Roberto R. Corsi

Siedi al sole. Abdica e sii re di te stesso (Ricardo Reis)

Archive for the ‘autori’ Category

Salubri ri-ridondanze: Luca Buonaguidi

leave a comment »

LucaTrucupas

Luca e i Trucupas @ La Cité – foto mia

Ho parlato alle parole è il secondo libro di poesie di Luca Buonaguidi – amico, co­interista, blogger tendente al blogstar, interlocutore prima di penna e poi anche de visu dopo che settimane fa ho assistito al suo reading presso La Cité, affiancato dalla coinvolgente musica dei Trucupas. È uscito da poco per edizioni Oèdipus, che a detta di Luca è casa NO­EAP (dunque la accolgo volentieri tra i miei fari virtuosi), e che ha altri due meriti: aver assemblato, nella collana Intrecci, una geografia qualitativamente significativa di voci poetiche; aver rimesso filologicamente l’accento sulla e in Èdipo come diceva il mio prof. del liceo (che voleva si pronunciasse anche Tèseo e Giàsone!).
Non ho letto I giorni del vino e delle rose ma azzardo ugualmente che questa seconda raccolta abbia molto ancora del genus “silloge di esordio”. In questo senso ricorda da vicino (forse superandola per equilibrio) la mia Indegnità, che presentavo proprio sette anni fa (sembra un secolo) ma aveva molte poesie impubblicate, e forse a posteriori non così indecenti, alle spalle. La ricorda dal titolo, che è “salubre ridondanza” come si ebbe a pensare scrivendomi la prefazione. Ma la ricorda soprattutto perché, come cortesemente mi scrisse Gian Ruggero Manzoni, tende a essere un libro sapienziale in cui il poeta fa confluire non solo l’esistenza, ma, e ci vuole il coraggio e la filantropia degli under 30 perché è un messaggio duro da fare assimilare, tutta la propria cultura giustamente vivificata e intesa come vivificante. Un’Enciclopedia in cui compaiono innumerevoli citazioni (dai grandi poeti, primo Pessoa citato e aleggiante in molte stanze, a Max Gazzè e alla “smisurata bestemmia” di un Faber citato quindi per inversionem); richiami a letture, dediche, dialoghi immaginati con giganti dello scibile o dello scrivere.
Questo spirito, privo di ritrosia nel guardare a ritroso, imbeve la raccolta di slanci lirici che approdano a esiti talvolta sopraffini (vedi in calce), talvolta legnosi per la compresenza di arcasimi (chiarità, spirto) o di un quid di elisioni, troncamenti ed eufoniche improprie musicalmente ingiustificato dato che il verso è libero. Credo tuttavia, e ho fondati e inediti motivi per farlo convintamente, che queste resistenze si stiano appianando con naturalezza e Luca, proseguendo il cammino, stia conferendo ulteriore brillantezza al suo dire.
Intanto propongo sul mio taccuino le quattro poesie preferite della raccolta: le prime due esprimono almeno in parte quella tensione tra forza del dire e laccioli formali; le restanti mi convincono in modo incondizionato.

Written by Roberto R. Corsi

29 giugno, 2014 at 21:24

Efharistò Matisklò

leave a comment »

Ricevo via mail, e mi fa enorme piacere, il parere di Carlo Molinaro, per conto di Matisklo Edizioni, sulle mie Cinquantaseicozze:

(…) ho letto il manoscritto, le 56 cozze, e lo trovo complessivamente interessante: direi che contiene una bella narrazione autobiografica intersecata con la storia di questi nostri anni. E ci sono momenti di poesia intensa e ci sono prese di posizione anche originali.
Penso tuttavia che l’insieme potrebbe essere ulteriormente affinato, limato, selezionato…

Il parere non è foriero di proposta di pubblicazione (pazienza, anche perché nel frattempo), ma magari potremo incontrarci in altre modalità. E volentieri da parte mia. Perché seguo Matisklo da tempo e mi piacciono la sua netta scelta e-ditoriale e la sua conclamata virtuosità NO-EAP, anche in poesia. Quindi vi consiglio, se non lo avete già fatto, di catapultarvi senza indugio sul loro sito, scaricare qualche anteprima e magari comprare qualcosa.
Per quanto riguarda Molinaro il rallegramento è duplice perché tempo fa, ignaro che sarebbe stato proprio lui a leggermi, assaggiai il suo Le cose stesse che mi piacque al punto da annotarmi una poesia sul mio taccuino.
Grazie Matisklo, dunque (il greco non c’entra con l’origine – “leviana”, come leggete sul sito – del nome editoriale, ma eufonicamente il doppio gioco a rima e accento forzato ci stava).

