Roberto R. Corsi

Siedi al sole. Abdica e sii re di te stesso (Ricardo Reis)

praevalebunt (ovvero di fauci trascurate)

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Cerbero Arcimboldo

Questo bel Cerbero dell’Arcimboldo vive molto vicino a casa mia ma non potrò mai vederlo finché non lo esporranno (il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi funziona proprio come l’Albertina a Vienna)…

Il virus del lavoro gratuito o a pagamento in campo poetico e critico si corrobora e propaga mediante i seguenti catalizzatori, parecchio sottostimati e sottaciuti benché mi sembri di riscontrarli quotidianamente e copiosamente: il dumping critico, il ducamantovanesimo redazionale e premiale, lo SLAP. Un vero Cerbero… Andiamo a esaminarlo testa per testa.

1) Il dumping critico.

Intendo per dumping, prendendo a prestito l’accezione dal diritto internazionale, il praticare intenzionalmente prezzi irragionevolmente bassi rispetto al valore della prestazione. E quale prezzo può essere più basso della gratuità?
Il fatto che nomi anche autorevoli, per curriculum o per séguito di lettori, accettino di prefare/postfare, scrivere una nota di lettura oppure presentare un libro gratuitamente, senza un ritorno secondo le possibilità del richiedente, comporta conseguenze esiziali per chi, equamente, aspirasse a una compensazione della propria attività di scrittura e dello studio a essa sotteso.
L’enorme offerta e la percezione di ripetibilità/fungibilità dell’attività critica fanno dunque sì che il criterio di scelta prevalente, quando non esclusivo, del critico cui affidare un lavoro sia quello del prezzo pari a zero.

 Alla radice soggettiva del dumping:

l’elemento di supporto strutturale (cioè inerente al rapporto di produzione) del lavoro gratuito è l’indipendenza economica soddisfatta alio modo. Qui peraltro la percentuale di “addetti ai lavori” (autori, docenti di materie letterarie, traduttori letterari etc.) rispetto ai non addetti è superiore a quanto si può verificare nel campo della poesia, ove il velo di Maia sul dilettantismo è allegramente caduto – per cui Tizio, in tutte le terze o quarte di copertina, non è un poeta che si mantiene facendo un altro lavoro, ma è un “lavoratoreinqualsiasialtrocampo e poeta”, e il solo a starci male sono io;

l’elemento psicologico invece è quello che permette consciamente o inconsciamente di tollerare/snobbare l’iniquità del fenomeno: passione fine a se stessa, necessità di sentirsi produttivi e riempire la propria giornata, ambizione di costruire o rafforzare la propria professionalità e immagine (strettamente funzionale all’esercizio critico o meglio ancora di “personaggio pubblico letterario”) secondo un concetto di gavetta che può essere astrattamente giusto se ragionevolmente ridotto/definibile nel tempo (ma di fatto tende pericolosamente a prolungarsi sine die).

I rimedi, in assenza di una coscienza collettiva del problema (e prima ancora di uno spirito collettivo), costituiscono più che altro un palliativo; personalmente ho trovato un rimedio operando (dopo un tempo definito di gavetta) una scissione tra ciò che scrivo in modo spontaneo, per passione (raccolto in quella stanza di confinamento che è questo blog, ma comunque condivisibile all’esterno) e quello che scrivo su commissione. Cfr. le mie regole d’ingaggio, punto 3. Nella pagina delle regole d’ingaggio noterete anche la risposta all’obiezione (astrattamente non campata in aria) che il denaro rechi parzialità.

Preciso meglio infine che, parlando del dumping, mi riferisco al lavoro su commissione; esula concettualmente da questo aspetto il lavoro che proviene dall’impulso del critico stesso, imparzialmente mosso dalla sua autonoma voluntas scribendi (bene o male!), e che dovrebbe trovare la sua contropartita nel compenso redazionale o nella sua passione (in caso di sito collettivo senza finalità di lucro; anche qui ci sarebbero da fare delle considerazioni ma si va troppo lontano). E proprio a un certo tipo di lavoro che è o dovrebbe essere d’impulso, quello redazionale, passiamo col prossimo problema.

 2) Ducamantovanesimo redazionale e premiale.

