Roberto R. Corsi

"he rolls his own ebooks"

Archive for the ‘EAP’ Category

Mestival

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Murgia

Michela Murgia (dal sito einaudi.it)

Volevo dedicare giorni fa due righe all’evento fiorentino (rivolto anche a’ poetj) su cui si discute in queste settimane, ma Michela Murgia mi ha preceduto con questo post che condivido pienamente e a cui non ho niente da aggiungere, compreso l’appello al Comune di Firenze, il quale – ecco cosa posso aggiungere e in qualche commento sparso ho aggiunto – mi sembra l’attore che esce peggio di tutti dalla vicenda, come qualunque ente pubblico (retto quindi idealmente dal principio d’imparzialità ex 97 Cost.) che patrocinasse eventi verosimilmente finalizzati a far cassa e soprattutto improntati a una mera plutocrazia letteraria (propongo i miei scritti solo se pago/ sono nella condizione economica di farlo).
Leggetelo e meditate.

Money quote: Adesso essere editi non è più un investimento dell’editore, ma dell’autore. [Quell'adesso è un adesso di almeno un quinquennio per quanto mi consta...]
Prima di Murgia si erano espressi in tema, tra gli altri, Chiara Beretta Mazzotta (BookBlister) e Jacopo Ninni su Poetarum Silva.

Dopo avere interpretato in maniera un po’ risentita e forse sbagliata il termine “primi firmatari” (lo sa chi riceve i miei aggiornamenti via mail), ho comunque deciso di aderire, e convintamente, perché ne va di questioni oggettivamente importanti. Aderisci anche tu all’appello sulla pagina di minimaetmoralia o su scrittori in causa.

UPDATE, ove si può toccar con mano che non sempre protestare non serve a nulla.

Scritto da Roberto R. Corsi

2 aprile, 2012 alle 16:54

prevalebunt (ovvero di fauci trascurate)

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Cerbero Arcimboldo

Questo bel Cerbero dell'Arcimboldo vive molto vicino a casa mia ma non potrò mai vederlo finché non lo esporranno (il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi funziona proprio come l'Albertina a Vienna)...

Il virus del lavoro gratuito o a pagamento in campo poetico e critico si corrobora e propaga mediante i seguenti catalizzatori, parecchio sottostimati e sottaciuti benché mi sembri di riscontrarli quotidianamente e copiosamente: il dumping critico, il ducamantovanesimo redazionale e premiale, lo SLAP. Un vero Cerbero… Andiamo a esaminarlo testa per testa.

1) Il dumping critico.

Intendo per dumping, prendendo a prestito l’accezione dal diritto internazionale, il praticare intenzionalmente prezzi irragionevolmente bassi rispetto al valore della prestazione. E quale prezzo può essere più basso della gratuità?
Il fatto che nomi anche autorevoli, per curriculum o per séguito di lettori, accettino di prefare/postfare, scrivere una nota di lettura oppure presentare un libro gratuitamente, senza un ritorno secondo le possibilità del richiedente, comporta conseguenze esiziali per chi, equamente, aspirasse a una compensazione della propria attività di scrittura e dello studio a essa sotteso.
L’enorme offerta e la percezione di ripetibilità/fungibilità dell’attività critica fanno dunque sì che il criterio di scelta prevalente, quando non esclusivo, del critico cui affidare un lavoro sia quello del prezzo pari a zero.

 Alla radice soggettiva del dumping:

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ToMbin tax (un post su cui avrete da ridire)

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Tobin

L'economista James Tobin quando ancora non aveva la emme nel cognome (dal sito nobelprize.org)