Written by Roberto R. Corsi

28 giugno, 2014 at 14:47

“La lingua lastricata di stazioni di carne”: su “Metro C” di Alessandro De Santis

leave a comment »

desantisCome Diego Bertelli che mi ha preceduto, conosco poco e male Roma. Così alla prima lettura di Metro C, seconda prova di Alessandro De Santis, mi aspettavo un viaggio battistipanelliano (La metro eccetera), strictly underground tra mezzi meccanici varia umanità e nomi delle fermate che danno il titolo alle poesie. Per fortuna mi sono un po’ documentato e ho chattato con Giorgia la quale mi ha confermato che la linea C non è ancora operativa e aleggia un certo pessimismo sull’an quando et quomodo, nonostante il sito ufficiale evidenzi che il tratto Monte Compatri – Pigneto è stato consegnato lo scorso dicembre (comunque a libro già uscito) all’azienda municipale per il “pre-esercizio” (leggasi “collaudo” che può essere interpretato pure, si scherzava con la Giò, come “coll’auto! andate coll’auto!” detto da un raffreddato o da un marchigiano).
Evidente dunque che De Santis abbia intrapreso un viaggio virtuale, ma solo nel senso di “senza binari”; per il resto reale, on the road, libero, simile ma allo stesso tempo ben distinto dalla passeggiata dello Zeichen di Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, perché rivolto non direttamente alle rovine architettoniche (antiche o moderne) ma a quelle umane.
In breve, una finzione di non-luogo (tipicamente, il mezzo di trasporto e i suoi terminali) presa a pretesto per un’indagine antropologica quasi del tutto indipendente dal non-luogo stesso (basata piuttosto sullo spazio che circonda i lavori, come il parco dei Giardinetti). Del resto gli orari sconnessi delle osservazioni lo lasciavano prevedere, assieme alle descrizioni e pensieri in libertà che aleggiano loro accanto.

Leggi il seguito di questo post »

Rondon des printemps: La sera fiesolana in una mattina d’acqua piovana

leave a comment »

Scortato al mio posto persino da una hostess e uno steward “come se io fossi una persona” (cit.) stamane ho avuto modo, grazie a un’adorabile amica, di assistere a uno spicchio de I Colloqui Fiorentini di quest’anno – la parte in cui Davide Rondoni leggeva e interpretava La sera fiesolana di D’Annunzio.

Rondoni POV

Rondoni POV (è quello in camicia azzurra)

Questi colloqui hanno un gran successo, infatti il Palazzo dei congressi era pieno zeppo di scolaresche e mi hanno trovato un posto distante ma degnissimo per ascoltare il famoso poeta, un punto azzurro laggiù che declamava e spiegava il Vate. Tutto attorno a me la vita, la vitalità egemone e ormai per lo scrivente lontanissima di torme di studenti: chi limonava, chi videochattava, chi sgomitava col vicino e gli mostrava ragazze poppute sul telefonino; ma c’era anche chi seguiva con attenzione ed emozione, e questa per la poesia è sempre una vittoria.
A me D’Annunzio non dice molto; sarà perché lo lego al non esaltante ricordo di certi dichiarati fascistoni a mare che volendo fingere di acculturarsi leggevano solo lui; più probabilmente perché colmo di un’ampollosità che mi è, almeno adesso, distante. Le sue profonde intuizioni esistenziali sono come una barretta di cioccolato purissimo rivestita da tre quintali di mascarpone, per cui si arriva raramente ad addentarla; diversamente per esempio da Pirandello che pure usa un linguaggio ricercatissimo. Mi pronuncio addirittura sul suo Martirio di San Sebastiano, musicato da Debussy (vedi che il titolo non era a caso?), che è un bel mattone anche per un classicomane come me.
Però sin dal liceo La sera fiesolana mi è sempre piaciuta, assai più, a esempio, di Er fracicone ed Ermione… scusate: La pioggia nel pineto. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

