fa fenomenologia della problematica esistenziale e/o sociale; in questo senso già la scelta di instillare dilemmi in un modello sartoriale (quindi acefalo) porta a un arcobaleno di rimuginazioni possibili. Dall’altro il cartamodello, irrorandone la secchezza con linee colori e immagini spesso di potente carica simbolica, è la collocazione ideale per una scrittura per fragmenta, asciutta e quasi percettibilmente nemica dell’ornamento, tratto superfluo o ridondante.
A beneficiare dell’innesto, infatti, è a mio modo di vedere soprattutto la poesia, e la lettura “secca” dei soli testi, proposta in coda al volumetto, conferma come il loro esito talora molto felice («l’abito esploso/ incipit della borghesia danzante» del cartamodello 02.11), talaltra giocato su procedimenti un po’ inflazionati (es. scissione dei suffissi -mente o -azione), tragga linfa vitale dall’inserimento nel proprio abito/habitat.
Da sfogliare e regalare.

Forse percorrendo il lemmatico trait d’union tra costura e bastonatura evidenziato all’inizio, la personale di Tracciamenti, in programma a Bologna con inaugurazione il 15 Feb, sarà incentrata sul progetto Lividi.

(la citazione del titolo è tratta dalle Vite parallele di Plutarco)

Scritto da Roberto R. Corsi

31 gennaio, 2013 alle 15:06

Colpo (apo)plectico

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Imbriani

Cesare Imbriani (img ©finanzaecomunicazione.it)

Sentir parlare di poesia in un telegiornale è cosa più rara che imbattersi in un pentafoglio (siamo oltre il quadrifoglio). Così ieri, reduce dal freddo che nelle giornate limpide cala come mannaia sul buen retiro non appena il sole tramonta, m’è quasi preso un colpo nel vedere che il tg1 delle 17 ospitava un servizio sulla presentazione di una raccolta di versi!
Si trattava del nuovo libro di Cesare Imbriani, Voci senza terra ed altro, edito da Plectica e portato all’attenzione dei lettori di Roma lunedì scorso. Probabilmente sul sito di RAIuno si può anche ritrovare il filmato, ma come ogni linuxiano che si rispetti sono allergico a silverlight e quindi dovete farlo da voi. Io intanto ve lo racconto.

La cosa prometteva piuttosto bene: sala ampia, buon pubblico, relatori altisonanti appartenenti alla koinè poetica (es. Elio Pecora) ma non solo (Marcello Veneziani). Un’attrice altrettanto famosa, Ida Di Benedetto, ha letto alcune poesie e la telecamera la immortala all’opera, dinanzi a un leggio…
Ma il servizio ci dice qualcosa di sostanziale sulle poesie di Imbriani? o ce ne fa assaggiare qualcuna dalla voce della Di Benedetto? niente affatto. I pochi minuti a disposizione sono spesi per le inquadrature degli intervenienti, per dirci che Imbriani è ordinario di economia alla Sapienza, e per una battuta dell’Autore che, qualificato in sovrimpressione come “economista e poeta”, spiega (quasi dovendosi implicitamente discolpare dal vizio poetico) che le due discipline sono entrambe imprescindibili per la sua completezza interiore e felicità. Fine. Sigla.

Morale della favola: la polpa della notizia e dell’attenzione mediatica continua a non essere il libro ex se, ma il “personaggio pubblico-E-scrittore. Tematica/problematica che chi mi segue conosce bene. E che appare ahinoi confermata non solo da questa breve di cultura, ma anche dal comunicato stampa, che non reca reperti in versi.
Pensate che ieri sera ho visto un vecchio film col grande Laurence Olivier nel ruolo di un detective che a un certo punto si sfoga così: “mio padre avrebbe preferito che facessi il poeta”. Risate a denti stretti in salotto e controbattute: 1) facciamo a scambio di babbi, Sir?! 2) oggi sarebbe più proficuo che si presentasse come “investigatore e poeta” che come poeta tout court.
Tornando al servizio del tg, qualcuno più malizioso potrebbe pensare anche a un caso di SLAP (ossia la terza testa del Cerbero) – ma ovviamente non c’è alcun elemento e qui siamo garantisti a nastro.