Ho deciso di autotassarmi.
Lo faccio perché ultimamente provo una sensazione di sovraccarico.
Ogni giorno apro il mio lettore di news e, pur essendo abbonato sì e no a una dozzina di portali, non ci trovo mai, nell’arco della giornata, meno di quattro-cinque raccolte inedite di versi e un numero imprecisato di note di lettura, recensioni, interviste a poeti.
4 moltiplicato 365 (anzi 366, per questo anno bisesto) fa millequattrocentosessantaquattro prove l’anno. “Lo puoi dire lettera per lettera?” direbbe un personaggio di Bukowski “No?” “E allora lascia stare…”
Ovviamente, infatti, non farò mai in tempo a leggerle tutte con la dovuta attenzione, e il fantasma di ciò che ho pretermesso mi perseguiterà nei giorni a venire.
Spesso colloco le “stelline” accanto al post, a mo’ di promemoria di lettura, e il risultato è che sono dinanzi a un firmamento. Altre volte mi do da fare con criteri draconiani di selezione (regole tipo: IF RELIGIONE=1 AND VERSO<5 THEN END), ma il filtro, pur fondato, potrebbe trattenere un po’ troppo materiale.

Prima ancora di tutto ciò avrò verosimilmente controllato la casella di posta scoprendo d’esser stato invitato da un paio di persone a proporre mie poesie “entro il giorno X” con “argomento Y”, ai fini dell’inclusione in una qualche antologia. Queste email non giungono più frequentemente come prima (cadendo in pieno nel punto 3 delle mie RDI, finisco col chiedere quanto sarò retribuito per il mio lavoro di scrittura, con relativo gelo e fine delle trasmissioni), ma giungono. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Roberto R. Corsi

17 gennaio, 2012 alle 11:12

cognizione di causa

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Emilio BEtti

Emilio Betti (1890-1968), il grande giurista, sostenitore della causa come funzione economico-sociale del negozio (immagine dal sito unicam.it dell'Università di Camerino)

non posso non segnalare al più presto l’ottimo lavoro di “disvelamento” che emerge in questi giorni da due inchieste concomitanti: una a firma Stefania Parmeggiani sul business dei concorsi a pagamento e una, ancora più scabrosa, a firma Corrado Zunino, sui contratti dei giovani calciatori interamente pagati dalle famiglie degli stessi.
Non si tratta di due realtà completamente miscibili perché operano su due piani ben diversi di moralità (da un lato il plusvalore collegato al rapporto costi (irrisori)/ ricavi, e dall’altro il nudo e crudo pagare per lavorare, per tacere di elementi di frizione normativa più specifici), ma sono senz’altro accomunate tra loro (e con l’EAP) dal rilevante masochismo dei soggetti che vi si affidano, in massima parte – almeno credo – a conoscenza che le cose non dovrebbero andare così, ma portàti ad assecondare il meccanismo per la rassegnazione o il convincimento, puntualmente smentito dal tempo, che in tal modo si possa arrivare da qualche parte.

Manca a una fetta del paese, credo, l’affezione a – o la voglia di combattere per – una moralità della causa contrattuale. Pur non avendo il tempo di approfondirlo torno spesso su questo concetto, che deriva dagli studi su quell’elemento essenziale del contratto, ancora dibattuto, che è la causa, nelle sue varie interpretazioni. Ci torno spesso perché prima o poi, nel dominante formalismo attuale, potrebbe far breccia un orientamento (che naturalmente sarebbe sùbito bollato come comunista/ marxista/ o meglio polpottista – viste le polpette che sottrarrebbe e l’autorevolezza dei denti cui lo farebbe) più attento alla equità sostanziale dell’assetto contrattuale, tale da soppesare, oltre alla chiarezza di prestazione e controprestazione, la “compatibilità del tutto con i valori fondanti, in un determinato momento storico, quella determinata società civile”. Quindi, almeno spero, alla dignità del lavoro, anche intellettuale, e all’essenzialità di una sua (magari giusta o proporzionata) remunerazione, con come corollario il giudizio di aberrazione verso ogni lavoro pagato da chi lo compie.
Insomma penso che la causa contrattuale nasconda in sé la soluzione di là da venire.

Nell’attesa di quello che si spera non sia un 38 luglio (cit.), non resta che puntellarsi moralmente, cioè rifiutare ogni forma di lavoro a pagamento e, pur su un piano più bagatellare, evitare di assecondare un business, quello dei concorsi con contributo spese, che sono spesso uno specchietto per allodole per guadagnare facile e null’altro.
Buona lettura delle inchieste.