28 febbraio, 2014 at 21:57

Sangue amaro, vena aperta

with 2 comments

magrellisulla spinta dell’incontro con Valerio Magrelli alle Oblate (io son quello alto con barba e capelli in disordine e che, nella fila per conoscere l’Autore, ha un’espressione “porto la morte sulle spalle”), incontro che mi ha svelato in lui una persona per nulla boriosa e assai affabile, credo di essermi accaparrato, il martedì successivo in libreria, la prima copia fiorentina del suo Il sangue amaro – talmente fresca di stampa che l’inchiostro di copertina cola via al contatto colle dita.
Magrelli giunge a questa raccolta otto anni dopo la precedente, anche se molte poesie sono state anticipate su quotidiani riviste o addirittura mise en scene. In quarta di copertina si parla di raccolta “omogenea” – difficilmente posso essere d’accordo vista la portata (110 poesie) e il time span, se si eccettua il dato formale, che coinvolge il numero 12 non solo nel numero di sezioni, ma anche in alcune delle stesse (giocoforza nel calendario Annopenanno ma pure ne La lezione del fiume composta di rondinets irregolari, cioè – interpreto – stanze di dodici versi senza vincoli di rima né “clausole” né allitterazioni o procedimenti di variazione quali invece ritroviamo in altre poesie: cfr. Welcome a p. 20 e Nei bagni pubblici a p. 26).
Vero è che a mio giudizio il libro si compone di passi patinati ma anche di accenti fortissimi.
Non amo per esempio né la poesia in copertina (che invece è un rondinet regolare almeno nei couplets rimati in testa e coda) né la prima sezione, Coppie di nomi propri, in cui il poeta spende un cospicuo carico di dediche e dove però leggiamo due versi, riferiti a Sanguineti, che mi paiono adattarsi molto anche alla poetica ricercata da Magrelli: “Innesto dello Studio sull’amata Poesia/ Ossia: metà cultura, metà idiosincrasia”. Stella (bi)polare assai condivisibile ma che già dalla sezione successiva Otto volte Natale (cui peraltro appartiene la poesia di copertina) si arricchisce di un ulteriore pulsare, che è quello di una spiccata, violenta e irresistibile confessionalità. La troveremo soprattutto nelle sezioni Timore e tremore e in quella di coda, che dà il titolo alla raccolta.
Chi conosce la mia poesia più recente sa quanto io apprezzi questo esporsi che riguarda nel caso di Magrelli la paura del futuro, la propria ansia, perfino la sua terapia, e l’inversione “sileniana” di nascita e morte che si traduce in un cupio dissolvi peraltro, visto che una poesia è imbevuta di Bach, “ben temperato” (beato lui!) dagli affetti (p. 81). Certo, questi squarci di lama sono circondati, forse subissati dalle altre due componenti, cioè Cultura – come estrema ricercatezza nella versificazione, nel procedimento e nelle citazioni palesi (Kierkegaard) o più nascoste (Hobbes: la bellezza come promessa di felicità; anche tutta la sezione La lezione del fiume non può non essere un richiamo-tributo a Ungaretti Luzi e altri) – e Idiosincrasia, cioè invettiva che non può non sorgere in un attento osservatore dello sfacelo della politica e della morale quotidiana, anche a livello di poetica di massa (irresistibile l’haiku-anti-haiku di p. 54; anche se si potrebbe rilevare che il mese di Aprile a p. 63 ha molto dell’haiku, non tanto nella metrica 3/8/5 ma nella sostanza naturalistica).
Ma sono squarci potenti, e credo centrali nell’opera perché si possono osservare certi rimandi e dualismi. L’inversione nascita-morte (esergo di Chateaubriand: “Mia madre m’inflisse la vita”) è al centro di un parallelismo fedele in due coppie di poesie tra le più belle della raccolta (pp.16-17, pp. 32-33) ma anche di un richiamo nel mese di Gennaio a p. 60 (“il genetliaco,/ il giorno dove muore/ la propria età”).
Questa è la vena aperta che rende il volume vivo, vivente, meritevole. Per il resto vale quanto scritto a inizio 2013 per 15 poesie credo trasfuse in toto qui. Ne aggiungo (o ribadisco, non sto a ricontrollare) due, un rondinet e una stanza in ottonari, confessionali e apprezzate Proustianamente, cioè sotto l’aspetto che ogni lettore, quando legge, legge se stesso.