Aspetto di poter prendere conoscenza con la poesia di Imbriani – che tra l’altro ha all’attivo anche un precedente volume per Scheiwiller, legato a questo ultimo dal suffisso con (evitabile) eufonica “ed altro” nel titolo – nonché con la casa editrice Plectica, che non conoscevo e il cui nome magari giro agli amici di TdL per le loro indagini “diafaniche”.

Cloches à travers le cheval donné*

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ho pensato a lungo se pubblicare accanto alla wishlist un sommario elenco dei libri che mi vengono spediti.
Non ne ricevo tanti ma qualcuno sì.

Vantaggio 1 : dare un po’ di vitalità redazionale a questo posto che si muove aritmicamente, tra le strette maglie delle regole d’ingaggio e alcune considerazioni “ecologico-poetiche” che ormai, nell’immobilità autoreferenziale dei tempi e dei luoghi, iniziano a odorare di stantio.
Vantaggio 2 : accrescere la percezione di questo spazietto.

Per contro più che di svantaggi parlerei di oneri.

Onere 1: muovere la lista (se ricevi un libro ogni ventidue anni non ci fai una gran figura).
Onere 2: evitare l’aggiramento della disciplina che ti stai faticosamente dando. Una citazione, anche se non è una nota di lettura, è già una pubblicità; ma se non hai annotato il libro magari non lo ritenevi meritevole di risonanza; quindi non fare entrare dalla finestra ciò che hai tenuto fuori dall’uscio.

Dopo lungo rimuginare ho pensato che vantaggi e oneri si compongano reciprocamente creando una lista ragionata (o meglio filtrata) in cui citare solo i libri ricevuti da persone non coinvolte nella produzione/promozione degli stessi (Autori, Editori, Agenti o persone a costoro direttamente collegate).
In questo modo spero di poter dare maggior risalto a chi mi fa gradito dono di volumi letterari con finalità disinteressate di propulsione della mia conoscenza critica.

Importante: anche gli invii librari da parte di Autori Editori etc. sono graditissimi, e continuerò a leggerli ben volentieri; solo, anziché mezionarli tra i libri ricevuti, li tratterò compiutamente in sede di critica/ nota di lettura (se sapranno originare in me qualche spunto).

Trovate già i primi libri ricevuti in calce alla suddetta wishlist. Con un grazie ai mittenti.

[* il titolo, per metà debussiano e per l'altra metà proverbiale, era stato coniato e usato su BLOGregular per parlare di un'Italiana in Algeri. Di solito non mi ripeto nella scelta dei titoli ma questo mi pareva appropriato anche per il presente post].

Scritto da Roberto R. Corsi

26 ottobre, 2012 alle 17:35

Pubblicato in community, libri, materiale, varie

Una certa IKEA della poesia: I poeti morti non scrivono gialli di Björn Larsson

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BLarssonPerdonatemi il trito e persino commerciale ma ghiotto calembour. È che da tempo la mia decisione (?) di tagliarmi quasi del tutto fuori dal giro delle presentazioni, delle recensioni do ut des, infine del lavoro gratuito o a pagamento mi sta portando a sorprendere molto materiale “poetico” o “peripoetico” in zone di confine, certamente non le sclerotiche location ove – perdonate, già che ci siete, anche l’autocitazione – «mugola il sesso orale tra poeti che ascoltano applaudono poeti». Cerco la poesia, o la parola che la squadri, in postazioni eterodosse.