Scritto da Roberto R. Corsi

26 agosto, 2011 alle 10:14

TQ: i Termini della Questione

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un logo TQ "unofficial", preso da (un articolo polemico su) booksblog.it

È uscito il manifesto TQ, suddiviso in tre parti: generaleeditoriaspazi pubblici.
Si propone di aggregare i lavoratori 30+/40+ della letteratura e dell’editoria, prospettando loro un’adesione attiva.
Il manifesto fa séguito a una riunione romana del 29 aprile, che ha portato alle prime adesioni e ai primi dissidi.
A quattro giorni dalla sua uscita hanno commentato in molti, più e meno noti, prevalentemente con diffidenza: potete seguire una rassegna ben curata sul taccuino di Caterina Tonon.
Qui sotto, inevitabili e stringate, le mie personali riflessioni.

i pro del manifesto TQ
Senza maschere, si muove da una visione politica, schierandosi apertamente, ad esempio, contro neoliberismo, berlusconismo, leghismo.
Nello specifico si parte dall’idea che la mano invisibile nel settore produttivo letterario ed editoriale, così com’è, non vada bene. La disamina bifasica di trasparenza e qualità editoriale contenuta nella seconda parte del manifesto a me va benissimo e non ho proprio nulla da eccepire alla pars destruens.
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Scritto da Roberto R. Corsi

31 luglio, 2011 alle 18:29

circo “Massimo 500 copie”

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bookomatic2

Il nuovo book-o-matic "pseudo-aleatorio" (clicca per ingrandire)

Oggi mi è arrivata a casa una nuova offerta editoriale “in bianco”, rigorosamente a pagamento, e stava quasi per fregarmi.
Infatti, paragonata al precedente prontuario (cd. book-o-matic), al quale abbiam fatto le pulci calcolando un profitto dall’85% al 128% dei costi di stampa, mi sembrava non andasse molto al di là degli effettivi oneri di disboscamento planetario. Il che non vale un giudizio di virtù (che da queste parti si ottiene solo a seru Euru), ma magari una collocazione in gironi infernali più superficiali. Vediamo un po’.
Anche qui l’offerta è variegata, segnatamente tripartita (libro a unico autore, silloge di 16 pagine in libro multiautore, audiolibro): per comodità limitiamoci al caso che più c’interessa, quello della pubblicazione di un volume di poesie a unico autore, con contratto che ho appena scannerizzato qui a sinistra, privandolo di segni distintivi.
Poiché la lettera di accompagnamento invita a spedire, per questa collana, un manoscritto dalle 40 alle 50 poesie, stiamo larghi e prendiamo come riferimento un volume di 64 pagine. Per il quale dovremmo contrattualmente sborsare 1200 Euro, 50 in meno se anticipati in contanti (a Firenze in questi casi si dice: tìrati su le ciocce - facciamo 1200 dilazionati).
Ecco, al punto 2 uno vede evidenziata in grassetto una tiratura di n. 500 copie, incrocia col preventivo dello stampatore e ne deduce (1200-1012) un profitto pari a 180€: appena il 17,5%. Non certo una probatio honestatis (tutt’altro) ma un margine ben ridotto rispetto alle medie cui eravamo abituati.
Stranamente però si sono dimenticati di evidenziare in grassetto la parte appena precedente. Ovviamo noi: tiratura…fino ad un massimo di n. 500 copie…
Guarda caso poi a questa clausola corrisponde quella, analoga, del contratto sull’audiolibro, che parla di “500 copie suddivise in due edizioni di 250, la seconda delle quali a esaurimento della prima”.
Sarò malfidato ma mi viene da sospettare che la stampa del nostro libro sia pianificata ben sotto le 500 copie, magari proprio a 250, il che cambia le cose, perché abbassa il costo di stampa da 1012 a 670 Euro circa, assicurando al Gutenberg de noantri 530 Euro di profitto (il 79%)!
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Scritto da Roberto R. Corsi