Written by Roberto R. Corsi

17 febbraio, 2014 at 14:13

innocenza tirrenica. Alle radici dell’idea di poesia

with 5 comments

Damiani

Claudio Damiani (img dal sito Fazi)

leggo dal blog di Luigia Sorrentino che Claudio Damiani ha vinto il prestigioso Premio Camaiore 2013 colla raccolta Il fico sulla fortezza (Fazi). Complimenti all’Autore, del quale peraltro mi lascia un po’ perplesso la cifra poetica, elegante sì ma di spiazzante semplicità (il che non è sempre un male; a volte non si sa a cosa servano gli a capo però pazienza) e di sconcertante (e questo sì che è un male, a mio avviso) inoffensività. Viene da pensare che le cetre alle fronde dei salici non le appenda più nessuno perché tanto in presenza dell’orrore micro o macroscopico, a scelta, c’è sempre la possibilità di parlare di fiori, animaletti, congiunti, cose asettiche in genere, avulse o tenute studiatamente separate dal nervo infiammato della società. In entrambi i casi la funzione della poesia sembrebbe quella di allietare (qualcuno direbbe sciacquare) le coscienze, perché rispetto al drammatico o non la si fa o si parla d’altro… Copio e incollo a titolo di esempio una poesia da una puntuale nota di Alessandra Palombo su VDBD:

Fai un lavoro duro, cassiera di un discount,/ ma sei allegra, scherzi con tutti,/ velocissima conteggi i prezzi,/ nella tua mente passano mille numeri,/ e scherzi, poi prendi le cose/ e le metti nelle buste, fai cose/ che potresti anche non fare, è squallido/ dove lavori, ma tu non te ne curi,/ sei semplice, forse ignorante,/ una ragazza di campagna/ nemmeno bella, piccolina,/ ma da te imparo non sai quanto. (p. 27)

Questa osservazione poteva essere lo spunto per un richiamo al precariato e alla macelleria sociale dei nostri tempi ma in fondo perché preoccuparsi troppo di turbare il lettore? E magari la cassiera risponderebbe: “preferisco fare a cambio di posto con te, o pluripremiato, e imparare io da te!”.

Va be’. Ho chiamato quest’innocenza «tirrenica» perché, oltre all’ambientazione camaiorese della notizia, che certifica un avallo competente e critico di quest’approccio, finalmente ho rintracciato la trascrizione online della rubrica di poesie inviate i redazione dai lettori de Il Tirreno, appunto. Si tratta di qualcosa che leggo ogni tanto nella mia pizzeria a taglio preferita sui cui banchi c’è sempre una copia del quotidiano. Credetemi, non c’è sprezzo né reazione divertita quando leggo queste poesie spesso in rima e inevitabilmente semplici se non semplicistiche per oggetto e linguaggio. Le leggo come un anatomista esamina le dissezioni e cerco di figurarmi gli autori soprattutto come (forse) lettori, comunque forieri di un’idea di poesia che sia quella più radicata. Un Dichtungsvolksgeist. Ecco che dunque i lettori, testimoniandolo coi loro tentativi poetici, concepiscono e suppongo vogliono questo tipo di poesia. Ed ecco che il poeta che vuole incontrare consenso si adegua, perdendo la sua funzione di “psicagogo” (una sorta di Tadzio che indica il punto col dito) verso la buona poesia e verso ciò che realmente urta e, come tale, contraddistingue il nostro tempo. È la storia di sempre, mi rendo conto.

Questa la pagina contenente poesie, in aggiornamento settimanale

Written by Roberto R. Corsi

18 settembre, 2013 at 11:07

Gianfranco Palmery (1940-2013)

leave a comment »

Palmery

Gianfranco Palmery & gatto (img © Il Labirinto)