Bene, con questo spirito e grazie a una serie di recensioni favorevoli ho scelto un romanzo giallo come mia lettura estiva e l’ho terminato ieri notte. Questa “specie di giallo”, come recita il sottotitolo, ha fatto sì che io mi avventurassi per la prima volta nel genere (?) giallo svedese – precedentemente esplorato solo in via indiretta coi film della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson: molto bello il primo, brutti gli altri due. Giallo (o poliziesco) svedese è un trademark dei nostri tempi col cui proliferare Björn Larsson non è certo tenero: “Praticamente ogni città del paese, piccola o grande che fosse, aveva il suo poliziotto (…) Stava iniziando a stancarsi dell’intero genere, che tra l’altro dava un’immagine distorta della realtà, soprattutto svedese. All’estero stavano iniziando a pensare seriamente che fosse un paese ormai allo sbando. Quando veniva invitato con i suoi colleghi a festival letterari in Francia, Italia o Germania, non mancava mai qualche giornalista o lettore che chiedeva cosa fosse andato storto in Svezia” (p. 311).
Neanche io leggerei né probabilmente leggerò più gialli svedesi, ma la circostanza che la vittima di turno fosse un poeta nel momento in cui si era convertito, per esigenze di cassa e riconoscenza verso l’editore, a scrivere un poliziesco (dal titolo, ironico proprio  verso Millennium, di Uomini che odiano i ricchi), mi ha attratto verso questo libro quanto bastava. Il resto lo ha fatto la critica, che ha enfatizzato l’aspetto etimologicamente (in senso etimologico) dell’opera; la lettura corrobora questa sensazione per cui l’intreccio poliziesco ha almeno in certi punti un ruolo ancillare rispetto alla predominante riflessione sulla poesia, sulla sua funzione, sulla sua qualità. Leggi il seguito di questo post »

Pappagalli e svirgolate

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Quando il concetto gli fosse stato più chiaro, ci avrebbe scritto sopra un bel saggio, e l’avrebbe mandato a uno di quei blog letterari dove si accoltellano gli sfigati che non trovano spazio sugli scaffali e che sono l’equivalente di una bistecca di soia per un carnivoro costretto alla dieta vegetariana. (p.52)

Evviva evviva! Ne I pappagalli, seconda recentissima (marzo 2012) fatica libraria del toscano Filippo Bologna per i tipi di Fandango Libri, si parla anche di noi! Smile.
Ma non è questo che mi muove a buttar giù una nota di lettura (cosa che quasi mai faccio in questa sede per opere narrative).
I pappagalli m’interessa perché si tratta di un romanzo che ha come tema la scrittura, o meglio la scrittura competitiva, la scrittura di successo, la scrittura “vincente”, la scrittura sottratta giustappunto alla desolazione di scatoloni di copie indistribuite, di conventicole autoreferenziali, di pagine web infrequentate; destinata invece agli onori della ribalta, allo splendore dello scaffale vicino all’entrata in libreria, alle vendite.
Oltretutto – sommo scorno e sommo sarcastico piacere – uno dei tre protagonisti, il Maestro, ha una formazione-provenienza poetica e guarda caso è il più grottesco triste e “irredimibile” di tutti (pp. 195-196): Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Roberto R. Corsi

14 giugno, 2012 alle 16:15

“smaltimento del bronzo”: piccolo esperimento bibliotecario

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“Exegi monumentum aere perennius” (Orazio, Odi, III, 30, 1)

“Exegi monumentum pro columbis” (RRC)

La Biblioteca Nazionale di Firenze (fonte: wikipedia). In basso a sinistra, in bianco e azzurro, gli scaffali ove trovano collocazione i due esemplari del mio libro.