Chiamo così il questa (EAP) o quella (non EAP) per me pari sono; comportamento che, di fatto, è conclamato e non viene mai messo in discussione.
Questo è un fenomeno che reputo molto grave in quanto media (quotidiani, riviste, portali) e concorsi/premi letterari (trahimur omnes studio laudis), per il loro impatto e visibilità sociale, potrebbero esercitare un filtro etico notevole qualora decidessero di occuparsi solo di libri pubblicati senza contributo dell’Autore o istituissero anche solo un doppio binario. Ma non lo fanno. Tra i mille motivi la scarsa consapevolezza, il quieto vivere, la necessità di avere la quantità più vasta possibile di materiale a disposizione, il do ut des recensorio del critico trattino scrittore, il servate ordinem fratres et ordo servabit vos …e qui mi fermo perché sto usando troppo latinetto.
Esempio autorevole di questo ducamantovanesimo le ultime uscite del “domenicale” cartaceo de Il Sole 24Ore: si è occupato di un’uscita sicuramente virtuosa (Cristina Alziati per Marcos y Marcos) ma anche di libri di poesia editi da case poco conosciute e non distribuite, il che fa automaticamente pensare a.

Eppure il rimedio sarebbe molto semplice, nessuna necessità di fare indagini: solo un’autocertificazione (dell’Autore o dell’Editore) nella lettera di accompagamento del libro che si invia ai media o ai premi. Due righe anche di pugno in cui si attesti che il volume è uscito senza contributi di sorta (presenti o futuri – di questi ultimi forse parleremo) da parte dell’autore. A me basterebbe questo foglietto; poi se uno dichiara il falso, e accetta il rischio di un sesquipedale sputtanamento retard, affari suoi.

3) Lo SLAP (in inglese “schiaffo”, qui anche acronimo per Spazio Letterario A Pagamento)

Ho ricevuto soffiate da fonti molto attendibili sul fatto che in certe librerie e biblioteche lo spazio per le presentazioni viene concesso soltanto dietro pagamento. Alcune chiedono soldi a tutti, altre (librerie) operano un regime misto: gratis per le presentazioni di libri che “vendono”, a pagamento (somma di danaro o acquisto di un rinfresco o un “brindisi” da offrire al pubblico presso il bar) per i libri che “non vendono” (indovinate che trattamento ricevono quelli di poesia). Capisco che, in astratto, l’affittare uno spazio possa esigere un corrispettivo, ma… anche per finalità coessenziali all’oggetto sociale? Lo SLAP: un vero schiaffone sulla guancia e all’umore.

Poi torno a casa, accendo la tv e vi vedo un sacco di ospitate di Autori di libri dal valore questionabile o dall’editore notoriamente a pagamento, sia nelle reti commerciali che nei programmi del cd. “servizio pubblico” (il quale, in quanto tale, dovrebbe essere retto costituzionalmente dal principio dell’imparzialità nelle scelte). Persino all’interno dei telegiornali. Si concede un numero anche cospicuo di minuti, e le domande dell’intervistatore o conduttore sono sempre governate da un’esaltazione acritica, a volte persino adorante, dello scrittore o del libro; mai una domanda atta a cercare macchie nel gran sole. Non ho elementi, a pensar male si fa peccato etc. ma non vi viene il dubbio che anche questi spazi eterei, come quelli fisici di cui parlavamo sopra, non siano esattamente free e dunque imparziali nel loro procedimento di assegnazione? Faccio anche notare che Striscia la Notizia – nazional-popolare quanto volete ma, devo dire, la più onesta di tutti – esibisce sempre in questi casi la sovrimpressione “messaggio promozional-letterario”…

 Di fronte a questa sgradevole percezione diffusa dello scrittore a pagamento come un novello Atlante sulle cui spalle si poggia un mondo di servizi – che dovrebbero essere gratuiti e poggiati sul merito qualitativo – il pessimismo nasce spontaneo. Aggiungendo gli altri due fattori, dove invece la gratuità è inopportuna e il non discernimento pernicioso, è evidente come il meccanismo riguardi migliaia di persone che interagiscono quotidianamente, che lo hanno accettato o addirittura che lo trovano naturale; contro una tale parata di forze in campo i pochi battitori liberi, addirittura pochissimi in campo poetico, sono pressoché impotenti.

2 Risposte

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  1. Riflessione spettacolare, davvero. Quando troverò un editore per uno dei miei libri, la prima persona alla quale chiederò una presentazione, una prolusione, un preambolo, un preagonico e tanti altri vocaboli che cominciano per pr sarai tu.
    Aggratis, ça va sans dire.

    amfortas

    20 febbraio, 2012 at 18:07

  2. A me piacerebbe tanto essere retribuita per il mio lavoro nella scrittura. Quando è successo, si è sempre trattato di cifre sotto i 10,00€ sulle quali ho dovuto detrarre il 20% di ritenuta d’acconto. Non si può vivere così. Per quanto riguarda l’aspetto puramente letterario… troppi finti editori, troppe finte proposte editoriali, troppa fuffa e troppa truffa permessa e avallata.

    Carolina

    27 febbraio, 2012 at 18:35


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