Pochi giorni fa, il ventotto luglio, è venuto a mancare Gianfranco Palmery.
Entrai in contatto con la sua poesia attraverso il volume Garden Of Delights, una scelta di poesie tradotte per i tipi di Gradiva da Barbara Carle. Scrissi una nota e, non ricordo se su mio o suo impulso, instaurammo un rapporto epistolare. Dopodiché Gianfranco mi donò una copia di Compassioni della mente, che considero uno dei migliori libri di poesia da me letti negli ultimi anni, tanto che l’ho regalato alla persona a me più cara in uno dei nostri primi incontri. E mi ha pure portato fortuna.
Il rapporto epistolare e critico è stato bidirezionale: Gianfranco ha speso belle parole sul mio libro cartaceo accostandolo (immeritatamente) a nomi altisonanti. Tra questi, Berryman e Ashbery; ciò mi ha spinto a conoscerli più da vicino, il primo nella traduzione e nella cura che lui stesso aveva operato per la casa editrice Il labirinto. Ovviamente la loro poesia surclassa la mia, ma le endorfine, per l’accostamento, sono aumentate e ho ricevuto un grande beneficio all’autostima e alla voglia di scrivere.
Ogni tanto accennava alla sua malattia ma per rispetto della privacy non ho mai voluto saperne di più. Tempo fa mi chiese di parlare di Compassioni per un incontro fiorentino, assieme a Sauro Albisani. Io declinai per impegni concomitanti e gli domandai se, qualora io avessi trovato uno spazio per liberarmi, fosse possibile incontrarlo per un breve saluto di persona. Mi rispose che avevo frainteso e che lui stava tanto male da non potersi muovere da casa sua a Roma; la presentazione in riva d’Arno si sarebbe svolta per così dire in contumacia.
Ero abbonato al suo blog “Diario postumo” che ora reca un’istantanea (piuttosto forte, vi avviso) delle mani giunte nel feretro – mani poco più che ossute, rivelano la sua profonda sofferenza degli ultimi tempi.  Qui il link al blog. Preferisco ricordarlo qui in alto con la foto presente sul sito de Il labirinto, dove lo si vede assieme a una sua grande passione, il gatto, e abbastanza in forma (i suoi tratti mi han sempre ricordato Frank Zappa).
Era un grande poeta e un ottimo traduttore, dal quale ho imparato tanto.

Moriremo Gabrielli Pettinicchio? Su “Seguirà buffet” di Alberto Forni

leave a comment »

Da un anno a questa parte le mie letture di narrativa pullulano casualmente di quelli che potremmo chiamare “demotivational poetici”, ossia opere che squarciano il velo di Maia – o meglio d’Arcadia – e descrivono più o meno romanzescamente il mondo della poesia come un formicaio di persone poco talentuose, divorate dalla propria ambizione e quasi sempre sfruttate da editori imbonitori motivati dal solito e solo extraprofitto.
Qualcosa insomma da cui il neofita dovrebbe tenersi a debita distanza.
Leggendo I pappagalli di Filippo Bologna e soprattutto Anatomia della ragazza zoo di Tenera Valse ho trovato soprattutto il primo aspetto, la caratterizzazione soggettiva, peraltro ancillare a una personalità più complessa e condito da una più o meno pronunciata cattiveria di base del protagonista. In particolare, nel secondo esempio, la figura del prof. Pensi necessitava narrativamente di un contrappunto arcadico e conformista alla propria bestialità, e la Valse lo rinviene nel suo stucchevole impulso alla produzione poetica, nonché nella pubblicazione con contributo come anticamera di uno sterile riconoscimento culturale e sociale.
Quanto sopra ricorda il mood “lombrosiano-poetico” del bell’articolo a firma Francesco Battistini apparso su La lettura di domenica scorsa, in cui si fa un excursus dei dittatori con la fissa di scrivere versi. Verrebbe insomma da concordare con Platone che nella sua Repubblica praticamente voleva apporre alle porte della città il cartello “io non posso entrare”… con un poeta al posto del cane!

forni

Alberto Forni & son (img dispenser-RAI)

Con Seguirà buffet di Alberto Forni, noto a molti come ideatore e propulsore del divertente iconoclasta e dolceamaro blog Fascetta nera, abbiamo invece uno sguardo più mirato e capillare. L’Autore, da buon osservatore delle tecniche di mungitura della vanità, ci propone una diversa connotazione del personaggio e un contesto più allargato.
Intanto i quattro protagonisti sembrano privi di malizia, al massimo agitati da una certa ostinazione nell’affermarsi e dare un turnover alle proprie finanze o anche solo all’autostima; il problema sta piuttosto in un sottobosco di imbonitori o veri e propri truffatori che, per natura alieno a qualunque valutazione trasparente dell’opera, è assai bene strutturato e dialetticamente preparato nel “lubrificare il dildo”; quest’ultimo a volte dotato di ami antiestrazione (si pensi al tristemente vero fenomeno della fideizzazione dei poeti da parte dell’editore a pagamento, ben descritto da Forni).
Quattro protagonisti, dicevo: un dipendente comunale provato dal destino che si mette a fare il pittore, un “saldatore artista scultore”, una poetessa destinata per censo a una vita noiosa (la nostra eroina si chiama Sara Gabrielli Pettinicchio), uno scrittore ex calciatore della Bagnolese. Quindi lo sguardo verso la “circonvenzione di autori” si amplia e diviene interdisciplinare; ciò anche se le dinamiche restano bipartite: gli artisti visivi vengono gabbati, e pesantemente, al momento della promozione o della vendita, mentre i “letterati”, ratione materiae vorrei dire, vengono costretti (o si motivano per cancerosa egolatria) a sborsare già al momento della pubblicazione, secondo i noti canoni.
Leggi il seguito di questo post »

