silenzio si traduce
Questo mio (terzo) esercizio di traduzione è particolarmente rischioso in quanto promana da un poeta… italiano: si tratta di Camillo Pennati (Milano, 1931), che, per la sua assidua frequentazione della cultura e della poesia inglese, utilizza talora questa lingua come modalità espressiva primaria. È il caso del presente inedito del gennaio scorso il cui autografo si trova a p. 34 dell’ultimo numero della rivista Gradiva, preceduto da una nota di Antonello Borra (che ringrazio unitamente a Luigi Fontanella per alcune informazioni sull’Autore).
Nella lettura dell’originale, che ho trascritto d’impeto anche qui sul mio taccuino, mi ha profondamente colpito il flusso sonoro (non a caso si chiude evocando uno streaming sound) privo di punteggiatura, incurante anzi accelerato dalle ridondanze e ripetizioni, affabulatore nel formare un’onda che, muovendo dall’indagine sulla natura “anemofila” del silenzio, monta toccando nella corsa entità atmosferiche poi siderali fino a predire, oltre allo scempio del pianeta, un collasso dell’universo inscritto in un silenzio questa volta “sovrumano”.
Il rischio cui inizialmente accennavo è quello, tornando nel tradurre alla madrelingua dell’Autore, di cozzare contro i canoni del corpus italicum che Pennati ha posto in essere; ciò è quantomai evidente se si considera la raccolta di quattro anni or sono, Modulato silenzio, affine già dal titolo alle tematiche qui trattate – raccolta di cui potete leggere alcuni estratti sia sulla scheda editoriale che qui. Della densità di questi ultimi ho provato a tener conto, pur cercando di non coagulare l’estrema velocità del flusso, nelle sfide lemmatiche e semantiche di cui il testo, oltre l’apparente semplicità, non è affatto privo.
Buona lettura.
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| SILENCE
Silence is composed of various pressures January 2011 |
IL SILENZIO
Il silenzio è composto di varietà di pressione Gennaio 2011 |
NOTE:
v. 9 – Overcast sky è il cielo completamente coperto, che non lascia spazio al sereno. Ho tradotto con “incontrastato” sottintendendo “dall’azzurro”.
v. 19 (dilapidating) – Acrobazia dettata dalla necessità di usare una locuzione che filasse meglio rispetto al brutto “dilapidanti/ dilapidatori”, con in più il problema che “dilapidatori”, “scialacquatori” nell’uso corrente si riferiscono al danaro e non alle risorse naturali. Allora mi sono aggrappato allo “scialo” che, almeno in Toscana, si usa correntemente anche per altro, ad esempio per lo spreco d’acqua (es. alla mia spiaggia ci son le docce a scialo). Poi di colpo ho avuto la reminiscenza della Semiramide dantesca (Inf. V, 55-57) la quale “a vizio di lussuria fu sì rotta/ che libito fé licito in sua legge/ per torre il biasmo in che era condotta”. Quindi “rotti a scialo” vorrebbe significare “dediti attivamente e rovinosamente al vizio della dissipazione”.
vv. 19-20 – Sono andato molto liberamente sulla struttura della frase. La traduzione letterale sarebbe: [ospiti dilapidatori] “che per proprio uso esclusivo/ sconsideratamente così ritennero [di fare]“. Brutto. Portando al passivo la frase, il fine diventa il motivo traente: furono dunque “pilotati” (mentalmente, nel senso di “determinati”) dall’uso esclusivo.