Al volgere di cinque anni dall’uscita in stampa del mio esordio (febbraio 2007-2012) ho pensato che offrendone alcune copie ancora in mio possesso a qualche biblioteca comunale avrei realizzato molteplici scopi. Oltre al non omnis moriar, oraziano cliché d’ogni pericoloso incredulo, ne sottolineo solo due: intanto avrei conferito una qualche nobiltà al chiaroscuro di questo péché de jeunesse (e più non dico); in secondo luogo avrei avuto la possibilità concreta di raggiungere un maggior numero di lettori, di scavalcare i limiti fisio-pato-logici del progetto originario. Lettori virtuali, siamo d’accordo – la straordinaria dotazione bibliotecaria del nostro paese è un dato sanguinosamente snobbato nel pensiero e nella prassi – ma pur sempre lettori a tiro di passeggiata o di mezzo pubblico.

Rimuginando sul proposito mi è balenata l’idea un po’ egocentrica che esso potesse assumere anche una qualche valenza sperimentale.
Lo scrivente infatti è personaggio e poeta umbratile, iposociale, riottoso verso l’autopromozione, sconosciuto al di fuori delle 606 persone che seguono i suoi rarefatti teatri dell’ego (blog, social), autore di un libro “che ha destato grande DISattenzione tra lettori e critici”, [anche perché] sostanzialmente non distribuito (e più non dico II) e spesso scambiato, mercé il suo titolo, per un trattato di diritto delle successioni (come il suo autore, a guisa di Zerlina, voleva e non voleva).

In breve, proponendo l’acquisizione della mia raccolta a biblioteche, anche molto lontane dalla mia città, ho pensato che avrei testato la capacità di assorbimento da parte del sistema bibliotecario di un libro di poesia John Doe, cioè l’attitudine, l’interesse all’acquisizione di una “silloge bianca” di cui non si sa un bel nulla – non precorsa dalla fama dell’Autore, da segnalazioni degli utenti o da altre circostanze incidentali, eccetto quanto si può leggere sul mio blog e in rete a mio nome, che magari a volte può essere brillante e divertente ma non si discosta da quanto altrettanto brillantemente scrivono molte penne non necessariamente poetiche.

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Danzando con un ragno trasparente

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Seriacopi

Massimo Seriacopi durante un incontro (l’immagine l’ho trovata su 123people ma non so da che sito sia stata catturata).

Ho ricevuto da Massimo Seriacopi – amico e valentissimo saggista-vivificatore dantesco (lo potete ascoltare facilmente durante l’anno nelle sue «chiacchierate» alla Libreria Chiari, o alla Libreria dei Servi o aliunde), nonché relatore assieme al sottoscritto durante una presentazione di qualche anno fa – il volumetto delle sue Piccole danze.
In queste poesie pazientemente distillate lungo lo scorrere di più decenni si avverte chiaramente la sapienza architettonica che è frutto dello studio (prevalenti gli endecasillabi; molte le simmetrie testuali entro e oltre il singolo componimento) e la predilezione per un lirismo di matrice classica; forse addirittura kavafiana nelle prove più riuscite – ad esempio a p. 43, ove lampi di sensualità baluginano nella cornice di un moderato dato dalla rigida struttura (notare le ripetizioni quasi a mo’ di contrafforti) e, tematicamente, dagli slanci dolceamari, proponimenti accennati nell’estate di San Martino dell’età:

Sarò giovane ancora, e ancora e ancora;
la luce stamattina lascia spazio
con il silenzio all’immaginazione.

E correrò per strade di cristallo,
fragile fragile tempo trascorso;
m’infilerò le mani in tasca – guardo
l’asfalto liscio e la tiepida polvere,
l’erba ceduta a passi di ragazzi
appena appena usciti, nudi al margine.

E invidierò la tua camicia aperta,
a te che giovane sei per davvero,
e t’abbottoni, rivesti il tuo pube
dopo l’amore esposto appena appena.

Sarà per questa luce vespertina:
ha sapore di terra il tuo corpo, ora,
e diventa a me bagnato sigillo
questo risucchio delle labbra tue.

Notevole poi è la “poesia eresia” di p. 31, dove nel primo distico il velo del ritenuto si squarcia con un’immagine forte Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Roberto R. Corsi

22 aprile, 2012 alle 10:03

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