Manganelli a doppio taglio

leave a comment »

manganelli

foto wikipedia

In questi giorni caldissimi grazie al consiglio di un’amica mi sono dilettato con le poesie di Giorgio Manganelli, edite nel 2006 da Crocetti con l’ottima cura di Daniele Piccini e una postfazione di Federico Francucci.
Il Manganelli poeta è una scoperta piuttosto recente se rapportata alla sua conclamata produzione saggistica narrativa e così via. Io stesso ne avevo annotata solo qualche scheggia.
Quest’edizione quasi omnicomprensiva raccoglie le carte poetiche ordinandole secondo un criterio non cronologico ma “di paternità”. Per prime vengono le poesie che furono da Manganelli “riconosciute” perché catalogate in indici; poi, in appendice, quelle coeve o correlate; tutta questa prima parte fa capo cronologicamente a metà anni Cinquanta. Si passa poi alla sezione delle “altre poesie” che raccoglie principalmente composizioni del triennio 1960-62, due anni prima dell’uscita di Hilarotragoedia; l’ottobre del ’62 segna il termine definitivo e mai più disatteso dell’esperienza poetica manganelliana. Alla fine del volume stanno, con una sorta di movimento circolare, le poesie giovanili (attorno al ’45).

Di fronte alle poesie di Manganelli gli intervenienti nel volume sono d’accordo, con parole diverse, nel riconoscere un’importanza non a sé stante ma propedeutica alla ventura cifra letteraria.
La mia sensazione di lettura è contraddittoria: queste poesie mi sembrano trasudare inesperienza ma hanno anche molta consapevolezza di sé. Sbaglierebbe chi leggesse in questi versi, almeno in quelli della prima sezione, qualcosa di improvvisato e non corretto: le revisioni per alcune poesie giungono a essere anche quattro, a testimonianza del fatto che il labor limae è intervenuto eccome.
In certe parti ci sono anche molti richiami eruditi, linguistici e culturali; ma questa erudizione non si traduce mai in perdita di spontaneità (con l’eccezione forse dell’Ode pour l’élection de son sépulchre), anzi la voce di Manganelli si avverte sempre con forza.
Spicca inoltre una perentoria ricchezza lemmatica, trasversale in tutta la raccolta, e ovviamente preparatoria del mirabolante stile manganelliano della maturità.
Da dove deriva quindi la mia sensazione di non totale riuscita?

Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

20 giugno, 2013 at 16:43

splendidior vitro

leave a comment »

è disponibile da poche ore il nuovo ebook di Fabio Pasquarella, Il sasso e la rana, edito da LaRecherche. Partendo da questa pagina, o cliccando sulla copertina qui sopra, si può liberamente scaricare la versione epub o pdf.
Non intervengo con una nota critica per un duplice motivo: da un lato ho avuto il piacere e l’onore di fornire a Fabio, una delle voci nuove che preferisco, qualche consiglio e suggerimento – mai vincolanti; inoltre l’Autore, per questa nuova fatica, ha desiderato espressamente intrattenere (non senza fondamento, considerate le particolarità del suo registro poetico e direi anche dei suoi presupposti teor-et-ici) un rapporto diretto ed esclusivo tra i propri testi e il lettore, senza il filtro di una prefazione o postfazione. Date le due circostanze rispetto il suo dettame anche ex post, limitandomi nel titolo, a mo’ di apprezzamento e ringraziamento, al passo oraziano utilizzato prima di me da Roberto Perrino nel primo commento che trovate sulla pagina dedicata.
Buona lettura.

pasquarellaSR

Written by Roberto R. Corsi

25 maggio, 2013 at 19:12

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 483 follower