17 giugno, 2011 alle 18:50

rientro margine 128%

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"vedi figliuolo, purtroppo il mercato della poesia..." (frame via www.rivieraoggi.it)

evidentemente i giorni festivi m’inacidiscono e rendono insonne: domenica scorsa scrivevo aforismi e stanotte mi sono ritrovato a riconsiderare il famoso book-o-matic (da non confondersi col recensiomatic™: qui, ricordo, trattasi di editore/stampatore “in bianco” che realizza a pagamento un libro a prescindere da quello che ci scrivi dentro). E a incrociare certosinamente i suoi numeri con quelli di una ditta di servizi che, senza autoimporsi il crisma di editore, permette di crearsi un preventivo online per la stampa digitale del proprio libro.
Tramite questo servizio trasparente possiamo indirettamente farci un’idea di quali siano i costi effettivi da cui un editore a pagamento, in quanto imprenditore, deve affannosamente “rientrare”.
Bene, divertitevi (o piangete) da soli. Provate da voi a fare, per ogni voce del volantino, il relativo preventivo di stampa e a comparare il costo col “contributo” richiesto dai nostri dispensatori di liberalità editoriali. Io l’ho fatto inserendo più o meno gli stessi parametri tecnici (escluse quindi composizione e correzione perché sono menzionate come servizi extra). Anzi, in camera caritatis, ho riferito il progetto alla tiratura complessiva e non alle sole “copie che l’autore s’impegna ad acquistare”: facciamo pure che lo scrittore paga tutta la tiratura.
Oltre le spese di stampa, infine, ho compreso nel preventivo online anche le spese per codice ISBN e spedizione dei libri (come credo sarà per book-o-matic, anche se nel volantino non ce n’è menzione).

Non ne avete voglia? Allora ve lo dico io (qui la tabella completa coi risultati).
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Scritto da Roberto R. Corsi

25 aprile, 2011 alle 13:56

aforisma domenicale

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Chiedere a un editore a pagamento di curare la diffusione del tuo libro è come chiedere a una zanzara se dopo averti succhiato il sangue può rilevarti il tasso glicemico.

Scritto da Roberto R. Corsi

17 aprile, 2011 alle 10:35

rilievi autoptici

con un commento

Generalità: Editore di poesia, figura del
Data del decesso: qualche tempo fa
Causa del decesso: sindrome da plusvalore

Osservazione autoptica:

  • Necrosi della causa contrattuale: collasso unilaterale del sinàllagma tra prestazione e controprestazione.
  • Arresto della funzione di ricerca della qualità.
  • Atrofia maggiore della funzione distributiva.
  • Blocco sistemico della dialisi del testo (cd. editing).
  • Eclatante e ubiqua concentrazione tissutale dell’enzima alfa-contributàsi.

Si allega reperto fotografico (privato di segni d’identità, cliccare per dimensione originale):

[fuor di metafora]
ho ricevuto per posta senza averla richiesta questa brochure (ribattezzata “book-o-matic”) che prescinde totalmente dal fatto che io abbia scritto alcunché, soprattutto che questo alcunché sia artisticamente o culturalmente rilevante.
Come si evince dal nota bene, l’editing (e la discussione del testo) non è minimamente presente (il prodotto deve pervenire già pronto) e la eventuale reimpaginazione costa soldi ulteriori.
In assenza, per giunta, di distribuzione (come avviene ormai per quasi tutto il settore di quella che chiamo poesia NOSFERATU, cioè di autori non deceduti), la situazione è davvero deprimente. E paradigmatica: la proposta è uguale per filo e per segno a tante altre, salvo il quid pluris (sulla scala della dissoluzione) dell’invio di proposta in bianco che ha sostituito l’austero e sofferto verdetto del direttore editoriale, che dall’alto piove sull’autore postulante.

Postilla: non sono un verginello e so perfettamente che questa è la realtà, che, chi più chi meno, come cantava Milly “si fa ma non si dice”; come pure so perfettamente che “voi no”, voi non siete come gli altri perché valutate il testo, fate editing, accompagnate l’autore, lo presentate e lo seguite, varie ed eventuali. Ma non posso fare a meno di buttarmi giù.

Scritto da Roberto R. Corsi

12 maggio, 2010 alle 16:02

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